La scena dell'inferno e altri racconti (1915-1920)

Ryunosuke Akutagawa

Traduttore: A. Tardito
Editore: Atmosphere Libri
Collana: Asiasphere
Anno edizione: 2015
Pagine: 226 p., Brossura
  • EAN: 9788865641613
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    alida airaghi

    02/03/2016 16:19:37

    Akutagawa Ryunosuke, nato a Tokyo nel 1892 e morto per overdose da barbiturici a trentacinque anni nel 1927, ebbe un'esistenza tormentata da frequenti crisi psichiche, che segnarono profondamente anche la sua pur ricca produzione letteraria, rifacentesi ai temi fiabeschi dell'antico Giappone. La casa editrice romana Atmosphere pubblica di lui una raccolta di sedici racconti che mantengono dopo quasi un secolo un loro fascino gentile, impregnate come sono di un'atmosfera elegante e incantata. Si tratta di storie assimilabili ad antiche favole, in cui appaiono personaggi truci e violenti (veri orchi del male, stregonesche femmine ossute, fantasmi dell'oltretomba), insieme a generosi cavalieri dall'animo nobile, a leggiadre ed eteree fanciulle, ad animali parlanti. Angeli e demoni, inferno e paradiso, castelli e oscure prigioni, templi buddisti e chiese cattoliche, foreste minacciose e laghetti idilliaci: nello scenario di un Giappone antico, medievale, popolato da samurai e geishe, monaci e assassini. In Akutagawa la colpa non è mai imperdonabile, il peccato trova sempre un suo riscatto, il lutto e il dolore vengono alleviati da insperate, spirituali consolazioni. Un ancestrale cristianesimo (preti, miracoli, resurrezioni, rosari) si fonde con il buddhismo più rasserenante, che tutto giustifica e perdona con lievità: la crudeltà dei gesti e dei pensieri di alcuni viene vendicata dalla magnanimità e finezza del compatimento di altri: "Anche quando gli uomini credono di aver vinto una tentazione, non hanno in realtà perso qualcosa?" Come suggerisce nella postfazione il traduttore Alessandro Tardito, in Akutagawa troviamo "un atteggiamento privo di obblighi moralistici", che vede la sua massima espressione nelle frasi conclusive dei racconti, stemperate da ogni categoricità, mai perentorie, pietosamente constatanti la complessità dell'esistenza e della natura umana.

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