Rumore bianco - Don DeLillo - copertina

Rumore bianco

Don DeLillo

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Traduttore: M. Biondi
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
In commercio dal: 24 marzo 2014
Pagine: 396 p.
  • EAN: 9788806220693
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Vincitore del National Book Award 1985

«"Rumore bianco" è un sogno di angoscia dolce e meraviglioso»Martin Amis

Jack Gladney è professore di studi hitleriani presso un campus dove i detriti della cultura popolare americana sono divenuti la nuova bibbia e il supermarket la sua biblioteca. Come dice Murray J. Siskind, collega di Jack e profeta dell'apocalisse postmoderna, il supermarket è un luogo saturo di onde, radiazioni, lettere e numeri, voci e suoni in attesa di essere decodificati. Ma la vita rassicurante e consumistica di Jack e della sua famiglia ultramoderna viene improvvisamente inghiottita da una nube letale, l'evento tossico aereo, espressione concreta della miriade di altri eventi tossici onnipresenti tra le mura domestiche: trasmissioni radio, sirene, microonde, la voce incessante della tv. La paura della morte che accomuna Jack e la quarta moglie Babette diviene così una forza prorompente, un raggio di luce nera in grado di perforare il muro di «rumore bianco» che avvolge questo capolavoro di fine millennio.

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    Elena

    11/11/2020 13:07:43

    Rumore bianco di Don DeLillo è certamente una lettura impegnativa e di certo non lo consiglio come primo approccio all'autore. Tuttavia, la potenza della scrittura è così coinvolgente da far trascinare il lettore all'interno della storia del nostro protagonista, professore di studi hitleriani, Jack Gladney. Pazzesco per i temi che sono il vero perno del romanzo: paranoie, disturbi e ansie mentali, denuncia al consumismo becero della società americana prodotto dai media e dalle nuove tecnologie. DeLillo stupisce sempre, colpisce e mette in luce le contraddizioni più disparate dell'America della seconda metà del ventesimo secolo. Di certo non il suo libro capolavoro, ma sicuramente una delle opere più significative dell'autore.

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    Alce

    15/05/2020 16:17:00

    Un grande romanzo postmoderno americano. A dominare la narrazione è il pensiero ossessivo della morte che si infiltra in tutti gli interstizi della più mediocre vita di provincia americana, incrinando – ma solo per un momento – il placido procedere di un’esistenza che si è arresa di fronte al consumismo più anestetizzante.

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    Anto

    12/05/2020 14:10:08

    A voler veder bene, il romanzo sembra un'enorme cronaca dell'assurdo della vita famigliare di Jack Gladney, professore di studi hitleriani in un college non meglio specificato del Midwest. La vita di questo americano medio sarà colpito da un "Evento tossico aereo", che obbliga la sua famiglia e quelle della sua zona ad evacuare. E da qui sorge la sua paura (sopita) della morte, costretto a fare i conti con il fatto che, contagio o meno, il destino sarà morire. L'ultima parte è dedicata alla paranoia e all'ossessione per le cure mediche, alla ricerca di un farmaco miracoloso - il Dylar - che possa alleviare dal suo animo l'oppressione della morte. Rumore bianco concentra in sé tutti i temi pregnanti sorti dal dopoguerra in poi: il consumismo imperante, l'onnipresenza mediatica, le teorie complottistiche, l'atomizzazione-disintegrazione della famiglia, la riduzione della privacy, lo pseudo intellettualismo, la paranoia delle piccole cose. È uno squarcio quotidiano privo di sacralità, privo dell' "American dream", che mostra l'uomo per quello che è davvero, preso dalle sue ossessioni e masturbazioni quotidiane. È una società che raccoglie tutte le macerie della "cultura" americana, che venera il supermarket quasi come luogo di culto ma che, intimamente, ha paura di morire.

