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Anno edizione: 2013
Pagine: 40 p., Brossura
  • EAN: 9788865420089

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    Cinzia Cavallo

    18/11/2016 14.22.59

    In questa lectio brevis, il giurista S. Rodotà spiega quanto importante sia stato l’inserimento nel diritto moderno del concetto di dignità. Il discorso prende l’avvio dalla Dichiarazione dei diritti del 1789 che crea la figura artificiale del cittadino nel perimetro definito solo dalla legge. Il successivo Codice Napoleonico, espressione di una società che produce e vende merci, attribuisce grande rilevanza alla proprietà e questo snatura sia la libertà, sia l’uguaglianza considerate solo in rapporto al possesso. L’ingresso nella modernità fu determinato dal riconoscimento dell’uomo come soggetto giuridico, ma sembrò subito un costrutto artificiale. Si pose, allora, la necessità di uno spazio in cui far dialogare ancora libertà ed uguaglianza nella loro rinnovata pienezza di senso. Nel costituzionalismo dell’ultimo dopo guerra la svolta rivoluzionaria si compì, quando fu introdotta nei testi costituzionali la parola dignità, concetto che “disegnava un nuovo statuto della persona ed un nuovo quadro dei diritti costituzionali”. La dignità s’affermò come sintesi di libertà ed uguaglianza e di questi valori rafforzò il senso, proprio perché la condizione reale della persona vista nel profondo come dignità fu affiancata alla dimensione delle relazioni sociali rappresentata dal lavoro. L’aver posto come centrale la persona e la sua dignità fu condizione essenziale per riprendere il cammino dei diritti. Una dignità riconosciuta a tutti i cittadini rese illegittime le discriminazioni ed i razzismi di ogni tipo e sancì il dovere per le istituzioni pubbliche di rimuovere gli ostacoli e di difendere l’identità della persona che nell’era tecnologica come “corpo elettronico” potesse subire discriminazioni e stigmatizzazioni sociali. Resta il dubbio se un sentimento indefinibile come la dignità sia riconosciuto come valore nel mondo interiore delle persone tanto da essere difeso dagli attacchi dell’economia.

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