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Benedetta Cibrario

Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2007
Pagine: 213 p. , Brossura
  • EAN: 9788807017346
Se esiste una misteriosa, inspiegabile affinità tra i luoghi e chi li sceglie per abitarvi, allora La Bandita è davvero il posto giusto per la protagonista di Rossovermiglio, il bel romanzo d'esordio di Benedetta Cibrario, torinese di formazione ma toscana per nascita e soprattutto per scelta. Proprio come la giovane aristocratica che, cresciuta in una Torino congelata nella sua francesizzante eleganza, decide di stabilirsi, dopo il fallimento del suo matrimonio combinato, in una tenuta nel cuore della Toscana: malmessa, ma con il pregio, oltre al fascino del paesaggio, di chiamarsi La Bandita. Vale a dire, preclusa alla caccia: e lei, che si è sempre sentita selvaggina di passo, può considerarla casa sua. Ed è solo al crepuscolo della sua vita, coincidente con il tramonto di un secolo intero che sente l'esigenza di tornare indietro, per capire. Ma non in modo coerente e ordinato, piuttosto a salti, strattoni, impennate: come se la memoria, più che passeggiare quietamente nel passato, lo attraversasse a cavallo, secondo modalità a lei familiari.
Più volte si intersecano nel racconto, in rapido montaggio, i diversi piani temporali: il presente fattivo, di concretezza contadina, in cui si muove questa ottantenne disincantata eppure energica, capace di tirar fuori da una tenuta in abbandono un'azienda vinicola di fama internazionale; un passato che appare incredibilmente stratificato e, nella sua declinazione più remota, così lontano da sembrare alieno, appartenente a un'altra. È il passato di una bambina chiusa nel gesso di abitudini immutabili; di una diciannovenne esperta di cavalli ma totalmente inesperta della vita, che il 16 ottobre 1928 è andata a nozze con il conte Villaforesta; di una giovane donna che, in un noioso ricevimento parigino, ha visto Trott e ne è rimasta folgorata: Trott, il personaggio dal cognome impronunciabile e dalle misteriose attività che più volte incrocerà il suo cammino. I due futuri amanti si ritrovano in una sera di febbraio del 1939, suggestivamente ricreata nei colori, negli odori, nell'abbigliamento e nelle segrete aspettative dei personaggi; una sera di ordinaria mondanità eppure dotata di un'eccezionalità che verrà messa a fuoco soltanto con il tempo. Quante cose avrebbe potuto capire di Trott la protagonista e non ha mai voluto o potuto capirle; quanto avrebbe potuto capire anche del marito; e qualcosa capirà di lui solo nel loro ultimo incontro, dopo il casuale svelamento di una verità non difficile da intuire ma difficilissima da accettare. Eppure, questi uomini le hanno comunque lasciato qualcosa, ognuno a suo modo. Trott le ha insegnato a fare il vino, anche se i nomi che la protagonista sceglie sono veramente suoi. Come Lunediante, epiteto che si dà al pigro, allo svogliato e lei davvero si sente così "una lunediante dei sentimenti"; o Rossovermiglio, il colore, più che della passione, di un'impennata.
Il marito le lascia, in finale di partita, un'immagine di sé più intensa, anche se avvelenata: una donna che, per buona parte della vita, ha accettato il ruolo della principessa al ballo, per poi fabbricarsene un altro, quello della principessa ribelle che ha scelto la libertà nell'esilio. Ma senza mai sporcarsi con la realtà. Ritratto sicuramente ingeneroso, ma non si può negare che gli eventi della storia siano sempre scivolati su di lei, senza fare mai veramente presa. Il fascismo è riassumibile nella visita di Mussolini a Torino – "un'imperdonabile caduta di gusto" –; la guerra ha portato disagi e privazioni, certo, ma non ha mai inciso in profondità; il 2 giugno del 1946, per ingannare il tempo dell'attesa – ma di che cosa? come lei stessa dice di sé e dei suoi amici "non siamo stati educati ad avere una passione civile o politica" – viene organizzata una gita a cavallo. Ma il destino, o meglio la narratrice, sa essere veramente beffardo, perché Trott sceglie proprio quel giorno per segnare la storia privata della protagonista.
E qui sembra profilarsi un'interessante quanto inattesa analogia con il libro di un'altra scrittrice, recentemente uscito nella stessa collana "Narratori" Feltrinelli, che affronta i rapporti tra storia e individuo. Mentre nel romanzo di Benedetta Cibrario è il privato delle persone, con il suo inestinguibile retaggio di ambiguità e di equivoco a fornire la prospettiva di lettura, lasciando la grande storia sullo sfondo, nel romanzo di Cristina Comencini è questa a stagliarsi in primo piano, anch'essa, però, con il suo corredo di omissioni e ambiguità. E se nella sua vecchiaia la protagonista di Rossovermiglio si aggira con la memoria alla ricerca degli inganni e degli autoinganni del passato, se la sua "illusione del bene" è totalmente privata, a Mario, protagonista del romanzo che proprio così s'intitola, L'illusione del bene, interessa addentrarsi, nella sua maturità, all'interno dei buchi neri della storia, quelli che sono sempre esistiti e hanno sempre continuato a risucchiare le esistenze individuali sotto l'attraente vernice del bene collettivo. Li accomuna, pur così diversi per molteplici aspetti, un identico bisogno di capire: un'esigenza maturata nel tempo, tormentosa quanto irrinunciabile. Maria Vittoria Vittori

