Categorie

Banana Yoshimoto

Traduttore: G. Amitrano
Editore: Feltrinelli
Collana: I canguri
Anno edizione: 2006
Pagine: 159 p. , Brossura
  • EAN: 9788807701771
Vi piace il riso al curry? Bene, non mangiatelo in pausa pranzo, qualcuno potrebbe avvelenarlo e per voi sarebbero guai. Se volete andare sul sicuro sgranocchiate un dorayaky (un dolce con ripieno di fagioli rossi) leggendo un manga sdraiati sui cuscini di camera vostra. È questa la ricetta della felicità, parola di Banana Yoshimoto. Cinque storie, cinque personaggi femminili, cinque traumi e cinque "rinascite". Matsuoka, Tomo-chan, Mimi, Setchan e Mitsuyo sono avvelenate, stuprate, lasciate dai fidanzati, assalite dalla nostalgia e poi – passando attraverso la riscoperta del rapporto con loro stesse e con gli altri – riescono a superare i momenti difficili e ad aggiungere un pezzo al grande puzzle della vita positiva. Questo è il sedicesimo libro di Banana pubblicato in Italia. Ci sono i suoi temi cari, dalla famiglia, all'amore, alla solitudine, alla morte. Il tutto condito da tante prelibatezze giapponesi, nella tradizione del simbolismo gastronomico di Banana in cui i cibi catalizzano i flussi di comunicazione tra le persone. Un'unica scaramuccia sessuale, (puntualmente sbandierata dall'editore in quarta di copertina) peraltro con una divertente disquisizione su un certo "buco". Il linguaggio è semplice, ai confini della superficialità, ma è tramite questo minimalismo stilistico che Banana denuda i sentimenti fino al semplice amare / essere lasciati / ricominciare ad amare. Dopo il secondo racconto consiglio un bel salto in lungo (il terzo e il quarto sembrano degli abbozzi incompleti) con atterraggio al quinto, che dà il titolo al libro. Banana postscrive che questo è il racconto che ama di più tra tutti quelli che ha scritto finora. È una dichiarazione che attende di essere confermata dai cultori bananesi.
  Federico Jahier

Anche in questa nuova raccolta, i veri protagonisti delle cinque storie di Banana Yoshimoto sono i sentimenti. I sentimenti rendono vive e inconfondibili le esistenze dei personaggi, le innalzano oltre la mediocrità delle abitudini e della quotidianità, guidano le loro azioni e intenzioni. Come spesso accade nei libri della scrittrice giapponese, si tratta di sentimenti struggenti e commoventi, con un'inclinazione naturale a un pacata malinconia. L'autrice stessa ne è consapevole e spiega così questa caratteristica della sua scrittura: «penso che questo struggimento (ammesso che essendo in sintonia con me, lo abbiate provato) sia qualcosa di necessario, vi prego di perdonarmi», scrive nel post scriptum. «Anche se niente di quanto ho scritto mi è accaduto in prima persona, stranamente è il libro più autobiografico tra quelli che ho pubblicato finora. Nel rileggerlo riaffiorano in me vividi i momenti più difficili della mia vita.»
L'amore e l'amicizia, la famiglia e le difficoltà dei legami con le persone che ci stanno vicino, il dolore della morte e la forza di rinascere a una vita nuova, l'amarezza del tradimento e la riscoperta della speranza nel futuro: sono questi i leitmotiv lungo i quali si dipanano le vicende raccontate nel libro. Tra questi racconti l'ultimo, Ricordi di un vicolo cieco, che dà il titolo all'intera raccolta, è quello che Banana Yoshimoto ammette di amare di più. è la storia di un amore avvilito, nel momento del suo massimo splendore, dal tradimento. Quest'episodio getta la protagonista, Mimi, nello sconforto più assoluto, le toglie ogni sicurezza e la spinge a fuggire dalla sua vita di ogni giorno. Si rifugia a casa dello zio, dove conosce un affascinante vicino, Nishiyama, l'unico in grado di restituirle fiducia e serenità.
Sono storie semplici, quelle narrate dalla Yoshimoto, ma capaci di toccare il cuore e di indagare con parole semplici le complessità dell'animo umano. Come quella, curiosa e dolce, di Setchan e Iwakura, due compagni di università che si scoprono innamorati grazie alla silenziosa complicità di due vecchi coniugi fantasmi, o la tragica e profonda amicizia tra due ragazzini, Mitsuyo e Makoto, distrutta dalla cieca volontà di vendetta degli adulti, ma ancora viva e intensa nei ricordi del cuore di chi è rimasto. E poi la difficile convivenza con i dolorosi ricordi del passato, che solo grazie alle amorevoli cure dei parenti più cari e, a volte anche a un aiuto soprannaturale, possono lasciare spazio alla fiducia nel presente e nel rapporto con gli altri, come si scopre leggendo i racconti della giovane redattrice paradossalmente "guarita" dal veleno che la stava per uccidere e dell'ingenua Tomo-chan, che, nonostante l'ombra di una violenza subita da giovanissima, non smette di sognare la felicità che nasce dall'amore di un uomo.
Le avversità e i problemi che la vita ci riserva non sono pochi, ma questi brevi e intensi racconti ci ricordano che nella riscoperta dei rapporti umani e nella forza degli affetti possiamo sempre trovare la via per ricominciare e sperare nel domani.

