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James Hillman

Traduttore: A. Giuliani
Editore: Adelphi
Edizione: 3
Anno edizione: 1992
Pagine: 452 p. , Brossura
  • EAN: 9788845909597

James Hillman ha sottratto la psicologia a coloro che l'avevano ridotta a una scienza del comportamento – con il corredo di programmi di ricerca, studi quantitativi e rigidi sistemi concettuali –, e ne ha fatto un discorso, o un'arte dell'anima, che, rinunciando a ogni «fantasia di cura, di guarigione», intende esplorare le basi più profonde e misteriose della vita. Più che a un medico, Hillman somiglia quindi a un artista, che con un uso acuto e sensibile dello stile e dell'immaginazione sfida di continuo il lettore a capovolgere le idee più consuete, a trovare nuove prospettive, nuove angolazioni da cui ripercorrere l'esperienza. Non è un caso che siano proprio gli psicologi di professione a incontrare difficoltà nella lettura dei suoi testi: il progetto di «re-visione» della psicologia, infatti, può essere colto pienamente solo da chi abbia un orecchio metaforico e una lucida percezione della forma. E Hillman, più che il fondatore di una scuola di pensiero, si considera «membro di una comunità di persone impegnate, ciascuna nel proprio campo, in una re-visione delle cose». Seguendo indicazioni e suggerimenti dell'autore stesso, Thomas Moore ha allestito una sequenza di testi che attraversano tutta l'opera di Hillman, mostrandone la stupefacente ricchezza tematica e la potenza «re-visionaria».

Recensioni dei clienti

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    Filippo

    28/04/2010 15.04.41

    Lo sto leggendo e sono a tre quarti del libro. Mi piace moltissimo e mi ha aperto gli occhi. A chi si è irrigidito in teorie psicologiche, può sembrare inconcludente, proprio perché si aspetta una serie di dogmi e schemi scientifici entro i quali identificare psicopatologie, ma questo è ciò che l'autore non vuole realizzare poiché sono metodi che spesso portano scarsi risultati mentre, il sistema, spiegato nel suo testo e identificato nel concetto di “fare anima”, insiste, nell’analisi psicologica, su un metodo misto di empatia tra analista e analizzando, psicologizzazione degli eventi per esperire e giungere assieme alla visione psichica dell’archetipo e, in fine, al Dio che domina lo stato psichico del “paziente”, che ha escluso altri Dei o altri modi, idee e prospettive di visione della vita e delle cose, limitando così ulteriori possibilità di uscire da problematiche createsi proprio a causa di una visione “monoteistica”. Accompagnare e vivere assieme il percorso è il “fare anima”, vivere la patologia, patologizzare empaticamente per comprendere l’emozione e la prospettiva di visione psichica in atto nel paziente. In questo modo il paziente si rende conto, esperendolo, che la sua situazione è soltanto una delle tante prospettive possibili, costituita da idee che si sono potenziate e che hanno oscurato le altre e che, in fondo, l’Io, anche quando è convinto di essere assolutamente padrone di sé, in realtà è sempre soggetto alla forza di un’idea archetipica inconscia.

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    Patrizio

    15/09/2008 10.04.53

    Questo è forse il libro di maggiore importanza pionieristica scritto da Hillman. La sua visione della Bellezza e della Giustizia come punti di vista affini all'Anima e il costante invito a sciogliere il pregiudizio, il "lettaralizzare", nell'alambicco alchemico sono al tempo punti di arrivo e punti di partenza per un nuovo modo di pensare. Un pensare che ha nelle vene il fluire caratteristico del mito. Un pensare nuovo che rende attuale ciò che viene da lontano. Un libro unico nel suo genere utile al giovane per evitare di arenarsi in schemi precostituiti ed al lettore più maturo per mettere in discussione le sue certezze, per ripensarle. Una vera e propria lezione che esorta a ripensare, reimmaginare, con la saggezza del vecchio e la sfacciatagine del fanciullo.

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    Peppe

    01/05/2008 11.52.25

    La bellezza dell'arte risiede nel meraviglioso mondo dell'impossibile che si rende grazie ad essa possibile. Se tutti capissero la bellezza di un opera d'arte probabilmente non ci sarebbe più bisogno di avere Psicoterapeuti o pseudo che danno sentenze e che rappresentano la fine della vita e non l'inizio. Hillman in questo stupendo libro mostra la potenza delle immagini e le possibilità non solo curative ma anche di prospettiva che hanno nel mondo. Re-visionare e rompere con il passato ed aprire nuovi orizzonti ed Hillman lo riesce a fare con il suo linguaggio. Non dobbiamo mai essere diversi da quello che siamo ed anche questa volta ci viene data prova della sua grande essenza in questo. Semplicemente meraviglioso ma ancor di più Vivo come direbbe l'autore

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    Tino

    14/09/2007 17.04.42

    Einstein scrisse che una cosa era stata veramente capita solo se si era in grado di spiegarla alla nonna. Hillman deve aver perso i suoi cari in giovane età. Il testo è un misto di eloquienza compiaciuta, di ripetizioni, di immagini ad effetto ma di ben poca sostanza. In altre parole un linguaggio volutamente esoterico che trincerandosi dietro concezioni immaginifiche nasconde l'inconcludenza di fondo. Un libro da consigliare a chi vuole stupire con dotte citazioni o atteggiarsi ad intellettuale di moda, un libro inutile per chi vuole apprendere. Fortunatamente pochi conoscono Hillman e tra vent'anni ancora meno lo conosceranno.

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