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Descrizione

Molte inchieste ci hanno parlato della famosa "zona grigia" tra criminalità e finanza, fatta di banchieri accondiscendenti, broker senza scrupoli, politici corrotti, malavitosi di seconda generazione laureati in Scienze economiche e ricevuti negli ambienti più lussuosi e insospettabili. Ma è difficile dar loro un volto, immaginarli nella vita quotidiana. Walter Siti, col suo stile mimetico e complice, sfrutta le risorse della letteratura per offrirci un ritratto ravvicinato di Tommaso: ex ragazzo obeso, matematico mancato e giocoliere della finanza; tutt'altro che privo di buoni sentimenti, forte di un edipo irrisolto e di inconfessabili frequentazioni. Intorno a lui si muove un mondo dove il denaro comanda e deforma; dove il possesso è l'unico criterio di valore, il corpo è moneta e la violenza un vantaggio commerciale. Conosciamo un'olgettina intelligente e una scrittrice impegnata, un sereno delinquente di borgata e un mafioso internazionale che interpreta la propria leadership come una missione. Un mondo dove soldi sporchi e puliti si confondono in un groviglio inestricabile, mentre la stessa distinzione tra bene e male appare incerta e velleitaria. Proseguendo nell'indagine narrativa sulle mutazioni profonde della contemporaneità, sulle vischiosità ossessive e invisibili dietro le emergenze chiassose della cronaca, Siti prefigura un aldilà della democrazia: un inferno contro natura che chiede di essere guardato e sofferto con lucidità prima di essere (forse e radicalmente).
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Dettagli

2012
2 maggio 2012
316 p., Rilegato
9788817058469

Valutazioni e recensioni

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FrancescoGP
Recensioni: 4/5

Il primo libro di Siti che ho letto e mi è piaciuto molto. Carico di realismo, a volte anche crudo, ma mai banale.

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bruno
Recensioni: 1/5

Non mi era mai capitato di provare e ricominciare un libro per tre volte senza riuscire a finirlo e ad appassionarmici .. E' capitato con questo libro pretenzioso e per palati forse tanto tanto fini quanto lontani dai miei gusti

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LEOPOLDO ROMAN
Recensioni: 3/5

Come per i vini anche il Premio Strega ha delle annate buone ed altre meno buone. Il 2013 non è stata delle migliori. Questa storia (vincitrice del premio) di un giocoliere della finanza che si riscatta ed arricchisce con i soldi e le dritte della malavita, dopo essere stato un ragazzo di strada, figlio sgraziato di un assassino, ha l’ambizione di farci entrare in quella zona grigia della finanza criminale, che ogni anno che passa è sempre più determinante anche nel causare crisi internazionali e stravolgimenti politici. Ci riesce Walter Siti, abile e fantasioso com’è? In parte si, ma il suo troppo personale dialogo con il protagonista Tommaso, non dà continuità alla narrazione e rende la struttura del romanzo troppo complessa. A volte si addentra nella descrizione di importanti operazioni finanziarie, ma poi non le approfondisce, per cui ha l’effetto di un sasso lanciato in uno stagno che affonda subito senza procurare alcuna onda. Ci vuole una certa costanza ed una resistenza collaudata per arrivare alla fine. Se poi uno è un po’ retrò di mentalità, certi intermezzi pornografici ed alcune peraltro verosimili storie di prostituzione, non lo aiutano ad apprezzare l’opera.

