Traduttore: P. Liberati
Curatore: M. R. Masci
Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2013
Pagine: 386 p., Rilegato
  • EAN: 9788806205683
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Recensioni dei clienti

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    Lee66

    22/11/2014 23:58:00

    Conoscere la politica di controllo delle nascite in Cina all'epoca della Rivoluzione culturale, con le sue aberrazioni, è un tema certamente interessante. Ancor di più se narrato da Mo Yan anche se questa volta lo stile narrativo e la lentezza delle vicende rende questo libro nettamente inferiore a "Sorgo rosso" e al "Supplizio del legno di sandalo" veramente più coinvolgenti. In ogni caso va dato merito all'autore di aver riportato alla luce un tema ormai dimenticato.

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    MARILENA

    26/01/2014 10:10:15

    La storia narrata e' interessante storicamente, per conoscere una parte tristissima della storia del nostro mondo...ma e' scritto in modo noiosissimo...mi domando quale sia il criterio con il quale assegnano il nobel...niente a che vedere con cent'anni di solitudine di Marquez, altro nobel, ma meritatissimo...forse e' proprio la letteratura cinese ad essere cosi' spenta.

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    Raffaele

    04/12/2013 22:44:45

    Finalmente qualcosa di nuovo, un libro bello ed interessante che non mi aspettavo. Non conoscevo la letteratura cinese e, addirittura, pensavo di azzardare troppo anche scegliendo il premio Nobel; altro che azzardo, Mo Yan è scrittore di grandissimo valore che con estrema abilità narrativa affronta un argomento difficile e delicato e ci svela una Cina sconosciuta e per questo attraente. Mai come in questo caso la "quarta "corrisponde al vero.

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    Alessandro

    25/11/2013 20:55:02

    Bellissima narrazione di una pagina di storia cinese degli ultimi anni.....le problematiche del controllo di nascite ad opera dei funzionari del governo popolare cinese che distrussero famiglie,la Rivoluzione culturale, tutto raccontato da un unica voce.Quella di un uomo prima succube delle mosse imposte dai gradi alti della comune e spinto a fare la propria carriera, in un età più matura ritorna nei propri passi e cambia visione della sua vita,portando così a comprendere il valore reale della vita

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    Michael Moretta

    01/11/2013 16:36:35

    Il libro racconta la storia di Wan Xin, chiamata da tutti la "zia", una ginecologa che ha vissuto nella Cina di Mao, della Rivoluzione Culturale fino a quella odierna. È scritto dal nipote della zia sotto forma di lettere indirizzate al figlio di un generale giapponese che durante la guerra aveva sequestro Wan Xin. Si compone di cinque parti, di cui l'ultima è la commedia teatrale vera e propria che il nipote si prefigge di scrivere. L'ambientazione della storia è la stessa di "Sorgo Rosso", cioè quella zona a nord-est di Gaomi che altro non è che la zona originaria di Mo Yan stesso.  La zia, di nobili origini, figlia di un medico che diventa eroe nazionale, studia medicina come il padre e diventa la prima ostetrica ad usare le nuove tecniche per il parto. Si sostituisce così alle cosiddette "mammane", che facevano nascere i bambini con atroci pratiche violente. Le donne, poco a poco, la accettano e così, con la sua bicicletta, la zia si muove di paese in paese per far nascere bambini. Ben presto però si afferma in Cina una ferrea politica di controllo delle nascite, per cui la zia si trasforma in colei che costringe ad abortire donne che fanno più dei figli consentiti. Agli uomini recidivi pratica la vasectomia ed una squadra di persone agli ordini della zia viaggia per punire chi si ostina a fare figli oltre i numeri massimi stabiliti.  La zia è un personaggio coraggioso, che mai si è piegata a nessun uomo o autorità. Di una sola cosa ha paura....delle rane. Che simbolicamente rappresentano il vagito di tutti i bambini che ha fatto nascere in vita sua, ed ovviamente anche di tutti coloro ai quali ha impedito di venire al mondo. Come sempre nei libri di Mo Yan si ha bisogno di un po' di tempo per abituarsi al suo stile narrativo, fatto di continui salti temporali e di un'abbondanza di aggettivi quasi fastidiosa. Ma, una volta entrati nel suo mondo, non si può non essere affascinati dal suo modo di raccontarci un pezzo di storia così importante della Cina.

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    Gennaro

    23/07/2013 16:09:15

    Quella narrata in "Le Rane" è una storia da conoscere: la politica di controllo delle nascite nella Repubblica Popolare cinese rappresenta un capitolo essenziale nella storia moderna. Le vicende di Wan Xin sono incredibili e dolorose, e la vicenda ti sorprende per la sua crudeltà e per la sua follia. Non è di certo l'opera di punta del premio Nobel, che, in ogni modo, delizia sempre il lettore con una scrittura fluida, accattivante e mai banale. Da leggere senza dubbio, per conoscere un aspetto inquietante della storia cinese. Il voto in decimi sarebbe 7, ma 4/5 mi sembravano francamente troppi.

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    Oct326

    29/06/2013 22:53:02

    Le vicende narrate ruotano intorno alla politica di controllo delle nascite nella Cina degli ultimi decenni, e possono riferirsi non solo al generare figli, ma più in generale alla creazione anche artistica e letteraria. Il messaggio di fondo del romanzo sembra essere che l'impulso alla generazione (in senso fisico e spirituale) è qualcosa di naturale e insopprimibile, e il combatterlo e reprimerlo porta solo sofferenze, tensioni, e infine rimpianti. Forse può anche essere considerato una critica alla storia cinese contemporanea e alle politiche del regime, ma espressa in modo così indiretto e obliquo da renderla accettabile al regime stesso. Tutto sommato, non mi è piaciuto molto. Certamente è un libro non privo di qualità, complesso, articolato e anche sottile. Il tema del contrasto tra le scelte e le libertà individuali (l'avere quanti figli si desidera) e le necessità collettive (la sovrappopolazione che rende necessaria la limitazione della natalità) non è sviluppato, ma forse questo avrebbe portato il discorso su toni troppo politici (e quindi pericolosi per l'autore e inaccettabili per il regime). Personaggi, situazioni e ambienti sono spesso descritti in modo generico e superficiale; il personaggio Wan Xin, che dovrebbe essere singolare e altamente significativo, mi è invece parso alquanto sfuggente; la lingua (se ci fidiamo della traduzione) è ordinaria, piatta e blanda. Anche certe scene drammatiche hanno finito per lasciarmi un po' freddo. Il narratore ha qualche tendenza alla divagazione e alla prolissità, tanto che in alcuni punti mi è risultato perfin noioso. Io non ho letto null'altro di Mo Yan, ma immagino che questa non sia la sua opera migliore.

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