Recensioni dei clienti

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    Roberta

    25/01/2014 21.49.15

    La lettura non mi ha preso in maniera particolare, ho trovato difficile capire le ambientazioni, in quanto l'autrice passa dal presente al passato in maniera repentina. La protagonista invece mi e' piaciuta, una donna di carattere anche se fragile nell'accettare i cambiamenti che la vita gli offre. La sua determinazione la porta ad ogni modo a trasformare una vecchia fattoria abbandonata in una moderna azienda vinicola.

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    Angela

    27/09/2013 21.10.24

    Un libro delicato dal ritmo lento, come tutte le cose belle occorre del tempo per apprezzarle, l' ho letto con piacere perché ogni pagina ti fa vivere l'atmosfera di un mondo lontano quando la vita scorreva con altri ritmi e con altri valori, ti fa riflettere sul dramma della mancanza di comunicazione fra persone apparentemente molto vicine, un ottimo lavoro

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    Sophie

    05/02/2013 12.10.15

    Mi ha deluso. Sicuramente un libro ben scritto con uno stile elegante e formale ma ho fatto fatica ad arrivare all'ultima pagina. Come Premio Campiello mi aspettavo un po' di più.

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    anna

    18/10/2011 12.21.11

    di facile lettura, trama interessante in continuo oscillare tra passato presente, tra Siena e Torino, alcuni ricordi della guerra per giungere a capire solo alla fine, del libro e della vita della protagonista, il senso di una vita intera. consigliato.

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    raffaella

    01/04/2010 16.24.56

    Interessante contenuto, come sempre -per me- quando si narrano storie di uomini e donne, quindi senza trame, essendo trama la biografia dei personaggi: quindi facile annoiare o perdere di intensità. L'autrice è invece riuscita a mantenere sempre alta l'attenzione anche con l'espediente di andare e venire attraversando il tempo e preparando, senza caricare troppo il clima, e quindi facendocelo gustare di più, un finale a sorpresa. Brava e grazie per la piacevole lettura.

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    alex

    17/11/2009 09.56.45

    Sono un po' combattuta.. la storia non è brutta e alcuni passaggi sono intensi, quasi poetici, ma il racconto di per sè è piatto e soprattutto lo scambio epistolare finale è abbastanza noioso. Credo avrebbe dovuto approfondire maggiormente.. forse sarebbe uscita anche qualche pagina in più di sole 212! Direi che più che di un romanzo si tratta di un racconto.. e a me i racconti sono sempre sembrati bozze di romanzi incompleti!

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    giannina

    02/07/2009 15.12.11

    Giudizio positivo. Se posso dividere il romanzo in tre parti ritengo che la prima e l'ultima siano le meglio riuscite. Comunque secondo me è molto scorrevole e piacevole alla lettura. Io lo consiglierei.

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    L.

    01/05/2009 13.15.30

    Libro che si lascia leggere con facilità e curiosità. Interessanti i salti temporali che non disorientano i lettori più attenti. Amaro il finale, ma data la caratterizzazione psicologica del personaggio, non poteva essere altrimenti. Lo consiglio a chi ama le letture malinconiche e sognanti e a chi è affezionato a certi spaccati di vita nobiliare di un tempo che fu, che l'autrice ripropone in tutto il loro fascino e le loro convenzioni d'etichetta. Charmant!

