Resistere non serve a niente

Walter Siti

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Editore: Rizzoli
Collana: Scala italiani
Anno edizione: 2012
In commercio dal: 2 maggio 2012
Pagine: 316 p., Rilegato
  • EAN: 9788817058469
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Resistere non serve a niente

Walter Siti

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Molte inchieste ci hanno parlato della famosa "zona grigia" tra criminalità e finanza, fatta di banchieri accondiscendenti, broker senza scrupoli, politici corrotti, malavitosi di seconda generazione laureati in Scienze economiche e ricevuti negli ambienti più lussuosi e insospettabili. Ma è difficile dar loro un volto, immaginarli nella vita quotidiana. Walter Siti, col suo stile mimetico e complice, sfrutta le risorse della letteratura per offrirci un ritratto ravvicinato di Tommaso: ex ragazzo obeso, matematico mancato e giocoliere della finanza; tutt'altro che privo di buoni sentimenti, forte di un edipo irrisolto e di inconfessabili frequentazioni. Intorno a lui si muove un mondo dove il denaro comanda e deforma; dove il possesso è l'unico criterio di valore, il corpo è moneta e la violenza un vantaggio commerciale. Conosciamo un'olgettina intelligente e una scrittrice impegnata, un sereno delinquente di borgata e un mafioso internazionale che interpreta la propria leadership come una missione. Un mondo dove soldi sporchi e puliti si confondono in un groviglio inestricabile, mentre la stessa distinzione tra bene e male appare incerta e velleitaria. Proseguendo nell'indagine narrativa sulle mutazioni profonde della contemporaneità, sulle vischiosità ossessive e invisibili dietro le emergenze chiassose della cronaca, Siti prefigura un aldilà della democrazia: un inferno contro natura che chiede di essere guardato e sofferto con lucidità prima di essere (forse e radicalmente).
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    Erika Vecchietti

    25/09/2019 20:31:54

    Siti ha una capacità capillare di indagare la psiche dei protagonisti e un uso della lingua scritta, nel registro del parlato, che trascende i confini letterari dell'italiano. Lettura per intenditori.

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    Ert

    21/09/2019 22:22:32

    C'è così poco in queste pagine che quasi vien voglia di parlare della trama: riciclano un ragazzino sporco facendolo passare attraverso un bisturi off-shore, e questo ragazzino - che vive una bellissima storia d'amore con una bruttona crepata di muchi troppo sbrigativamente - cresce e spende e scopa e, leggendo le sue vicende, ci si rende conto che a fare il mago della finanza criminale non cambia tanto rispetto a fare il magnate televisivo o l'architetto internazionale o l'europarlamentare: con la differenza, significativa, che nel primo caso devi averci una bella testa matematica, negli altri no.

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    Gaspare Subissoni

    10/03/2019 21:00:07

    Siti è probabilmente il più importante scrittore italiano degli ultimi anni, produce letteratura e non intrattenimento, di conseguenza non è per tutti i palati, i territori in cui accompagna (o meglio spintona) il lettore non sono per nulla rassicuranti. Resistere non serve a niente, meritatissimo Premio Strega 2013, forse è il romanzo più idoneo per cominciare ad affrontare questo scrittore, per poi passare ai più ostici Scuola di nudo, Il Contagio, Bruciare tutto.

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    Sdomini

    09/10/2017 16:06:37

    Il peggior libro che abbia mai letto.

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    DIDO82

    30/08/2017 19:11:30

    la lettura risulta molto faticosa e per nulla scorrevole. Non un libro da consigliare.

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    Maurizio

    25/03/2017 15:08:49

    Bello veramente un bel romanzo, forse nella parte centrale è poco scorrevole ed insiste troppo su termini specifici della finanza ma ha momenti molto alti specie nella parte finale

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    Antonio Longo

    27/04/2016 10:33:05

    Per quanto mi riguarda, è la lettura del noiosissimo romanzo a non servire a niente. Assolutamente sconsigliato. Pretenzioso, enfaticamente intellettualistico, scritto con piglio da sapientone e dallo stile non felice. Meglio impiegare in altro modo il proprio tempo.

