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La scomparsa di Majorana - Leonardo Sciascia - copertina

La scomparsa di Majorana

Leonardo Sciascia

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Editore: Adelphi
Collana: Gli Adelphi
Edizione: 6
Anno edizione: 2004
Formato: Tascabile
In commercio dal: 26 maggio 2004
Pagine: 119 p., Brossura
  • EAN: 9788845918711

53° nella classifica Bestseller di IBS Libri Narrativa italiana - Moderna e contemporanea (dopo il 1945)

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La scomparsa di Majorana

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Fra la partenza e l'arrivo in un viaggio per mare da Palermo a Napoli, il 26 marzo 1938, si perdono le tracce del trentunenne fisico siciliano Ettore Majorana, definito da Fermi un genio della statura di Galileo e di Newton. Suicidio, come gli inquirenti dell'epoca vogliono lasciar credere, o volontaria fuga dal mondo e, soprattutto, dai terribili sviluppi che una mente così acuta e geniale può aver letto nel futuro della scienza, prossima alla messa a punto della bomba atomica? Su questo interrogativo Sciascia costruisce uno dei suoi romanzi più intensi per la finezza dell'analisi e dell'immedesimazione in moventi non detti, come nella logica e nell'etica segreta di Majorana.
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    Marti

    07/12/2020 21:55:32

    Storia incredibile, appassionante e raccontata come solo i grandi scrittori sanno fare. Consigliatissimo!

  • User Icon

    Elena

    05/12/2020 19:43:57

    Con l'acutezza della sua penna e l'innegabile talento nello scandagliare l'animo umano, Sciascia si dedica alla stesura dei fatti e delle atmosfere che aleggiano intorno alla scomparsa del celebre fisico, entrato nel mito,Ettore Majorana. Supportato da documenti,lettere e testimonianze l'autore si dedica ad una puntuale ricostruzione dei fatti che hanno portato alla scomparsa dello scienziato nella notte del 26 marzo 1938. Ne confeziona un resoconto umano, realistico e pieno di fascino, dal finale suggestivo.

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    Syllabus

    14/07/2020 17:37:23

    Scritto in un linguaggio prettamente giornalistico, il libro è molto breve e ha la forma di un saggio, articolato in brevi prose che compongono un reportage intrigante e completo (per l'epoca in cui è scritto) intorno alla figura e alla misteriosa scomparsa di Ettore Majorana.

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    Anto

    17/05/2020 17:14:22

    Leggere La scomparsa di Majorana significa addentrarsi in uno dei grandi conflitti del trascorso Novecento: non tanto quello tra potere e scienza, ma quello tra coscienza personale e consapevolezza dei rischi e delle conseguenze del proprio lavoro. Ettore Majorana scappa dall'orrore che dopo pochi anni dalla sua fuga o dal suo suicidio si scatenerà in tutta Europa.

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    Filippo

    15/05/2020 20:25:13

    Agile biografia del geniale scienziato siciliano Majorana, inspiegabilmente scomparso durante i suoi studi legati alla sfera nucleare. L'affascinate figura di Majorana è ritratta dall'abile prosa di Sciascia.

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    Catello

    14/05/2020 17:19:59

    Strutturato come un giallo ed inerente ad un fatto di cronaca reale nell'Italia fascista. Majorana è il promettente allievo di Fermi, stravagante ma geniale. La sua scomparsa è misteriosa per Sciascia che decide di aprire questo romanzo-inchiesta sul caso

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    Greta

    13/05/2020 18:53:33

    Questo breve romanzo di Sciascia è un piccolo grande gioiello. Sciascia inizia una indagine per capire cosa sia realmente successo ad Ettore Majorana. Meraviglioso, super consigliato.

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    FranZ

    12/05/2020 17:17:05

    A metà fra saggio e romanzo d'inchiesta, in meno di ottanta pagine e con la sua inconfondibile scrittura, Sciascia ci racconta di etica e scienza, di un'epoca storica e dell'impossibilità della verità. Proprio la libertà intellettuale fu la causa che Sciascia, partendo da una fedele ricostruzione documentale e testimoniale, propone come spiegazione della scomparsa inspiegabile e misteriosa di una delle menti più geniali del mondo scientifico, che, trovatosi di fronte allo spaventoso bivio tra scienza e coscienza, scelse di scomparire.

