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Traduttore: M. Testa
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2016
Pagine: 334 p., Brossura
  • EAN: 9788806226169
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Da ragazzini gli innamoramenti sono atti di rivendicazione, tentativi di azzardare la propria identità per opposizione: innamorarsi significa odiare ciò che non si è scelto. È così che accade a Evie Boyd, protagonista di questo impressionante romanzo d’esordio di Emma Cline.

Evie – una 14enne compressa tra l’insofferenza verso i suoi genitori e la prima goffa seduzione di un cinismo da grandi, trova la sua epifania in un parco, nella bellezza sprezzante e disinvolta di un gruppo di ragazze hippy. Soprattutto di una loro: Suzanne. Siamo in California, nell’estate del ’69, al tempo in cui la radicalizzazione poteva prendere l’aspetto di una comune.
Emma Cline rievoca i tragici eventi legati alla Manson Family, rimettendo in scena i suoi personaggi in chiave romanzata: un gruppo di ragazze raccolte attorno a un guru, Russell, in grado di far risplendere di luce mistica il loro trauma sommerso (perché un trauma non si nega a nessuno) in una sorta di orgia psichedelica dove adorare l’unico vero dio a misura di ragazza: il disagio.

Evie si unirà alla comune, inseguendo il suo amore – più mimetico che romantico – verso Suzanne, ma restando sempre a due passi da lei, nell’impaccio di chi sta cercando di dare una dimensione credibile alla propria giovinezza, fino ad accorgersi di avere assunto lei stessa la “forma di una ragazza”. Voto 4/5

Recensione di Veronica Raimo


«Non appena mi cadde l'occhio sulle ragazze che attraversavano il parco, la mia attenzione restò fissa su di loro. Quella dai capelli neri con le sue accompagnatrici, la loro risata un rimprovero alla mia solitudine. Stavo aspettando che succedesse qualcosa, senza sapere cosa. E poi ecco.»

Giugno 1967. Un diluvio di giovani si abbatte sul bollente asfalto di San Francisco. C’è una strana vibrazione nell’aria, un ancestrale richiamo alla bellezza che riverbera dalle distorsioni fuzz della chitarra di James Marshall Hendrix, Jimi per gli amici. Da Monterey rimbomba il catartico clangore dei feedback della sua Stratocaster, verbo incarnato di quell’ascesi psichedelica capace di aprire le porte della percezione e avviluppare le sinapsi sciolte degli hippy in un’ammucchiata chimica fatta di amore libero, droghe e il sitar di Ravi Shankar. Il paradiso insomma.

Tra le strade californiane tuttavia si aggira un losco figuro dal lungo crine bisunto e gli occhi spiritati. Sta provando a sfondare nel mondo della musica, tormentando di tanto in tanto Dennis Wilson nella vana speranza che il batterista dei Beach Boys possa proporre al fratello Brian i testi delle sue canzoni.
Ma ora non è interessato alla musica, ora sta cercando un particolare tipo di ragazza. Deve essere possibilmente di bell’aspetto ma al contempo una sbandata di nessun valore, una che, nonostante la giovane età, ritenga la propria vita giunta già a un bivio. Un cocktail letale che, se miscelato correttamente, può dar vita a quel genere di ragazza capace di cederti il totale controllo della sua vita. Quel giovane trasandato, ma sempre contornato da torme di ragazze bellissime, è quindi alla ricerca di materiale facile da modellare, forte delle tecniche persuasive imparate a Scientology. Per farla breve a quel ragazzo di nome Charles Manson interessa plasmare la psicopatica perfetta.

Il notevolissimo debutto di Emma Cline, enfant prodige della narrativa nord-americana, è un seducente romanzo di formazione che re-immagina i delitti della Manson family dall’inedita prospettiva di un’ex adepta sfuggita per un soffio alla partecipazione ai massacri. La protagonista è Evie, donna di mezza età dalla vita insipida, ancora ossessionata, nonostante siano passati decenni, non tanto dalla figura del leader della setta, ma da un’altra adepta, Suzanne, la più temeraria delle assassine. I suoi ricordi volano alla sua personalissima Summer of Love, non goduta perché aveva solo quattordici anni ed era quindi troppo giovane per vivere al massimo quei giorni, ma anche troppo grande per gingillarsi con le sciocchezze da bambini. Una scomoda età di passaggio, resa ancora più difficile dal divorzio dei suoi genitori.
In un casuale girovagare in città incontra Suzanne, splendida ragazza iconoclasta che in un batter d’occhio la porta sulla cattiva strada, introducendola alle sue amiche, accolite di una comune hippy gestita da Russell, demiurgo dall’aura mitica che rappresenta l’alter ego di Manson. Il deragliamento dai sicuri binari dell’ovattata vita di provincia californiana avviene nel breve volgere di una giornata e Evie si ritrova immersa in un inferno di sesso promiscuo, torture sadomaso e violenze psicologiche immani. Il fascino per Suzanne è però più forte del senso del pericolo, un magnete che trascinerà la protagonista nei meandri più perversi di quell’infernale labirinto che è la mente umana, imperscrutabile mistero e propellente delle azioni più nefande.