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    Theend

    20/10/2015 17:46:40

    La letteratura italiana odierna, purtroppo, si identifica con troppe parole negative: presunzione, snobismo, artificio, arroganza, pomposità.

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    Fabio

    09/12/2014 10:59:37

    Ho resistito fino a 3/4 libro con tanta, tanta, tanta fatica...alla fine l'ho abbandonato. Il tema mi affascinava ma il libro non si presenta per ninete scorrevole. Oltretutto basta un minimo di distrazione per perdere il filo e i fatti si susseguono in maniera lentissima. Mi ero illuso della garanzia del premio strega ma a quanto pare non è un riconoscimento su cui fare affidamento...

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    ferruccio

    11/06/2014 14:13:51

    Non è un romanzo; non è un saggio; è, forse, un libro-inchiesta? all'apparenza si. L'ho letto con difficoltà tra gergo finanziario ed eccessiva volgarità; è come tuffarsi all'improvviso in un mondo reale ma volutamente rimosso e, inoltre, sconosciuto a molti. Il racconto è spesso labirintico, confuso, un ginepraio difficile da dipanare. Insomma non è libro che soddisfa i miei canoni di lettura.

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    Paola

    09/06/2014 09:21:42

    Ho dato un punteggio di 2 su 5 perché riconosco a Siti il tempo,e io aggiungo perso, che ha impegnato a scrivere il romanzo. Non e' la prima volta che acquisto un premio Strega e ne rimango tristemente delusa, mi chiedo allora, da chi e' costituita la commisssione e su che base stabiliscono il vincitore mah....in questo caso propio non capisco. In un paese corrotto e cialtrone come il nostro non mi meraviglierei affatto che l autore abbia " acquistato" il suo premio. La volgarita' e' l unica cosa che gli riconosco perche' la nostra, in specilal modo in quel tipo di ambienti, e' una socita' scurrile e volgare. A pagina 104 l ho chiuso e riposto in libreria il mio tempo e' prezioso e " resistere non serve a niente"........

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    9luca2

    28/04/2014 21:24:11

    Uno dei libri più brutti, insulsi, sconclusionati, macchinosi, illegibili, inutili e piatti che abbia mai letto. Io leggo molto ma questo volume non l'ho apprezzato per nulla. Cosa è? Un romanzo? Un libro di denuncia che vuole scoprire il lato oscuro della finanza? Un insieme di intrighi e relazioni tra l'alta società romana? Booo so solo che quello vi è scritto in quarta di copertina è fuorviante e non rispecchia minimamente il contenuto di questo libro davvero orrendo. Statene alla larga a meno che non vogliate farvi del male!!!

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    Giuseppe Benvenuto

    27/02/2014 23:19:52

    A me è piaciuto molto, mi ha avvinto ed appassionato. Libro non facile scritto con stile inusuale tanto che a volte bisogna tornare indietro per capire chi sta parlando, ma la storia c'è' ed i personaggi anche. Il mondo delle banche, della finanza, delle troie ottimamente descritto e rappresentato. Mi ha sorpreso un po' la scurrilità a volte gratuita ma sorprendente che faticosamente resta in limiti accettabili. Lo sto rileggendo...

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    rebecca45

    31/01/2014 21:43:01

    Pensavo che uno scrittore vincitore del premio Strega dovesse perlomeno conoscere e sapere articolare bene la lingua italiana! Concordo con tutti i giudizi negativi che mi hanno preceduto e mi dispiace che si possa avere dei lettori una percezione culturale così bassa.

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    andrea

    16/12/2013 17:39:20

    Resistere non serve a niente... non l'ho finito..

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    Mr

    11/12/2013 11:02:22

    Concordo totalmente con il giudizio di "mario". Aggiungo solo che anche la prosa mi sembra gratuitamente arzigogolata al punto da risultare, in alcuni passi, difficilemnte comprensibile ("per lui le campane di probabilità sono veicoli spaziali che lo trasportano in un'orbita pneumatica").

