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Andrea Camilleri

Editore: Mondadori
Anno edizione: 2002
Formato: Tascabile
Pagine: 256 p.
  • EAN: 9788804505068


«Precipitatomi in Vigàta, ho potuto lungamente esaminare parte del palcoscenico e sovrattutto la scala sulla quale Antonio Patò era caduto subito dopo il passaggio attraverso la botola.»

Chi ha letto in passato La concessione del telefono, uno dei migliori libri di Camilleri, può ritrovare in quest'ultima opera la stessa tecnica narrativa e il "profumo" di antico di quell'opera, che è uno grandi pregi dello scrittore siciliano.

In breve la trama: il ragionier Patò, stimatissimo cittadino di Vigata, marito esemplare e ligio impiegato della Banca di Trinacria, sparisce misteriosamente subito dopo la recita pasquale che si svolge annualmente sulla piazza del paese, nota come Mortorio, in cui il suddetto Patò recitava la sgradevole parte di Giuda. Il traditore di Cristo, alla fine della rappresentazione, sprofondava in una botola da cui sarebbe riemerso per raccogliere gli applausi del pubblico al termine dell'intero spettacolo. Ma il ragionier Patò, sprofondato come da copione, non era però riemerso mai più.
Sparito, dissolto nel nulla, scomparsi anche i suoi abiti (sia quelli civili che quelli del travestimento), nessuna traccia, nessun segno di violenza, nessuna spiegazione logica: insomma un mistero davvero inestricabile.
Il romanzo si svolge e il mistero si dipana attraverso i "documenti ufficiali" dell'epoca: articoli di giornali locali, lettere delle autorità civili e militari, scritti di parenti e di amici dello scomparso. Attraverso vari carteggi il lettore è messo a conoscenza delle evoluzioni delle indagini, ma anche dei dissapori tra le varie personalità di spicco di Vigàta e soprattutto tra il corpo dei carabinieri e la Pubblica Sicurezza. Queste rivalità raggiungono note di vera comicità quando, nel linguaggio ufficiale e burocratico con cui le lettere vengono stilate, emergono piccole questioni private di vecchia data o antipatie personali del tutto estranee al caso in questione. Così divertentissimo è il quadro di intrallazzi amorosi (tutti sotterranei) che qua e là vengono accennati, con un linguaggio prudente e allusivo.

Anche chi è analfabeta riesce a comunicare per iscritto la propria testimonianza, è sufficiente avere qualcuno che scriva sotto dettatura e garantisca l'autenticità della croce con cui viene firmato il messaggio. Se un terzo degli italiani, negli anni Duemila, risulta pressoché analfabeta, si può capire come nel 1890, anno in cui è ambientato il romanzo, il loro numero fosse elevatissimo ed è davvero abile Camilleri nel costruire in un italiano improbabile molte di queste lettere che alla poca competenza linguistica affiancano spesso termini altisonanti e pomposi.

Lo scioglimento della vicenda (davvero teatrale) non va rivelato, perché è talmente giocoso e fantasioso che, conoscendolo anticipatamente, il lettore perderebbe parte dello stupore e del divertimento. Infatti proprio di divertimento si può parlare per l'ultima opera di questa fucina di "best seller di qualità" che è Camilleri, in quanto lo scrittore sa giocare con la lingua sia nell'utilizzo del tradizionale stile dalla forte cadenza insulare, dal lessico preso a prestito dal dialetto e dalla costruzione della frase (tipico è l'uso transitivo di verbi intransitivi) di stampo siciliano. Nel romanzo inoltre vi è l'uso di diversi codici linguistici: quello giornalistico (anche qui con varie sfumature, dal giornalismo di denuncia a quello ossequiente, dalla cronaca asettica all'articolo di fondo appassionato), quello agiografico in alcune lettere chiaramente atte ad ottenere privilegi e raccomandazioni e infine quello burocratico in tutti i documenti stilati dai pubblici ufficiali.

Alcune scene sembrano rientrare in un gioco comico più esplicito: prima fra tutte quella che vede, nella cappella del nobile palazzo in cui venivano allestiti i camerini, due attori commettere un peccato carnale sotto gli occhi indignati della vecchia e nobile padrona di casa, cosa che indurrà la vecchia principessa ad arringare dal balcone, con una predica alla Savonarola, i compaesani minacciandoli, Farete la stessa fine di Sodoma e Gomorra!, per ottenere come unica risposta i loro sberleffi ("oltraggiosi chichinni").

L'indubbia abilità dell'autore e le trovate "teatrali" che sa padroneggiare con maestria assegnano, meritatamente, un posto a sé alla produzione di Camilleri. I lettori ben sanno che le classifiche di vendita vedono per anni i suoi romanzi ai primi posti (caso unico in Italia di best seller che riescono a trasformarsi in long seller), che ogni nuova pubblicazione è un successo garantito, e che molti guardano, da quando è scoppiato il "caso Camilleri", con occhi diversi, a tutta la cultura siciliana.

A cura di Wuz.it

Recensioni dei clienti

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    A.M.