Recensioni dei clienti

Ordina per
  • User Icon

    cristina

    26/02/2013 11.44.55

    A parte il racconto che dà il titolo al libro, in cui sono riuscita ad identificarmi per il sentimento di perdita della protagonista, gli altri sono presto dimenticati. Non capisco se sia il suo traduttore, ma questa scrittrice ha sempre uno stile molto semplice e banale, a volte ripetitivo. I temi ricorrrenti della Yoshimoto ci sono tutti, sempre gli stessi: il cibo giapponese e la cultura del cucinarlo, la paura/attrazione per la morte, il legame affettivo con gli anziani, certe presenze fantasmatiche; e poi sempre quelle noiose descrizioni dei paesaggi della natura. La Yoshimoto mi irrita per questo suo essere una sorta di Heidi orientale, perennemente fuori dal mondo reale e dai problemi reali della vita.

  • User Icon

    Maunakea

    06/07/2008 14.50.32

    Deddoendo no omoide, 2003 pare il libro in cui la Y. ha messo maggiormente se stessa, a cui è più legata. In effetti è davvero ben riuscito, dopo una fase in cui sembrava aver perso la magia di raggiungerci, ed il rischio nel caso delle sue opere è altissimo perchè se si toglie il messaggio di fondo, quel sussurrare interiore, se quello viene meno, allora resta la nuda trama che in genere è parecchio fievole e non regge lo scopo di un libro intero. In questo caso sono 5 racconti: La casa dei fantasmi, Mammaa!, La luce che c'e' dentro le persone, La felicità di Tomo-chan, Ricordi di un vicolo cieco. Per me resta uno dei migliori lavori.

  • User Icon

    Giuly

    16/11/2007 22.46.52

    E'vero, sono racconti semplici, forse banali. Ma proviamo ad andare oltre. A volte la semplicità cela un mare di emozioni. Come vedere una radiosa farfalla appoggiata su un fiore, e pensare che lì, in quel momento, e per quanto quell'essere sia così fragile e minuscolo, ugualmente non esista nulla di più bello al mondo. E' questo che Banana Yoshimoto mi fa sentire: che i suoi personaggi, per quanto normali e comuni, appaiono però speciali nel loro delicato modo di pensare, percepire, amare. Il libro di Banana è un tranquillo tratto di pastello, una pausa, un breve respiro in un mondo soffocato dall'ansia e dalla fretta. Poi vi si fa ritorno, ma con una briciola di serenità in più.

  • User Icon

    marius

    09/04/2007 20.14.20

    banana yoshimoto mi è sempre piaciuta tanto, da tanti anni, ma in questo libro mi sembra che stia un po' "grattando il fondo della pentola". In questo caso a delle storie sue tipiche, ma non delle migliori, ha aggiunto un po' di "erotismo" ma il libro non decolla proprio.

  • User Icon

    Valentina

    28/03/2007 15.53.04

    Magico, romantico, filosofico, semplice, profondo. Ho letto e riletto il primo racconto, a parer mio il migliore dei 5. Da leggere!

  • User Icon

    Miriam

    15/10/2006 23.03.40

    ho letto molti libri di banana e il suo stile semplice, un po' fiabesco mi piace molto. questo libro di cinque storie, come tutti gli altri, è stata una lettura piacevolissima!

  • User Icon

    Debora

    30/09/2006 11.50.45

    sto faticando a leggerlo..ed io adoro Banana!!!forse xkè sono 1pò esaurita di mio,ma qualcosa rallenta la mia lettura..c'è qualcosa che mi infastidisce..mah!!il voto rimane comunque alto perchè i racconti vanno oltre la scrittura..non è da poco!!buona lettura!!!

  • User Icon

    alessia

    15/09/2006 15.03.57

    E' il primo libro che leggo di banana yoshimoto e credo che sarà anche l'ultimo. Le storie sono prive di passione e coinvolgimento... NOIOSO.

  • User Icon

    federica

    13/09/2006 10.58.44

    forse non l'ho compreso a fondo ma non mi è piaciuto molto.....leggibile e carino ma nulla di troppo entusiasmante.....

  • User Icon

    Marilù

    03/09/2006 18.15.50

    Avevo intenzione di leggere un libro e, non sapendo quale,la mia scelta è ricaduta su questo perchè aveva una bella copertina e continuava a capitarmi sotto gli occhi;non ero quindi partita con grandi aspettative. Devo dire,però,che si è rivelato un bel libro:è molto scorrevole perchè scritto con linguaggio semplice e chiaro,e racconta avvenimenti che non è facile esporre in modo così confidenziale,direi. Yoshimoto fa capire che sono situazioni sì dolorose ma che possono capitare di continuo,dalle quali si può uscire più forti di prima e ti permettono di vedere le cose da un diverso punto di vista,allargando i tuoi orizzonti.Ciò è indice di grande sensibilità di questa scrittrice. L'unica nota negativa sono i le lughe descrizioni che appaiono però di rado.