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    mario

    27/10/2013 17:35:08

    Dopo aver faticosamente letto questo sconclusionato libro (che non è né un romanzo, né un libro-inchiesta) viene da domandarsi come è possibile che abbia vinto il Premio Strega 2013! Se l'intento dell'autore era quello di mostrarci il mare malato della finanza nel quale sguazzano pescecani senza scrupoli, bisogna dire che è arrivato tardi perché personaggi come quelli del suo libro se ne sono già conosciuti tramite TV, cinema e in letteratura fin da certe saghe di Sidney Sheldon 25 anni fa...! Chi avesse idea di leggere il libro di Walter Siti è vivamente sconsigliato dal farlo (tra l'altro si risparmierà anche il fastidio di dover leggere parolacce di origine sessuale buttate là non si sa con quale intento letterario...).

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    sabina

    22/10/2013 22:07:00

    mai titolo fu piu' profetico...non ce l'ho fatta! l'ho mollato a meta'....noioso e privo di emozioni...non capisco come abbia fatto a vincere il premio strega...

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    Diego

    06/10/2013 13:31:35

    Mollato dopo un'inutile resistenza fino a pagina 276. Impossibile trovare interesse per un simile racconto

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    Vero

    28/09/2013 16:35:03

    Come nel "contagio" (altro suo libro) si nota una certa irritante compiacenza nello sguazzare nel "peggio" dell'essere umano. Una pecca tipica degli intellettuali italiani che, geneticamente borghesi, si compiacciono nel prefigurare la decomposizione di un mondo a cui hanno molto dato e da cui hanno molto avuto.

