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Giulio Tremonti

Editore: Mondadori
Collana: Frecce
Anno edizione: 2005
Pagine: 111 p. , Rilegato
  • EAN: 9788804550112

Recensioni dei clienti

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    andreamilani

    08/12/2006 21.02.23

    premetto che non condivido affatto la tesi del testo, ma ritengo che il libro sia ben costruito, dal punto di vista tecnico ben strutturato e indiscutibilmente (ahimè), interessante. si tratta di idee non nuove (fare confronti con i testi di colbert) con qualche apporto originale non del tutto risibile. non sapevo che tremonti possedesse una visione macroeconomica (la linea del governo berlusconi era di chiara ispirazione berlusconiana-leghista, quindi non attribuibile a una libera scelta del ministro), avendo negli anni potuto apprezzare soprattutto i machiavellismi fiscali del buon giulio. solo una piccola cosa sulla cina. ma di chi credete che siano i capitali con cui è partito il neocapitalismo di stato cinese? chi credete abbia investito e delocalizzato in territorio cinese? chi credete abbia interesse a far sì che il mercato si sposti in asia? ragazzi apriamo gli occhi: il problema è la riconversione del sistema industriale europeo e non certo l'imposizione di dazi. i dazi potrebbero essere utili se il competitore avesse un sistema produttivo costoso como il nostro/ i nostri (o appena più bassi). allo stato attuale delle cose quello che bisogna fare è riuscire a individuare le nicchie libere e le falle nel sistema e introdurvisi. temo che nessuno lo farà: di cina si parla da 15 anni, almeno sulle riviste per addetti ai lavori, e nè gli ultimi governi pentapartito, nè quelli tecnici, nè i due berlusconi, nè i due prodi, d'alema, amato hanno fatto nulla in questo senso. interessante vedere come sono cambiati i tempi in cui tremonti tuonava contro il sistema dazi dalle colonne del... manifesto (!!!!).

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    by Benedetto della Vedova

    06/12/2006 18.29.49

    …Il "Tremonti construens" ci piace meno perché evoca una rivisitata dottrina mercantilista e protezionista di stampo colbertista, che subordina l'apertura dei mercati all'interesse e alla volontà di potenza degli stati. Oppure una sorta di comunitarismo conservatore con venature corporativiste, un modello di governo politico dell'economia non così dissimile dalla socialdemocrazia che dice di avversare e come questa travolto (e - io penso - seppellito) dalla crisi dello stato fiscale. Non è realistico contrapporre all'aggressivo mercantilismo cinese un pari mercantilismo "dei piccoli" asserragliati nel ridotto italo-franco-tedesco. Su questo piano, perdiamo di certo: anzi, abbiamo già perso, come dimostrano le contraddizioni e le inefficienze di settori protetti, come quello agricolo. Scegliere di "non competere" sarebbe il vero "rischio fatale". Siamo condannati a una visione dinamica: la forza dell'Europa e dell'occidente non starà tanto nell'eredità pur consistente, quanto nelle nuove supremazie che sapremo conquistare e che poi saranno erose e alle quali nei decenni saremo condannati a sostituirne altre. Il protezionismo americano non è una novità, ma una scorciatoia elettoralistica cui i politici di oltreoceano sono sempre tentati: si pensi a quello recente - e fallimentare - di George W. Bush sull'acciaio. Ma non è sul protezionismo che l'America è tornata negli ultimi due decenni a essere protagonista economico indiscusso, dando lavoro. e ricchezza a milioni di persone, immigrati inclusi. Hanno inventato nuovi mercati, dal software all'iPod, e li hanno dominati… Insomma, il gusto di Tremonti per la contaminazione e i paradossi è intrigante e certamente utile a dissuaderci dall'inerzia politica, ma, per il momento, continuo a pensare che egli dia il suo meglio, da eterodosso per vocazione qual è, nel solco liberista.

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    Marco Santuari

    03/09/2006 08.31.30

    Contenuto asciutto,ma intrigante.L'ho trovato piccante per la posizione politica,ma preciso nei contenuti,e ferzante per la nostra Europa politica-amministrativa.Speriamo che l'Europa si svegli!

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    Umberto

    21/06/2006 18.44.43

    Questo libro è un vero programma politico, che se fosse attuato risolleverebbe le sorti dell'Italia e dell'Europa, contro l'Europa dei burocrati (vedi Romano Prodi)e per un'Europa dei popoli, soffocata da un dirigismo di stampo sovietico.

