Editore: Laurana Editore
Anno edizione: 2010
In commercio dal: 1 settembre 2010
Pagine: 230 p., Brossura
  • EAN: 9788896999028
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Descrizione
Ogni città d'Italia contiene al proprio interno un'altra città, nascosta e quasi invisibile: la città di chi campa di poco o niente, di chi non ha casa, di chi è arrivato da paesi lontanti, di chi trova l'unico sfogo vitale nel bere o nel farsi. Sangue di cane è la storia dell'amore impossibile - e tuttavia inevitabile, essenziale - tra una ragazza della città visibile e un uomo della città invisibile. La protagonista, una giovane di Siracusa, ha infatti incontrato il polacco Slawek, un tronco d'uomo che di professione fa il semaforista e che per sopravvivere allunga la mano chiedendo "Poco spicci, prego". È con lui che divide la sua quotidianità: Stawek è un alcolizzato, dorme nelle case occupate o nei vagoni morti. Stawek vive di espedienti. Il mondo dei giusti, la città visibile guarda oltre, nessuna concessione per gli amanti. Alle spalle dell'uomo c'è un matrimonio contratto in patria e un passato in cui il suo mestiere è stato quello della violenza, nel futuro invece ci potrebbe essere la costruzione di una nuova famiglia, anche perché dall'unione con questa ragazza siciliana è nato Grzegorz. Ma Stawek non sa smettere di essere un abisso.

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Recensioni dei clienti

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    wally83

    07/01/2014 17:10:06

    A giudicare anche dalle altre recensioni non è un libro per tutti, ma quale lo sarebbe. Spesso ho trovato la scrittura ridondante o non adatta alle situazioni descritte, ma la storia ha una sua forza.

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    Notar

    24/10/2012 23:46:50

    Mamma mia!! Ma capitano tutti a me! E' irritante la presunzione di certa gente che vuol riempire per forza la pagina bianca.

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    Monia Bianchini

    30/05/2011 00:06:32

    Avevo letto benissimo di questo libro che in effetti ha una sua forza, basata probabilmente sull'autobiografismo di molte situazioni. Troppo spesso però l'accumulo di efferatezze risulta banale e inutilmente compiaciuto. L'autrice inanella scene orrorifiche una dopo l'altra, inframmezzandole, non si capisce quanto volontariamente, con lemmi e giri di frase di livello lessicale decisamente ricercato. Così la pagina in cui si descrivono ubriacature, violenze, malori e piattole sterza (e deraglia) su frasi come "L'unica autorevolezza erano le tue mani sulle mie gambe, dove la mia immaginazione non si era mai spinta per educazione" o su perifrasi decisamente buffe, come quando l'autrice scrive di una derelitta che vorrebbe un rapporto sessuale dall'amico emarginato e in coma etilico tentando "di risvegliareil tuo asso virile che non abdicava mai".

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