Vedi tutte le 51 recensioni cliente
  Rispetto ai romanzi che lo avevano preceduto, Resistere non serve a niente di Walter Siti sembra introdurre due novità. La più evidente, di ordine tematico, affiora già nelle pagine iniziali, quando Siti narratore e personaggio prende la parola per annunciare l'espulsione dalla sua opera di ogni traccia di erotismo omosessuale, un motivo che dal libro di esordio, Scuola di nudo, del 1994, si sviluppa incessantemente fino ad Autopsia dell'ossessione, del 2010. Il narratore fa in modo anzi che l'abiura scaturisca proprio dalla fredda accoglienza riservata all'Autopsia: "La condanna di Antonio Franchini (l'editor della Mondadori) a proposito del mio ultimo romanzo era stata esplicita, lapidaria nella sua rozzezza: 'Sei tornato a scrivere un libro per froci'". La censura omosessuale prelude alla seconda novità, che matura intorno a pagina 50, quando Siti promette di rinunciare all'altra sua più tipica abitudine formale, il ricorso all'autofiction. Il resto di Resistere non serve a niente, cioè il grosso del libro, sarà infatti dedicato al racconto in terza persona della vita di un altro; nella fattispecie, di Tommaso Aricò, ricco bankster d'assalto, che dopo averlo conosciuto a una festa propone al personaggio Walter Siti di affrescare la storia della propria ascesa sociale, garantendogli i denari, i materiali e i documenti anche psicologici per farlo: "Devi dirmelo tu chi sono". Da qui in poi Siti non sarà che lo scriba, Aricò il committente e insieme il protagonista del libro che stiamo leggendo. Quanto contano queste novità in Resistere non serve a niente, e cosa cambiano nell'assetto complessivo della narrativa di Siti, ovvero in quello che sempre più si impone come il più articolato, sottile e ambizioso progetto narrativo italiano degli ultimi vent'anni? Rispetto all'abiura dell'omosessualità la scelta della narrazione onnisciente è una mossa forse più strutturale, ma meno inattesa; un po' perché assicurando la fuoriuscita dall'autobiografia il finale di Troppi paradisi già la lasciava presagire, un po' perché il Contagio e Autopsia, con le loro generose concessioni all'indiretto libero, avevano di fatto spostato l'interesse del lettore su identità e ambienti esterni ed estranei, almeno in parte, al personaggio Walter Siti. Ma nel loro insistere sia pure molto ambiguamente su un ideale di conoscenza attraversa il desiderio, Contagio e Autopsia restavano, nonostante tutto, "libri per froci"; se in Resistere l'io si fa più decisamente da parte è proprio grazie alla rimozione dell'eros omosessuale, che allenta la presa soffocante dell'ossessione privata per aprire uno spazio di identificazione più ampia: non più con l'alterità, vera o presunta, dell'eros perverso, ma con il male tout court. L'ambiente che esploriamo attraverso Tommaso Aricò è infatti quello della finanza internazionale, investigata nei suoi nessi organici con il mondo del crimine organizzato: rapporto che non è più di semplice e occasionale alleanza, ma di vera e propria complementarità, di collaborazione anche filosofica. L'obiettivo, ai livelli più elevati del sistema, è tanto l'arricchimento personale, quanto la conquista dell'autorevolezza e del sapere necessari a comandare il mondo: "Il denaro non serve per comprare ma per comprendere e quindi dirigere". Per cui il cosmo, come illustra la parabola etologica racchiusa nel secondo capitolo, viene ridotto sostanzialmente a carcere e biologia – carcere autoimposto e biologia "in situazione", sottoposta agli stimoli di misteriosi e amorali scienziati nell'ombra. Tanto più l'economia globale si fa immateriale e ipercinetica, tanto più al suo interno evapora la distinzione tra ciò che legale e ciò che non lo è; mentre tra la gente comune il concetto di libertà si complica e si confonde la frontiera tra fondamentale e accessorio, chi sporcandosi le mani agisce nella sala macchine del potere vive alla