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Voce della critica

  Rispetto ai romanzi che lo avevano preceduto, Resistere non serve a niente di Walter Siti sembra introdurre due novità. La più evidente, di ordine tematico, affiora già nelle pagine iniziali, quando Siti narratore e personaggio prende la parola per annunciare l'espulsione dalla sua opera di ogni traccia di erotismo omosessuale, un motivo che dal libro di esordio, Scuola di nudo, del 1994, si sviluppa incessantemente fino ad Autopsia dell'ossessione, del 2010. Il narratore fa in modo anzi che l'abiura scaturisca proprio dalla fredda accoglienza riservata all'Autopsia: "La condanna di Antonio Franchini (l'editor della Mondadori) a proposito del mio ultimo romanzo era stata esplicita, lapidaria nella sua rozzezza: 'Sei tornato a scrivere un libro per froci'". La censura omosessuale prelude alla seconda novità, che matura intorno a pagina 50, quando Siti promette di rinunciare all'altra sua più tipica abitudine formale, il ricorso all'autofiction. Il resto di Resistere non serve a niente, cioè il grosso del libro, sarà infatti dedicato al racconto in terza persona della vita di un altro; nella fattispecie, di Tommaso Aricò, ricco bankster d'assalto, che dopo averlo conosciuto a una festa propone al personaggio Walter Siti di affrescare la storia della propria ascesa sociale, garantendogli i denari, i materiali e i documenti anche psicologici per farlo: "Devi dirmelo tu chi sono". Da qui in poi Siti non sarà che lo scriba, Aricò il committente e insieme il protagonista del libro che stiamo leggendo. Quanto contano queste novità in Resistere non serve a niente, e cosa cambiano nell'assetto complessivo della narrativa di Siti, ovvero in quello che sempre più si impone come il più articolato, sottile e ambizioso progetto narrativo italiano degli ultimi vent'anni? Rispetto all'abiura dell'omosessualità la scelta della narrazione onnisciente è una mossa forse più strutturale, ma meno inattesa; un po' perché assicurando la fuoriuscita dall'autobiografia il finale di Troppi paradisi già la lasciava presagire, un po' perché il Contagio e Autopsia, con le loro generose concessioni all'indiretto libero, avevano di fatto spostato l'interesse del lettore su identità e ambienti esterni ed estranei, almeno in parte, al personaggio Walter Siti. Ma nel loro insistere sia pure molto ambiguamente su un ideale di conoscenza attraversa il desiderio, Contagio e Autopsia restavano, nonostante tutto, "libri per froci"; se in Resistere l'io si fa più decisamente da parte è proprio grazie alla rimozione dell'eros omosessuale, che allenta la presa soffocante dell'ossessione privata per aprire uno spazio di identificazione più ampia: non più con l'alterità, vera o presunta, dell'eros perverso, ma con il male tout court. L'ambiente che esploriamo attraverso Tommaso Aricò è infatti quello della finanza internazionale, investigata nei suoi nessi organici con il mondo del crimine organizzato: rapporto che non è più di semplice e occasionale alleanza, ma di vera e propria complementarità, di collaborazione anche filosofica. L'obiettivo, ai livelli più elevati del sistema, è tanto l'arricchimento personale, quanto la conquista dell'autorevolezza e del sapere necessari a comandare il mondo: "Il denaro non serve per comprare ma per comprendere e quindi dirigere". Per cui il cosmo, come illustra la parabola etologica racchiusa nel secondo capitolo, viene ridotto sostanzialmente a carcere e biologia – carcere autoimposto e biologia "in situazione", sottoposta agli stimoli di misteriosi e amorali scienziati nell'ombra. Tanto più l'economia globale si fa immateriale e ipercinetica, tanto più al suo interno evapora la distinzione tra ciò che legale e ciò che non lo è; mentre tra la gente comune il concetto di libertà si complica e si confonde la frontiera tra fondamentale e accessorio, chi sporcandosi le mani agisce nella sala macchine del