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    Miriam

    11/05/2020 13:28:50

    Una nube tossica irrespirabile avanza pesantemente sulla città, costringendo i cittadini a rifugiarsi lontano, al sicuro. Questo è letteralmente il centro di Rumore Bianco, la sezione centrale. Ma la narrazione del romanzo, in realtà, che avviene tramite gli occhi del protagonista Jack, ci mostra situazioni e soprattutto dialoghi che sembrano non avere alcun impatto diretto sulla trama. Per questo la lettura è difficile da seguire e lascia un po' l'amaro in bocca: ci si aspetta una diversa trattazione della calamità e delle sue conseguenze. O almeno è ciò che mi aspettavo io... Il romanzo si può descrivere come una satira sull'uomo e sul mondo moderno.

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    S

    11/05/2020 10:40:00

    Il libro mi è piaciuto molto. Penso che sia un libro in cui prevalga la finezza delle riflessioni, la loro poeticità e profondità in merito alle questioni esistenziali del nostro tempo - piuttosto che la trama vera e propria. Di fatto, l'andamento della storia è a volte poco scorrevole. Da leggere se si è interessati a una attività di lettura che inciti alla riflessione ed al coinvolgimento emotivo in merito a grandi questioni umane - in primis, la morte e la paura di essa.

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    Nick

    26/03/2020 11:55:30

    Come altri libri dell'autore che ho letto, anche questo mi lascia perplessa perché, per me, tutti i suoi romanzi sono fumosi, inconclusi e inconcludenti. Però, consiglio comunque questo libro a chi vuole leggere qualcosa di DeLillo perché è forse il suo libro più affascinante.

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    Anna

    04/11/2019 11:05:50

    Il mio primo DeLillo. Molto strano. Non avevo idea di cosa aspettarmi dalla sua scrittura, e pure la storia l'ho trovata diversa rispetto a quello che credevo avrei letto una volta sbirciata la trama. Tutto questo non in senso negativo, però: anzi. E' solo che la faccenda deve carburare, ha bisogno di tempo, scrittura e autore non sono immediati e devo lasciarli crescere dentro e maturare. Molto probabilmente fra qualche mese ci ripenserò su e deciderò che è un capolavoro. I personaggi mi sono piaciuti moltissimo, primi fra tutti gli antipaticissimi figli. Romanzo che cresce, all'inizio non entravo molto in sintonia con la storia, poi è arrivato il Dylar e le cose sono apparse un po' più chiare... Ora sono molto curiosa di vedere come sono gli altri libri. Nel frattempo, gli do 4 stelline sulla fiducia.

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    Ert

    21/09/2019 22:20:25

    Prima si parlava tantissimo di morte, forse per non parlare della paura che faceva il sesso: che poi non è mai stata paura del sesso, quanto di non riuscire a farlo. Ora si parla per lo più di sesso, per non parlare della paura che ci fa la morte: che poi non è tanto paura della morte, ma di non riuscire più a morire, mi sa.

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    Ele

    19/09/2019 13:56:06

    Rumore bianco è diviso in tre parti: la prima è pressoché priva di trama, ma ci presenta con grande efficacia il protagonista con la sua famiglia; la seconda parte riguarda un "evento tossico aereo" e la terza, la più lunga, ce ne mostra le conseguenze e ci parla di un particolare farmaco sperimentale... Direi che è un romanzo sulla paura della morte, nella civiltà occidentale odierna. Non è una roba facilissima su cui costruirci un romanzo, ma DeLillo ci riesce alla grande. I dialoghi famigliari sono azzeccatissimi (vengo da una famiglia numerosa e posso confermare la verosimiglianza di certe discussioni che possono sembrare assurde); ci sono varie scene descritte in maniera vivida (in particolare, la parte sull'evento tossico aereo è da applausi); c'è umorismo e momenti bizzarri; tantissime riflessioni e, per tutto il romanzo, quel "rumore" di sottofondo, fatto di tv e supermercati ed intrighi, nel tentativo di coprire un altro "rumore", la paura della morte. Richiede, all'inizio, un po' di assestamento, perché la prima parte è praticamente priva di trama, ma DeLillo è decisamente uno che sa scrivere.

