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Philipp Meyer

Traduttore: C. Mennella
Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
Pagine: 395 p. , Brossura
  • EAN: 9788806218829

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    enrico.s

    18/04/2016 11.41.51

    Innegabilmente un buon romanzo, ben scritto, nel quale si incrociano due linee narrative: il ritratto dell'America di inizio millennio, mentre è in corso la seconda guerra del golfo, in pieno disfacimento economico e morale e le vicende dei protagonisti alle prese con un momento cruciale delle proprie vite (meglio non aggiungere altro, per non togliere il gusto della sorpresa). La cifra stilistica scelta da Meyer alterna pagine da noir duro e puro ad altre più introspettive, disseminate da considerazione che piacerebbero al buon Giacomino Leopardi (ad es: "...in realtà, quando nascevi, non eri altro che un nome su una lapide. Una lapide futura. Un destino nato"). Toni cupi che di più è difficile; nessuno dei personaggi è moralmente integro, nessuno si salva...tutti hanno colpe irredimibili sepolte dentro di sé. Sarebbe stato un libro da 5/5 se non fosse per alcune scene (penso a certi dialoghi) un po' troppo stereotipati, che mi aspetto in uno sceneggiato televisivo, non in un' opera letteraria, e per un vago senso di deja vu, che leggendo mi ha rimandato ad alcuni romanzi di Cormac McCarthy (penso alla Trilogia della frontiera, e a Sutree), allo Steinbeck di Furore e anche al David Lynch di Twin Peaks, togliendomi parte del piacere di scoprire mondi nuovi...o nuovi modi di dipingere il solito vecchio mondo, che credo sia il motivo principale per cui si scrive e si legge narrativa.

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    Pier Morandi

    12/02/2015 17.59.45

    Mi è piaciuto lo stile di questo 'giovane scrittore', sia per Ruggine Americana, sia per Il Figlio. Nella musica questo stile viene oggi chiamato Americana (che è poi la musica che amo, scrivo e suono) e il termine potrebbe adattarsi molto bene anche ai suoi romanzi. Non sono storie di frontiera, sono storie di perdenti e 'momentanei vincenti'. Meyer è americano e scrive da americano, ma lo fa bene, con trasporto.

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    Paolo

    22/12/2014 16.53.00

    La depressione economica simboleggiata dalla ruggine che si deposita sulle vecchie acciaierie si rispecchia nelle vite degli abitanti della valle: vite deluse perché non hanno mantenuto ciò che sembravano promettere, perché è mancata la forza di fare certe scelte in un preciso momento o perché le si è fatte sbagliate (a chi non è capitato?). Ma poi succede un fatto che turba la quieta, rassegnata esistenza della valle, e che costringe tutti i personaggi del romanzo a ripensare la propria esistenza, a cambiare. E a fare finalmente quella scelta di cui non si credevano più capaci (o non fare la scelta che si temeva avrebbero fatto). Il travaglio dei protagonisti è reso molto bene attraverso i loro pensieri e i dialoghi molto ben costruiti. Ho trovato chiari echi della miglior letteratura americana del '900 (Steinbeck, McCarthy, Kerouac, ecc.) nell'opera prima - e in quanto tale non perfetta ma che consiglio vivamente - di un autore di cui risentiremo presto parlare.

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    nadia

    11/07/2014 22.39.45

    Romanzo di buon livello, ma a mio parere non impeccabile. Spesso è prolisso e ripetitivo, a volte stancante. Credo che il suo vero punto di forza stia nella caratterizzazione dei personaggi: tutti autentici e credibili, lontani da qualsiasi mono-dimensionalità. A volte mi sono sentita confusa dal tempo del racconto: come dichiarato a un certo punto, gli eventi narrati sono collocati dopo l'11 settembre, ma per alcuni aspetti sembra di leggere un romanzo ambientato negli anni 50, come quando il poliziotto Harris dice al giovane Poe che rischia di essere impiccato... e l'impiccagione non si usa più da tempo in America... Non so se quest'effetto fosse voluto, io l'ho trovato quantomeno bizzarro.

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    Vittorio Pisa

    02/07/2014 13.13.24

    Il rammarico è di aver letto questo romanzo solo dopo "Il Figlio". Inevitabile perciò il confronto tra i due. Questa opera prima, sia per la struttura narrativa, (a più voci), sia per la prosa, (asciutta e precisa, quasi chirurgica), sembra quasi un esperimento rispetto al secondo lavoro che risulta più definito e completo, e certamente più convincente. A volte, soprattutto nel personaggio di Isaac, il più complesso, si ha l'impressione che l'autore abbia voluto eccedere nella sua rappresentazione con l'esposizione di troppi argomenti e una molteplicità di fili narrativi che hanno l'effetto di confondere il lettore e abbassare la tensione narrativa. A parte queste distonie di poco conto, e qualche lungaggine e ripetizione di troppo, resta tuttavia, anche per questo romanzo, la piena convinzione che si è di fronte ad un vero e proprio talento letterario. Straconsigliato.

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    AdrianaT.

    05/05/2014 09.13.41

    Forse è un uso un po' utilitaristico della letteratura da parte mia, ma io ci devo 'guadagnare' da una lettura, in qualche modo deve giovarmi, e sinceramente questo libro mi ha lasciato pochetto. Però l'ho finito e l'ho letto praticamente senza interruzioni, non provando particolari momenti di stanca, nonostante macini lento e tenda alle ripetizioni. Ci ho trovato anche un po' di Fante, sebbene all'acqua di rose. Non lo sconsiglio.

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    stefano

    17/04/2014 13.07.41

    Un libro intenso, emotivamente coinvolgente. L'autore tratta il tema dell'emancipazione, della fuga, dell'amicizia, della speranza, di due adolescenti americani confusi ed arrabbiati. La trama è ricca di spunti, il linguaggio potente ed i dialoghi sono interessanti e credibili. Da consigliare.

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