Traduttore: M. Antonielli
Editore: Adelphi
Anno edizione: 2003
In commercio dal: 22 ottobre 2003
Pagine: 388 p.
  • EAN: 9788845918209
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Descrizione
Lo scenario si apre su una scena ormai sorprendentemente esotica: la Germania di fine Ottocento, con la sua opulenza terriera e finanziaria, le aspre tensioni sociali, il presagio di una catastrofe lontana ma già palpabile e, in particolare, su tre famiglie, unite da divergenti tradizioni aristocratiche e separate da irreali visioni del futuro. La prima è costituita da solidi "rentiers" ebrei di Berlino, nel cuore del Nord prussiano e protestante; le altre due appartengono "a realtà discordi del Sud cattolico: l'una sonnolenta, rurale, volta al passato; l'altra ossessionata da sogni ecumenici di dimensioni europee". A unirle provvederanno due matrimoni e uno scandalo.

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    Libetta

    03/10/2004 17:08:01

    Saga familiare, le conversazioni i momenti migliori del romanzo oltre a principale filo conduttore, affascinanti quelle durante gli interminabili pasti con i commensali a decidere le sorti degli assenti. Ambientato nella Germania tra fine '800 ed inizio secolo, anche con punte d'invenzione come sinceramente dichiara l'autrice nella prefazione (tra le poche che davvero si possano leggere prima del libro), il dipinto ironico ed itinerante, anche tra le lingue usate, di un periodo storico con le castrazioni dell'epoca in materia di religione, di necessita' politiche e militari e l'avidita' di sempre maggior denaro per farvi fronte o superarne la noia. Struggimento per Johannes.

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C'è una variabile costante nelle saghe familiari ed è il coinvolgimento, storico, personale, intimamente personale. Un'immersione spontanea e non negoziabile. Ed è forse in questo che consiste il retaggio. Si tratta di aggiungere al racconto un elemento di valore, una connotazione che superi le dimore dell'ambientazione e entri in un panorama storico e politico dove il futuro è diretta conseguenza del presente.

Sono tre le famiglie di Sybille Bedford, tre famiglie legate da matrimoni, dalla comunanza di un destino storico e geografico, accomunati dal vivere quel particolare periodo che è la fine di un secolo, il passaggio al Novecento e ai suoi orizzonti. Dal 1870 al 1914. La voce è quella dell'ultima erede, è lei la prima a essere coinvolta nel suo ricordo: "Quali ricordi sono loro? Quali miei? Non c'è periodo della mia vita che non rechi esperienze altrui. In un certo senso, questa è la mia storia". Una storia difficile da raccontare nel suo seguire i dialoghi, le stranezze, seguire gli occhi della bambina a cui tutto questo è arrivato in maniera più o meno spontanea. Il suo è un ricordare per filtri, quasi fiabesco, un ricordare ironico dove la caratterizzazione è essenziale e scatenante. Personaggi indipendenti e bizzarri che si riflettono in una società di cui non sono pienamente padroni, ma continuano a credere di esserlo. Si muovono per l'Europa, aprono, chiudono case, si incontrano, si scontrano nei fitti dialoghi. In una dinamicità reale che non si esime mai dal particolare. Solo l'enfasi della memoria può avere il coraggio di interrompere le frasi, di desacralizzarle, di presentarle con l'aiuto di un commento in francese, in inglese o in tedesco. Un fratello pazzo e tenuto nascosto che per ragioni di contegno sociale diventa capitano in una località sperduta si affianca a ereditieri che sperperano i loro patrimoni, continui debiti da pagare, cene, matrimoni. Spesso ciò su cui si posa l'attenzione del ricordo divine il motivo scatenante, il bergsoniano slancio vitale che conduce a una serrata dinamica dei fatti.

Lo sfondo è la Germania prussiana delle grandi famiglie aristocratiche, la dimensione antica e seducente di famiglie in cui si parlava francese, si collezionava arte e ci si trasferiva nel Sud della Francia per sfuggire al freddo. Con notazioni, come quella del crescente valore degli impressionisti e il conseguente acquisto di un Monet che scandiscono un tempo non esclusivamente familiare. È di un'epoca che abbiamo l'impressione. Di chi, come Julius non l'ha mai veramente capita e accettata, di Sarah che ne segue l'orchestrato disegno e di Caroline, madre della narratrice, una donna inglese che porta con sé nuovi valori e che male sopporta quelli tedeschi.

Un retaggio che raccoglie, dopo anni di consapevolezza un mondo che si sta sgretolando. Ma si tratta di un bagaglio policromo, uno dei tanti ricercatissimi mobili di Jules, uno dei vestiti di Melanie e Sarah, una delle loro ville, in Voss Strasse,a Grasse, o nel sud della Spagna.

Temi come la scelta religiosa o la convenienza di tenere o meno scimpanzé in casa vengono appaiati: è l'aspetto più infantile del ricordo, quello per cui gli eventi si muovono su una scala di importanza mobile, risaltano per la loro particolarità e nel momento in cui diventano più gravi, importanti, si fanno oscuri, indefiniti. Nessuno sapeva esattamente cosa stesse succedendo al fratello pazzo, Johannes, e lo scandalo in cui tutti si troveranno coinvolti lascerà emergere la versione più cruda, quella che un secolo maturo poteva avere di una nobiltà volutamente immatura, capricciosa, frutto di anni e anni di dominio burocratico e capillare, frutto di nomi che diventavano cariche. È la rottura della famiglia che collima con l'ingresso della stampa scandalistica; il mondo moderno con le sue fratture e tensioni svela quanto di internamente fragile stava già al suo interno.

La storia termina prima del conflitto mondiale con un altro conflitto, quello interno, già esploso, di una menzogna durata anni, di una famiglia che, come appare in uno degli ultimi dialoghi di Caroline, ha coltivato la sua falsità e in questa si è nascosta. Il retaggio presente conserva però l'ironia di Bedford, i manierismi dei suoi personaggi ormai ritratto di loro stessi. E forse la consapevolezza di quello che il libro non può più raccontare.