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Sergio Marzorati

Collana: La memoria
Anno edizione: 1995
Pagine: 112 p.
  • EAN: 9788838911040
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Glavan, famoso scienziato, ritorna a Zagabria, da dove era fuggito, insieme alla sua famiglia di ricchi ebrei, di fronte all'avanzata del nazismo...

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    alida airaghi

    01/02/2015 11.08.00

    Dopo cinquant'anni di assenza, lo scienziato Felix Glavan torna a Zagabria, abbandonata con la famiglia all'epoca delle persecuzioni razziali. A richiamarlo in patria, con la promessa di un reinserimento nella sua città natale e di una reintegrazione dei beni sequestrati dai comunisti, è un giovane funzionario del nuovo stato croato, Stijepan Radic, la cui famiglia aveva conosciuto la famiglia Glavan, mantenendone nel tempo un ricordo ammirato e solidale. Separati dall'età e da esperienze diverse (Radic è un giovanotto di grande sensibilità ed entusiastiche letture, Glavan un sessantenne di successo che ha deciso di rimuovere il passato, cancellandone le tracce dalla memoria. Il primo è credente e fiducioso nelle sorti dell'umanità; il secondo è ateo, scettico, privo di affetti), tra di loro si svolge una civilissima conversazione nel corso della quale lo scienziato ebreo si arrende ai ricordi: affiorano così facce e mozziconi di frasi in croato, luoghi e sensazioni a lungo soffocate. Glavan si rivede bambino decenne, brutalmente costretto a fuggire a Trieste con la famiglia: rivede la nonna fulminata mentre si aggrappa alla rete di confine, e lui e la mamma che ne trascinano il cadavere in terra italiana. Alla pacata rievocazione della storia straziante di Glavan si contrappongono i luminosi accenni di Radic alla sua esistenza attuale: la giovane moglie, i bambini di cui è orgogliosissimo, il suo impegno nel riscattare un passato collettivo di cui si sente corresponsabile. Per entrambi, dimenticare è impossibile, la memoria diventa condanna. Glavan si stabilisce in Austria, ma il suo destino di ebreo scampato all'olocausto continua a condizionargli la vita, e perciò di fronte alle insistenze di Radic perché accetti la dovuta ricompensa da parte dello stato croato, e perché rientri a Zagabria, Glavan dice di no. Un no meditato, consapevole che il passato non si può recuperare: il dolore sofferto è per sempre, irrimediabile, mai giustificato.

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