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    JOLANDA

    04/04/2009 19.30.03

    Il coraggio del cambiamento e il rompere schemi prestabiliti è ciò che mi colpisce sempre e anche ciò che mi ha affascinato nel suo libro, che mi è stato regalato da mia figlia adolescente con questa commovente dedica: "Ad una mamma che è sangue rosso puro che scorre nelle vene..che è un cuore che batte ogni giorno sempre di più..che è un sorriso che c'è sempre, che non manca mai per me,ad una mamma che E' VITA ad una mamma che E' DONNA.All'unica mia donna.MAMMA! Ti amo immensamente. Sei parte di me, infinita belleza. Tua figlia" JOLANDA

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    Simona

    02/04/2009 11.08.18

    Non mi associo al coro di giudizi positivi su questo libro, in quanto la mia impressione è quella di una scrittura che vuole essere elegante e piena di significati ma rischia solo l'accumulo di aggettivi senza lasciare vere emozioni. La storia del figlio che viene fuori alla fine è quanto di più improbabile ci possa essere.

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    antonella

    31/03/2009 15.42.41

    Inizio un po' banale, infarcito di temi triti e ri-triti, descritti senza originalità. La parte centrale è nettamente superiore e trova il suo punto di forza nella lettera del marito, che contiene il messaggio del romanzo: nulla è come sembra, colui che appare come carnefice può essere vittima, il tempo che passa ci permette di vedere tutto con occhi diversi, più giusti. Il finale è molto improbabile. Ne esce la figura di una donna fredda come moglie, amante, madre ed amica, desiderosa di evadere attraverso le cavalcate e la vinificazione. La forma del romanzo è gradevole, la lettura è scorrevole, infastidiscono un po' i ripetuti salti temporali

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    sm

    18/03/2009 15.48.54

    Bel libro tutto sommato. Prosa elegante e con alto stile, il che, a mio avviso, è il punto forte del romanzo. La trama un po' scontata e abbastanza "rosa" se si vuole ma resa bene dallo stile raffinato dell'autrice.

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    Terry

    11/03/2009 22.11.59

    Bello, ben scritto, uno stile elegante e quei salti temporali rendono vivace ed accattivante tutta la storia. L'unica cosa...spesso mi sono tornati in mente alcuni romanzi di Rosamunde Pilcher.

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    Giusy

    06/03/2009 21.21.01

    ....."La gioventù non sa che lusso, che dono, è una notte vera di sonno" ... Molte frasi di questo libro mi sono entrate nella mente e si sono rintanate in qualche angolo. La donna che ci parla nel libro ha mille sfaccettature, ma è un sola anima. Vorrei che esistesse veramente per chiederle che cos'è il grande Amore, che cosa riesce a farti battere così forte il cuore da "offuscare" anche il respiro.

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    giuseppe

    23/02/2009 11.59.43

    Tutto sommato un bel libro, si fa leggere con attenzione e curiosità. Un pò più di verve però non avrebbe guastato. Saluti. Giuseppe da Palermo

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    daniela

    09/02/2009 15.25.37

    bel libro, scritto bene e mai noioso, con un finale per nulla scontato, brava l'autrice!

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    valentina

    23/01/2009 17.52.20

    scrittura formale.. non ho neanche finito di leggere il libro.. fa sonnecchiare e non traspare nessuna emozione!

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    dama

    20/01/2009 21.46.37

    A me il libro è piaciuto: mi ha fatto pensare a quanto sia importante dire fino in fondo ciò che proviamo, non avere paura di noi stessi e dei nostri sentimenti. Bello il momento della lettera che svela un altro lato della protagonista che fino a quel momento non avevamo immaginato: due facce della stessa donna presentate da due ottiche diverse.Bello il finale.

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    Sara Conter

    10/01/2009 15.21.11

    Libro ben scritto anche se con uno stile fin troppo 'formale' che non risalta nessuna originalità. Una storia che sembra già stata letta e che non emoziona: superficiale.

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    Eletta

    08/01/2009 17.17.05

    Un libro ben scritto nel complesso ma trovo che il ritratto della protagonista del romanzo sia di una volgarità molto sottile, di un egoismo e un cinismo che forse la rendono ai miei occhi uno dei personaggi meno riusciti di tutta la letteratura italiana moderna.

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