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Margherita Oggero

Editore: Mondadori
Collana: Omnibus
Anno edizione: 2015
Pagine: 223 p. , Brossura
  • EAN: 9788804653035


Vincitore del Premio Bancarella 2016.

«No, non mi stava spiando. Era sul suo terrazzo per godersi qualche minuto della bella mattinata e sono comparsa io, tutto lì.»

«Amore da vicino: c’è solo un cortile a separarli; amore da lontano: non una parola è corsa tra loro.»

Silenzi, sguardi, rimpianti, il passato forse troppo presente e un futuro che stenta a decollare, non detti e un mondo di desideri, viscidi ricordi – più subdoli dell’edera infestante – che si abbarbicano nelle menti dei protagonisti, e un’irrefrenabile voglia di amare. Ma, soprattutto, di essere amati. Questi sono i sentimenti che caratterizzano i protagonisti di un romanzo che potrebbe essere già la sceneggiatura, fatta e finita, di una piacevole commedia dal retrogusto acre. Qualche catartica (e dunque piacevole lacrima) vi scivolerà furtiva sulle sue pagine.

La suddivisione dei capitoli in prima battuta spiazzerà il lettore, invitandolo però a spingersi oltre: ogni sezione del libro, intitolata alla protagonista o al protagonista, viene successivamente smembrata in “tessere”, frammenti del mosaico dell’esistenza, atomi di ricordi perduti, pagine sbiadite della memoria. Il racconto non è lineare, ma nebuloso e imprevedibile, perché rispecchia il libero fluire del pensiero, che si dimena si strappa e si ricompone in un piacevole flusso di coscienza.
La storia è ambientata a Torino, ex capitale del regno sabaudo, in cui ancora le ricche scalinate e gli austeri androni dei palazzi altoborghesi si ergono a simulacri di un aureo e malinconico passato. Una cento mille Torino: nella metropoli, infatti, gli antichi fasti non esitano a ibridarsi con storie di famiglie che lì hanno deciso di trasferirsi per dare il la a un nuovo corso della propria esistenza.

Da un lato del cortile c’è Marta, la figlia di un rinomato cardiochirurgo, accanita viaggiatrice e archivista presso la fondazione Garbero-Bessone che ha lo scopo di gestire e conservare la memoria della vita culturale della Regione nella seconda metà del ʽ900; dall’altro c’è Michele, un piacente guaglione «a cui le “femmine” piacciono assai» che per lavoro guida i Frecciarossa, vivendo così sospeso tra una vita sulle rotaie, dove incrocia gli sguardi di un’infinità di sconosciuti, e il suo nuovo appartamento che si affaccia (guarda caso) su un cortile.

Nelle menti dei due protagonisti di tanto in tanto affiorano i ricordi dell’infanzia: lui in testa, oltre ai profumati unguenti e dopobarba custoditi nel retrobottega dal nonno Peppino, ha l’immagine di una ragazzina dai capelli «quasi rossi» che leggeva, o fingeva di leggere, nella casa di fronte al suo balcone; lei con dolore ricorda la madre inesistente e lontana, un amore passionale evaporato troppo in fretta, e suo padre che di tanto in tanto le faceva una carezza o le illuminava le giornate con un sorriso più unico che raro. Entrambi viaggiano, forse più col pensiero che fisicamente, e hanno paura di vivere in modo sereno la propria affettività. Troppe delusioni, troppe sconfitte, troppo poco tempo. Forse, troppo egoismo: c’est la vie.

Sembrerebbe assurdo che due vite così distanti siano già state così vicine. E se i binari delle loro esistenze fossero destinati a entrare in collisione?

Recensioni dei clienti

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    LallaD

    10/10/2016 12.43.27

    Anche io non capisco i giudizi negativi, bel libro, bella trama, bel finale!!!

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    stefania

    08/10/2016 15.16.36

    La storia narra le vite parallele di due giovani destinate ad incontrarsi. Questa in breve è la trama del romanzo. Ben scritto; la vicenda si sviluppa raccontata dai due protagonisti, con continui sbalzi temporali. Il finale però, scontato fin dall'inizio, è troppo frettoloso. Un passo indietro rispetto ai precedenti romanzi. Comunque, senza pretendere, lettura piacevole.

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    marina

    31/07/2016 16.39.35

    Primo libro che leggo della Oggero e non mi ha entusiasmato. I personaggi inconsistenti e superficiali, solo il nonno mi è piaciuto, quello più vero. La storia annacquata e il finale sbrigativo. Il tutto poco emozionante, solo un po' la descrizione di Torino specialmente sotto la neve.

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    micky

    10/05/2016 16.49.49

    Non capisco i commenti negativi... trama molto curata, oltretutto non scontata... sullo sfondo una Torino magnifica... Scritto bene

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    bruno

    27/10/2015 16.00.51

    la professoressa Oggero non riesce neanche questa volta a spogliarsi del suo abito professionale di ex insegnante. A fronte di una trama inconsistente ed improbabile, si esibisce in sfoggi di cultura superflui quanto fastidiosi spaziando da Benedetto Alfieri all'Anobium punctatum (tarlo del legno),dall'ipotesi di riemann alla tassonomica, dalla galalite al dimetilfosfato,dal liquimofono Intonarumori dll'intona rumori, passando dai musei di Lisbona a quelli di Monaco di Baviera (citati per nome) ed ancora da Blondi cane di Hitler alla regina Elisabetta prima... E via così (omettendo citare gli altrettanto superflui francesismi, inglesismi e le citazioni in latino. Ribadisco: tutto ciò non c'entra con la narrazione.

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    Corrado Siri

    04/09/2015 15.47.02

    Della Oggero ho letto anche L'ora di pietra, che mi è piaciuto molto. Nutrivo quindi notevoli aspettative per il suo ultimo lavoro. Purtroppo fortemente deluse. Prosa al limite del discorsivo; superficialità nei contenuti e trama prevedibile, quasi imbarazzate per certe trovate. Mi aspettavo tutt'altro tipo di libro. Inoltre avendola sentita l'anno scorso ad un incontro di giallisti con Morchio, Varesi e altri, mi aveva fatto anche un'ottima impressione umanamente, colta, ironica, molto simpatica. Vabbè, ci riproverò con um altro dei suoi libri:-)

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    Bianca

    25/08/2015 21.23.30

    Scritto benissimo con un lessico colto ma non ricercato perciò accessibile e godibilissimo. Trama originale piena di sorprese mai banale e scontata. Forse perché non ho fresca memoria degli altri libri della Oggero ma questo lo trovo il migliore.

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