Traduttore: A. Vig
Anno edizione: 1992
Pagine: XII-200 p.
  • EAN: 9788833906799

23° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Psicologia - Teoria psicologica e scuole di pensiero - Psicologia analitica e junghiana

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    alida airaghi

    11/02/2014 16:33:55

    "Il libro non dev'essere altro che l'interrogante voce di un singolo, che spera o attende d'incontrare la pensosità dei suoi lettori". Così scriveva Jung nel tentativo di giustificare "scherno e sarcasmo" spesso affioranti in questo suo volume del 1952, in cui si era proposto di affrontare da psichiatra i dilemmi fondamentali della visione religiosa, quali si esprimono nelle Sacre Scritture. E soprattutto di approfondire la questione più problematica e imbarazzante per chi crede, cioè la giustificazione del male e della sofferenza, e la loro conciliazione con la fede in un Dio buono e paterno. Partendo quindi dall'esame del libro di Giobbe, e da questa figura emblematicamente giusta e pia, costretta a patire crudeli sofferenze morali e fisiche, che ardisce interrogare Yahwèh, e "attende aiuto da Dio contro Dio", lo psicanalista svizzero prende quasi rabbiosamente le parti del mite oppresso, dell'uomo indifeso e perseguitato, contro la "selvatichezza e perversità divina...un Dio smodato nelle sue emozioni...roso dall'ira e dalla gelosia". Nella sua istintiva identificazione con il personaggio biblico, Jung mena fendenti rabbiosi contro la potenza sovrumana del creatore, e la sua ansia esegetica arriva polemicamente ad affrontare non solo le intenzioni inconsce di Dio (talmente invidioso dell'uomo da volersi incarnare nel Figlio), ma tutta la storia delle Scritture, dei testi apocrifi (quindi la Genesi e il Libro di Enoch, Ezechiele e il Salmo 89, i Vangeli e l'Apocalisse) e dei loro più importanti protagonisti. Di tutti Jung traccia ritratti impietosi, rilevando in essi lo stesso fondamento comune: "Nell'inconscio è presente tutto quanto è stato respinto dal conscio, e quanto più il conscio è cristiano tanto più l'inconscio si atteggia a pagano". Tesi stimolanti, queste junghiane, anche se indubbiamente datate dal punto di vista dell'antropologia e della storia delle religioni.

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    «Questo non è un libro “scientifico”, ma un confronto personale con le concezioni del Cristianesimo tradizionale, conseguente allo scandalo sollevato dal nuovo dogma mariano. Sono considerazioni di un medico e di un profano in teologia che, avendo dovuto rispondere a molte domande in materia religiosa, si è visto costretto a riproporsi il significato delle idee religiose dal suo particolare punto di vista extraconfessionale». «Erano domande suggerite dagli eventi contemporanei: menzogna, ingiustizia, schiavismo e genocidio hanno non soltanto sommerso gran parte dell’Europa, ma regnano ancora su vaste zone del globo. Che ne dice un Dio benevolo e onnipotente? Ecco l’interrogazione disperata, mille volte ripetuta, che forma l’oggetto di questa pubblicazione».

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