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Traduttore: F. Bergamasco
Editore: Adelphi
Collana: Fabula
Anno edizione: 2015
Pagine: 428 p. , Brossura
  • EAN: 9788845929540

Il Regno è un viaggio appassionante nelle nostre radici cristiane e religiose. Bisogna conoscere per credere, ma bisogna anche dubitare. La ricerca è frutto delle tentazioni, delle elucubrazioni, ma disquisire sul cristianesimo non è l’obiettivo del libro. L’autore francese, infatti, ci regala un’autobiografia che parla ad ogni lettore, rappresentando concretamente le nostre perplessità, anche quelle che non avranno mai una risposta.

Questo libro scorre sul filo delle emozioni, si divora in base alla nostra fame di sapere. C’è chi lo troverà noioso; c’è chi si tufferà tra le sue pagine e ne uscirà rigenerato, con gli occhi pieni di stupore. Io faccio parte della seconda categoria di lettori ed è per questo motivo che ne voglio parlare con la massima chiarezza, perché ogni pagina di questo libro mi ha donato maggiore consapevolezza.

Il Regno non è un saggio storico, non è l’ennesima inchiesta sui Vangeli, non cerca di distruggere la fede. Carrère parte da se stesso e dal suo rapporto con la religione, dopodiché, indaga e ci presenta il suo resoconto. La sua indagine non ha come fine la risoluzione di un cold-case o di scovare il colpevole, ma ci fa entrare nel cuore di quelle prime comunità cristiane, che con inaudito fervore abbracciarono le parole di un credo nuovo e inaudito.

Carrère si concentra sui suoi massimi divulgatori: San Luca e San Paolo. Il primo è il medico macedone che attraverso il suo Vangelo ci dona un’immagine poetica della vita di Gesù; il secondo ha portato la fede tra i “gentili”, i “non circoncisi”, scontrandosi anche con i discepoli rimasti a Gerusalemme e ancora legati a un “cristianesimo” per soli ebrei. In questo scontro storico, davvero accaduto e a volte violento, Carrère riporta alla luce quegli interrogativi che ci appartengono e ci perseguitano. In noi esiste solo il dubbio. La fede toglie ogni perplessità e ci fa semplicemente credere che tutto sia avvenuto come ci è stato tramandato. In questo scontro tra dubbio e convinzione, verità e verosimiglianza, stanno le pagine dello scrittore francese.

Un viaggio per l’appunto che non approda a qualche certezza, ma che ci aiuta nella nostra ricerca. Carrère ha pensato a tutto. Il suo lavoro è stato mastodontico. Ha ficcato il naso in tanti documenti, ha cercato tra le tante parole scritte nei secoli. Parte dalla sua esperienza, si mette a nudo e si dà in pasto al lettore. Non imita Cristo, ma va alla ricerca del suo messaggio. In San Luca, Carrère trova qualcosa di autentico. Questo evangelista infatti indagherà, scoprirà, riporterà ciò che ha appurato, stando lontano dai dogmi.

Una religione dogmatica è una fede farisaica. Tutto ciò che Carrère fa è comportarsi da uomo dubbioso, tenendosi lontano dalla verosimiglianza e avvicinandosi il più possibile al cuore di un messaggio millenario e ancora affascinante. Non trasforma il cristianesimo in sterile filosofia, non fa apparire Cristo come un guru, non apostrofa i discepoli come visionari; l’autore francese si affida semplicemente alla sua fame di verità. Ci dona pagine indimenticabili che tutti dovrebbero leggere, perché in questo gran mistero chiamato “Gesù” sta la parabola di ogni virtù e miseria umana.

