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Dashiell Hammett

Curatore: F. Minganti
Editore: Mondadori
Collana: I Meridiani
Anno edizione: 2004
Pagine: CXXXV-1664 p. , Rilegato

63 ° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa straniera - Gialli - Gialli classici

  • EAN: 9788804499657

Molte sono le ragioni per apprezzare la scelta editoriale di riunire le opere di Dashiell Hammett. Esse si presentano, fra l'altro, inserite in una collana di prestigio, con prefazioni acute, ricche cronologie e apparati bibliografici. Le traduzioni sono rinnovate in larga parte, anche se ancora prevale l'uso, diffuso e poco amato, di ammodernare i titoli così disorientando i lettori (vale come recente esempio il Simenon di Adelphi). Forse i racconti del "Meridiano" sono in numero esiguo (solo dodici) rispetto a una produzione vastissima, e malauguratamente è assente il postumo Tulip del 1966, già edito in italiano. Comunque sia, ben venga il volume che consente di riflettere su Hammett, la cui conoscenza è stata caratterizzata da uno strano destino.

Ciascuno dei suoi romanzi, solo cinque, è dominato da un protagonista diverso: Il falco maltese del 1930 da Sam Spade, La chiave di vetro del 1931 da Ned Beaumont, L'uomo ombra del 1934 da Nick Charles, Piombo e sangue (ora Raccolto rosso) e Il bacio della violenza (ora La maledizione dei daini), entrambi del 1929, dall'anonimo investigatore di Continental Op. I racconti, disseminati in riviste, sono stati raggruppati in raccolte pubblicate in Italia in tempi diversi come opere a sé stanti, e molti, diciannove, non ancora tradotti. Inoltre le trame di Hammett hanno avuto un massiccio impiego nel cinema. Dal celebre Il mistero del falco, 1941, di John Huston e interpretato da Bogart, a La chiave di vetro, 1942, con la figura dominante di Alan Ladd, a L'uomo ombra, 1934, dialogato dalla celebre coppia Powell e Loy, sono film entrati di diritto nella storia del cinema. Su questo versante spiace che la cronologia non abbia menzionato la monografia dedicata ad Hammett dal Mysfest di Cattolica nel 1983, meritevole per acume e competenza.

In realtà, come sottolineano i prefatori del volume, un forte denominatore comune cementa l'intera produzione. Innanzitutto la novità storica. Hammett, attivo come scrittore dal 1922 al 1933, ha utilizzato l'esperienza personale come investigatore nell'agenzia Pinkerton, rompendo i canoni polizieschi del passato. Ogni legame con la tradizione del giallo enigmistico, di stampo anglosassone, viene abbandonato e la logica razionalizzante e ordinatrice sfiduciata. Commenta Nick Charles: "Quando i delitti sono matematici si possono scoprire con la matematica, ma per la stragrande maggioranza non lo sono". Con Hammett il crimine da fatto privato diviene pubblico: egli toglie "il coperchio dalla vita" e fornisce il resoconto di ciò che realmente accade. I personaggi rassicuranti del passato vengono demoliti nella loro falsa realtà e immersi nel crudo fluire degli eventi. L'esperienza di lavoro come investigatore e poi come scrittore per la rivista "Black Mask" diretta dal celebre colonnello Shaw contribuisce a costruire un modo nuovo di descrivere il crimine.

Nasce con Hammett l'hard boiled, secondo la fortunata definizione di un altro grande, James Cain, ispirata al grado di cottura delle uova sode. Gli epigoni saranno innumerevoli, tra cui il contemporaneo Chandler, e si contano ancora oggi. Stancamente si ripete che questa corrente innovativa si identifica con l'azione, la durezza, il sangue, i morti. Vi è in effetti molto di più.