La giovanissima scrittrice, classe 1989, sicuramente da tenere d’occhio per il futuro, indaga con una maturità stupefacente una delle pagine più inquietanti della Summer of Love, provando a immaginare cosa passasse nella testa di quelle fragili ragazze traviate da Manson. Emma Cline vi riesce gettando Evie in un tossico e depravato paese delle meraviglie per introdurla, come la Alice di Carroll, alle insidie dell’età adulta, attraverso quel traumatico filtro che risponde al nome di adolescenza. Il risultato di questo romanzo è quindi un rapido e squisito viaggio, con biglietto di andata e per fortuna anche ritorno, laggiù nella tana del Bianconiglio, da cui la Cline riesce a far uscire in tempo Evie. Ma cosa è rimasto di quella squinternata quattordicenne nella mite donna di mezza età che ci racconta questa storia? I ricordi di Suzanne di sicuro, ma soprattutto l’immagine, ammantata di sollievo, di cosa sarebbe potuta essere la sua vita se non avesse trovato il coraggio di fuggire. Un costante senso di straniamento attanaglia oggi Evie e continuerà ad esserne cinta fintanto che non troverà il coraggio di andare avanti, intrappolata in una vita segnata da un evento che pur avendola solo sfiorata, la tormenterà per sempre, perseguitata dall’allure erotico dell’immagine di Suzanne, la ragazza che poteva essere. La Cline con questo debutto traccia la splendida topografia di un cuore devastato dalla solitudine, attraverso il ritratto di una giovane che rincorre un pericolo aldilà della sua comprensione, in una Estate di paura, delirio e desiderio.

Recensioni dei clienti

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    GioTacca

    26/04/2017 17.23.50

    Mah... la storia da qualche parte c'è e in alcuni punti è anche interessante, ma probabilmente non sono il lettore adatto a questo genere di libri.

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    Dario A.

    14/04/2017 21.02.48

    Sicuramente l'autrice sa scrivere evocando le atmosfere tipiche degli anni 60/70, le problematiche dell'adolescenza, il desiderio di rivincita e di ricerca di se stessi. Tuttavia, in alcuni punti risulta essere un po' artificioso, frettoloso. Indubbiamente una voce da tenere d'occhio; un buon esordio, ma non eccellente.

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    paola

    14/01/2017 19.16.23

    buon romanzo anche se in molti punti noioso e poco scorrevole

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    Meris

    14/01/2017 07.29.57

    La solitudine e la mancanza di un rapporto costruttivo nella propria famiglia porta Evie ad avvicinarsi ad un gruppo di emarginati, che vivono in una comune e tirano avanti di espedienti. Dietro questa facciata il gruppo nasconde l'odio profondo verso la società ed Evie, assetata di attenzioni, viene attirata nei torbidi rituali e nella vita squallida di persone a cui non importa nulla di lei. La scrittura di Emma Cline è avvincente, fotografica, a tratti ironica e ricca di particolari...ti immerge nel mondo di Evie.

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    elisabetta

    04/01/2017 17.45.44

    avvincente e seduttivo...la scrittura di questo romanzo ti fa addentrare e sentire parte della vicenda, riuscendo quasi a sentire gli stessi odori della protagonista...bellissimo fin dalle prime pagine, e mano a mano che ci si addentra diventa sempre più coinvolgente ed è quasi impossibile chiuderlo...gli stralci del presente della protagonista sono un pò noiosi in confronto alla vita passata che narra, non perchè lo siano realmente, ma per il semplice motivo che la curiosità ti spinge a volerne sapere sempre di più del suo passato...veramente bello e consigliatissimo

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    Kiara Copek

    30/12/2016 11.08.02

    La storia inizia ai giorni nostri e poi si addentra nel passato, quando la protagonista inizia a far parte della setta... più si procede con la lettura e più diventa avvincente il racconto passato, tanto che quando ritorna al presente la lettura mi è risultata faticosa e inutile.