Recensione di Martino Ciano


Vincitore Premio Mondello 2015 - Sezione Autore Straniero

Si può descrivere in molti modi Emmanuel Carrère, uno dei più noti autori francesi contemporanei: indagatore di vite ordinarie e straordinarie, narratore di storie oscure e biografo simbionte, capace di raccontare con sensibilità vite passate e presenti e di poter trarre da esse materia per altri romanzi e storie.
Quasi tutta l’opera di Carrère è un volano che si alimenta dei racconti altrui, alla ricerca continua di un’origine e di un orizzonte di senso per sé e per i suoi lettori. In particolare, il fascino delle sue biografie non risiede propriamente nella loro compiutezza e minuziosità, che pure non fa loro difetto: Carrère non desidera fare recinto attorno ai suoi personaggi, esaurendone la portata e il mistero; al contrario, la sua abilità è quella di testimoniare dello scarto che occorre tra ciò che si può raccontare degli esseri umani e ciò che è sufficiente lasciar presagire. Così accade nel racconto della vita di Philip K. Dick: Io sono vivo, voi siete morti e nel più recente Limonov, libro dedicato alla vita del controverso scrittore ucraino.
Nel 1993 Carrère si avvicinò alla figura di Jean-Claude Romand, che nel gennaio dello stesso anno aveva sterminato i suoi familiari per il timore che la sua vita di menzogne e sotterfugi - celati dall’abile recita di una vita abitudinaria e borghese - rischiasse finalmente di essere messa a nudo.
Una storia tragica e perfettamente romanzesca. Carrère scrisse una lettera a Romand, deciso a dedicare un libro alla sua vicenda, che poi divenne L’Avversario. L’autore trovò una definitiva intesa con lui dal momento in cui chiese all’assassino quale fosse il suo rapporto con Dio e con la religione cristiana. Parlando del “mistero della fede”, Romand prese fiducia e si aprì alle curiosità di Carrère, iniziando a rivelargli i dettagli della sua tormentosa storia. Il Regno parla proprio della fede: quella dei primi cristiani, degli apostoli, degli evangelisti, di San Paolo e dei convertiti. E quella dell’autore stesso, che fu cristiano fervente per alcuni anni della sua vita.
Le due strade, quella biografica e autobiografica, si incrociano costantemente nel libro, in un’opera di contrappunto e di autoanalisi colta ed affascinante. A distinguere l’operazione di Carrère da quella di un qualsiasi storico o romanziere contemporaneo è l’abilità dell’affondo psicologico e la capacità di connettere creativamente vicende e personaggi provenienti da mondi culturali e religiosi diversi, ottenendo un risultato che non potrebbe essere raggiunto unicamente da una pur volenterosa e attenta lettura della Bibbia e dei più affidabili tra i testi dell’antichità.
Carrère si concentra in particolare sulla figura di Paolo di Tarso e dell’evangelista Luca, tra i primi divulgatori del verbo cristiano. Il primo è presentato come un esaltato rivoluzionario e abile comunicatore, capace di utilizzare alla perfezione la retorica paradossale che sta al centro del cristianesimo - la rinuncia ai compromessi della vita a favore di una verità “altra” - per convincere e convertire genti e popolazioni diverse. Carrère è evidentemente affascinato dalla “folle passione” di San Paolo, ma è colpito anche dalla più mite fede di Luca - medico macedone e abile narratore - nel quale sembra identificarsi maggiormente.
Attorno ai due personaggi si dipanano dedali di storie e le trame dei continui mutamenti religiosi e politici avvenuti dopo la morte di Gesù: i conflitti tra i pagani e i cristiani, le guerre giudaiche, i destini di Seneca e Nerone, le scelte di figure ambigue come quella dello scrittore e diplomatico Giuseppe Flavio, dotato dell’opportunismo di chi sa scegliere con puntualità dove e con chi conviene stare.
L’autore appare in continua dialettica con i suoi personaggi, le cui disavventure e turbamenti religiosi, così raccontati, possono apparire verosimili e affascinanti anche al lettore più indifferente ai temi della fede. Quando il romanzo torna al presente, Carrère parla di sé.
Ciò che gli è rimasto del suo passato di fedele è senz’altro il persistente senso di colpa e il riconoscimento dei propri limiti: sembra volerci dire che un uomo, qualsiasi uomo, è quasi comicamente incapace di comprendere e di fare suo lo scandaloso messaggio di Cristo. L’autore racconta a questo proposito un evento tragicomico avvenutogli nel recente passato, quando assunse una tata per la cura dei figli. Inizialmente ha fiducia in lei e, avendola salvata dalla miseria e dalla vita di strada, ammette d’essersi compiaciuto della propria munificenza. La governante finirà col dimostrarsi molesta e assolutamente inaffidabile, ma, paradossalmente e proprio per queste ragioni, molto più vicina al senso del messaggio cristiano di quanto lo fosse l’ipocrita scrittore, con la sua bontà tiepida e di comodo.
Carrère è magistrale nel lasciare intuire, richiamandosi ad episodi di vita vissuta, quale possa essere la natura effettiva della scandalo cristiano: l’etimo di scandalo è “inciampo”, “ostacolo” e Cristo è venuto a complicare la vita degli uomini, non ad alleggerire il loro fardello. Lo scandalo è portato anche da San Paolo, che l’autore decide di mettere a confronto con un personaggio classico del mito greco, adottato come simbolo autentico della modernità “illuminista”: Ulisse. Tanto Paolo di Tarso rinnega la famiglia, l’origine, tutto ciò che esiste, quanto al contrario, Ulisse rifiuta l’angolo di Paradiso e di eterno oblio offertogli da Calipso per poter ritrovare la strada del suo passato: Itaca. Ulisse viene ironicamente descritto da Carrère come un uomo tutto d’un pezzo, che rinuncia alle proposte allettanti di una vita eterna e lontana dal dolore e dalla sofferenza, una scelta che nessun comune essere umano, oggi come ieri, farebbe facilmente. La rappresentazione della figura di Ulisse è qui modernizzata e palesemente ironica ma può rappresentare una caduta di stile per i lettori italiani, abituati a rivisitazioni simili del mito greco operate, per decenni, da Luciano De Crescenzo. Chiuse queste parentesi digressive Carrère si premura di tornare sempre al Nuovo Testamento, e soprattutto ai Vangeli: una potente opera della fantasia umana, a cui l’autore ha fatto appello - così come il suo amato Philip Dick usava ricorrere alla consultazione del libro cinese degli oracoli, l’I Ching - per affrontare gli snodi della sua vita e per ricercare nuovi spunti creativi. Essere cristiani sembra significare, per Carrère, essere in grado di ascoltare una storia difficile e affascinante, e riconoscere che la radicalità e il senso del dubbio possono andare a braccetto per chiunque, credente o ateo, in nome di un più raffinato e completo confronto con il visibile e con ciò che è nascosto agli occhi.

