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Anno edizione: 2018
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Inutile dire che in questo confronto critico con Heidegger così come è trascritta nell'opera omonima edita nel 1961, Lowith riesce letteralmente a sviscerare gli elementi fragili del pensiero di Heidegger, con una semplicità e una perspicacia che lasciano intendere un'ottima assimilazione. Se Essere e Tempo poteva considerarsi un'opera fallita mantenendo pur sempre la sua dignitosa coerenza, dopo la Kere Heidegger propone un anti-umanismo in cui tutta la storia della metafisica non è altro che un progressivo occultamento dell'essere a favore dell'ente e in ultima istanza del soggetto che lo stabilizza, fino ad arrivare alla volontà di potenza in cui l'essenza della metafisica si presenta nel nichilismo, che a sua volta si realizza nell'età tecnico scientifica non ancora superata. In questa interpretazione heideggeriana Nietzsche diventa il più metafisico dei filosofi nonostante la sua critica al Platonismo-Cristiano. Ma c'è di più, ci dice Lowith; Heidegger diventa più hegeliano di Hegel, perché tutta questa storia dell'occultamento dell'essere fa parte dell'essere stesso che nella evenienzialità si sospende dando vita a tutta questa destinalità, annettendo l'Esserci come suo svelamento e nascondimento. Ma che ne è dell'essere senza l'esserci? non ritorniamo in un circolo vizioso che ci ributta a Essere e Tempo a causa di Sentieri interrotti? Se l'Esserci è quell'unico ente a cui l'Essere si rivela, nell'orizzonte della temporalità e della storicità dell'esserci-essere, non restiamo ancorati all'ontologia fondamentale? per non parlare del radicalismo etimologico trasposto in un linguaggio filosofico che finisce per diventare oracolare e fideistico. Questa di Lowith è un' opera ancora valida e altamente consigliabile.
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