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    Monica

    19/06/2019 08:25:55

    "Rumore Bianco" è stato il mio primo approccio a Don Delillo, autore a cui volevo avvicinarmi da un bel po'. Mi è piaciuto? Si. Mi aspettavo in qualche modo di più? Forse. Ma andiamo con ordine. Il romanzo parla di Jack, direttore del dipartimento di "Studi Hitleriani" in un'università degli Stati Uniti, e della sua vita con la (quarta?) moglie Babette e i loro figli. Una vita piena di nulla se non di tv e continue gite al supermercato. Finché a un certo punto un incidente provoca una nube tossica che minaccia le loro vite e alimenta la loro già ben svilippata paura di morire. La paura della morte ossessiona Babette e contagia anche Jack, ed entrambi faranno di tutto per sconfinggerla. L'uomo di fronte alla paura della morte e delle malattie è un tema ben presente nel libro. L'uomo è affascinato dalla morte, ha fame di eventi catastrofici sullo schermo della tv, ma guai se il dolore e la morte si avvicinano appena un po' alla sua vita vera. Allo stesso tempo non crede più nella religione ma vuole vedere preti e suore e credere che loro credano. Insomma, una vita basata su tv radio e immagini: ecco l'altro tema, ovvero il tema della vita moderna dominata dalla dipendenza da media troppo presenti, dal consumismo, dall'alienazione delle persone. Lo stile è freddo, come lo sono i rapporti tra i protagonisti, un tono sarcastico coglie i sotterfugi tra i coniugi, le dipendenze, le ossessioni, la mancanza in generale di comprensione e compassione. Stile azzeccato alla storia ma che frena dal riuscire ad immedesimarsi, ad empatizzare con i personaggi. A dirla tutta, avendo spesso visto il nome di Delillo accanto a quello di David Foster Wallace, mi aspettavo qualcosa di più folle. Pensavo di restarne più sconvolta. In ogni caso, ottima lettura e continuerò ad esplorare l'autore con altri titoli.

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    *ciobin

    11/03/2019 11:36:50

    Davvero uno strano libro, è la mia prima esperienza con DeLillo e non sapevo assolutamente che cosa aspettarmi. Libro complesso, avvenimenti apparentemente nemmeno troppo legati tra loro, personaggi che compaiono e scompaiono nel giro di poche pagine (es. il padre di Babette) ma che alla fine avranno un peso determinante nell'avanzare delle vicende. Libro dalla trama piuttosto semplice, ma non sta lì la sua forza, sta nelle riflessioni che si scambiano i vari personaggi chiacchierando con scioltezza di vita e di morte, di amore e vendetta, di odio e malattia. Un libro da leggere lentamente, per poter riflettere sugli spunti che da al lettore man mano che si va avanti.

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    Daniele

    15/02/2019 18:02:07

    Com'è cambiato il nostro rapporto con la morte nell'epoca del consumismo? De lillo sembra voler rispondere a questa domanda, attraverso questo libro che è un romanzo, ma è anche un saggio, un racconto fantascientifico, un trattato di sociologia e anche un libro di poesia. Non avevo mai niente di simile. De lillo è semplicemente che ha un altro modo di guardare le cose rispetto ai comuni mortali: ironico, sarcastico, apocalittico, più profondo. Si tratta di un tipo di letteratura non per tutti, ma che ti può cambiare la vita.

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    alex ceraudo

    23/09/2018 07:37:01

    E' questo il romanzo più postmodernista di Delillo. Impossiboile da leggere senza un poco di contesto sulla letteratura postmodernista, e soprattutto senza le idee del pensatore Baudrillard. delillo affronta qui tutti i temi della società postmoderna, dall'incessante rumore dei media, al supermercato, alla paura delnucleare, ai simulacri alla simulazione e soprattutto la paura della morte. bellissima la idea di calare il protagonista di questa divertente famiglia postmoderna in un dipartimento universitario di cultural studies...nel caso studi Hitleriani: la satira alla società americana è leggera, ma evidente