lettera il problema di non sapere più bene cosa possiede, e che farne. A queste vette il denaro si disincarna, e il profitto e il consumo si svelano più che mai surrogati di assoluto, per un'umanità che si abboffa di beni materiali ma non smette di aver bisogno di sacro. Perciò la crisi dell'economia occidentale, per come il libro la descrive, colpisce non tanto e non solo il capitalismo industriale, quanto il modello di individuo nato con la modernità, inventore e depositario dei diritti umani; la stanchezza dell'Occidente "padrone-delle-merci" coincide pertanto con la nascita di nuove categorie morali e psicologiche, con l'ascesa di un politeismo non soltanto religioso, ma anche culturale ed economico, e soprattutto con la fine della democrazia, svilita sul piano simbolico e di fatto già esautorata da inedite e sotterranee oligarchie transnazionali: "La disuguaglianza si sta riprendendo il proprio ruolo grazia alla tecnica che diffonde l'opportuno tasso di apatia". Se "ciò che apparentemente è stato superato è lì pronto a ritornare", si tratta soprattutto di capire quali nuove forme assumeranno le nostre paure più antiche, e quali evasioni ci inventeremo per fuggirle. Sul piano dei contenuti, come si vede, Resistere non serve a niente aggiorna e sviluppa la precedente ricerca di Siti più che intraprendere un nuovo cammino. Il personaggio stesso a cui l'autore presta il nome è costretto ad ammetterlo, contraddicendo sul finire del libro le proprie stesse abiure, di fronte a Tommaso che rilutta a farne un complice: "Ti ho delegato a vivere temi che sono i miei". I temi in questione sono l'ipertrofia del sé, pronta a rovesciarsi in frantume, alienazione e annullamento; l'intransitività del desiderio; l'immagine come organo respiratorio del consumo, e il consumo come sede spuria e miserabile in cui il mito si ostina a sopravvivere. I precedenti romanzi di Siti non alludevano forse, dietro i nudi maschili, alla tabula rasa dell'umanesimo, alla metamorfosi dell'io, ai nuovi commerci tra economia e infinito? Per quasi vent'anni, attraverso i suoi "libri per froci", la narrativa di Siti ha parlato di queste cose, e di tutte queste cose insieme. Mentre l'editoria italiana ci abituava a una prosa di intrattenimento, spacciata generosamente per "romanzo", che parla, nel migliore dei casi, di una cosa sola (d'infanzia, di adolescenza, di anoressia; di precariato, di fabbrica, di mafia…), i romanzi di Siti, come tutti i veri romanzi, parlavano di tutto, anche quando sembravano insistere sulle più idiosincratiche delle ossessioni; e parlavano degli altri, anche quando fingevano di descrivere un individuo isolato, sgradevole e tutto sommato marginale. Certo, una storia non diventa esemplare solo perché l'autore la dichiara come tale ("Mi chiamo Walter Siti, come tutti"); affinché l'esperimento funzionasse era necessario da un lato incidere in profondità, dall'altro moltiplicare i test, incrociare i dati, interrogarsi sulle corrispondenze. Infatti Resistere non serve a niente pullula, già a una prima e rapida lettura, di simmetrie e sottofondi; vive di collegamenti orizzontali (tra parti diverse dello stesso libro) e verticali (con spezzoni dei libri precedenti); sa all'occorrenza contraddire anche le proprie censure, e ritrovare le antiche ossessioni, lasciandole lampeggiare in un dettaglio rivelatore. In Troppi paradisi gli omosessuali erano considerati gli alfieri dell'integrazione consumistica; in Resistere non serve a niente quel ruolo di avanguardia lo svolgono i mafiosi; all'intercambiabilità delle maschere resiste l'ambizione romanzesca di capire il mondo attraverso un esempio: "Penso incongruamente a Nicola Gratteri quell'unica volta che l'ho ascoltato in una libreria milanese; uno dal pubblico gli ha chiesto come fanno i mafiosi a scegliersi i prestanome e lui ha risposto 'fanno come gli omosessuali, che si trovano senza cercarsi'". Gianluigi Simonetti

