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Anna Politkovskaja

Traduttore: C. Zonghetti
Editore: Adelphi
Edizione: 6
Anno edizione: 2005
Pagine: 293 p. , Brossura
  • EAN: 9788845919749
All'inizio del XXI secolo è ricomparso in Russia lo spettro di Akàkij Akakièvič, il protagonista di Il cappotto di Gogol'. Lo spettro ha subito una metamorfosi, Akàkij Akakièvič non è più solo il travet invasato di entusiasmo amministrativo, ma è diventato un "personaggio considerevole" che è asceso al "trono di tutte le Russie" e che ha modi "gravi" e "imponenti", ma schematici: la prima ipostasi del suo sistema è la "severità". È questo il ritratto di Putin che emerge dal libro di Anna Politkovskaja, corrispondente della "Novaja Gazeta" e cronista pasionaria del secondo conflitto ceceno (nel 2002 si è offerta come negoziatrice per la liberazione degli ostaggi nel teatro Dubrovka di Mosca e nel 2003 le è stato conferito il premio Ocsce per il giornalismo e la democrazia).
Nel 2003 è stato pubblicato in Italia un altro libro della giornalista russa ( Cecenia. Il disonore russo , pp. XI-192, EURO 15, Fandango, Roma), con una prefazione di André Glucksmann nella quale il massacro senza fine della Cecenia è considerato l'emblema di un'"autocrazia postideologica", senza "fede né legge", incarnata da un "fabbricante di apocalissi". Mentre Glucksmann considera Putin un demone meschino, succedaneo tardo cekista della demonologia dostoevskiana, per Politkovskaja, invece, il presidente russo ha conservato la tipica forma mentis (angusta e scialba) del tenente colonnello del Kgb. Putin non è un "despota congenito", ma un militare educato all'arte del monologo imperioso e al "nonnismo ideologico". Non concepisce il dissenso e la polifonia democratica. Per l'autrice Putin è un restauratore, il simbolo del "revanscismo sovietico". La restaurazione nazional-sovietica ha suscitato un "coro di osanna in Occidente": tra le voci del coro si è distinta quella di Berlusconi, che di Putin "si è invaghito e che è il suo paladino in Europa".
Nello stilare il suo j'accuse Politkovskaja tenta di rispondere all'interrogativo: "Perché ce l'ho tanto con Putin?". Il libro, infatti, non è un trattato di politologia sull'"autocrazia elettiva" o sulla "democrazia guidata" postsovietica, ma un insieme di "appunti a margine" della vita quotidiana al tempo del "nuovo medioevo" russo. Nel dedalo di stanze di vita quotidiana, dove la cronaca degli avvenimenti correnti si intreccia con le microstorie di gente comune, un posto centrale occupa l'esercito, uno dei "pilastri" dello stato sul quale poggia il potere dei siloviki (gli uomini dei ministeri della forza), la ristretta cerchia che costituisce l'ossatura politica e ideologica del putinismo. "Icona" dell'epoca putiniana è il processo al colonnello Jurij Budanov che ha combattuto le due guerre cecene e che è stato insignito di due medaglie al valore. Il 25 luglio 2003 Budanov è stato condannato a dieci anni di carcere duro per crimini compiuti nel corso di "operazioni antiterrorismo" in Cecenia. Sebbene sia stato accusato di aver strangolato e stuprato nel corso di un interrogatorio El'za Kungaeva (una diciottenne cecena sospettata di essere un cecchino), l'innocenza di Budanov è stata sostenuta sia dall'opinione pubblica (che considera il colonnello un eroe), sia dal ministro della difesa Ivanov. I siloviki hanno tentato di fornire la base ideologica dell'assoluzione, ricorrendo anche ai servigi della dottoressa Pecernikova, una psichiatra che in epoca sovietica è stata una fidata collaboratrice del Kgn nel combattere il dissenso intellettuale come una malattia mentale e che si è adoperata per suffragare la tesi della temporanea infermità mentale dell'eroe delle guerre cecene.
Secondo Politkovskaja, l' affaire Budanov dimostrerebbe il disamore per i "giochi della democrazia" e le mostruosità della "dittatura della legge": la Russia continua a trascinarsi dietro i "pidocchi sovietici". L' homo nazional-sovieticus ha il "cervello offuscato dalla propaganda" dell'accelerazione capitalista e del successo rapace. Il "capitalismo dal volto neosovietico" sembra obnubilare le menti e determinare, spesso tragicamente, i destini dei "nuovi russi" irretiti da un modello economico che è un ibrido "bizzarro" tra leggi di mercato e "dogma ideologico". In un contesto sociopolitico dominato dalla rapacità, Politkovskaja racconta storie di repentina ascesa e di altrettanto rapido declino sociale dall'era El'cin, con gli arricchimenti improvvisi avvolti da un alone di romanticismo bovarista, alla presa del potere dei "pragmatici insaziabili", che, come Putin, sono stati "umiliati e offesi" dalla vita precedente e che si vogliono vendicare del passato. I "nuovi russi", guidati da Akàkij Akakièvič II, sono accecati dal sole ingannatore dell'"appropriazione indebita" con la "connivenza" della burocrazia corrotta e sul ponte Kalinkin a San Pietroburgo si torna a parlare di "cappotti rubati".

