La ragazza dai capelli strani

David Foster Wallace

Traduttore: M. Testa
Editore: Minimum Fax
Collana: Sotterranei
Edizione: 3
Anno edizione: 2017
In commercio dal: 26 ottobre 2017
Pagine: 302 p., Brossura
  • EAN: 9788875218690
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Descrizione
Quando fu pubblicata per la prima volta negli Stati Uniti, nel 1989, questa raccolta di racconti confermò David Foster Wallace come astro nascente della nuova narrativa americana: uno di quei rari talenti che, come ha dichiarato la scrittrice Zadie Smith, è magistralmente in grado di «unire testa, cuore e viscere» nella sua scrittura. Un libro che quasi immediatamente è diventato un classico: dagli anni Sessanta di Lyndon Johnson al jazz patinato di Keith Jarrett, dai quiz televisivi ai ranch dell'Oklahoma, dagli yuppies ai punk, dai giovani matematici di Harvard ai proletari della provincia depressa, nelle sue storie Wallace descrive e commenta l'intera cultura americana (e soprattutto le nevrosi, le ossessioni, le passioni, il disagio emotivo di tutto l'Occidente contemporaneo) con un'acutezza e un vigore avanguardistico che ne hanno fatto il caposcuola indiscusso della letteratura post-postmoderna e a distanza di quasi trent'anni mantengono inalterata la potenza di questo libro.

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    Luca

    10/01/2019 11:27:24

    "La ragazza dai capelli strani" è il primo libro di David Foster Wallace che leggo. Possiedo anche "Infinite jest" ma ho preferito iniziare da una raccolta di racconti. La prima cosa che mi preme segnalare, a proposito della prosa di DFW, è la sua freschezza: l'utilizzo della lingua è originale, ricco di neologismi, e le osservazioni sono spesso pungenti, cariche di un'intelligenza e di uno sguardo sul mondo assai peculiari. I racconti non sono, naturalmente, tutti sullo stesso livello. Personalmente, sono rimasto incantato leggendo "Piccoli animali senza espressione" (il più emotivamente intenso e il più complesso narrativamente parlando), "La ragazza dai capelli strani" (straricco in termini di linguaggio, capace di calare dentro un mondo e di trovare la sua giusta lingua; inoltre, è divertentissimo) e "John Billy" (grottesco e grandguignolesco). Molto bello anche quello con David Letterman, racconto che ho trovato coraggioso proprio per la presenza di un personaggio reale e molto noto. Va ricordato, a tal proposito, come la raccolta sia stata pubblicata nel 1989, quando David Foster Wallace aveva 27 anni. Notevolissimo. Mi spingo a dire che si tratti di una delle penne più affascinanti, originali e sorprendenti in cui mi sia imbattuto. Sui contenuti, invece, e sulla interezza dell'opera, ho maggiori riserve.

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    Luca

    05/10/2018 18:14:26

    Si dovrebbe dubitare sempre degli autori che arrivano alla ribalta così, dal nulla, catalizzano tutta l'attenzione dei media - come se nello stesso periodo smettessero improvvisamente di esistere gli altri scrittori - e fanno una fine col botto, sacrificati a quello stesso sistema che condannano... quanti ne abbiamo visti? E invece no. Eppure non parla di niente di sostanziale, prende atto del vuoto e vuole che noi lo prendiamo con lui. Lui, le avanguardie e il postmoderno. Ci hanno detto che è un genio, dunque dobbiamo comprare i suoi libri e cantare l'Osanna. Perché è proprio questo il punto. Ce l'hanno detto i media, che è bravo. Il terrore è sempre quello, voler dire il contrario. Magari detestiamo la sua prosa contraddistinta da periodi brevissimi, alla lunga irritante. Magari ne odiamo la sentenziosità. La furbizia. L'arroganza sostanziale che cola in ogni sua pagina. L'aggredirci con milioni di pagine che non avevano motivo di esistere. Ma in ogni caso ci hanno detto che è un genio, quindi dobbiamo seguirlo. Non aspettatevi che io lo faccia, perché questo libro di racconti è ridicolo sin dalle prime pagine. La regola è sempre quella: se l'autore non coinvolge dalle prime due pagine, come può farlo per le altre duecento?

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    Manuela

    20/09/2018 09:20:42

    Non è potente né superlativo come "Infinite jest", ma anche in questa raccolta di racconti Wallace mi ha conquistato. Con la sua intelligenza, la sua mente brillante, il suo stile, Wallace porta il lettore nelle nevrosi, nelle ossessioni americane. Sia quando parla di Lyndon Johnson che della tv che "inghiotte e plasma" lo spettatore o quando in "Dire mai" parla della solitudine, del dolore e della "vita che non sarà mai", Wallace analizza in modo dettagliato, acuto il mondo americano con la sua forza, le sue debolezze e le sue mille contraddizioni in un modo che è la realtà odierna nelle sue mille sfaccettature. Interessante la postfazione che chiude la raccolta calamitando il lettore nel mondo di wallace.

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