potere vive alla lettera il problema di non sapere più bene cosa possiede, e che farne. A queste vette il denaro si disincarna, e il profitto e il consumo si svelano più che mai surrogati di assoluto, per un'umanità che si abboffa di beni materiali ma non smette di aver bisogno di sacro. Perciò la crisi dell'economia occidentale, per come il libro la descrive, colpisce non tanto e non solo il capitalismo industriale, quanto il modello di individuo nato con la modernità, inventore e depositario dei diritti umani; la stanchezza dell'Occidente "padrone-delle-merci" coincide pertanto con la nascita di nuove categorie morali e psicologiche, con l'ascesa di un politeismo non soltanto religioso, ma anche culturale ed economico, e soprattutto con la fine della democrazia, svilita sul piano simbolico e di fatto già esautorata da inedite e sotterranee oligarchie transnazionali: "La disuguaglianza si sta riprendendo il proprio ruolo grazia alla tecnica che diffonde l'opportuno tasso di apatia". Se "ciò che apparentemente è stato superato è lì pronto a ritornare", si tratta soprattutto di capire quali nuove forme assumeranno le nostre paure più antiche, e quali evasioni ci inventeremo per fuggirle. Sul piano dei contenuti, come si vede, Resistere non serve a niente aggiorna e sviluppa la precedente ricerca di Siti più che intraprendere un nuovo cammino. Il personaggio stesso a cui l'autore presta il nome è costretto ad ammetterlo, contraddicendo sul finire del libro le proprie stesse abiure, di fronte a Tommaso che rilutta a farne un complice: "Ti ho delegato a vivere temi che sono i miei". I temi in questione sono l'ipertrofia del sé, pronta a rovesciarsi in frantume, alienazione e annullamento; l'intransitività del desiderio; l'immagine come organo respiratorio del consumo, e il consumo come sede spuria e miserabile in cui il mito si ostina a sopravvivere. I precedenti romanzi di Siti non alludevano forse, dietro i nudi maschili, alla tabula rasa dell'umanesimo, alla metamorfosi dell'io, ai nuovi commerci tra economia e infinito? Per quasi vent'anni, attraverso i suoi "libri per froci", la narrativa di Siti ha parlato di queste cose, e di tutte queste cose insieme. Mentre l'editoria italiana ci abituava a una prosa di intrattenimento, spacciata generosamente per "romanzo", che parla, nel migliore dei casi, di una cosa sola (d'infanzia, di adolescenza, di anoressia; di precariato, di fabbrica, di mafia…), i romanzi di Siti, come tutti i veri romanzi, parlavano di tutto, anche quando sembravano insistere sulle più idiosincratiche delle ossessioni; e parlavano degli altri, anche quando fingevano di descrivere un individuo isolato, sgradevole e tutto sommato marginale. Certo, una storia non diventa esemplare solo perché l'autore la dichiara come tale ("Mi chiamo Walter Siti, come tutti"); affinché l'esperimento funzionasse era necessario da un lato incidere in profondità, dall'altro moltiplicare i test, incrociare i dati, interrogarsi sulle corrispondenze. Infatti Resistere non serve a niente pullula, già a una prima e rapida lettura, di simmetrie e sottofondi; vive di collegamenti orizzontali (tra parti diverse dello stesso libro) e verticali (con spezzoni dei libri precedenti); sa all'occorrenza contraddire anche le proprie censure, e ritrovare le antiche ossessioni, lasciandole lampeggiare in un dettaglio rivelatore. In Troppi paradisi gli omosessuali erano considerati gli alfieri dell'integrazione consumistica; in Resistere non serve a niente quel ruolo di avanguardia lo svolgono i mafiosi; all'intercambiabilità delle maschere resiste l'ambizione romanzesca di capire il mondo attraverso un esempio: "Penso incongruamente a Nicola Gratteri quell'unica volta che l'ho ascoltato in una libreria milanese; uno dal pubblico gli ha chiesto come fanno i mafiosi a scegliersi i prestanome e lui ha risposto 'fanno come gli omosessuali, che si trovano senza cercarsi'". Gianluigi Simonetti