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    Valentina

    25/09/2019 18:01:37

    Enrico Fermi definisce Ettore Majorana un genio, al pari di Galilei e Newton. Sulla sua scomparsa sono state fatte tantissime ipotesi, e Sciascia mette insieme in questo libro (uno dei più belli) tutti gli indizi e le indagini che sono state condotte in quell'epoca. Gli inquirenti parlarono di suicidio, ma l'autore si domanda se questa misteriosa scomparsa sia invece legata ai destini terribili della scienza e agli esiti del nucleare, ricostruendo i tratti di un grande scienziato animato da un'etica segreta. Un giallo nella storia della scienza, un mistero irrisolto; un libro da leggere tutto d'un fiato.

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    Roberto

    23/09/2019 10:17:28

    Questo classico del grande poeta siciliano Leonardo Sciascia, non può mancare nella collezione degli amanti dei grandi classici. In questo libro Sciascia affronta uno dei casi più emblematici e non risolti della storia italiana, quello della scomparsa del giovane brillante scienziato Ettore Majorana. Come possibile soluzione a questo enigma, Sciascia ci regala la sua interessante chiave di lettura, di questo incredibile evento mediatico degli anni 30 del secolo scorso.

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    Alessandro

    22/09/2019 11:42:02

    Sciascia prende a cuore il caso della scomparsa del geniale fisico italiano Ettore Majorana, avvenuto nel 1938. Lo scrittore siciliano indaga non solo sulle vicende che attorniano la misteriosa fine del fisico ma anche la personalità e il carattere dello scienziato siciliano, il quale, sull'onda delle attenzione da lui ricevute da parte della comunità scientifica, si sente in una gabbia da cui intende solamente fuggire. Il testo di Sciascia è una vivida e intelligente ricostruzione di una straordinaria personalità che avrebbe potuto dare non solo all'Italia ma soprattuto alla fisica un contributo enorme.

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    Antonio

    22/09/2019 09:41:22

    Con una scrittura leggera e precisa, Sciascia racconta di un caso tuttora avvolto nel mistero; molto interessanti anche i racconti sulla figura di Majorana. Da leggere assolutamente!

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    Lorenzo T

    22/09/2019 08:36:25

    Capolavoro della letteratura italiana.

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    josef

    05/05/2019 23:11:47

    Somiglia ad un giallo ma senza una vera e propria risposta. La storia di una scomparsa di un fisico illustre dell'epoca fascista rivela dei meccanismi storici poco chiari.

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    Lapo

    18/11/2018 21:17:47

    Riletto a distanza di decenni nell’edizione Einaudi del 1975, conserva il fascino della ricostruzione di un mistero irrisolto all’interno dello scenario drammatico che anni dopo avrebbe portato devastazione e la morte di molte migliaia di civili giapponesi; ricostruzione che si apre con chiose beffarde dell’Autore sul linguaggio involuto dei verbali di polizia dell’epoca – punzecchiature che oggi ci si aspetta da un conterraneo di Sciascia, Andrea Camilleri – e che, sul filo di ipotesi suggestive, si conclude enigmaticamente fra le mura di un convento certosino.

