Recensioni Il romanzo neostorico italiano. Storia, memoria, narrazione

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I mutamenti epocali, che in questi ultimi decenni hanno trasformato gli strumenti e il modo di rappresentare il mondo, si riflettono anche sugli scrittori. Alcuni di loro sono tornati a guardare al genere del romanzo storico, riscoprendo il suo significato critico nei confronti della società. Ma per gli scrittori di oggi, quelli degli anni Zero, questo nuovo sguardo comporta nuove domande: quale rapporto esiste tra verità storica e finzione letteraria? Qual è il ruolo della letteratura nel sistema dei media? Si può riscrivere la storia da punti di vista oscurati e dimenticati? Di fronte a questi interrogativi, sembra che la scrittura di una contro-storia sia l'unica strada possibile per praticare una indagine romanzesca sul passato. La narrazione, così, si insinua nelle fessure della Storia ufficiale, intrecciando memoria e finzione. Il romanzo neostorico - che è metapop nei Wu Ming, oppure concentrato nello scandaglio degli abissi dell'inesperienza, come in Scurati, o ancora votato a portare alla luce le vicende degli oppressi dal potere coloniale nel romanzo postcoloniale - reagisce al costume postmodernista, ironico e citatorio nei confronti del passato, e converte le immagini del tempo in quella pratica politica che è la riscrittura della storia.
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