Riccardin dal ciuffo

Amélie Nothomb

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Editore: Voland
Collana: Amazzoni
Pagine: 128 p.
  • EAN: 9788862430722
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Selezionato per il Prix Jean-Freustié, Riccardin dal ciuffo è un romanzo acuto e divertente sull’inafferrabilità dell’amore e sui molti misteri della natura umana.

Amélie Nothomb rivisita in chiave contemporanea la popolare fiaba francese resa celebre dalla versione di Charles Perrault. Il giovane principe Déodat è incommensurabilmente brutto ma possiede un’intelligenza e uno spirito fuori del comune, mentre la bellezza divina dell’incantevole Trémière si accompagna a un ingegno limitato. Il destino farà incrociare le loro strade…
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    A.L.

    21/09/2018 14:54:33

    Io adoro questa scrittrice. Riccardin dal Ciuffo è una storia semplice ma molto, molto ilare, e scorre veloce. Non raggiunge il picco di Nothomb ma lo consiglio da leggere.

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    n.d.

    24/07/2018 15:07:22

    Estremamente godibile come sempre: la Nothomb non si smentisce e questo Riccardin dal ciuffo si lascia divorare. L'autrice arricchisce la fiaba con i suoi personalissimi apporti e il risultato è avvincente come al solito. Decisamente consigliato.

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    n.d.

    14/10/2017 15:47:57

    Non l' ho acquistato per me, chi lo ha letto lo ha definito bellissimo.

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    rosetta

    20/02/2017 09:01:49

    Come sempre, parlando dei libri di Amélie Nothomb, la lunghezza del testo li avvicina più a racconti lunghi che a romanzi brevi. Ma questo non incide minimamente sulla qualità e sulla bellezza dei testi. In questo caso una favola prende vita nella realtà e la narrazione che ci divertiva nell'infanzia diventa riflessione che ci cattura nell'età adulta. Una storia d'amore, ma anche di affinità elettive. E uno sprone a superare i conformismi le idee preconcette, gli stereotipi che la società contemporanea (ma anche quella antica, se andiamo alle radici della favola) ci impone senza un vero perché.

Vedi tutte le 4 recensioni cliente

Una fiaba senza tempo dalla quale ancora oggi possiamo imparare qualcosa, questo è quello che possiamo trovare tra le pagine di Riccardin dal Ciuffo di Amélie Nothmob. L’autrice qui prende la vecchia favola di Perrauld Errichetto dal ciuffo e gli da una connotazione nuova e moderna, a dimostrazione che le vecchie storie non devono essere dimenticate ma anzi, spesso possono tornare molto utili. In Riccardin dal Ciuffo viene presentata la potenza dell’amore capace di trasformare il brutto in bello, lo stupido in intelligente, perchè nulla può sottrarsi al sentimento puro e vero.

Deodato è un bambino che dimostra una grandiosa intelligenza fin dalla tenera età, nel suo aspetto però la vita non è stata così generosa, il piccolo infatti è di una bruttezza singolare. Bersaglio principale dei bulli di scuola che non mancano di ricordargli la sua condizione, Deodato però, dato il suo cervello, non si cura molto degli altri, anzi li affronta senza troppi complimenti con il solo uso dell’intelligenza. Anche i suoi genitori non sono mai riusciti ad amarlo completamente dato il suo aspetto, ciò nonostante erano ben fieri della grande curiosità e intelligenza del piccolo. Un giorno delle superiori però Deodato viene accolto dalle attenzioni di Samantha, la ragazza più desiderata della scuola che aveva deciso di fare di Deodato, nonostante il suo aspetto, il suo amore. La storia durò poco e a Samantha si sostituì Serafita, poi Soraya, Sultana, Silvana, tutti amori fugaci che si consumavano in una notte o poco più. Dall’altra parte del Senna cresceva una bambina dotata di una bellezza unica, Altea, cresciuta con la nonna Malvarosa che l’amava di un amore indescrivibile a causa del lavoro continuo dei genitori. La vita dona e la vita toglie, la bellezza di Altea non bastava a colmare la sua assoluta stupidità, non capiva nulla e non si interessava a niente.

Questi due personaggi diametralmente opposti arriveranno comunque ad eccellere nei loro rispettivi campi, Deodato nell’ornitologia e Altea nella moda, dono datogli dalla nonna.

«A rifletterci, insoddisfazione e volgarità potevano interpretarsi come le versioni femminile e maschile di un’identica forza: il desiderio.»

Amélie Nothomb è un’autrice straordinaria, nata in Giappone da genitori belga trascorre la sua infanzia lì per poi trasferirsi in Cina dove scoprirà l’amore per la scrittura, frequentando la piccola scuola locale francese. Dopo una vita piuttosto complessa a causa del regime comunista che si stava espandendo torna in Europa e nel 1992 pubblica in Belgio L’igiene dell’assassino, decretando il suo continuo successo. Amélie pubblica da allora un libro all’anno, i suoi racconti sono per lo più molto brevi e nascondono sempre un pezzo della sua storia personale. Riccardin dal Ciuffo è il suo ultimo libro ma non è la prima volta che si dedica alla riscrittura di una fiaba popolare, aveva già giocato con esse in Barbablù(2012) e Attentato (1997). Il romanzo in questione è molto semplice, la storia è raccontata proprio come se fosse una fiaba e ci lascia una morale tanto semplice quanto da non sottovalutare: l’intelligenza ha molte forme e la bellezza è negli occhi di chi guarda. Da molti è stata accusata di aver banalizzato un tema e di essersi attaccata a luoghi comuni già visti, ma siamo sicuri di aver ben impressi questi ideali? O ancora oggi distogliamo lo sguardo se vediamo una persona obiettivamente brutta o, più semplicemente, diversa da noi? Se questa è la banalità che serve per non farci fermare alle apparenze allora ben venga la banalità di Amélie Nothomb, che tra le altre cose, è sempre un piacere leggere.

«In verità Deodato e Altea, ben lontani dal sentirsi complici, comunicavano attraverso quel senso di stupore un po’ perturbante che così spesso provavano l’uno nei confronti dell’altra. (…) Chi è questa persona così singolare che ormai occupa il centro del mondo?»

Recensione di Francesca Magni

  • Amélie Nothomb Cover

    Scrittrice belga. Figlia di un ambasciatore membro di una delle famiglie più in vista del suo paese ha trascorso l'infanzia in Giappone, per poi trasferirsi in Cina al seguito del padre diplomatico.I suoi libri hanno ormai conquistato milioni di lettori e fans appassionati. L’esordio a soli ventitré anni con Igiene dell’assassino, cui ha fatto seguito, ogni anno, un romanzo accolto con identico successo. Laureatasi, decide di ritornare a Tokyo per approfondire la conoscenza della lingua giapponese studiando la «langue tokyoïte des affaires»: assunta come traduttrice in una enorme azienda giapponese, vive un'esperienza durissima che racconta in seguito nel libro Stupore e tremori, che riceverà il Grand Prix du Roman dell'Académie... Approfondisci
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