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    Luca Aquadro

    07/10/2018 09:06:26

    Che Sciascia mi piaccia - così come il suo sodale Bufalino - non è certo un mistero: lo si capisce dalla frequenza delle mie recensioni, a maggior ragione per il fatto che difficilmente leggo a breve distanza più libri dello stesso autore. Le ragioni per cui mi piace sono - credo - le stesse per le quali è amato da tutti coloro che lo avvicinano con mente libera: la fiducia testarda nella ragione umana, la fedeltà a uno stile limpido e ricercato pur nella varietà dei temi trattati, la ricerca paziente e instancabile della verità, l'amore tormentato per la propria terra d'origine, la Sicilia, vista quasi come centro del mondo. Queste caratteristiche si ritrovano tutte ne "La scomparsa di Majorana", opera pubblicata nel 1975 prima a puntate sul quotidiano torinese "La Stampa" poi in volume. Come spesso in Sciascia, ogni definizione sarebbe riduttiva: saggio, inchiesta, romanzo sarebbero etichette corrette, ma incapaci di esaurire la ricchezza di queste poche decine di pagine. Preferisco, provocatoriamente, la definizione di "enciclopedia", purché si usi il termine nel suo senso più letterale: tentare di racchiudere qualcosa in un cerchio. E in fin dei conti dire che ciò che Sciascia vuole racchiudere - cioè capire - sia la risoluzione del mistero della fine prematura del grande fisico siciliano Ettore Majorana (1906 - 1938? suicidio o fuga dal mondo?) sarebbe forse a sua volta riduttivo. Mi pare che la posta in gioco sia più alta: capire - tramite l'exemplum della vicenda in oggetto - che cosa sia un genio, che cosa sia la scienza, che cosa siano la letteratura e l'arte, quelle strane cose che spesso anticipano la scienza e il futuro. "Prediligeva Shakespeare e Pirandello" (esergo del libro, p. 11) P.S.: Chissà se Majorana aveva letto la pagina finale de "La coscienza di Zeno" di Svevo?

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    Federica

    19/09/2018 12:37:22

    Bellissimo libro! La scomparsa di Majorana viene narrata in modo avvincente con molti riferimenti al mondo della letteratura che rendono il libro ancora più appassionante. I paragoni di Sciascia sono particolari e fanno riflettere molto su quella che poteva essere la personalità di Majorana e su quelli che potevano essere i motivi della scomparsa del grande fisico siciliano.

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    Marina

    08/08/2018 09:55:41

    Il saggio - che tra l'altro piacque moltissimo a Pasolini - possiede da un lato una stoffa letteraria di gran pregio (tanto da assomigliare a uno splendido romanzo), dall'altro la profondità e l'accuratezza di un'indagine poliziesca. Sciascia non crede alla tesi del suicidio del giovane e brillante fisico catanese, e - a dispetto delle sue ultime larvate missive - non ci crediamo nemmeno noi: improbabile, per esempio, che chi voglia porre fine ai suoi giorni si porti dietro i documenti necessari per viaggiare e una cospicua somma di denaro. Lo scrittore siciliano tenta di trovare, nel suo itinerario, i possibili motivi di una sparizione in sé del tutto inspiegabile. E ne trova essenzialmente due. Uno, psicologico: scomparire per iniziare una vita totalmente nuova e libera da costrizioni (come il Vitangelo Moscarda di "Uno, nessuno e centomila" o "Il fu Mattia Pascal" in Pirandello). L'altro, di natura etica: la ricerca in campo nucleare stava portando non al progresso ma ad un baratro spaventoso di distruzione, e la coscienza morale di Majorana non intendeva in alcun modo collaborarvi... Le notizie e i nuovi indizi che si sono poi accumulati nel corso degli ultimi decenni non hanno aggiunto granché né contraddetto molto il testo di Sciascia. L'enigmatico "signor Bini", che secondo alcuni testimoni sarebbe stato proprio Majorana, approdato prima in Argentina e successivamente in Venezuela, non aveva minimamente né il suo volto (basta osservare la fotografia) né la sua genialità. Molte supposizioni interessanti e certo suggestive (tre giovani giornalisti hanno dedicato alla questione una paziente ricerca e un libro, uscito nel 2016) ma prove inconfutabili, nessuna. Sciascia scrive un saggio mirabile per eleganza di scrittura, lucidità intellettuale e passione per il caso. Conduce il lettore in un palazzo, dove ogni stanza contiene un'ipotesi e una spiegazione. Alla fine spegne tutte le luci e se ne va, lasciando le porte aperte. Il risultato è a dir poco affascinante.

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    F T

    03/06/2018 22:07:59

    Il libro che mi ha cambiato la vita. Compratelo a scatola chiusa. Straordinario.

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    Francesca

    01/02/2018 09:23:10

    La storia vera e misteriosa della scomparsa di una delle menti più luminose del '900, il fisico Majorana, raccontata in modo semplice e diretto, ma ricco di dettagli, da uno scrittore di cui ho letto quasi tutto, straordinario Sciascia. Una finestra aperta sui misteri dell'anima e anche del destino degli uomini. Sullo sfondo, l'invenzione dell'atomica e il fato. Per me un classico da leggere assolutamente.

