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Traduttore: U. Gandini
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2004
Pagine: X-318 p., Brossura
  • EAN: 9788806165864

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Chiunque si interessi di religione romana è ben consapevole della ricchezza della bibliografia: la recente silloge di Beard-North-Price (Religions of Rome, 1998) e la sintesi di North (Roman Religion, 2000) testimoniano un interesse perdurante verso questi temi. Ad ampliare il quadro dei riferimenti bibliografici giunge ora per il lettore italiano questo nuovo volume, che mira a fornire un quadro del fenomeno religioso romano cercando di individuarne caratteristiche generali, costanti e fattori di mutamento. L'autore, che insegna religioni comparate a Erfurt, dopo due capitoli introduttivi in cui tenta di indagare il significato dell'esperienza religiosa nell'antichità e di individuare le basi storiche dello studio del fenomeno, suddivide il resto del volume in tre parti. La prima (Strutture) ha come oggetto gli dei, la loro concezione, la raffigurazione e il rapporto con gli uomini, i riti e le riflessioni teologiche e mitiche sulla religione. La seconda (Prestazioni) esamina il sacrificio, il banchetto, i voti e le maledizioni, la topografia dei luoghi sacri e il calendario. La terza (Realtà sociale) analizza i culti nelle metropoli, i collegi sacerdotali e le prospettive di sviluppo storico della religione dall'età imperiale fino all'avvento del cristianesimo. Seguono una bibliografia e tre indici: delle divinità e dei culti, dei luoghi e dei popoli, dei nomi. Si tratta di un'opera ricca, chiara nella sua esposizione, a volte anche provocatoria ma senza dubbio originale e di piacevole lettura, anche se risultano un po' criptici i titoli di alcuni paragrafi.

Andrea Balbo

Recensioni dei clienti

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    Giovanna Carsughi

    03/06/2004 18.27.56

    Non si faccia illusioni il lettore che si attende una descrizione dettagliata, rigorosa, concreta, coerente ed ordinata dell’articolazione del culto nell’antica Roma. Dissertazioni filosofiche sulla storia e sulla filosofia della religione ( non si dimentichi che l’autore insegna Religioni Comparate all’Università di Erfurt) si alternano alla presa in esame di alcuni riti, associazioni, feste, culti (da notare, tra parentesi, che un solo capitolo, l’ultimo, è dedicato all’età imperiale). L’impressione che se ne trae, alla fine della lettura, è un’immagine diafana, di sogno, dai contorni indefiniti e sfuocati quale la patina che si deposita sulle vestigia del tempo che fu. Ma forse ciò è dovuto anche, come attesta lo studioso, alla difficoltà , per noi uomini moderni, da un lato, di reperire molteplici, specialistiche fonti e testimonianze antiche che affrontino l’argomento in maniera esplicita ed oggettiva e, dall’altro, di rispecchiarci nitidamente nello “specchio singolare” che è l’”Antichità”.

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