Roberto Valle

Recensioni dei clienti

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    bruno

    27/01/2016 10.59.25

    ci sono libri ke si leggono in modo "leggero" per hobby passatempo rilassamento... ci sono libri invece ke sono dei veri pugni nello stomaco...questo è unO di quelli... come diceva Gustav Herling: è un vero e proprio "mondo a parte"....credo ke solo ki lo vive in prima persona lo può capire a fondo.... da far leggere nelle scuole..."meditate ke questo e stato" e possiamo aggiungere "ke questo è".... e non solo in questa parte del globo

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    sissy

    19/01/2016 13.08.15

    Tremendo....solo vivendo in queste realtà si potrebbe capire....per Alessandro: mi fa ricordare i negazionisti della shoa!!!

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    PROT

    03/06/2014 17.38.02

    libro davvero interessante, che però non mi ha stupito troppo, se non per il grandissimo coraggio dell'autrice... da leggere

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    Michael Moretta

    22/01/2014 18.56.54

    Un libro sconvolgente. Chi si appresta a leggerlo sa che la Politkovskaja ha pagato con la sua vita per ciò che ha scritto in queste pagine, e quindi crede di essere preparato. Ma come spesso succede la realtà supera di molto, ed in peggio, le aspettative.  La giornalista dedica solo un capitolo alla vita di Putin in particolare. Piuttosto il libro si concentra sui meccanismi che hanno permesso e permettono a questo personaggio uscito dai ranghi dell' Fsb, il vecchio Kgb, di regnare come un sovrano sulla Russia. Il maggiore tra questi meccanismi è la corruzione, che in Russia regna in ogni angolo di potere, che sia politico, esecutivo o giudiziario. Ed ecco allora gli sconvolgenti capitoli sul processo all'ex oligarca Fedulev e sui metodi usati da costui per appropriarsi delle più importanti fabbriche degli Urali, utilizzando a proprio piacimento giudici, governatore della regione, poliziotti e politici di Mosca, su su fino allo stesso Putin. Altro elemento fondante della Russia di Putin è l'esercito, ed ecco che la Politkovskaja ci mostra lo stato in cui versa il tanto decantato esercito russo. Senza soldi, con i suoi ufficiali costretti ad un secondo ed un terzo lavoro, e costretti a prendere ordini da chi in guerra non ci è mai stato ma ha saputo avanzare nella carriera semplicemente grazie alle amicizie giuste.  Si parla della guerra in Cecenia, utilizzata da Putin per farsi eleggere presidente nel 2000, dopo essere stato Primo Ministro con Eltsin, e che continua ad essere combattuta per sviare l'attenzione del popolo dal sistema corruttivo della società. Conseguenze di queste guerra sono le stragi della Dubrovka e di Beslan, in cui l'esercito ha ucciso indifferentemente guerriglieri ed ostaggi ed in cui le famiglie delle vittime civili sono state trattate senza la minima pietà.  Un atto d'accusa documentato verso un uomo che sta facendo rivivere ai russi ciò che pensavano di aver ormai superato, il tutto con la benedizione dell'Occidente. Da leggere.

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    Anna

    19/01/2010 13.44.23

    Un pugno nello stomaco a ogni pagina ma lo si riceve volentieri, perché conoscere e capire è fondamentale. Il corrispoettivo russo di Saviano (al quale naturalmente non auguriamo la stessa terribile e prematura fine). Un libro eccezionale e coraggioso che potrà forse servire affinché si impari a non digerire acriticamente qualsiasi forma di esaltazione di potere.