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    piepalmi

    10/07/2015 14:20:38

    Lavoro letterario sui generis. Credo che la motivazione che abbia mosso Sciascia nel portare vanti questo lavoro siano due: 1) Dare testimonianza di un grande siciliano, diventato importante soprattutto in campo scientifico (al di fuori dell'ambito artistico-letterario, che l'autore considera più congeniale all'estro siciliano) 2) Evidenziare come gli aspetti filosofico-esistenziali del protagonista, lo abbiano portato ad un volontario allontanamento dalla ribalta scientifica degli anni trenta. Molto scarno ed asciutto, ciò nonostante foriero di spunti di riflessione sul rapporto uomo-scienza.

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    claudio

    11/03/2015 10:00:58

    Non mi è sembrato un granché, inferiore ad altri lavori di Sciascia. Tutta una serie di congetture per portarci a credere che Majorana alla fine non si è suicidato

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    Cristiano Cant

    05/02/2015 09:15:13

    Le coincidenze non esistono quando la vita, nel suo vano sforzo di decifrarsi nel profondo, fa a pugni o sgomita o lancia il guanto alla letteratura e alle sue tante voci intrecciate sulla pagina. Sbagliate o precise che siano, sono voci che valgono uguale se si è saputo con quei respiri, quei fiati, scavare il mistero della vita e le ombre attorno a un destino. E' di questi giorni una notizia riferita a Majorana, cioè la sua certa presenza in Venezuela nella metà degli anni 50; cade quindi la tesi di Sciascia, che fa finire lo scienziato in un convento calabrese sommergendo la propria identità nel silenzio più fitto. Pare che non sia più così, ma la domanda alla fine è questa: cosa cambia? Non resta il rifiuto morale verso il male, verso l'atomica, eternamente in piedi? Non resta in piedi la libertà di sparire da un cosmo di potere che si serve di menti e forze per servire istinti bellicosi? Il convento è presente lo stesso, e vale come manto steso da una scelta attorno al proprio orologio etico. Il libro è una riflessione di stupenda fattura, echi pirandelliani agganciano la voce del narratore rifinendo l'insieme in una prova perfetta. La vita può incaricarsi di sovvertire la letteratura, ma la letteratura respira più in alto della vita, la supera, la sormonta, la risolve lo stesso.

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    ST360

    23/01/2015 21:07:52

    Sciascia presenta con tratti sintetici ma netti la figura di Majorana sia come brillante fisico che come uomo solitario ed introverso, offrendo al lettore un testo interessante, scorrevole, analitico ed essenziale. Il libro è privo di quegli ornamenti stilistici e di quei fastidiosi orpelli che ultimamente, purtroppo, molti autori "moderni" usano per ornare ed abbellire i loro libri privi di spessore. Ottima lettura che pone il lettore a profonde riflessioni.

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    paolo

    23/09/2014 20:51:51

    Libro scritto in maniera poco scorrevole e che si legge con una certa difficolta'.Ma l'argomento e' talmente interessante che lo si legge comunque volentieri tanti sono i temi trattati e le riflessioni che ne scaturiscono.In primis il ruolo e i limiti che la scienza si deve porre e soprattutto la relazione pericolosa che la scienza puo' intrattenere con la politica,vero e proprio matrimonio oppure frequentazione da farsi con tutti i distinguo del caso.Immaginiamo solo se l'atomica invece che gli americani l'avessero costruita i nazisti.

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    Elio

    11/12/2013 11:09:08

    Avvincente ricostruzione, un ibrido tra saggio e romanzo. La sua bellezza sta soprattutto in questo oltre alle teorie lucide e sempre chiarissime di Sciascia che ripercorre e tenta di spiegarsi la scomparsa di uno dei fisici italiani più brillanti.

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    Anna

    22/07/2013 14:27:53

    Ricostruzione puntuale e stilisticamente perfetta di uno dei più famosi misteri italiani.