A cura di Wuz.it

Recensioni dei clienti

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    luca Bidoli

    14/06/2016 14.43.27

    Sono fortemente combattuto, forse dovrei aspettare, lasciare per un po' il libro in sospensione, lasciarlo "decantare", maturare dentro di me, ma non ci riesco. Devo comunque dire, scrivere, ciò che penso. La prima parte, sinceramente, dopo un inizio buono, mi è sembrata insopportabile o quasi. Molto intellettualmente francese, con quel credersi al centro del mondo, o quasi, quel citare e citarsi addosso che diviene difficilmente tollerabile e sa di assoluta arroganza e reale presunzione ( ad ogni piè sospinto, mentalmente registravo un mio salvifico " E chi se ne frega!". Poi, la parte "storica", quella ricostruttiva, sempre filtrata attraverso un io narrante che si fa un tantino ingombrante. Non credo che, alla fin fine, la responsabilità sia del tutto amputabile ( sì, amputabile), all'autore, ma al tema stesso del soggetto della sua narrazione. Il cristianesimo, Paolo, Luca, le prime comunità: a me personalmente sono soggetti d'indagine che mi interessano poco o nulla e questo per un motivo molto semplice, almeno per me, s'intende: Cristo è una figura interessante e basta; Paolo non lo è affatto. Il cristianesimo è, per sè stesso, poco interessante e coinvolgente. Benedetto Croce aveva torto: "possiamo benissimo dirci non cristiani". Ne avremmo guadagnato, in libertà, autonomia, pensiero, etica, morale...Possiamo vivere senza un Dio, una redenzione, una salvezza senza per questo venir meno a principi etici e morali, anzi, rafforzandoli. Il libro di Carrère è scritto ( tradotto) bene: ma nulla dice se non ciò che l'autore è.

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    francesco v

    14/02/2016 20.55.30

    Carrere ha un talento straordinario. La semplicità e completezza del suo stile non hanno eguali. Libro che pone mille domande senza pretendere di dare risposte. Da leggere per chi vuole fare un viaggio nei vangeli e negli atti degli apostoli su un binario diverso da quelli ordinari

