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William Shakespeare

Curatore: V. Gabrieli
Editore: Garzanti Libri
Collana: I grandi libri
Edizione: 8
Anno edizione: 2007
Formato: Tascabile
Pagine: IL-303 p. , Brossura
  • EAN: 9788811363620

Recensioni dei clienti

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    Vittorio Caffe'

    14/11/2008 15.11.40

    Non soffro dell'idolatria di Shakespeare. Tra le sue opere ce ne sono di più o meno belle. Il problema è che anche nelle sue opere giovanili, come questa (scritta che aveva poco più di vent'anni), il Bardo sta tre spanne sopra gli altri della sua epoca, e anche sopra a quelli successivi. Se a qualcuno non piace il linguaggio, si chieda: ma è colpa di Shakespeare o non del traduttore? Nell'originale, che certo non è facile, e comunque è inglese del 1590 circa, e che tra le opere shakesperiane è una delle più virtuosistiche dal punto di vista retorico, la lingua è antica, ma non vecchia. C'è una differenza tra le due cose. E a rileggerlo, anche la seconda, la terza, la quinta, la decima volta, ci trovi sempre qualcos'altro, ci trovi sempre di più. E soprattuto, questo è il medioevo dipinto da qualcuno che ne scriveva solo cent'anni dopo...

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    Euge

    09/01/2007 12.41.34

    l'ho mollato dopo una decina di pagine perchè troppo noioso, poi il suo linguaggio è troppo obsoleto, pomposo, arzigolato (attenzione: non difficile), stancante; amleto e macbeth sono molto più ''accessibili'', assimilabili. quelli sì, sn capolavori.

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    Marco

    14/09/2004 10.37.59

    A mio modesto avviso la più ben riuscita opera di Shakespeare. Si narra della macchinazioni di un Duca per arrivare a essere il Re d'Inghilterra. Farà uccidere tutti i parenti. La parte più interessante dell'opera sta nelle prime due pagine nel monologo di Riccardo che con disprezzo ma anche con profondo dolore odia la Natura che l'ha reso così brutto, goffo e orripilante agli occhi degli altri. Dunque egli è un uomo cattivo ma allo stesso tempo che suscita anche una comprensione infinita. Per chi non lo sapesse questa è l'opera che termina con la celeberrima frase del protagonista che essendo storpio e quindi vulnerabilissimo a piedi, nel momento in cui viene disarcionato e vorrebbe scappare grida "un cavallo, il mio regno per un cavallo!"

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