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    Gianni

    11/12/2016 18.16.03

    E' nata una scrittrice!!!! Emma Cline ci riporta indietro nel tempo con una prosa suadente, delicata che tuttavia non indugia mai troppo nella descrizione didascalica ma che si prende la briga di scatenare la nostra fantasia abbarbicandola come edera alla sua storia. Una storia tanto perversa quanto sentimentale che non fa sconti di nessun tipo: non c'è riscatto, non c'è redenzione. E' l'attesa a pervadere tutto il romanzo: attesa per la vita, una esistenza finalmente sconvolgente al riparo da tutte le comode ipocrisie della gente per bene. E l'incontro con Suzanne per Evie, la protagonista, ha la potenza di una apparizione. Il fascino perverso di Suzanne trascina Evie in una catena di eventi che la segneranno per tutta la vita e che non potrà mai dimenticare. Ma il grande merito della Cline è di non indulgere mai per nessun personaggio, nè per nessuna morale di facciata. La storia prende chiaramente spunto dalla tragedia di Helter Skelter. Russell è o dovrebbe rispecchiare la personalità ammaliante di Charles Manson e le "ragazze" sono le sue fedeli ancelle, adolescenti senza speranze, dispoticamente avverse alla società borghese nella quale sono bloccate e che finiscono per rifiutare con tutto l'odio di cui sono in possesso. Evie non è poi così diversa da loro, o forse lo è e sarà proprio Suzanne a darle una via di fuga, un avatar che vivrà una vita tranquilla, forse non felice ma priva di incubi. Meraviglioso esordio. Un romanzo potente e sincero fino in fondo.

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    Andrea Fava

    30/11/2016 12.13.23

    Anche se non apprezzo molto le storie sulle sette e sulle comuni, trovandole in genere piuttosto scontate (questo l'unico motivo del voto non pieno), la storia della Cline ha dello sbalorditivo: tale infatti è l'unico giudizio valido per come questa autitrice così giovane sia riuscita a raccontare questa storia. I personaggi di Suzanne e Russell sembrano fuoriuscire dalle pagine del libro e rendersi palpabili, sembra di averli di fronte e di poterli vedere agire mentre si procede nella lettura. La relazione tra le due protagonisti, Evie e Suzanne, domina la trama e stordisce per l'autenticità delle sensazioni e la sensualità dei gesti.

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    angelo

    18/11/2016 10.51.04

    Ingredienti: un’adolescente americana solitaria e inquieta, un gruppo di ragazze hippy e libertine, un guru magnetico e deviante, una “comune” senza regole governata da musica, sesso, droghe. Consigliato: a chi perde l’innocenza per conquistare l’autenticità, a chi esplora gli abissi per ricercarci la vita.

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    enrico.s

    15/11/2016 10.18.58

    "Un ragazzo, in città, si era sparato nel suo appartamento dopo essere stato scoperto a vendere biglietti falsi: non pensai al lago di sangue, agli organi interni umidi, ma solo all'attimo di sollievo prima di premere il grilletto, a quanto doveva essergli sembrato pulito e ordinato il mondo"; oppure: "Mentre pagavo le bollette, facevo la spesa e andavo dall'oculista i giorni si sbriciolavano uno dopo l'altro come il lento erodersi della parete di una scogliera. La vita era un continuo arretrare dal ciglio del burrone". ...vi sembrano parole generate da un software di scrittura creativa? Non ascoltate le tante Madame Verdurin inacidite che popolano le pagine culturali (?) italiane. E' solo l'invidia di chi crede che per essere considerati "scrittori seri" occorre ammazzare di noia il povero lettore con svenevoli giochini di parole dal peso specifico pari alle bollicine della gassosa. In realtà Emma Cline ha un talento smisurato; laddove per talento si deve intendere quel misto di intelligenza, sensibilità e padronanza del mezzo stilistico grazie ai quali un autore crea mondi, paesaggi, persone più vere del vero. La capacità di una ragazzetta di poco più di vent'anni (quando ha scritto il libro Emma Cline ne aveva 22 o 23) nel proiettarsi in avanti e rendere con naturalezza il mondo interiore di una sessantenne che ricorda sé stessa adolescente, alle prese con le difficoltà dell'età ingrata in un contesto familiare e sociale resi benissimo, ha davvero del miracoloso; anche le parti relative alla vita nella "comune lisergica" e ai rapporti tra i suoi membri, con i relativi sottili risvolti psicologici, sono ben scritte e con un grado di notevole e credibile realismo (senza eccedere in effetti speciali "pulp"). Insomma, un romanzo d'esordio davvero sorprendente per maturità creativa, che non può non appassionare un lettore senza pregiudizi e che consiglio senza esitare un secondo.

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