  • User Icon

    L'aggiornalista

    24/07/2006 10.51.38

    Banana Yoshimoto colpisce ancora. Al cuore. Nella postfazione di “Ricordi di un vicolo cieco”, lei stessa definisce i cinque racconti di questa raccolta “tutte storie d’amore tristi e dolorose”, scritte prima del parto tentando quasi di “liquidare in fretta tutti i ricordi dolorosi del passato”. Nel mondo colorato della più celebre scrittrice giapponese ci sono amori che nascono e altri che muoiono, ci sono esistenze messe in discussione da eventi tragici, ci sono giovani che cercano – non senza fatica- la loro strada. Dispiaceri, malattie e lacrime vengono però tutti ricompresi entro quel spettacolare carrozzone che è la vita, e per questo paiono meno dolorosi, se non addirittura quasi poetici e carichi di dolcezza. "In ogni caso la felicità è sempre dietro l’angolo: la felicità arriva all’improvviso, indipendentemente dalla situazione e dalle circostanze, tanto da sembrare spietata (…). E’ imprevedibile come lo sono le onde e il tempo. I miracoli sono sempre in attesa, senza far distinzione per nessuno". E anche quando la felicità non arriva, la saggezza tutta orientale che esce dalla penna della Yoshimoto invita a ridimensionare episodi negativi e incontri sbagliati che, è inevitabile, costellano la nostra vita. "(…) socchiudo gli occhi e riconosco il mio mondo (…) Poi dedico una preghiera a tutte le persone che a un certo punto si sono allontanate da me. Le persone con cui avrei potuto avere un rapporto diverso, e con le quali, invece, per qualche ragione non è andata bene. (…) In questo mondo, a causa delle circostanze in cui li ho incontrati, tra me e loro le cose non hanno funzionato in nessun modo. Ma sento, ne sono certa, che da qualche parte, in un mondo profondo e lontatno, su una bellissima riva, ci sorridiamo, ci offriamo gentilezza, e trascorriamo insieme momenti felici". Non è stupendo, tutto ciò?

  • User Icon

    Umberto

    17/07/2006 23.15.05

    Ho trovato questa ultima opera di Yoshimoto molto matura e complessa. La semplicità delle storie e dei personaggio sono e resteranno l'elemento caratteristico di questa autrice, che sa comunque creare momenti e sensazioni straordinarie in poche pagine. La frase sulla felicità che arriva sempre all'improvviso e che non si può mai controllare costituisce una verità assoluta, così come il paragone fra il fiume che scorre per anni e anni e i palazzi storici parigini, che con la loro imponenza stanno a guardare immobili e immutabili il destino delle persone che passano, coglie appieno il fascino un po' decadente delle nostre storiche città europee. Come poi i suoi personaggi vivono e affrontano le gioie più grandi e le tristezze infinite immergendosi negli spazi naturali, condividendo e stemperando le proprie gioie e desolazioni nella luce e nel buio, rappresenta un culmine inarrivabile di arte poetica.

  • User Icon

    Sara

    03/07/2006 10.55.30

    Buon libro della Yoshimoto, 5 racconti per 5 personaggi famminili che si raccontano dall'interno. Storie tristi, storie di rinascita attraverso eventi in qualche modo dolorosi.. ho trovato questo libro, a differenza di altri della stessa autrice, più introspettivo, più crepuscolare.. da leggere se ci si trova in un momenti di cambiamento della propria vita

  • User Icon

    Rita

    28/06/2006 20.21.11

    Non sono riuscita ad andare oltre la metà della prima storia – direttamente in libreria. Eh, c'è da chiedersi perchè l’autrice si ostini a scrivere sempre la stessa roba. E' tempo di cambiare signora Yoshimoto! Ma provi qualcosa di nuovo! Nuovi generi... ambientazioni diverse... E soprattutto metta da parte tutti quei ragionamenti asfittici e poco convincenti sui sentimenti dei personaggi! Insomma, se uno deve riflettere prima di stabilire se è felice, stanco, triste o innamorato... Insomma, che siamo? Androidi?!!

  • User Icon

    silvia

    25/06/2006 16.06.35

    Yoshimoto conferma un'acuta sensibilità nel saper cogliere piccoli dettagli di vita, pensieri e natura capaci di rasserenare i suoi protagonisti ma anche l'animo del lettore. E se poi a tradurre è Amitrano, ogni frase acquista una dolce e sensibile spontaneità. Voto mediocre perchè non risulta sempre convincente.

Vedi tutte le 15 recensioni cliente (dalla più recente) Scrivi una recensione