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    Riccardo

    26/11/2008 22.02.36

    leggendo questo libro e altri della giornalista si capisce perchè è stata assassinata. questo saggio deve essere letto perchè non conosciamo questo tipo di Russia, questa Russia molto lontana da noi, una Russia veramente inconcepibile e incredibilmente orrenda. già leggendo le prime pagine di questo libro ti viene da pensare ai Lager, ai gulag sovietici, e alla fine di quel capitolo come se la scrittice ti avesse letto nel pensiero, si parla di questo paragone. io ho letto solo questo libro della giornalista, ma non sarà il solo perchè voglio sapere qualcosa di più della Cecenia e dello sgretolamento dei diritti umani in queste zone. terribile il capitolo dedicato al teatro preso dai terroristi e il modo di liberare gli ostaggi,come del resto tutti gli altri. abbiamo perso una grande penna, una giornalista che sapeva fare il suo lavoro, una giornalista che ci apriva una finestra sul mondo, specialmente di quel mondo a noi molto lontano. grazie Anna.

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    Rondine

    09/02/2007 12.55.15

    Non amo i saggi, ma questo non può dirsi semplicemente un saggio. E' molto di più: una denuncia, un grido d'aiuto, un atto di accusa. Ammiro il coraggio di questa donna meravigliosa che ha pagato con la vita la sua coerenza. Assolutamente da leggere, per cercare di capire al di là di quello che i mass-media vogliono farci credere.

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    Alce67

    04/02/2007 22.36.57

    Ho trovato questo libro incredibilmente interessante. Anna Politkovskaja apre uno squarcio sugli aspetti oscuri di questa nuova Russia in crescita disordinata. Ne viene fuori un dipinto a tinte forti, spesso sconvolgente. Il paese sembra portare con se i dissesti della lunga stagione sovietica e un nuovo approccio da capitalismo selvaggio; una specie di Far West dove la legge del più forte (o del più disonesto) ha spesso la meglio sulla dignita di chi agisce secondo valori. Il libro parte dalla mera cronaca, ma si apre spesso alla compartecipazione umana colpendo nel segno. Ho trovato alcune pagine profondamente emozionanti; in più la storia della Russia degli ultimi 20 anni ha in se tutti gli elementi per rendere interessante qualsiasi narrazione in merito. Ci vorrebbe un'Isabel Allende russa per raccontare la decadenza, la resurrezione, la dignità e la tragedia che ho trovato in queste pagine; ne verrebbe fuori un ottimo romanzo. Ma a volte la realtà va ben oltre la finzione e questo libro di coraggiosa denuncia ce ne restituisce immagini rivelatrici e sconvolgenti. Lo consiglio a chiunque abbia a cuore la condizione umana.

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    Lorenzo

    01/02/2007 23.56.53

    5/5 NON SERVE AGGIUNGERE ALTRO. ALTRI "CAPI DI STATO" NELLA STORIA, CON ELEZIONI PLEBISCITARIE, NON POTEVANO CERTO DIRSI DEMOCRATICI. IL DISCORSO DEL 60% DEL CONSENSO LASCIA IL TEMPO CHE TROVA... ESEMPLARE GRIDO D'ACCUSA SUL RITORNO (MAI CESSATO?!?) AD UN SISTEMA POLITICO DI TIPO COMUNISTA BOLSCEVICO. ATTO D'ACCUSA MOTIVATO SULLA POLITICA DI PUTIN, CHE IN NOME DELLA GUERRA AL TERRORISMO INTERNAZIONALE - TROPPO SPESSO SBANDIERATA IN QUESTI ULTIMI TEMPI - PERMETTE LO SCEMPIO CECENO, DOVE A PERDERE LA VITA SONO SOPRATTUTTO I CIVILI CECENI (E NON I GUERRIGLIERI) E I SEMPLICI SOLDATI RUSSI. IN PARTICOLARE, ANALISI DI CIò CHE VERAMENTE è SUCCESSO A BESLAN E NEL TEATRO BUDROVKA. DA LEGGERE ASSOLUTAMENTE. NON SI PUò MORIRE PER AVER PROVATO A RACCONTARE COME STANNO VERAMENTE LE COSE ...