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    Enrico

    22/09/2018 07:12:02

    Nella prima parte ("Onde e radiazioni") si descrive un professore di studi hitleriani, la sua famiglia numerosa e frammentata, la sua vita quotidiana fra biblioteche e supermercati. Nella seconda ("L'evento tossico aereo") una nube tossica sconvolge la vita della famigliola e dell'intera cittadina, contagiando il professore e depositandogli la morte dentro. Nella terza ("Dylarama") il professore scopre la paura della morte, che in realtà attanagliava anche la moglie e che l'aveva portata a tradirlo con uno scienziato fallito e con uno speciale farmaco, il Dylar. Uno dei grandi romanzi della seconda metà del Novecento, e il più grande forse - con "L'informazione" di Martin Amis - fra quelli che raccontano la vita contemporanea mettendola in rapporto con le catastrofi cosmiche prossime venture. Irresistibili certi dialoghi di famiglia, insieme realistici e paradossali.

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    Gianni F.

    08/10/2017 22:44:24

    Un romanzo impegnativo anche a causa dell'argomento tristemente d'attualità. La scorrevolezza spesso ne risente però la classe narrativa di Delillo é sempre cristallina

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    carolina65

    07/04/2017 14:15:54

    Fa riflettere sul vuoto straniante delle nostre esistenze postmoderne, tuttavia concordo con Raffaele sul senso di disagio associato alla lettura, forse legato alla descrizione dei personaggi, troppo bizzarri e caricaturali, quasi disumani.

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    Giuseppe Russo

    10/11/2014 14:40:54

    «White Noise» ha qualcosa di demoniaco, sia nell'idea iperbolica alla base della trama che nell'analisi delle conseguenze della sua applicazione. Per certi versi, è legittimo considerare questo romanzo una "Totentanz" postmoderna, nella quale alcuni soggetti semi-morti che cercano ossigeno nei centri commerciali delle grandi città (visti come templi religiosi) si scontrano un po' per volta con altri zombie, che DeLillo ha voluto vedere nella casta intellettuale dei docenti universitari. Ma non ne scaturisce certo una lotta di classe. Al contrario, la minaccia del pericolo concreto (una nube di gas forse mortale, forse no) smonta tutti i personaggi mostrandone l'immensa miseria umana e quasi facendoli sentire di nuovo parzialmente vivi. Non è certo un caso, se il prof. Gladney è uno studioso dell'ideologia che per eccellenza ha sacralizzato la morte, il nazismo, ma in realtà continua a millantare un credito che non possiede realmente: è anche lui uno zombie che non ha capito di essere morto da molto tempo, come tanti docenti universitari! Un'idea favolosa che l'autore sa sviluppare con una freddezza e una spietatezza assolute, senza alcuna empatia. E così deve essere.

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    Raffaele

    10/09/2014 23:02:34

    E' il terzo romanzo di De Lillo che leggo ed anche questo mi è sembrato di alto livello, la storia è originale, il tema trattato è molto profondo ed il finale perfetto, insomma si vede la mano del grande Autore; eppure in ogni suo romanzo c'è sempre qualcosa che non mi convince appieno, ma non riesco ancora a capire cosa. Dovrò leggerne ancora.

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  • Don DeLillo Cover

    Nato e cresciuto nel Bronx, allora abitato in gran parte da italoamericani, frequenta scuole cattoliche fino agli studi universitari; l'influenza degli studi cattolici traspare in molti dei suoi scritti e principalmente in Underworld (1997).Finiti gli studi, inizia a lavorare come pubblicitario e ad interessarsi di arte e musica, particolarmente al jazz e alla scrittura. Nel 1971 pubblica il suo primo romanzo, Americana, tradotto in italiano solo nel 2000. Nel 1972 pubblica End Zone e l’anno successivo Great Jones Street (tradotto in italiano nel 1997) che narra di un artista rock ritiratosi a vivere in un ambiente spoglio.Alla fine degli anni Settanta intraprende un lungo viaggio formativo in Medio Oriente e in India, successivamente si trasferisce in Grecia dove vive per tre anni e... Approfondisci
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