Ritratti di pittori

Robert Walser

Traduttore: D. Pinto
Curatore: B. Echte
Editore: Adelphi
Anno edizione: 2011
Pagine: 134 p., ill. , Brossura
  • EAN: 9788845926136
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Descrizione
Attratto per un'intera vita dal teatro, come dimostrano i suoi "Ritratti di scrittori", Walser nutrì una passione altrettanto incoercibile per le arti figurative, anche in virtù dell'influsso esercitato dal fratello Karl, artista di rara finezza. Ma i quadri davanti ai quali si sofferma in queste pagine sono spesso un pretesto: per parlare di sé e dei ricordi di gioventù, per costruire catene di associazioni - ispirate, magari, da una mostra di antichi maestri fiamminghi. Certi dipinti (la Venere di Tiziano, l'Icaro di Brueghel il Vecchio, Il figliol prodigo di Rembrandt) gli suggeriscono un dialogo scenico o un sonetto, un autoritratto, un nudo, un soggetto sacro suscitano improvvise illuminazioni che si condensano in poche righe fulminanti. Può anche capitare che un Fragonard riveli d'improvviso inaspettati legami con le "Confessioni" di Rousseau, o che le figure di un quadro prendano la parola e raccontino storie irresistibili. Ironia, poesia, grazia visionaria ci introducono in mondi paralleli, dischiusi all'occhio del poeta (e al nostro) da un semplice colore o da un dettaglio all'apparenza secondario. Con le sue ecfrasi divaganti, tra un affondo estetico e un impeto affabulatorio, un'apostrofe all'Olympia di Manet e un'interrogazione (mai retorica) sull'uomo e il suo destino, Walser sa tuttavia offrirci anche profonde riflessioni sull'essenza dell'arte, nel costante invito a guardare oltre l'immagine: giacché "orbi in certa misura lo siamo tutti, tutti, benché dotati di occhi".

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    Cristiano Cant

    27/08/2016 10:07:15

    Più che vantare il piccolo dono d'amicizia che Domenico Pinto, il traduttore di questo gioiello, mi ha offerto, basta esaltare la fraterna serenità con cui la pagina di Walser avvolge l'incontro con la lettura, la tenerezza dei suoi periodi, l'interezza del suo sguardo commosso. Prose di bellezza squisita, rami di un dolore estetico quasi sovrumano, in una scelta di opere che da Brueghel a Delacroix, da Watteau a Beardsley l'autore attraversa come su onde incantate, in un registro che dalla poesia all'abbozzo completa l'impossibile abbraccio col mistero e la grandezza che giunge da quelle tele. Basta l'epilogo del figliol prodigo di Rembrandt:"Adesso il disonesto se ne stava beato in mezzo ai suoi./ Come accordare la ragione soppesante,/ dove l'invidia trista si contorce,/ con quella nuova nascita,/ su cui tutti ora dovevano piangere di gioia?/. Si deve come sposare ogni assaggio di queste visite degli occhi, il raggio di sole più scialbo su un cielo di Boucher o la grezza meravigliosa anima di una tovaglia nel quadro di Cezanne. O il gioco del vietato nel bacio di Fragonard. Dirà Walser:"Nel campo dell'arte non mancano gli esempi che mostrano come, per un'opera destinata a durare, la quantità sia superflua; decisivo è piuttosto un qualcosa che arricchisca la vita, qualcosa che può cadere nell'oblio ma che in seguito si torna poi ad amare, che per un certo tempo viene magari censurato, ma che forse proprio per questo avrà in avvenire effetti più profondi".Posso solo espandere gioia e conoscenza in quest'attracco di recensione,un debito più che grato verso questo gigante dell'anima che mai toccherà polvere sul proprio nome,e la cui umiltà segreta è in verità l'oro della propria stoffa morale(pensare che Walser si andò a rinchiudere da solo in un manicomio).L'uomo destinato a passeggiare (dirà Seelig),il miglior "Commesso" del sentire che la letteratura abbia mai avuto.Ogni suo libro è vita arricchita, sentimento potente, malinconico incanto e contentezza dell'essere.

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