Vincitore Premio Strega 2013. L’ultimo romanzo di Walter Siti reca in esergo una frase che dice: "La narrativa è più sicura: tanti editori avrebbero paura a pubblicare saggi su questi temi."
La citazione è di Graham Greene e introduce subito il lettore nel vivo di un terreno accidentato, in cui temi scottanti e scomode verità diventano materiale per la costruzione di un grande romanzo contemporaneo.
Siti sceglie la finzione per indagare quella che viene comunemente definita “zona grigia” tra l’alta finanza e la criminalità. Un mondo più che mai reale che viene dipinto attraverso personaggi a tutto tondo, che si muovono come pedine intelligenti sulla scacchiera della politica corrotta e dell’economia internazionale, incarnazione di una società che versa in uno stato di completo deterioramento morale, in cui “opprimere è un piacere, essere primi un imperativo e il possesso è l’unica misura del valore.”
Il romanzo si apre con l’agghiacciante scena di un’ esecuzione di stampo mafioso e con un breve intervento-saggio sul divario tra prostituzione reale e prostituzione percepita nella nostra società. Il lettore viene immediatamente trascinato dentro un mondo dominato da logiche alternative a quelle condivise, nel quale “la fluidità di mercato equipara il corpo a una cedola” e il denaro non è altro che un “necessario passaggio intermedio per una transazione psicologica” attraverso la quale l’escort fa sentire l’uomo padrone, mentre lui la fa sentire libera di usare il proprio corpo come vuole.
Bastano le prime pagine a coinvolgere e turbare e a dare la consapevolezza di non trovarsi di fronte al solito romanzo rassicurante che rafforza le certezze senza ingenerare dubbi. Siti non guida per mano dolcemente, ma introduce brutalmente nel mondo delle feste patinate, nelle discussioni tra ricchi banchieri, broker, starlette televisive, imprenditori tuttofare.
I loro dialoghi sono “sempre in bilico tra la sciocchezza recitata e il conformismo contro corrente” e bastano frammenti di conversazione per cogliere l’assurdo di certa società. Con l’arma della letteratura, Siti ne indaga i segreti inconfessati. Si impara, così, a familiarizzare con Tommaso, ragazzo di borgata, una lunga storia di obesità e bulimia alle spalle, matematico mancato e oggi broker affermato che tenta con donne, lusso, appartamenti e viaggi di coprire quel senso di inadeguatezza che il suo passato gli ha lasciato in eredità: l’adolescenza vissuta alla periferia del sistema, l’eterna lotta contro la “crudeltà cannibale degli specchi”, un padre di cui deve nascondere l’identità e la storia (“Papà Santa, sua diversità e suo segreto”), la fragilità di un edipo per nulla risolto. Uomo-elefante, uomo-cicatrice che cerca di salvarsi con la leggerezza della sua materia grigia, Tommaso accetta di raccontarsi sul teatro del romanzo, un po’ per vanità un po’ per bisogno di un esame di coscienza “egoistico, affannoso perché in ritardo.” La definizione del personaggio va di pari passo con il racconto della sua storia e con la descrizione del sistema marcio in cui si muove; creatura d’autore, scopre se stesso con la fabulazione e arriva a chiedere allo scrittore: "Devi dirmelo tu chi sono." Accanto a Tommaso, Gabry, la modella e olgettina intelligente, così terrena e così irraggiungibile, che usa il suo potere sugli uomini non tanto per superba arroganza, quanto più per stanco adeguamento a un apparato che l’ha creata e che, in fondo, non è così male. E, in un progredire vorticoso, conosciamo anche Edith, la scrittrice impegnata, Morgan il mafioso internazionale.
Frammenti di storie, luoghi comuni, conversazioni inconcepibili in un convulso gioco di continui cambi di punti di vista. Siti sceglie il miglior modo possibile per descrivere un universo senza centro. Anche i termini usati, in larga parte tratti dal lessico finanziario, restituiscono l’idea di un caos turbinoso: high-frequency trend, bilanci aziendali, fondi, agenzie di rating, titoli di stato… unici valori di un mondo in cui le transazioni economiche sono l’unico momento in cui le persone scambiano davvero qualcosa.
La struttura narrativa è complessa, multi-livello: da un lato l’autore fa agire e parlare i personaggi, dall’altro interviene - figura tra le altre – a muovere le fila di un discorso articolato. L’autore-personaggio pone sotto riflessione il romanzo stesso e, in un perfetto esempio di metanarrazione, parla al lettore guidandolo nell’evoluzione del racconto, talvolta suggerendogli quelle motivazioni nascoste, sottese ai comportamenti dei personaggi e che loro stessi non sempre sembrano conoscere. Come Svevo con il suo Zeno, Siti sa che i suoi personaggi sono bugiardi e spesso omettono le proprie ragioni vergognandosene, e allora racchiude in note il proprio pensiero su di loro, postille di un giudizio che – nonostante tutto – non appare mai insindacabile.
Si addentra in un mondo che va osservato senza smettere mai di problematizzare perché i valori assoluti sono definitivamente caduti e la distinzione tra bene e male è quanto mai labile. Rapporti di famiglia, amore e amicizia, sesso, inganno, sfruttamento chiedono di essere valutati rinunciando all’aprioristica definizione di “giusto” e “sbagliato”.

A cura di Wuz.it

  • Walter Siti Cover

    Critico, letterato, saggista italiano. Formatosi alla Scuola Normale Superiore di Pisa, ha insegnato nelle Università di Pisa, Cosenza, L'Aquila. È il curatore delle opere complete di Pier Paolo Pasolini. Tra i suoi libri ricordiamo: Scuola di nudo (Einaudi, 1994), Un dolore normale (Einaudi, 1999), La magnifica merce (Einaudi, 2004), Troppi paradisi (Einaudi, 2006), Il contagio (Mondadori, 2008) - dal quale viene tratto un film nel 2017 -, Autopsia dell'ossessione (Mondadori, 2010), Resistere non serve a niente (Rizzoli, 2012, vincitore del Premio Strega 2013), La voce verticale. 52 liriche per un anno (Rizzoli, 2015), Bruciare tutto (Rizzoli, 2017)Nel 2007 è stato finalista al Premio Bergamo; nel 2009 ha vinto il premio letterario Dedalus. Dal novembre... Approfondisci
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