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    Loris

    12/02/2016 09.40.31

    Passare dai ritornanti di Revenants al mistero della resurrezione di Cristo in pochi paragrafi è un'operazione degna di uno scrittore che confida enormemente nei propri mezzi espressivi. L'ego sconfinato di Carrère occupa la scena per le prime cento pagine, ma ha il merito di far emergere tutte le domande e i dubbi che segnano il tentativo di relazionarsi al divino nella contemporaneità dell'occidente, votata alla razionalità e convinta di perseguire come massimo ideale di felicità lo sviluppo della psiche e la realizzazione del talento individuale. Il resto di questo corposo volume è dedicato alla nascita del cristianesimo, alla predicazione orale di Paolo e alla messa per iscritto dei Vangeli. Carrère non può che identificarsi con Luca, il colto medico macedone che media tra l'ebraismo e il mondo ellenizzato. Siamo più vicini al romanzo che al saggio storico, per quanto si abbondi in citazioni di studiosi ed esegeti, fonti cui difficilmente il lettore risalirà. Mescolare alto e basso è un procedere tipico che rende la narrazione più leggera e fluida. Carrère continua a professarsi incredulo, ma sente il Regno come un'essere per i miseri e i deboli in palese opposizione alla saggezza e alla razionalità del mondo, facendo così eco con la sua voce ai dettami evangelici di Gesù.

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    Gian Luca

    11/01/2016 17.24.11

    Avevo molta paura nell'affrontare questo libro (sono cattolico praticante), sapendo che affronta certe tematiche non semplicissime e con uno stile molto discusso (non solo dai credenti...). Invece, una volta iniziato a leggere, non ho più smesso. E' un libro per tutti, credenti e non. Da leggere assolutamente (per chi ha voglia di leggere!!!). Poi, alla fine del libro, tra le tante domande, ne sorge una: ma davvero Carrère non è credente? Il dubbio rimane! complimenti all'autore e tanti auguri per il suo futuro, sperando ci possa regalare ancora delle gemme di altrettanto valore.

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    Il libraio di Treviso

    23/11/2015 18.01.20

    Il Vangelo secondo Carrère: un saggio in cui la nascita del cristianesimo e le vite di San Paolo e San Luca sono narrate come un brillante romanzo d'avventura.

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    gil

    04/11/2015 16.19.18

    Non una lettura facile: sempre in agguato il desiderio di lasciar perdere, poi il pensiero originale, il punto di vista mai sperimentato. "Lento pede", avendo più volte perso il filo del discorso, non ho lasciato e ne sono contento. Scordatevi di Limonov, armatevi di pazienza, intervallatelo con letture più facili, sarete ripagati.

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    Giovanni77

    16/10/2015 20.21.24

    L'ho trovato pesante e noioso,faticoso da leggere, forse perchè non amo le autobiografie e in questo libro l'autore parla troppo di se stesso e del suo rapporto con la religione, cosa che a me non interessa minimamente (non la religione ma il rapporto tra l'autore e la religione) Sono rimasto deluso forse perchè mi aspettavo tutt'altro contenuto. Probabilmente sarà apprezzato dagli intellettuali.

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    carlo

    19/08/2015 16.34.01

    Un libro che mi ha colpito per la sua buonafede. Ricco di spunti e di ricerche molte delle quali simili a sentieri che finiscono nel nulla ma indispensabili. Senza l'incontro con Jean Vanier il libro sarebbe stato monco. Non è un incontro risolutivo ma aiuta a dare un senso a tutta la ricerca compiuta in precedenza. Per chi crede un "dono della Provvidenza".

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    biagio rocchetti

    08/08/2015 12.32.22

    un libro assolutamente da rileggere,pubblicizzare e conservare.Invito leopoldo roman e emilio berra a vendermi la loro copia a metà prezzo perchè voglio regalarla ai miei amici.L'autore si cimenta in un viaggio nel passato e tesse ordito e trama con magistrale capacità di storico e letterato.l'argomento per noi bibliomani,in senso letterale(biblon),ovviamente,può essere una verifica e un trampolino per stimolare,rilanciare e testimoniare la nostra religiosità.un utile inciampo per scuoterci dal cinismo e dalla oppiacea narcolessia del secolo

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    Lee66

    02/07/2015 22.47.25

    Non credo che tante o poche righe di una recensione possano bastare a descrivere la grandezza e bellezza di questo libro. Grande nella la ricerca storica, coinvolgente e immedesimabile nella ricerca di risposte riguardo la propria fede, una analisi laica e oggettiva degli episodi del Vangelo, senza nessun preconcetto viziato da dogmi cattolici intoccabili e indiscutibili a priori, un documento sulla nascita del cristianesimo e dell'opera di san Paolo descritto per il tramite dell'apostolo Luca, un viaggio nel tempo, una ricerca spirituale interiore ancora aperta ... un grande libro che fa riflettere. Insomma: imperdibile, finalmente un bellissimo libro, una grande sopresa dopo "Limonov" e "Vite che non sono la mia". Assoluto.