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La recensione di IBS

Vincitore Premio Strega 2013. L’ultimo romanzo di Walter Siti reca in esergo una frase che dice: "La narrativa è più sicura: tanti editori avrebbero paura a pubblicare saggi su questi temi."
La citazione è di Graham Greene e introduce subito il lettore nel vivo di un terreno accidentato, in cui temi scottanti e scomode verità diventano materiale per la costruzione di un grande romanzo contemporaneo.
Siti sceglie la finzione per indagare quella che viene comunemente definita “zona grigia” tra l’alta finanza e la criminalità. Un mondo più che mai reale che viene dipinto attraverso personaggi a tutto tondo, che si muovono come pedine intelligenti sulla scacchiera della politica corrotta e dell’economia internazionale, incarnazione di una società che versa in uno stato di completo deterioramento morale, in cui “opprimere è un piacere, essere primi un imperativo e il possesso è l’unica misura del valore.”
Il romanzo si apre con l’agghiacciante scena di un’ esecuzione di stampo mafioso e con un breve intervento-saggio sul divario tra prostituzione reale e prostituzione percepita nella nostra società. Il lettore viene immediatamente trascinato dentro un mondo dominato da logiche alternative a quelle condivise, nel quale “la fluidità di mercato equipara il corpo a una cedola” e il denaro non è altro che un “necessario passaggio intermedio per una transazione psicologica” attraverso la quale l’escort fa sentire l’uomo padrone, mentre lui la fa sentire libera di usare il proprio corpo come vuole.
Bastano le prime pagine a coinvolgere e turbare e a dare la consapevolezza di non trovarsi di fronte al solito romanzo rassicurante che rafforza le certezze senza ingenerare dubbi. Siti non guida per mano dolcemente, ma introduce brutalmente nel mondo delle feste patinate, nelle discussioni tra ricchi banchieri, broker, starlette televisive, imprenditori tuttofare.
I loro dialoghi sono “sempre in bilico tra la sciocchezza recitata e il conformismo contro corrente” e bastano frammenti di conversazione per cogliere l’assurdo di certa società. Con l’arma della letteratura, Siti ne indaga i segreti inconfessati. Si impara, così, a familiarizzare con Tommaso, ragazzo di borgata, una lunga storia di obesità e bulimia alle spalle, matematico mancato e oggi broker affermato che tenta con donne, lusso, appartamenti e viaggi di coprire quel senso di inadeguatezza che il suo passato gli ha lasciato in eredità: l’adolescenza vissuta alla periferia del sistema, l’eterna lotta contro la “crudeltà cannibale degli specchi”, un padre di cui deve nascondere l’identità e la storia (“Papà Santa, sua diversità e suo segreto”), la fragilità di un edipo per nulla risolto. Uomo-elefante, uomo-cicatrice che cerca di salvarsi con la leggerezza della sua materia grigia, Tommaso accetta di raccontarsi sul teatro del romanzo, un po’ per vanità un po’ per bisogno di un esame di coscienza “egoistico, affannoso perché in ritardo.” La definizione del personaggio va di pari passo con il racconto della sua storia e con la descrizione del sistema marcio in cui si muove; creatura d’autore, scopre se stesso con la fabulazione e arriva a chiedere allo scrittore: "Devi dirmelo tu chi sono." Accanto a Tommaso, Gabry, la modella e olgettina intelligente, così terrena e così irraggiungibile, che usa il suo potere sugli uomini non tanto per superba arroganza, quanto più per stanco adeguamento a un apparato che l’ha creata e che, in fondo, non è così male. E, in un progredire vorticoso, conosciamo anche Edith, la scrittrice impegnata, Morgan il mafioso internazionale.
Frammenti di storie, luoghi comuni, conversazioni inconcepibili in un convulso gioco di continui cambi di punti di vista. Siti sceglie il miglior modo possibile per descrivere un universo senza centro. Anche i termini usati, in larga parte tratti dal lessico finanziario, restituiscono l’idea di un caos turbinoso: high-frequency trend, bilanci aziendali, fondi, agenzie di rating, titoli di stato… unici valori di un mondo in cui le transazioni economiche sono l’unico momento in cui le persone scambiano davvero qualcosa.
La struttura narrativa è complessa, multi-livello: da un lato l’autore fa agire e parlare i personaggi, dall’altro interviene - figura tra le altre – a muovere le fila di un discorso articolato. L’autore-personaggio pone sotto riflessione il romanzo stesso e, in un perfetto esempio di metanarrazione, parla al lettore guidandolo nell’evoluzione del racconto, talvolta suggerendogli quelle motivazioni nascoste, sottese ai comportamenti dei personaggi e che loro stessi non sempre sembrano conoscere. Come Svevo con il suo Zeno, Siti sa che i suoi personaggi sono bugiardi e spesso omettono le proprie ragioni vergognandosene, e allora racchiude in note il proprio pensiero su di loro, postille di un giudizio che – nonostante tutto – non appare mai insindacabile.
Si addentra in un mondo che va osservato senza smettere mai di problematizzare perché i valori assoluti sono definitivamente caduti e la distinzione tra bene e male è quanto mai labile. Rapporti di famiglia, amore e amicizia, sesso, inganno, sfruttamento chiedono di essere valutati rinunciando all’aprioristica definizione di “giusto” e “sbagliato”.

A cura di Wuz.it

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Walter Siti

1947, Modena

Critico, letterato, saggista italiano. Formatosi alla Scuola Normale Superiore di Pisa, ha insegnato nelle Università di Pisa, Cosenza, L'Aquila. È il curatore delle opere complete di Pier Paolo Pasolini. Tra i suoi libri ricordiamo: Scuola di nudo (Einaudi, 1994), Un dolore normale (Einaudi, 1999), La magnifica merce (Einaudi, 2004), Troppi paradisi (Einaudi, 2006), Il contagio (Mondadori, 2008) - dal quale viene tratto un film nel 2017 -, Autopsia dell'ossessione (Mondadori, 2010), Resistere non serve a niente (Rizzoli, 2012, vincitore del Premio Strega 2013), La voce verticale. 52 liriche per un anno (Rizzoli, 2015), Bruciare tutto (Rizzoli, 2017)Nel 2007 è stato finalista al Premio Bergamo; nel 2009 ha vinto il premio letterario Dedalus. Dal novembre...

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