Rosaura alle dieci

Marco Denevi

Traduttore: G. Felici
Collana: La memoria
Edizione: 2
Anno edizione: 1996
In commercio dal: 4 aprile 1996
Pagine: 268 p.
  • EAN: 9788838912177
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Descrizione
Rosaura, alle dieci, suona alla porta della pensione "La Madrilena" di Buenos Aires. Dietro di lei è una storia con un uomo ospite fisso della pensione, il pittore Camillo Canegato; davanti a lei, un matrimonio improvvisato e una morta violenta, consumati in un rapido arco di tempo. Ma chi sia Rosaura, quale sia la sua identità, la sua vicenda personale, i tratti del carattere e perfino del corpo, al lettore non sarà dato di sapere con precisione... di Rosaura chi legge avrà soltanto le versioni che ne danno gli ospiti della pensione, generosi o gretti, cinici o romantici, timidi o spavaldi, confusi o colti... versioni in cui si riflette esattamente solo il carattere dei testimoni dei fatti.

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(recensione pubblicata per l'edizione del 1993)

recensione di Cases, C., L'Indice 1994, n. 2

La narratrice principale, che depone davanti alla polizia, è la signora Milagros, proprietaria di una pensione di Buenos Aires. Dodici anni prima si era vista capitare un nuovo ospite, un ometto rossiccio e timido rispondente al bel nome di Camilo Canegato, di mestiere restauratore con qualche velleità di pittore. Questo modello di virtù, ben visto dalla signora Milagros e dalle sue tre figlie, si era presto integrato tra i personaggi un po' balzacchiani della pensione, che sembrava essere tutto il suo mondo quando un giorno cominciano ad arrivargli lettere profumate e inequivocabilmente femminili. A poco a poco gli tirano fuori la storia. Un ricco di un quartiere elegante lo aveva reclutato per copiare un quadro che raffigurava la sua defunta moglie. Finito il lavoro, quel signore lo aveva pregato di fare un ritratto alla figlia, che assomigliava moltissimo alla madre. Tra questa ragazza di nome Rosaura e Camilo Canegato sorge l'idillio che spiega le lettere, mentre l'opposizione del padre impedisce all'idillio di andare a buon fine. Ma un giorno, alle dieci di sera, finita la cena, si presenta alla pensione una ragazza in cui tutti, in base a un piccolo ritratto fatto da Camilo, riconoscono la misteriosa Rosaura. La quale è dunque venuta a ricongiungersi al fidanzato? Costui sembra stranamente poco entusiasta, tuttavia il matrimonio ha luogo e i due partono in viaggio di nozze. Ma il pensionante David Réguel, che ha sempre sospettato di Camilo e vede in Rosaura la vittima di un mostro, segue la coppia in taxi e torna alla pensione con la terribile notizia che Canegato ha ucciso la moglie appena impalmata in un alberghetto della città bassa. Altri testimoni offrono altre versioni, ma qui non succede come nei romanzi con tecniche alla Rashomon in cui tutti possono avere ragione. Emerge la verità: Rosaura non esiste, è un parto dell'immaginazione di Canegato, che ha scritto lui tutte le lettere della presunta amata. Esiste invece una donna di malaffare, tale Maria Correa, che dopo aver scontato cinque anni di prigione torna in libertà e non riuscendo a trovare agganci nel suo vecchio ambiente decide di cercare aiuto in Camilo Canegato, suo vecchio cliente. E siccome Canegato ha dipinto il ritratto della presunta Rosaura in base a una foto di Maria Correa, tutti riconoscono in lei l'amore romantico del restauratore. Quanto alla sua morte, essa non è opera di questo innocuo personaggio, bensì di un temibile bandito, il proprietario dell'alberghetto, e di un suo accolito. Con il che tutto è sistemato. Ma vale la pena di leggere il libro? Diremmo proprio di sì, anche se non ci sono significati reconditi. Dal mantello di Borges sono usciti a Buenos Aires una quantità di gialli fantastici nobili e almeno uno di essi, "L'invenzione di Morel" di Bioy Casares, rasenta il capolavoro. Questo non ha la profondità di quel libro, ma è ingegnoso e ben costruito e offre un divertimento di cui (cosa oggi rara) non ci si vergogna. Si prenda ad esempio il capitolo in cui David Réguel racconta all'ispettore la sua versione. Egli non può parlare senza citare una folla di nomi e di sentenze e ne esce fuori una deliziosa satira di quella cultura imparaticcia che imperversa nei paesi neo latini e di cui talora proviamo nostalgia (e un certo rimorso per avere contribuito ad affossarla).