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La rivoluzione americana - Guido Abbattista - copertina
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Descrizione

I fattori economici e sociali e le concezioni politiche e costituzionali che portarono alla nascita della nazione americana.
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6
2009
3 settembre 2009
Libro universitario
159 p., Brossura
9788842056195

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Tomas
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Saggio scritto in modo chiaro e preciso. Analisi dei rapporti tra colonie e madrepatria inglese dopo la pace di Parigi 1763 che portarono alla rivoluzione. Tematiche di sovranità, costituzionali e fiscali spiegate in modo chiaro e assolutamente limpido. Apre la mente e aiuta a capire come le rivuluzioni, tutte, nessuna esclusa, non scoppino mai per caso né improvvisamente

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recensioni di Vaudagna, M. L'Indice del 1999, n. 02

Un libro "essenziale" – come suona il nome della collana Laterza, di recente inaugurazione, che lo ospita – deve essere chiaro e capace di selezionare il rilevante dal secondario.E questo volumetto indubbiamente lo è, proponendosi come una lettura sintetica su origini, svolgimenti e conseguenze della Rivoluzione americana, cui corrisponde tuttavia un intenso lavoro sul mondo istituzionale, politico e internazionale del Settecento, di cui, come mostrato dalla bibliografia che conclude il volume, Abbattista ha grande esperienza e conoscenza.Il punto di vista è quello dei rapporti interni all’impero britannico, dell’articolazione degli interessi commerciali, delle idee politiche e dei meccanismi costituzionali.

La Rivoluzione americana trova le sue origini nel tentativo dell’Inghilterra, a partire dal decennio 1760 – cessato vittoriosamente il grande scontro con la potenza francese –, di accentuare il controllo sui territori coloniali d’oltremare, allentando quella benevola disattenzione che aveva permesso di mediare concezioni politiche e interessi commerciali progressivamente più differenziati.In questo panorama mondiale, in cui sono immerse le vicende americane, si vedono i coloni maturare un progressivo distacco, fino ad abbandonare, seppure molto tardi, la propria identificazione di cittadini britannici, in favore di un abbozzo di identità americana anche se intensamente mediata dall’appartenenza a ciascuna delle tredici colonie.Ne risulta il fatto inusitato della sconfitta militare britannica di fronte a una forza coloniale apparentemente trascurabile, ma immediatamente reinserita nelle grandi correnti dei conflitti internazionali dall’intervento dei francesi. Contemporaneamente si opera un superamento delle concezioni costituzionali britanniche, facendo quindi della Rivoluzione americana il primo dei grandi rivolgimenti tardosettecenteschi; le sue conseguenze e i suoi riflessi sono analizzati nella parte finale del libro.

Da un punto di vista metodologico, il libro sceglie un approccio di sistema politico-istituzionale e internazionale, rilevante anche per quello che lascia fuori – in particolare, tutta l’elaborazione, soprattutto americana, di storia sociale e multiculturale; la popolazione nativa e quella nera schiava, inoltre coinvolte negli avvenimenti e nelle conseguenze della Rivoluzione, appaiono solo come comparse della storia, una scelta su cui certamente le correnti storiografiche, multiculturaliste e post-colonialiste avrebbero molto da dire. E tuttavia, il libro, inserendo la Rivoluzione in un grande quadro di tensioni e relazioni internazionali, conferisce agli avvenimenti americani un’ampia prospettiva che proprio gli stessi storici americani che hanno dedicato tanta attenzione alla propria origine come nazione indipendente talvolta dimenticano.

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