Traduttore: S. D'Onofrio
Editore: Adelphi
Anno edizione: 2015
In commercio dal: 4 giugno 2015
Pagine: 663 p., ill. , Brossura
  • EAN: 9788845929977
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Descrizione
Nel 1839 un'armata britannica di quasi ventimila uomini invade l'Afghanistan per insediare sul trono del paese un sovrano fantoccio, Shah Shuja, e contrastare così la temuta espansione russa in Asia Centrale: è l'inizio del Grande Gioco, la sanguinosa partita a scacchi tra potenze coloniali europee per il controllo della regione, immortalata da Kipling in Kim. Ma è anche il primo fallimentare coinvolgimento militare dell'Occidente in Afghanistan. Meno di tre anni dopo, il jihad delle tribù afghane guidate dal re spodestato, Dost Mohammad, costringe gli inglesi a una caotica ritirata invernale attraverso i gelidi passi dell'Hindu Kush. Soltanto una manciata di uomini e donne sopravvivrà al freddo, alla fame, e ai micidiali jezail afghani. L'impero più potente al mondo era stato umiliato. Attingendo a fonti storiche in persiano, russo e urdu sino a oggi sconosciute - compresa l'autobiografia di Shah Shuja, la cui tragica figura rappresenta il vero fulcro del libro - nonché ai diari e alle lettere dei protagonisti inglesi dell'invasione, Dalrymple racconta una vicenda insieme drammatica e farsesca, popolata di personaggi affascinanti e crudeli, incompetenti e geniali, eroici e boriosi. E la racconta in maniera trascinante, senza tuttavia farci mai dimenticare quanto quegli eventi - le antiche rivalità tribali sullo sfondo di territori inaccessibili e inospitali, gli errori strategici che portarono al massacro dell'armata britannica risuonino, ancora oggi, come un monito.

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    DR. MARCO CONVERSO

    02/11/2018 22:00:36

    GRAN BEL LIBRO! LA STORIA CHE ILLUMINA LA COMPRENSIONE DEL PRESENTE.

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    Seb.E.

    23/02/2018 07:55:14

    Libro corposo e lungo ma perfettamente leggibile e scorrevole. Ottima storia del "Grande Gioco" e dell'influenza Inglese in Afghanistan. Incredibilmente attuale e corposo. Stupisce come emerga la stupidità e arroganza di certi politicanti che li porterà a un fine brutale. Unica pecca è che l'autore avrebbe potuto mettere qualche mappa in più meglio dettagliata delle zone che descrive e racconta. Lo consiglio in particolare agli apposianati di viaggi e storia.

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    vincenzo

    04/01/2016 11:16:54

    Terminata la lettura di questo libro potente, lungo ma avvincente, documentatissimo e scorrevole al tempo stesso, vien da chiedersi se gli americani o i sovietici prima di loro abbiano mai studiato con attenzione gli eventi tragici, e per certi versi tragicomici (per l'incapacità e la stoltezza del comando della Compagnia delle Indie) della prima guerra anglo-afghana (episodio tra i più famosi nell'epopea del Grande Gioco), prima di invadere, con i medesimi catastrofici risultati l'Afghanistan. E' angosciante leggere il calvario della ritirata inglese lungo le impervie montagne del Khord Kabul, fatto di imboscate continue ed efferate, assideramenti e fame dei soldati. Una conformazione del territorio micidiale (dalle montagne più alte del mondo agli infernali deserti di pietra, dal gelo invernale al caldo implacabile delle estati), una divisione del potere fra clan ed etnie estremamente frammentata, una società prima raffinata e colta che proprio da quegli anni fatali ha imboccato il piano inclinato del declino, un fondamentalismo religioso sempre pronto a essere innalzato opportunisticamente a vessillo contro ogni ingenua o ipocrita esportazione della democrazia (e sempre contro la condizione e la dignità delle donne). A distanza di tanti anni - si parla del 1840 - pare esser cambiato poco di quei tratti che rendevano allora e rendono oggi l'Afghanistan un paese non conquistabile e tanto meno governabile, destinato a farsi cimitero di tutti gli eserciti invasori

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    gianni

    30/08/2015 18:23:21

    Ottimo libro

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