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    angelo

    10/07/2013 20:40:23

    Ingredienti: un fisico siciliano predestinato a diventare un genio, una sparizione tanto improvvisa quanto imprevista, l'ombra dell'atomica in preparazione a rendere il mistero ancora più torbido, un finale mancante di una storia che nemmeno la Storia ha saputo trovare. Consigliato: a chi vuole scoprire lati pirandelliani in un uomo di scienza, agli uomini "fatti per seguir virtute e canoscenza" ma destinati ad essere sommersi da un mare oscuro.

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    Mauro Decastelli

    08/05/2012 11:40:08

    Conferme delle profonde intuizioni di Majorana, il giovane fisico "dall'aspetto di un saraceno" scomparso nel nulla il 26 marzo 1938, se ne sono avute molte, almeno quante negli anni sono state le segnalazioni che lo hanno dato per vivo, accreditando la tesi, sostenuta dallo stesso Sciascia, di una fuga volontaria. Un desiderio ben calcolato e autocosciente di invisibilità - per aver forse previsto il pericolo insito nelle scoperte legate all'energia ed alle particelle subatomiche. Il libro - magistralmente scritto - mette in luce l'intelligenza fulminante, cristallina del fisico siciliano, unanimemente riconosciuta, sia nell'ambiente romano di via Panisperna, sia in Germania alla corte di Heisenberg, che, nelle discussioni sulle teorie fisiche, gli insegnava un po' di tedesco. Sciascia raccoglie e interpreta tutte le voci, le "dicerie" (se volessimo usare una parola tanto amata da Bufalino), per esporre in chiusura, e come dissolvenza, la sua ipotesi. Il punto nodale è forse il 'daimon' di Majorana, quel carattere insulare, che non fa gruppo, che gli faceva vivere la scienza non come una volontà ma una 'natura': «Un segreto dentro di sé, al centro del suo essere; un segreto la cui fuga sarebbe stata fuga dalla vita, fuga della vita».

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    Valentina

    22/11/2011 11:26:52

    La scomparsa di Majorana è un libro avvincente, una lettura ricca, densa. Sciascia esprime pienamente tutte le sfaccettature della sua arte di fine narratore: i fatti sono intrecciati con le riflessioni,la realtà è intrisa di mito, l'analisi psicologica di Majorana è condotta da Sciascia fino a quasi identificarsi in quel personaggio. Un lavoro di ricerca e paziente e ragionata lettura delle lettere e perfino della vita del personaggio; Sciascia pare scandagliarne i tratti più riposti e segreti, quasi i pensieri. Il tutto con estrema cura di offrire al lettore tutti gli elementi per collocare storicamente i fatti, avvenuti nel pieno di un'epoca dove in Italia e in Europa imperversavano i fascismi, e dove Majorana aveva forse compreso dove quel 'crescendo' avrebbe condotto l'umanità.

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“Sciascia” parola che lenta scivola sulla lingua, un suono che è quasi una nenia, un ripetersi di sillabe che diventa filastrocca, scioglilingua, sibilo soave, portato alla concretezza dall’altra parola, Leonardo, la forza dell’affermazione, due consonanti liquide e una dentale. Se nel nome di uno scrittore rintracciamo il carattere delle sue lettere, mai fu vero come nel grande siciliano che ricordiamo, qui a cento anni dalla nascita.

Come ricordare Leonardo Sciascia? Certo, facile non è. Tutto è stato scritto, detto, raccontato su di lui. Siamo nel ‘900 e la comunicazione rende personaggio il protagonista già in vita. Sciascia protagonista lo è stato della vita culturale, politica e sociale in senso ampio con le sue prese di posizione contro il pensiero politico dominante, con il suo dirompente rifiuto di allineamento, con la forza di opporsi al male che la sua terra ha generato.

Si può forse ricordarlo a partire da uno dei tratti maggiormente distintivi della sua scrittura ovvero l’estrema capacità di sintesi combinata alla sovrapposizione di molteplici livelli di lettura. In poco più di cento pagine, i romanzi di Sciascia raccontano una storia spesso travestita da inchiesta o da giallo, delineano il mondo nel quale la storia si svolge, lasciano intravedere domande e risposte che interessano tanto la sfera letteraria, quanto la compagine sociale.

