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Razza di zingaro

Dario Fo

Curatore: C. Porro , J. Zerbo
Editore: Chiarelettere
Formato: EPUB con DRM
Testo in italiano
Cloud: Scopri di più
Compatibilità: Tutti i dispositivi (eccetto Kindle) Scopri di più
Dimensioni: 1,61 MB
  • Pagine della versione a stampa: 160 p.
  • EAN: 9788861907805
Disponibile anche in altri formati:


La storia dimenticata di un pugile: lo zingaro Johann Trollmann ucciso dalla Germania nazista.

Hai notato la sua pelle? Il colore ambrato del suo corpo? E l'eleganza statuaria che riesce a esibire? Sai dove ritrovi queste caratteristiche? In un altro continente, l'Asia, esattamente in India, e credo che sia difficile che noi si capisca questa gente se prima non riusciamo a studiare con attenzione la loro civiltà.

"Rukelie" Johann Trollmann era un albero. Un albero alto e maestoso. La prima cosa che spiccava sul ring era il sangue caldo delle sue vene che guizzava attraverso i suoi salti, spastici e frenetici. La seconda cosa, erano i suoi tratti: una pelle calda e ambrata, labbra pronunciate e carnose, l’ebano nei suoi occhi. Per un pubblico ariano, Johann era chiaramente un "diverso" su quel ring. Ma al di là dei suoi colori e delle sue origini incerte, era più che altro la tecnica a disturbare il pubblico tedesco, quello che fin da bambino era stato il tratto peculiare del suo gioco: una danza antica proveniente dal battito del suo cuore sinti, che lo accompagnava nell’armonia dell'attacco e della difesa, nel gioco della boxe. La sua tecnica non aveva regole, né dettami: era l’istinto remoto di uno zingaro, delle danze di strada al suono dei violini, era il nitrire dei cavalli che alzava la polvere, quando i suoi avi si spostavano nella vasta Europa, era l’acrobazia del circense sotto il telone, che si esibiva nelle notti d’inverno. Johann Trollmann era tutte queste cose quando saliva sul ring: un pugile, un cittadino tedesco, uno zingaro, un acrobata, un musicante. Era il vento di terre remote che portava nel suo petto. E Johann ne era pienamente consapevole. Aveva imparato a lottare seguendo l’istinto che latrava dentro di sé, e aveva saputo ascoltarlo. Lo aveva messo in atto. Aveva spiazzato i suoi avversari con tutto quel vigore che non voleva ammaestrare.
Per questo motivo la Germania del Terzo Reich non era pronta a un pugile come Johann. I semi del suo "Rukelie", l’albero che cresceva dentro di lui, non potevano crescere in mezzo alla sterilità di quella gente che un giorno decise di impedirgli di muoversi. Di impedirgli di combattere. Di impedirgli di vivere:

Devo imparare a boxare come un tedesco, un ariano addirittura. Devo stare fermo come un mammozzo in mezzo al ring e rinunciare al mio stile. Ma è proprio questo il mio stile che mi fa vincere. E loro mi chiamano ballerino!

Ma Johann non permise mai a nessuno di farlo giocare come un ariano. Nemmeno quando la sua carriera fu interrotta durante le selezioni olimpioniche (un sinti non avrebbe mai potuto rappresentare un tedesco alle Olimpiadi), nemmeno quando marchiato come detenuto numero 721/1943, dall’interno di un campo di concentramento, fu costretto a scontrarsi con il kapò Emil Cornelius, davanti ai prigionieri del campo e alle SS. Lo abbiamo detto, Trollmann era un albero, e un albero non può essere sradicato così facilmente dalla terra madida. Nelle radici c'è la forza della natura. E Johann aveva dentro di sé la forza del vento dell’est, la musica delle genti nomadi, l’orgoglio di un popolo intero.
Cornelius stramazza al suolo. Johann ha vinto l’ultimo incontro della sua vita, ha guardato negli occhi l’avversario e lo ha travolto con tutta la forza del suo orgoglio, della sua fierezza. Il resto lo conosciamo, è la storia di cinquecentomila rom e sinti che furono uccisi nei campi di sterminio. Rukelie fu “divorato” dal Porajmos, ma le sue radici, le radici di quel nomade, sono rimaste ancorate alla storia, nell’attesa che qualcuno la restituisse alla memoria, per poter vincere, finalmente, la medaglia che tanto aveva desiderato.
Nel 2003 la federazione pugilistica tedesca ha riconosciuto, sett’antanni dopo, la corona che fu sottratta a Trollmann nominandolo ufficialmente detentore del titolo di campione tedesco dei pesi medio-massimi di quell’anno.
Dario Fo ci ha restituito la storia dimenticata di Trollmann, insieme con la ricerca storica di Paolo Cagna Ninchi, in questo piccolo libro colmo di vita. L’esistenza di Johann ci scorre velocemente sotto gli occhi, parola dopo parola, in quell'eterna danza che era il suo giocare. E viene voglia di correre fuori e raccontare a chiunque passi di lì la storia di uno zingaro, a lungo dimenticata.

A cura di Wuz.it

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    ant

    01/05/2016 21.20.54

    La storia di John Trollmann, pugile sinti di talento nella Germania dell'epoca nazista. Bravo l'autore ad evidenziare le caratteristiche sia morali e culturali che professionali di John, per le note questioni razziali dell'epoca un pugile zingaro non poteva ambire a diventare campione di boxe Germania e i vertici sia politici che della boxe tedesca se le inventano tutte per impedire a John di coltivare il suo sogno. Concludo estrapolando un passaggio in cui il pugile prende coscienza della situazione e si sfoga amaramente «Me l'hanno fatto capire in mille modi, un sinti non può diventare campione in Germania. È stata una progressione studiata ad hoc. Prima arrivo a essere uno dei migliori dilettanti e mi tagliano fuori dalle Olimpiadi. E adesso che sono professionista mi impediscono di fare carriera. Mi hanno incastrato, ormai». Intenso

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    Alessandro

    16/04/2016 14.44.45

    Una breve biografia sulla vita di un pugile di etnia sinti costretto,all avvento della dittatura di Hitler,a rinunciare la sua carriera sportiva......e

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