Racconti romani

Alberto Moravia

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Editore: Bompiani
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Dimensioni: 959,59 KB
Pagine della versione a stampa: 408 p.
  • EAN: 9788858700686
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Gaia la libraia

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I "Racconti romani" di Alberto Moravia si riallacciano a una tradizione iniziata dal Belli con la sua opera monumentale e poi continuata da poeti e narratori romani come Pascarella, Trilussa e altri. Anche qui ritroviamo un personaggio anonimo del popolo o della piccola borghesia romana, che parla in prima persona, raccontando i suoi casi e quelli della sua gente. Il linguaggio non è più il dialetto stretto belliano o quello temperato di Trilussa, ma un italiano qua e là colorito da parole e locuzioni romanesche. La città e il popolo di Roma sono naturalmente molto cambiati da un secolo a questa parte: qui viene descritta la Roma moderna e un po' stralunata del primo decennio del dopoguerra; una Roma libera e insieme alienata; molteplice, vitale e insieme deturpata, piena di incontri, di imprevisti, di avventure, ma anche di rassegnazioni e di angosce.
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    Elsa

    08/03/2019 20:34:52

    Ispirato dai sonetti del Belli, Moravia non si perde tanto in descrizioni o in svolte e controsvolte o in raffinatezze linguistiche ma va al sodo, pescando dal dialetto una lingua povera me efficace ed affidandosi alla consueta prima persona singolare per risultare il più diretto possibile. La sfida riesce in pieno e poco importa che alla fine parecchi racconti abbiano sviluppi e finali prevedibili: in primo luogo perché la qualità resta elevata, la scrittura è svelta e le ambientazioni, umane e sociali, in questa Roma di ladruncoli e poveracci che cerca di scrollarsi di dosso la polvere dei bombardamenti, sono straordinariamente ben ricreate. Ma soprattutto perché più che una raccolta di racconti, quello che viene presentato qui al lettore è il romanzo corale di una Roma tagliata come un diamante, con tante piccole facce tutte tristi, tutte rovinate, a comporre un mosaico di struggente bellezza, di cui serve a poco stilare una classifica dalle più belle alle meno riuscite.

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    Maria

    22/09/2018 14:31:48

    Racconti meravigliosi, tutti, dal primo all'ultimo. Raccontati in prima persona dal protagonista di turno, troviamo di tutto: piccoli ladri, sfaccendati, padri di famiglia, camerieri, fattorini, bottegai. Sono storie di sfortuna, di sconfitta, di inettitudine, raccontate in uno stile molto semplice e talvolta viene usato il dialetto romano. Possono sembrare quasi comiche alcune vicende se non si pensa che sono spicchi di una realtà storicamente esistita nel dopoguerra.Non sono generalmente un amante dei racconti ma questi sono eccezionali, Moravia è un gigante sia per i romanzi che per i racconti. Alcuni sono più brevi ed altri più lunghi, ma comunque in tutti vi è una perfetta introduzione con svolgimento e conclusione e non vi lasceranno insoddisfatti. Lo stile vi terrà incollati alle pagine. un perfetto affresco della Roma del dopoguerra. Per ogni italiano dovrebbero essere lettura obbligatoria.

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    New Gold Dreamer

    29/07/2018 14:06:17

    Ladri, arruffoni, superstiziosi, un po' mammoni, succubi del fascino femminile, con (a volte ) un concetto molto opportunistico dell'amicizia, approfittatori, arrivisti, con una smania spasmodica del divismo e chi più ne ha, più ne metta: sembra il ritratto degli italiani del XXI secolo... e invece no, è ciò che emerge dai "Racconti romani" di Moravia del 1954 che, letti a distanza di più di sessant'anni, ci fanno vedere come l'italico popolo non sia tutto sommato mai cambiato, se non in superficie (d'altronde, come diceva un altro celebre "in Italia tutto cambia perché nulla cambi").

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    francesco

    09/03/2009 00:18:06

    Una moderna ,snella ed agile sequenza di storie davvero gradevoli,dalla prima all'ultima,scritte in modo sobrio,leggero,ma efficace,pungente.L'acre ironia che contraddistingue il destino dei poveri aleggia sullo sfondo di una roma retro' ma sempre presente nella mente degli appassionati del genere di narrativa della seconda meta' degli anni cinquanta italiana.Solo Pasolini e in modo parzialmente diverso,la Morante,riescono a tenere vivo l'interesse per l'analisi di certe delicate problematiche,come l'abbandono cui e' destinato chi nella societa' soffre le pene dell'emarginazione , costretto dalla inferiorita' sociale ,una galleria di persone reiette cui anche il destino fa di continuo scherzi crudeli,beffardi. Alberto Moravia li ha messi in letteratura con leggerezza perfetta.

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    stefano

    27/02/2008 11:14:14

    Piacevole sorpresa. Inizia un po' maluccio l'opera di Alberto Moravia, infatti il primo racconto non è particolarmente riuscito, forse per via del modo "antiquato" di scrivere (o per mia ignioranza) a cui bisogna un po' abituarsi, poi, però riesce a rifarsi con altri racconti molto più divertenti ed avvincenti. Ambientato negli anni 60, risulta piacevole ed interessante leggere le avventure di questi ragazzotti romani che giorno per giorno devono trovare il modo per poter mangiare ed arrivare a fine giornata, per cui i racconti sono incentrati sulla vita e sulle peripezie che devono fare per tirare avanti, purtroppo attraverso l'unico mezzo che hanno a disposizione (o forse il più semplice da attuare): la truffa e le menzogne. Altro filo conduttore dei racconti è la "disperazione" dei personaggi che lottano per vivere, ne scaturiscono però racconti totalmente diversi, a volte toccanti ma anche allegorici e comici. Il libro è stato premiato nel 1957 con il premio Marzotto. E' quasi un Welsh nostrano, sicuramente meno autolesionista e brutale, ma che merita attenzione. Consigliato.

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    Marco

    07/05/2002 10:45:42

    Letto all'estero, dove ormai vivo da quasi sei anni, mi ha fatto venire la assurda voglia di tornare a Roma: leggendo quelle pagine mi sembrava di "esserci di nuovo"... Cosi' "tipici" i personaggi, lievissima la narrativa - assolutamente da leggere per tutti quelli che, come me, hanno un rapporto di odio-amore con la Citta' Eterna.

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  • Alberto Moravia Cover

    Alberto Moravia esordì giovanissimo pubblicando, a sue spese, il primo romanzo, Gli indifferenti (1929). Penetrante e spietato ritratto della borghesia italiana agli inizi del fascismo, l’opera rivelò immediatamente, nella incisività di una prosa secca e analitica, la maturità di uno scrittore capace fin da allora di far tesoro delle diverse lezioni dei grandi modelli europei, dalla oggettività di De Foe alla problematicità dei romanzieri russi (specie Dostoevskij), al realismo tipologico dei francesi dell’Ottocento. Il romanzo, accolto con ostilità dalla cultura fascista che ne proibì la diffusione, fu salutato con entusiasmo solo da pochi critici accorti (Borgese, Pancrazi, Solmi).M. cominciò poi a collaborare a riviste... Approfondisci
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