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    Davide

    11/02/2006 20.08.17

    Questo libro è insipido e approssimativo; in buona sostanza, inutile. D'altra parte Tremonti è la conferma che un buon fiscalista non sia necessariamente un buon economista. Caro Sig. Antonio Brandi, se è veramente quell'Antonio Brandi, il suo 5/5 è più che motivato, direi obbligatorio. Perché non scrive chiaro e tondo che Lei è il coordinatore nazionale per l'Italia della Laogai Research Foundation? Inoltre per cortesia cerchi di partecipare a convegni che non siano organizzati da "Forza Nuova". Mi creda, ne va della credibilità della fondazione di cui Lei è coordinatore per il nostro paese.

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    Antonio Brandi

    15/01/2006 13.06.08

    Vorrei semplicemente rispondere al Dottor CG che e'certamente in buona fede ma forse non conosce "l'altra faccia della Cina" di cui si parla poco. In Cina vi sono, oggi, almeno mille LAOGAI. I campi di concentramento dove lavorano, in condizioni disumane, diversi milioni di donne, uomini e bambini a vantaggio del Regime Totalitario Cinese e di numerose multinazionali che investono in Cina. E questa e' solo parte della "realta' cinese" : Migliaia (fino a 10 000 all'anno) di esecuzioni pubbliche di massa con relativa vendita di organi freschi. Lo sfruttamento dei bambini sottoposti ai lavori forzati. Rappresaglie nei confronti delle varie Chiese. Decine di migliaia di aborti e sterilizzazioni forzate. Queste sono le realta’ della Cina odierna ! Realta’ spesso ignorate dai mass-media occidentali, che non vogliono disturbare i commerci internazionali. Per ulteriori informazioni consiglio consultare i siti : www.asianews.it www.laogai.org www.chinalaborwatch.org Il mercato libero e' una cosa buona e giusta ma a due condizioni, stesse regole per tutti e stessi limiti etici per tutti !! Con rispetto Antonio Brandi

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    gc

    14/12/2005 16.11.09

    Agghiacciante. In sostanza, il nostro illustre ministro non è altro che un discepolo della scuola colbertista, fautrice del nazionalismo economico e dell'intervento dello stato nell'economia, vista come un gioco a somma zero (in pratica un mondiale di calcio, in cui uno vince e l'altro perde). Da qui, l'esigenza di "difendersi" con dazi contro il "dumping sociale" e la "concorrenza sleale", promuovere le esportazioni, avviare la politica industriale, etc…Un secolo fa, un pubblicista inglese suonò l'allarme contro la concorrenza sleale degli USA, che avrebbe distrutto quella inglese, con toni e argomenti che ricalcano alla perfezione l'allarme Cina. L'apocalisse ovviamente non è avvenuta, perché il commercio è reciprocamente vantaggioso, altrimenti non avverrebbe. Haberler ha mostrato in maniera incontrovertibile (1936) che il protezionismo è distruttivo: riduce il valore della produzione nazionale, comprime il potere d'acquisto dei consumatori e la loro libertà di scelta, incentiva a investire nei settori protetti, sprecando risorse, e condanna all'arretratezza tecnologica. Il nostro settore bancario ne è la dimostrazione: le banche estere non possono entrare, quindi dobbiamo tutti subire i ricatti dei nostri "campioni nazionali", che ci dissanguano impunemente, dai conti correnti ai prestiti. La Cina è solo il capro espiatorio dei problemi interni all'Italia: è colpa il Pechino se abbiamo il cuneo fiscale più alto del mondo, 3 mln di dipendenti pubblici e pensionati cinquantenni? Colpa della Cina se i migliori fuggono all'estero? Se perfino fare il tassista è una posizione privilegiata?Mi permetto quindi di consigliare ai Tremonti-boys la lettura della storiella di Leonard Read sulla matita e soprattutto gli scritti di Bastiat, che già nel XIX secolo ridicolizzava le stupidaggini sul deficit commerciale e sui benefici del protezionismo ("la petizione dei fabbricanti di candele"). I T. boys possono liberamente rimanere della loro opinione, ma si preparino almeno a mettere mano al portafoglio.