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    emanuele

    24/01/2007 18.11.21

    Credo che vi sia una giustizia trasversale, civile, che vada oltre gli schieramenti, le confessioni religiose, oltre Putin, Bush o Berlusconi che sia. Anna Politkovskaja era una giornalista, una report ed il suo lavoro consisteva nello scrivere fedelmente ciò che vedeva, proponendo velatamente la sua visione, per altro sempre molto equilibrata e realista. In questo, leggendo il libro, non posso che giudicare il suo lavoro ed il suo modo assolutamente eccellente, in un paese dove certamente doveva sentirsi molto molto sola. Si può essere in accordo con le sue conclusioni o meno, ma non vi è dubbio alcuno che il libro per il suo fine è un ottima rappresentazione della realtà Russa. Conosco molto bene la Russia, e conosco perfettamente Mosca. Anna Politkovskaja lottava contro il sentimento che si và diffonendo tra la gente di Russia: corsa sfrenata al benessere più inutile, al consumismo, contro tutto e tutti, dove i fini giustificano sempre i mezzi. A ben vedere il canovaccio è lo stesso che in ogni altro grande paese, con la diffenza non di poco, che in Russia il sistema amministrativo/statale è marcio come in nessun altro grande paese "democratico". In russia non esistono anticorpi, e cosi si rimane in balia dei grandi centri di potere. Poco sopra nelle note ai giudizi si parla di Bush, ma gli statunitensi conosco perfettamente nei dettagli cosa capita in Iraq ai "propri soldati". In russia non esiste informazione libera, e nessuno conosce nulla. Gli economisti chiamano la cosa "asimmetrie informative" ed è a mio avviso la causa peggiore del fallimento del mercato ed una democrazia intera. Il mondo non si divide più tra ricchi e poveri; il mondo si divide tra coloro che sono informati e coloro che non lo sono, e la ricchezza è una conseguenza dell'informazione. Ma la libera informazione è un bene tanto prezioso "per gli altri" quanto costoso, ed Anna Politkovskaja ha pagato con la vita. Non deve importare cosa pensava Anna Politkovskaja, deve importare che potesse esprimere le sue opinioni liberamente.

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    al

    20/12/2006 15.53.58

    quest'opera sappresenta un must della letteratura mondiale.Molto nozionistico nel suo genere il libro è colmo di elementi descrittivi che riconducono ad un forte desiderio della scrittrice di fornire un'immagine quanto piu nitida della Russia economica,politica,umana.questo libro è un inno alla libertà alla voglia di verità ,al desiderio di giustizia.Adesso tutto questo è finito,l'hanno ammazzata,con un proiettile al cuore ed uno in testa;era inevitabile....Ancora una volta l'umanità ha perso una voce libera,una voce vera...ciao Anna

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    emma

    19/12/2006 12.31.55

    Un libro eccellente e coraggioso. Consiglio anche gli altri saggi dell'autrice, in particolare "A Small Corner of Hell: Dispatches from Chechnya".

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    Nicola

    26/11/2006 21.11.31

    Un saggio incredibile e tragicamente attuale che andrebbe inserito sicuramente tra i libri di testo scolastici per lo studio della storia contemporanea russa. Una Russia così vicina all'Europa eppure così drammaticamente lontana dagli interessi culturali e politici degli Europei. Un tragico errore di presunzione, il nostro, che prima o poi ci costerà caro.

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    dario

    20/11/2006 20.10.16

    Sicuramente un libro interessante, per approfondire una realtà ancora molto lontana per l'occidente.Non credo che il gradimento percentuale sia un indice molto valido, sia hitler che mussolini avevano un seguito enorme, eppure............la differenza Alessandro e che qui se anche scrivi che ci sono i pidocchi sui treni o che le pensioni sono basse non rischi di trovarti un killer alle spalle, la politkovskaja invece....

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    Katrina

    14/11/2006 20.28.55

    il caso " Russia "è troppo troppo troppo troppo troppo complicato per poterlo racchiudere fosse pure in un libro di grande valore come questo, che a dir la verità pecca un po' di anti-"putinismo" a prescindere,come a voler essere sempre contro qualunque cosa o persona si trovi dall'altra parte. fermo restando la grande stima per questa donna di cui ahi noi rimane solo la parola scritta, non posso che dare ragione a Alessandro . c'è sempre l'altra faccia della medaglia come sempre non è mai tutto negativo ne tutto positivo. e poi ricordo a tutti che dopo il 1991 quel capo di stato ha dato alla Russia una sua per quanto illusoria , IDENTITA' e noi italiani di quanto le illusioni a volte siano meglio della realtà lo sappiamo eccome... ma al contrario di quello che pensa Alessandro vale la pena leggerlo se non altro per sentire un altra voce . Una bella voce come quella di Anna.