Capolavoro in questo senso è La scomparsa di Majorana (119 pagine, 10 euro), edito da Adelphi, a quarantacinque anni dalla sua uscita, questo libro ibrido tra i generi dell’inchiesta, del saggio sociale e del giallo presenta la dirompente forza della ricerca della verità dei fatti a discapito delle sovrastrutture sociali che hanno determinato la verità storica.

Nel libro Sciascia ripercorre a ritroso gli eventi che hanno preceduto l’uscita di scena del grande fisico Ettore Majorana, lustro delle italiche scienze, prodigio di intelligenza, l’uomo che Enrico Fermi, suo professore, definì uno dei geni dell’umanità. 

A soli 32 anni Ettore scompare, lasciando vuoto il suo posto del mondo, una scomparsa annunciata da lettere di commiato che fanno pensare ad un suicidio. Sciascia riapre il caso a modo suo, passa nel dettaglio tutti gli atti dell’inchiesta e delle indagini che seguono la scomparsa, analizza i modi dei personaggi coinvolti, fino a far balenare l’ipotesi conclusiva che non si sia trattato di suicidio, ma di volontaria scomparsa, il prendere congedo da un mondo che sceglie una direzione avversa all’idea che Majorana ne ha.

Resta da capire il perché di una tale scelta. In maniera quasi indipendente rispetto all’esito della vicenda (scomparsa o suicidio), il nodo della questione è il distacco di Majorana dal suo mondo. La maestria di Sciascia sta nel seminare nel corso del racconto indizi che portano al ragionamento conclusivo discostandosi a mano a mano dal semplicistico epilogo voluto dalle autorità fasciste, ovvero il suicidio causato da disagio mentale, per arrivare all’analisi del rapporto di Majorana con “il sistema”, “il Contesto” (per parafrasare il titolo di un altro suo grande romanzo).

Majorana vive la sua genialità estrema non come strumento di ascesa sociale ma come un elemento connaturato alla sua “psiche”, ai tratti intimi della sua vita, l’utilizzo di tale genialità non può essere concepita come fenomeno da esporre ma come un aspetto del suo essere, unico e quindi eccessivamente attenzionato con fare morboso da chi lo circonda (autorità fasciste in primis). La consapevolezza delle sue doti lo porta ad usarle in modo quasi intimista, scansando il clamore dell’ambiente accademico che ne avrebbe fatto un burattino nelle mani del regime, un fenomeno da esposizione. Il percorso scientifico di Majorana resta ufficialmente inferiore ai risultati che lui raggiunge e che non ha mai reso pubblici, la sua interazione con i più eminenti fisici del tempo (Fermi, Heisenberg, Bohr) sembra un modo per misurare la capacità altrui di giungere alla verità scientifica (e quindi alle inevitabili conseguenze storiche) piuttosto che un confronto tra pari.

Ancora resta aperta la domanda: perché sottrarsi al confronto fino a sparire? Una volta scartata l’ipotesi del disagio psicologico, Sciascia indirizza il lettore verso l’analisi dei rapporti di forza tra scienza e potere. Nella domanda che Sciascia pone sulla libertà dello scienziato sta, a suo avviso, la soluzione della scomparsa del fisico. Quali sono gli scienziati realmente liberi, quelli che si sono sottratti alla ricerca della verità scientifica presagendo la distruzione che avrebbe portato o quelli che in nome di tale libertà hanno proseguito fino alla realizzazione della bomba atomica?

    Chi, sia pure sommariamente (come noi: tanto per mettere le mani avanti), conosce la storia dell’atomica, della bomba atomica, è in grado di fare questa semplice e penosa constatazione: che si comportarono liberamente, cioè da uomini liberi, gli scienziati che per condizioni oggettive non lo erano; e si comportarono da schiavi, e furono schiavi, coloro che invece godevano di una oggettiva condizione di libertà. Furono liberi coloro che non la fecero. Schiavi coloro che la fecero.

