Raccontarsi. L'autobiografia come cura di sé

Duccio Demetrio

Collana: Minima
Anno edizione: 1996
Formato: Tascabile
In commercio dal: 1 ottobre 1996
Pagine: 230 p.
  • EAN: 9788870784220

nella classifica Bestseller di IBS Libri - Psicologia - Io, Ego, identità, personalità

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Descrizione
Arriva un momento nell'età adulta in cui si avverte il desiderio di raccontare la propria storia di vita. Per fare un po' d'ordine dentro di sé e capire il presente; per ritrovare emozioni perdute e sapere come si è diventati, chi dobbiamo ringraziare o dimenticare. Quando questo bisogno ci sorprende, l'autobiagrafia di quel che abbiamo fatto, amato, sofferto, inizia a prendere forma. Diventa scrittura di sé e alimenta l'esaltante passione di voler lasciare traccia di noi a chi verrà dopo o ci sarà accanto. Sperimentiamo così il "pensiero autobiografico", che richiede lavoro, coraggio, metodo, ma procura, al contempo, non poco benessere.

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    Cristiano Cant

    05/11/2017 11:14:12

    L'arrivo di ogni inutile partenza per ogni inutile dove, l'Io. Non si sfugge al suo imperativo, ci si può mentire per una vita, immaginarsi altri in mille "sentieri che si biforcano" (per citare Borges); la tratta, anche se mescolata in altre che solo in apparenza la sviano, la tradiscono, rimarrà sempre quella. Siamo lì immersi nella preziosità di voli lontanissimi, e tuttavia il corpo resta sulla sedia e il pensiero sul foglio, al soldo di sua maestà la memoria. Una frase di Oliver Sacks in tal senso semplifica tutto: "Si deve cominciare a perdere la memoria, anche solo brandelli di ricordi, per capire che in essa consiste la nostra vita. Senza memoria la vita non è vita. La nostra memoria è la nostra coerenza, la nostra ragione, il nostro sentimento, persino il nostro agire". Questo libro è un tuffo in quelle viscere instabili, nei segreti più riposti e negli incantevoli echi di qualcosa che è tempo risolto, immanenza precisa, un adesso periodico, eterno presente scandito sulla pagina. Le risonanze si perdono: Agostino, Proust, Canetti, Pavese, Kafka, Gramsci, per dirne sei che già da soli basterebbero a colmare una compagnia per il resto dei giorni. Una traversata interiore nel mondo della scrittura come specchio e coscienza di sé, la traccia di una voce restituita (e liberata) oltre le cortine del proprio grido frustrato, il mistero che si sveste e si dà, e che crea sapienza e bellezza nel gioco di destini malati, solitari, infelici, straordinari spiriti che, nel concerto di questa lettura, si possono solo amare. Quei ricordi "che non hanno data, ma solo stagioni" per ricordare l'ammonimento di Bachelard, quei semi nascosti in un poema che redimono come nessuna terapia può sognarsi; l'anfratto più oscuro colpito da improvvisi salvifici, questa è la grande lezione della memoria, lacci di cielo inquieto slegati finalmente dalle nocche della parola. Un floppy disk ha olfatto? Può anche darsi, ma sarà sempre gregario rispetto a un cuore che si spreme.

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