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    TARTAGGIA FEDERICO

    28/10/2005 11.23.52

    Tremonti, esprimendo la sua visione non futurista, ma realista, coglie i segnali presenti attualmente in Europa, e particolarmente in Italia. Ci fa notare una situazione in cui molti ancora vivono nel "lusso" lasciato in eredità dai nostri padri. Considerando il motore principale dell'economia italiana, cioè la piccola media impresa, si scorge subito quanto questa sia frenata da una miriade di costi inutili e burocratici, eredità del nostro passato; al contrario di paesi orientali (Cina), dove i costi, specialmente del lavoro, e burocratici, sono bassissimi; intervento dello Stato nell'economia; per non parlare della delocalizzazione selvaggia attuale dove i grandi, e ora anche medi capitali interni, fuggono all'esterno cercando di usufruire delle "non regole", gravissimo .. ma remunerativo! Con l'ingresso nel WTO della Cina si è innescata una corsa alla concorrenza, senza regole però, sleale, dove l'Europa di trova spiazzata. Gli amanti del calcio possono immaginare una partita dove una squadra gioca in 11 e l'altra gioca in 100? Questa potrebbe, se non ci svegliamo, essere la situazione dell'economia europea se non cercherà di far rispettare la regole del gioco. A mio avviso quote o dazi non sono una follia ma una soluzione possibile, conseguenza della mancanza di regole; solo se ci fossero regole comuni a tutti, ma veramente a tutti, parlare di quote o dazi allora sì sarebbe una follia! Abbiamo paura dei Cinesi? Ebbene sì, abbiamone, paura non di una leale concorrenza ma bensì di rischiare di mandare in fumo i nostri pilastri di uguaglianza, diritti dell'uomo ecc.. Non posso continuare nel mio scritto a confermare quanto riportato dall'autore, consiglio piuttosto a tutti di leggere il saggio in oggetto. Le soluzione di Tremonti per l'Europa sono eccellenti, condivido pienamente la sua linea politica ed economica, frutto di una grande esperienza e capacità. Credo fermamente nell'Europa, magari un'Europa in futuro più efficiente.....magari federale, però adesso dobbiamo persare al presente.

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    alex guidi

    17/10/2005 11.51.12

    Mi dispiace non essere così lucido come Tremonti nell'analisi dell'Europa oggi. Però di una cosa sono sicura non mi riconosco nell'idea di Europa e del mondo del nostro ministro dell'Economia. Credo con tutta la modestia del caso che questo libro non sia altro che l'ennesimo tentativo pubblicitario per le nuove elezioni. Un tentativo di diffondere terrore sulle persone che la pensano diversamente dal nostro governo.

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    luciano eletti

    10/10/2005 11.38.20

    Di Tremonti si può dire che non ha un buon carattere, che vive la sindrome del primo della classe, ma non che non abbia una visione lucida e che non sia un primo della classe. Se avesse un buon carattere, avrebbe una visione lucidissima. Se avesse insieme al governo compagni degni l'esito delle prossime elezioni sarebbe scontato e l'Europa stessa potrebbe cambiare la sua rotta verso l'iceberg. Il suo politicamente scorretto fa respirare aria gelida ma frizzante. Le sue tesi sono difficilmente attaccabili e mettono in luce il ritardo culturale prima ancora che politico dell'opposizione, cui manca una visione globale che sappia uscire da comodi schemi inveterati ed idealistici. Il mercatismo come superamento ideologico e trasformazione del comunismo è tesi meno peregrina di quanto possa apparire se si pensa come è stato abbracciato dalla sinistra italiana, anche per non pagare il pedaggio di colossali errori storici che hanno pesato e pesano sull'Italia. Anche sul piano europeo però Tremonti sarà letto con scarse possibilità di essere confutato. L'Europa rischia davvero di uscire dalla storia del mondo e di trasformarsi in museo per il Grand Tour di Cinesi e Indiani. L'Europa, dopo due guerre in cui si è suicidata, semplicemente non vuole più saperne del mondo, se non moralisticamente e chiama ciò la sua superiorità. Non ha mai pensato però che il mondo bussasse alla sua porta con tanta forza. Si vorrebbe che Tremonti sbagliasse o esagerasse nella sua esposizione. Ha tralasciato invece per carità di Patria la descrizione dei limiti storici e strutturali del sistema politico-economico-sociale italiano e il problema non solo demografico, ma antropologico culturale, dell'immigrazione. La pars construens è interessante ma insufficiente dinanzi ai problemi evidenziati. Ma questo purtroppo non è un limite di Tremonti, ma oggettivo. Un libro che pur letto con timore e tremore non si può abbandonare prima della fine. Povera Europa...Povera Italia...poveri noi...

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