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    vittorio pisa

    22/06/2015 13.19.05

    Questo romanzo è uno straordinario viaggio indietro nel tempo, nella giudea dei primi ebrei, nella città di Gerusalemme, nella metropoli di Roma e tra le piccole città di confine delle colonie persiane, sin dove è giunta la notizia dell'arrivo di Cristo e della sua rivoluzione religiosa. Il racconto è un filo che si snoda e riannoda più volte tra le mani abili dell'autore, attraverso le parole vive dei discepoli Luca, Paolo, Giovanni e Matteo. Così gli stessi fatti storici assumono sempre una luce diversa e ogni volta più viva e vicina. Non si può non rimanere incantati da questo documentassimo e personale reportage. Ogni parola è pesante e porta con sé la fatica di una grande attenzione ad ogni dettaglio e uno studio dei fatti encomiabile. Non è un romanzo sulla religione, ma sulla storia di Cristo, ricostruita come fosse un puzzle, attraverso le parole di chi lo ha conosciuto direttamente o ha sentito parlare di lui e gli occhi dell'autore che, a distanza di tempo, ce lo porge attraverso il suo personale sguardo, come fosse un bene prezioso da maneggiare con cura. Non è un romanzo sulla fede, non si propone di convincere nessuno, ma a tratti si avverte nitida la sofferenza e lo sgomento dell'autore, che è quello di tutti noi, di fronte al suo grande mistero. Lettura ostica e appagante.

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    Fausto Ciccacci

    19/06/2015 19.20.44

    Il libro mi è piaciuto; il tema lo trovo interessante e la ricostruzione è appassionante e ti cattura. Apprezzo il fatto che il libro è scritto da un non credente dichiarato che però si interroga profondamente sulla fede senza pregiudizi. Su alcune teorie si può dissentire, ma in definitiva è un libro interessante e piacevole da leggere

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    AdrianaT.

    14/06/2015 12.35.25

    E' un resoconto, un'indagine mistica e poi razionale di Carrère, filtrata, analizzata, elaborata e interpretata attraverso la sua mentalità da sceneggiatore, da romanziere (il Vangelo 'comme un roman' - quanto c'è di vero? quanto d'inventato? quanto le varie traduzioni l'hanno alterato?), che questa volta veste gli scomodi e, a mio avviso, coraggiosi panni di 'catechista' e di studioso delle Sacre Scritture, perché è di questo che tratta 'Il Regno'. Anche se la narrazione è eccessivamente appesantita dalla vita e le vicende degli evangelisti, dai salti temporali, dal pot-pourri di personaggi - da Ulisse a Nerone a sé stesso - mi ha comunque coinvolto, come mi coinvolge e mi appartiene la sua curiosità e la sua voglia di rimettere insieme dei pezzi e di capire. L'associazione con la serie tv 'Les revenants' (che ho visto e apprezzato), è affascinante e, oserei dire, geniale. Non poteva piacermi di meno - per i numerosi illuminanti aneddoti e preziosi ragguagli storici e per lo stile e il linguaggio che ormai mi hanno definitivamente conquistata, anche se qui l'ho trovato a sprazzi, e lo apprezzo, soprattutto, per il modo che ha di parlare di sé -, ma non poteva piacermi di più, per l'argomento - l'approccio personale e universale alla Fede, complicato e vastissimo che si presta però a semplificazioni, banalizzazioni o cortocircuiti ermeneutici -, e per quel senso di disordine narrativo che mi ha trasmesso fra congetture, ipotesi e ricostruzioni non sempre interessanti. Mi è piaciuto 'il giusto', ho preso quello che mi interessava e mi ha tolto un po' di ruggine dal cervello.

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    Leopoldo Roman

    10/06/2015 22.07.13

    Molto deludente e noioso. Non sono riuscito a finire di leggerlo. L'intercalare continuo di improbabili esperienze personali con una discutibile ed ancor più personale ricostruzione delle vite dell'apostolo Paolo e dell'evangelista Luca mi è risultato fastidioso.

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    Alinghi

    25/05/2015 10.30.41

    A tratti (brevi) pesante e contorto, con divagazioni pleonastiche, non è sicuramente catalogabile come bello o brutto. Assolutamente da leggere, senza altri giudizi. Illuminante, non assoluto nelle esposizioni dei fatti reali e non, lascia spazio al lettore per le proprie riflessioni. Dopo Limonov, Carrere ha nuovamente fatto centro.