Poco importa se quella atomica sia stata costruita per gli americani e sottratta ai nazisti, per Sciascia l’asservimento della scienza al potere è comunque manifestazione di debolezza, degrado della conoscenza. La dimensione morale per Sciascia prevale sulla dimensione etica, non importa che l’atomica sia stata usata dai “buoni”, importano le conseguenze e le conseguenze della ricerca sull’atomo ha seminato in maniera scientificamente calcolato una distruzione senza precedenti, causato la morte di milioni di persone in pochi secondi.

Libero, dunque, è lo scienziato che non si fa condizionare in alcun modo dal potere, che non adotta il punto di vista del politico (che sia vincitore o vinto). Libero è lo scienziato che costruisce una propria chiave interpretativa, che penetra il mondo sulla base di quella conoscenza preclusa a chiunque altro. Libero è lo scienziato che calcola ogni possibile risultato e lo analizza alla luce delle sue possibili e impossibili conseguenze. La gnoseologia diventa la chiave per la costruzione di un’etica pubblica che passa attraverso la morale individuale, a sua volta determinata dalla conoscenza stessa. La concatenazione causa-effetto gioca su variabili che sembrano deterministiche e che poco hanno a che fare con indeterminatezza e relatività. La responsabilità delle proprie azioni è per Sciascia sempre chiara e soggetta al giudizio.

Alla luce di tale lettura, per Sciascia Majorana è uno scienziato libero, libero dall’arrivismo e dei giochi dell’accademia italiana (S. ricorda il gioco del concorso a cattedra bandito senza tenere conto della sua partecipazione) e internazionale (ricordiamo che Majorana getta letteralmente via i calcoli sull’esistenza dei neutroni e dei protoni che lo avrebbero portato al Nobel), libero dall’arroganza della posizione sociale e del riconoscimento altrui. Ma oltre ogni cosa Majorana è un uomo libero, libero a tal punto libero da potersi distaccare da tutto e da tutti, dalla sua famiglia, dalla sua ricerca scientifica, dalle sue passioni (filosofia e scienze sociali) per sfuggire alla responsabilità della propria conoscenza. Majorana sceglie di non partecipare all’apoteosi della distruzione umana per conservare la sua integrità. È come se di fronte al dilemma della conoscenza disseminata e la pace della coscienza, Majorana semplicemente scegliesse di poter dormire serenamente.

E il resto del mondo che libero non è, e che a maggior ragione non lo era nel 1938, come reagisce a tale scomparsa? Semplice, il mondo gioca la carta della follia come fa la polizia, come fanno le alte sfere del regime interpretando a proprio uso fatti, prove ed evidenze per asservire la verità reale alla conveniente soluzione più semplicistica e deresponsabilizzante.

Sciascia con questo libro rende onore al più grande scienziato italiano, ma soprattutto ad un uomo realmente libero che ha deciso di non sottomettersi alla storia universale, ma di scegliere la propria liberamente.

Sembra ridondante sottolineare l’attualità di quest’opera. A distanza di quarantacinque anni dalla sua pubblicazione La scomparsa di Majorana resta di una attualità sconcertante, rileggendolo l’ho trovato in anticipo sui tempi; no, non sui suoi tempi, ma su questi nostri tempi strani in cui il concetto di libertà sembra prescindere dal suo legame con la conoscenza e soprattutto con la consapevolezza della conoscenza.

Recensione di Anna Caputo

 
  • Leonardo Sciascia Cover

    Scrittore e uomo politico italiano. Esordisce sotto il segno di una prosa poetica (Favole della dittatura, 1950; La Sicilia, il suo cuore, 1952) che lascia però presto il passo ad una vena che si rivelerà per lui più feconda. A dire dello stesso Sciascia, la sua cifra più autentica affonda infatti le radici in «una materia saggistica che assume i modi del racconto». Questa direzione è subito evidente fin da Le parrocchie di Regalpetra (1956) e Gli zii di Sicilia (1958), che mostrano come gli spunti di cronaca isolana si sappiano fare pretesto e cornice per indagare sul costume sociale e le sue degenerazioni.Esempi ancor più compiuti in tal senso saranno Il giorno della civetta (1961) e A ciascuno il suo (1966), che affrontano il tema... Approfondisci
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