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    Alessandro

    13/11/2006 20.20.34

    Libro patetico e privo di contenuti, ne sconsiglio altamente l'acquisto. Non sò bene per quale motivo, ma lo scopo di questo libro è quello di criticare l'operato di un capo di governo, Putin, che gode attualmente di oltre il 60% del consenso popolare. Ciò oltre a sembrarmi assai strano, mi puzza anche di infiltrazione americana. Tanto consenso però, è un particolare insignificante per le grandi democrazie occidentali i cui governi non riescono neppure ad ultimare naturalmente i loro mandati. E' democratico morire di mafia? Di malasanità? Di stenti? Avere 500 euro di pensione? Infettarsi per i pidocchi sui treni? Avere professori universitari tutti imparentati tra loro? Non riuscire a vincere un concorso pubblico poichè i posti sono già venduti? ...ecco la democraticissima Italia, eppure nessuno mai ne ha fatto un caso editoriale e credimi cara Anna se mi puoi sentire da lassù: anche in Italia si rubano cappotti e..auto, orologi, autoradio, cellulari, tv etc etc. A me non sembra così scandaloso, ma rientra nel concetto del quotidiano vivere. Gradirei un libro altresì diffamante su Bush e sulla sua democratica tirannia.

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    laura giannoni

    10/10/2006 12.33.01

    Addio Anna, addio giornalista coraggiosa, forte come solo le donne sono, addio voce di verità, grido nel deserto, allodola solitaria,figlia di questa Russia martoriata,addio. Che ti sia leggera la terra, che altri raccolgano la tua bandiera, che che tutti gridino forte il tuo nome. Addio Anna.

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    RS

    08/10/2006 11.52.27

    Addio grande scrittrice. Addio cantrice di verità. Addio coraggiosa. Addio. Che la terra ti sia lieve e le tue parole continuino pesanti.

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    Bertrando Goio

    19/04/2006 15.56.01

    Un libro che tutti dovrebbero leggere. Un libro che parla di aspetti sconosciuti o nascosti della società e della politica russa contemporanea. E questo, Anna Politkovskaja lo fa (e proprio questo è eccezionale) senza retorica o, che sarebbe anche peggio, senza velleità scandalistiche. E' infatti facile "creare un caso" e camuffarlo da indagine seria. Invece questo libro, anche nei suoi punti più corrosivi, non scade mai nel sensazionalistico. L'eccezionalità, sembra dire l'autrice in un sotterraneo filo rosso che percorre tutto il libro, è nei fatti stessi, e io ve li espongo. La critica e l'amara ironia sono sempre consoni al racconto. Prima di leggerlo ero scettico, temendo si trattasse di uno dei tanti fiacchi libri che circolano sulle guerre e sugli scandali internazionali. Ma ho subito capito che si trattava di qualcosa di completamente diverso. LA RUSSIA DI PUTIN offre alcuni scorci dell'ex URSS mostrati in tutta la loro miseria morale (dei potenti) e materiale (della gente comune). Un testo che non è né banalmente e semplicisticamente antisovietico, né nostalgico, ma che fa vedere come si vive OGGI, senza facili rimpianti (di cosa poi?) del tipo "si stava meglio quando si stava peggio". E l'opinione polemica, ripeto, non ha mai i toni semplicistici e faciloni dei massmedia da talk show a cui siamo abituati. La Russia com'è oggi in alcuni dei suoi aspetti più tragici, dipinta in modo spietato, diretto e con moderato disincanto che, in verità, non lascia spazio ad un grande ottimismo. La guerra cecena, con i suoi lutti senza fine, la giustizia che funziona a mazzette, ufficiali che adesso fanno la fame, procedimanti insabbiati perché certe verità sono scomode, vittime che non avranno mai una giustizia... Un libro consigliato a tutti quelli che vogliono farsi un'idea sulla Russia di oggi evitando però l'aridità di un manuale di storia. Putin, giustamente protagonista delle accuse, diventa però quasi un simbolo per un più ampio j'accuse a tutto un mondo che, è inutile negarlo, sta cambiando in peggio.

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    carmela vigliotti

    19/11/2005 10.00.51

    Questo libro che io ho letto nella traduzione inglese, fa capire la realtà della Russia odierna, al di là delle informazioni generiche e superficiali proposte da tanta stampa e dalla televisione. Anna Politkovskaja, giornalista di grande talento e attivista del movimento per i diritti civili, analizza con straordinaria efficacia il ruolo di Putin nella creazione di uno stato intessuto di corruzione, abusi e criminalità. La Politkovskaja mette in evidenza anche come Putin abbia sfruttato la guerra contro i Ceceni per abolire libertà fondamentali, instaurando nel suo paese una sorta di dittatura. Ho trovato molto interessanti anche quelle parti del libro dove sono raccontate le storie di sofferenze e di soprusi che le vittime di un tale regime hanno patito. E in particolare mi ha colpito il trattamento riservato a tanti innocenti ceceni, perseguitati solamente perchè visti come "nemici della patria" nella ideologia di Putin. Raccomando questo testo anche a chi voglia rendersi conto di quello chè è realmente accaduto durante l'assedio allla scuola di Beslan e al teatro di Mosca.

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