Curatore: A. Morino
Collana: La diagonale
Anno edizione: 1995
In commercio dal: 9 marzo 1995
Pagine: 108 p.
  • EAN: 9788838910111
pagabile con 18App pagabile con Carta del Docente

Articolo acquistabile con 18App e Carta del Docente

Approfitta delle promozioni attive su questo prodotto:

€ 5,16

€ 10,33

Risparmi € 5,17 (50%)

Venduto e spedito da IBS

5 punti Premium

Disponibile in 3 gg lavorativi

Quantità:

€ 5,57

€ 10,33

Usato di Libraccio.it venduto da IBS

 
 
 


scheda di Chiarloni, A., L'Indice 1995, n.10

Negli ultimi anni la ricerca femminista, o meglio di "genere", ha esplorato opere minori ma utili per approfondire il complesso rapporto tra identità e linguaggio. Scavando nel mondo frastagliato della discussione teologica Morino - in Germania prima (Neue Kritik, 1991) e ora in Italia - ripropone alla nostra riflessione una lettura emozionante. Poetessa barocca, e monaca del convento messicano di San Gerolamo, Juana è nota soprattutto per il poemetto "Il Sogno". Questa "risposta" a una presunta suor Filotea apre su altri scenari. Perché dietro il nome della destinataria si cela in realtà il vescovo di Puebla che aveva invitato Juana - nel segno della croce - a "imprigionar l'intelligenza", limitandosi "oltre che nel metro, nella scelta degli argomenti" Sullo sfondo, ricorda Morino nel suo commento ampio e partecipe, c'è l'Inquisizione. Dalla replica di Juana s'intuisce quanto possa essere rischioso per lei - donna capace di scrittura - sottrarsi alla legge che le impone obbedienza. Dapprima è genuflessa, si umilia, dice di non sapere. Ma poi, citando San Paolo, afferma di essere stata "costretta" a scrivere. Soffermiamoci su questo punto. È qui che s'innesta il meccanismo psicologico sorgivo di quella letteratura femminile religiosa destinata a innovare successivamente il linguaggio di quella profana: la donna si pone come essere privo di volontà propria, e dunque obbligato a seguire il dettato divino. Perché, argomenta Juana, è l'impulso che Dio ha riposto in lei a spingerla inevitabilmente "alle lettere". Ed ecco, che la missiva dilaga nella memoria, s'inerpica nell'autobiografia di una formazione femminile di sapore quasi illuminista, rimanda a un'infanzia "accesa dal desiderio di leggere", ai segreti naturali scoperti in cucina, al sogno di travestirsi da maschio per frequentare l'università di Città del Messico. C'è insomma la rivendicazione a sapere. Ma Juana sperimenterà anche quanta solitudine comporti per la donna il "primato dell'intelligenza" e la "sventurata abilità" di scrivere versi. Siamo nel 1691. Tre anni più tardi essa firma nel sangue la sua rinuncia alla scrittura: disperde libri e strumenti musicali e si vota al silenzio per prodigarsi nell'aiuto agli infermi. Muore di peste nel 1694.