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    Stefano

    17/05/2015 10.50.24

    Non è un libro di storia del Cristianesimo e neppure un romanzo storico. E' piuttosto un tentativo, molto personale (e a volte molto, molto ipotetico) di collegare fatti documentabili o certi, alle vaste lacune storiche che la storia del primo cristianesimo ci ha consegnato. Ma credo che sia proprio qui la forza di questo riuscitissimo libro di Carrère. Da una parte si affronta la dimostrabilità materiale di molti assunti dottrinali della religione. Dall'altra, domina l'intento perseguito ma mai raggiunto, perché irraggiungibile, di dimostrare l'inconsistenza di pilastri su cui la Fede si fonda. L'interessante, poi, è che la prospettiva è quella di un non credente (ovvero di un sedicente non credente) che con coraggio e libertà vuole ripercorrere la parabola esistenziale che dalla Fede giovanile lo ha condotto all'ateismo. L'impressione che resta al lettore è che questo percorso non sia privo di fatiche e inquietudine. Soprattutto che non sia concluso. In questo sofferto cammino personale, la prima parte del libro, squisitamente autobiografica e apparentemente estranea alla struttura portante dell'opera, ci sta e come. La conclusione del testo, le ultime dieci righe sono memorabili e per certi versi sorprendenti. L'autore confessa, con disarmata franchezza, di essersi avvicinato a qualcosa " tanto più grande" di lui. E si chiede se a quel Signore a cui da giovane ha creduto, sia rimasto, in qualche modo, ancora fedele. "Non lo so" conclude Carrère. Bellissimo.

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    Michael Moretta

    07/05/2015 19.29.17

    Uno dei libri più belli che io abbia mai letto. Adoro Emmanuel Carrère ed ho letto ogni cosa pubblicata da questo autore. Ma questo libro va ben al di là di ogni sua precedente opera. Per l'argomento trattato, in primis, ed anche per la mescolanza di stili e di punti di vista attraverso i quali ci è raccontata la storia. La storia appunto....questo libro inizia con un breve accenno alla vita personale di Carrère. La sua fase difficile, in cui ha trovato rifugio nella religione cattolica. In questi tre anni, tanto è durata la sua fede cattolica, Carrère si diletta principalmente a commentare il vangelo di Giovanni. Diciotto quaderni sono ciò che gli resta di questi tre anni. E prendendo spunto da questi diciotto quaderni comincia a scrivere "Le Royaume". Ma il libro narra la storia di Luca, l'evangelista, ed attraverso la sua figura anche quella di Paolo, che Luca ha seguito nei suoi pellegrinaggi in Asia prima e poi a Gerusalemme e Roma. Ed attraverso questi due personaggi, naturalmente, Carrère ci trasmette anche la sua personale visione della vita di Gesù. A fare da sfondo a queste vite c'è l'Impero romano, di cui l'autore, servendosi degli scritti di Flavio, Tacito e Svetonio, ci racconta alcuni aneddoti e l'atmosfera generale da Claudio, passando per Nerone e fino a Domiziano.  Abbiamo quindi il Carrère storico, concentrato ad analizzare documenti e scritti, il Carrère intimo, che ci consegna un pezzo importante della sua vita, quando in mezzo a problemi familiari, lavorativi e personali si affida alla religione cattolica durante tre anni, ed il Carrère romanziere, che attorno alle vite di Paolo e Luca inventa un gran libro.  In conclusione un libro complesso, ricco e pieno di contenuti, da leggere ed assaporare con calma. Denso di ironia, anche se il tema in sé non si presterebbe molto al sorriso, forse non sarà la lettura preferita dei cattolici praticanti ma può aprire gli occhi su come questa religione sia arrivata a noi.

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    Bicio25

    28/04/2015 12.38.21

    assolutamente da leggere

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    aldo

    17/04/2015 18.31.05

    Concordo in pieno con quanto scritto da Irene. Prime 100 pagine insopportabili e inutili. Il resto da cinque stelle.

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    Maddalena

    14/04/2015 21.11.25

    E' il primo libro che leggo di E. Carrere. E ne sono rimasta più che affascinata, dal modo di scrivere, dalla mescolanza di eventi sacri e profani, dall'inizio e dal finale. Grande!!! Dopo questo incontro devo leggere tutti i suoi altri libri. Ne sento la necessità .

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