Lo stile è una componente essenziale: nessun artificio retorico o obiettivo moralistico, ma velocità dei dialoghi, slang, presa diretta delle situazioni, incalzare delle situazioni. Talora la durezza è modulata, come in alcuni racconti più leggeri (ad esempio la raccolta Spari nella notte, Leonardo, 1991) per giungere all'ironia dell'Uomo ombra, ma la struttura di fondo non muta. Come è stato notato, Hammett, vero scrittore di contenuti, ha inventato un modo nuovo di raccontare le storie, puntato sui personaggi e sul linguaggio e non sulle vicende, che risultano indifferenti alla detection o agli indizi da decifrare. La rottura stilistica sorge dall'osservazione dei tempi: la sua produzione si colloca negli anni trenta ed è lo specchio di un mondo diverso da quello ovattato dei gialli precedenti, perfetti ma senza anima. In Hammett si percepisce la coscienza di un mondo che non presenta riferimenti o certezze. All'uscita dalla Grande depressione si afferma una visione governata dal caso, che mette in disparte le illusioni del passato, come le tranquillità, la credenza in un universo benevolo, nel progresso, nell'amore romantico.

La sua risposta è dura e intransigente, pur senza dilungarsi in ragionamenti, ma offrendo al lettore una descrizione da cui trarre le analisi, come ha osservato Evangelisti (cfr. "L'Indice", 2001, n. 12). Il destino non offre spiragli, l'armonico e consensuale sviluppo è finito e, aprendo gli occhi, il sogno in cui lui stesso tra molti aveva creduto si rivela un incubo. Dietro i ricchi e potenti, dietro le eleganze e le raffinatezze si nasconde la corruzione anche morale di una società. Di qui la chiave pessimistica in cui Hammett si muove: la realtà, e quindi la giustizia, è immodificabile, i suoi uomini svolgono un mestiere duro e squallido (Spade e Continental Op sono investigatori, Ned Beaumont è biscazziere), ma è quanto la società offre.

Nel contempo emerge però la cifra specifica del personaggio: nonostante queste premesse, i suoi personaggi non stanno fuori dalla mischia melanconicamente seduti a osservare lo scorrere del fiume, ma entrano a piedi giunti negli ingranaggi della macchina. Come dice Spade, "voglio ficcare nel meccanismo una leva dentata": immerso fino al collo in una società irrecuperabile che non ama, tiene convintamente la testa fuori per sopravvivere con decenza e senza complicità. E per raggiungere questo obiettivo occorre energia. Lo stile diviene metafora narrativa in quanto esprime il modo di dominare la durezza della realtà. Indifferente la suspence, è determinante la risolutezza, l'indipendenza dai pregiudizi, dai poteri, dai compiacimenti, dalle convenzioni. Il protagonista di Hammett è animato da una sorta di "opacità etica" come osservato da Gabriele Pedullà, pur non volendo violare la legge, come dimostra la prassi di Spade di non portare la pistola con sé. Egli non possiede il valore del bene da far trionfare sul male, ma ne è equidistante. La sua posizione di antagonista dei malfattori potrebbe anche essere transitoria, con un insensibile passaggio all'altro schieramento, dal momento che la giustizia non è raggiungibile. Schiacciato tra la legge e i criminali, vale un'unica ambizione: raggiungere il risultato e che "il lavoro sia ben fatto".

L'uomo di Hammett è uno come tanti, un disilluso attivo prestato al mito degli eroi. Forse è un perdente perché la risoluzione del caso per cui s'impegna non ripristina l'ordine infranto dal delitto. Riuscirà anche a stanare il colpevole e farlo punire, ma in fondo la società non è migliore delle mele marce che alleva. E in questo senso, ma non solo, l'identica maschera di Bogart non riesce a colmare la distanza con Marlowe. L'uomo di Chandler è invece intimistico, un po' gigione, larvatamente esibizionista, inquieto, desideroso di fuggire dalla giungla in cui si trova ma mestamente impotente.

E l'uomo Hammett nella vita si è comportato come i suoi antieroi, fedele al credo comunista tanto da patire molti mesi di prigione per l'intransigenza mostrata durante il maccartismo. Morirà malato e solitario, molti anni dopo la sua ultima opera. Desolato forse, ma con l'orgoglio di essere riuscito a tenere la testa fuori da quel mondo di cui rifiutava la connivenza.

F. Gianaria e A. Mittone