Artisti: Goat
Supporto: CD Audio
Numero dischi: 1
Etichetta: Rocket Records
Data di pubblicazione: 14 ottobre 2016
  • EAN: 5055300384157
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Descrizione


L'impianto percussivo ha ancora un peso sostanziale nell'economia sonora della band, compreso agli estremi tr ail minimalismo di It's not me e il primitivismo di Temple Rhythms. Più che un happening, Requiem suona come un disco nomade, di esplorazione etno-musicale e freak appeal. - Blow Up

Un entusiasmante album del misterioso collettivo scandinavo. Il loro terzo album Requiem chiude un'ipotetica trilogia, affrancandosi ulteriormente dalle primordiali influenze hard e psichedeliche del gruppo, puntando verso una concreta matrice globale, quella stessa world music celebrata nel titolo del loro esordio. Tra flauti andini, chitarre evidentemente ispirate al desert blues, spoken word che rimettono in moto una poetica simile alla consciousness afro-centrica e le solite scorribande elettrizzanti, un lavoro vibrante, denso dal punto di vista emotivo e tematico. Attendevamo conferme e puntualmente le conferme sono arrivate.

Disco 1
  • 1 Djôrôlen/Union of Sun and Moon
  • 2 I Sing in Silence
  • 3 Temple Rhythms
  • 4 Alarms
  • 5 Trouble in the Streets
  • 6 Psychedelic Lover
  • 7 Goatband
  • 8 Try My Robe
  • 9 It's Not Me
  • 10 All-seeing Eye
  • 11 Goatfuzz
  • 12 Goodbye
  • 13 Ubuntu

"Sciamannati come sono, i Goat pensano ancora di fare World Music (è anche il titolo di un loro disco del 2012): per fortuna rimangono sempre più rock&roll di un sacco di altre band. Sarà per via del mistero che li circonda – in variabili gradi di mascheramento, la band-setta si presenta come una colorata masnada di sacerdoti psichedelici-stregoni da villaggio-sciamani in piena trascendenza-maestranze di qualche sabba orgiastico ecc. Una versione apocrifa racconta la loro origine nell’estremo nord svedese di Korpilombolo, luogo di tradizioni voodoo per eredità di una strega guaritrice che alloggiava da quelle parti. Vero o no (ma è bello pensare di sì), oggi i Goat fanno base più borghesemente a Göteborg, forse per assonanza tra i nomi.
Il loro nuovo album, Requiem, apre una fase più posata della loro carriera: flauti di pan a go go (Union of Sun and Moon e Temple Rhythms); chitarrine pizzicate in I Sing in Silence, che richiamano il rock desertico di Bombino; addirittura ritmi vagamente bossa nova come in Psychedelic Lover. Non mancano ritorni al rock psichedelico tipicamente 70’s dei primi album, come l’assolo di Alarms, o Goatfuzz, che sembra uscito dall’avventuroso lato B di Superunknown dei Soundgarden. Idea per un’istallazione/sfondo a una serata molto cool: proiettare senza audio The Witch, il bellissimo film horror-storico in cui il protagonista è proprio un caprone nero – accompagnato dalle musiche di Requiem. Il successo è assicurato." Voto 4/5


Recensione di Mario Bonaldi