    26/02/2015 23.40.59

    Romanzo dalla struttura insolita, un "dossier" per stessa definizione di Camilleri, non l'insegnante Andrea che occupa il loculo n.15 del magazzeno adibito a spogliatoio per gli attori del "Mortorio", bensì l'Andrea Camilleri scrittore ed inventore di questa storia ambientata a Vigàta durante le celebrazioni della Pasqua dell'anno 1890. Durante la rappresentazione della passione di Cristo, il ragionier Antonio Patò, direttore irreprensibile della filiale della Banca di Trinacria, scompare (o sparisce che dir si voglia) dopo esser sprofondato attraverso una botola mentre, vestendo i panni di Giuda, invocava che gli venissero spalancate le porte dell'inferno! Da quel momento se ne perdono le tracce e si aprono variopinti scenari. Patò ha battuto la testa nella caduta per poi cominciare a vagare smemorato come pensano moglie e cognato, Patò è stato rapito dalla maffia, Patò è stato inghiottito da una frattura nel continuum spazio-temporale oppure è scappato con l'amante. Hanno un bel daffare il Maresciallo Paolo Giummàro e il Delegato di P.S. Ernesto Bellavia non senza importunare ora parenti dello scomparso, ora propri superiori. Sollecitati, consegnano un rapporto definitivo quanto meno verosimile, ma ahimè lontano dalla realtà che ipotizzi ma alla fine non t'aspetti più? Uno spaccato d'Italia dove costumi e malcostumi appaiono quanto mai attuali. Un giallo vissuto attraverso missive e articoli di giornale conditi da ironia e sberleffi e pertanto godibile, rapido e leggero.

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    Cristiano Cant

    08/09/2014 19.40.54

    Geniale, spassoso, arguto e perfetto dalla prima all'ultima riga. Romanzo epistolare dalla costruzione stupenda, tempi, scatti, colpi di scena, sospensioni, nessi capovolti e sconcerti diffusi, tutto addobbato con maestria indiscussa fino alla meraviglia di un finale dove lo smacco di un irrisolto senza via d'uscita si piega in un altro smacco, ovviamente risolutivo; ma arrivarci, questa è la gioia. Credo che non ci sarà lettore che non si dica o non possa dirsi disarmato davanti a tanta ludica e intelligente creatività. Romanzo imprescindibile.

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    Mico Imperiali

    19/08/2013 18.26.46

    A mio avviso uno dei migliori romanzi di Camilleri. Quindi un piccolo capolavoro tra capolavori.

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    Luca

    29/10/2011 10.56.43

    Un grande Camilleri in questo "romanzo" inusuale e lastricato di ironia tagliente. Ho cominciato a leggerlo in treno affrontando un viaggio e dopo poche pagine ho iniziato a ridere come un matto. Davvero simpatico. Consigliatissimo

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    Libricciola

    14/03/2010 20.15.59

    Tra tutti i romanzi di Camilleri che ho letto ( cioè tre quarti della produzione) questo è quello che mi è piaciuto di meno. Mi ha ricordato un po' "Privo di titolo", romanzo bellissimo, che come questo era composto da lettere, testimonianze ed articoli di giornale. Io l'ho trovato un po' piatto: simpatico come sempre, colorito e mai banale, ma in effetti c'è poca azione e non mi ha coinvolta come al solito.

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    Stefano

    23/07/2009 11.08.20

    Proprio carino!!! Devo dire che all'inizio ero un po' scettico sul modo in cui è scritto il libro ma dopo qualche pagina ci si è già abituati. Pur essendo praticamente privo di azione si snoda in maniera molto accattivante con argomenti relativi ai giochi di potere sempre di attualità. Da leggere (magari anche sotto l'ombrellone).

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    Mirko

    27/04/2009 00.46.19

    Stile inedito e interessante. All'inizio il lettore abituato ai classici romanzi "camilleriani" deve adattarsi al nuovo stile. Il libro, nella parte iniziale, è lento e un pò macchinoso...ma il finale è bellissimo. Sebbene ambientato nell'Italia di fine '800 il finale rispecchia veramente l'italia attuale. Fa riflettere come la ricerca della verità "voluta" possa essere lontana anni luce da quella reale...

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    r

    03/04/2008 14.59.19

    originalità e buon gusto, in un romanzo "strano" che si fa apprezzare anche per l'impegno profuso nel suo layout. Divertente!

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    Vincenzo Manna

    04/10/2006 21.47.42

    Credo che Camilleri sia un innovatore e, allo stesso tempo, l'ultimo esponente della "vecchia scuola" di narrativa italiana. Ne è la prova questo libro, che da una parte propone la struttura originale del dossier, e dall'altra fa pensare a Pirandello, e quindi alla tradizione (siciliana e italiana).

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    Arianna

    06/06/2006 13.04.01

    Io trovo "la scomparsa di Patò" uno dei libri più belli ed originali di Camilleri. Scorrevole, divertente e assolutamente mai stancante! L'ho letto mille volte e lo rileggerei altrettante se solo non lo conoscessi ormai a memoria. Se siete stanchi dei soliti banalissimi gialli con trame trite e ritrite, questo è il libro che fa per voi.

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    Cristina

    12/05/2006 20.13.04

    Dopo aver tanto sentito decantare i libri di Camilleri mi sono decisa a provare. Risultato? Una delusione totale. Probabilmente non l'ho capito io e spero di aver scelto il libro meno riuscito. Questo ha una trama senza nè capo nè coda, a tratti esasperante e banale.

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    MaunaKea

    31/08/2005 10.21.15

    Il mondo e' bello perche' vario, ho letto i vari commenti su questo libro e, sinceramente, ad oggi (2005) lo considero il libro piu' riuscito e piu' geniale di Camilleri. L'ho letto due volte, una, quando e' uscito nel 2000 e in questi giorni. La prima volta, come e' naturale ci si interessa maggiormente alla trama e restano meno impressi dettagli sorprendenti e godibilissimi. Oltre alla fantastica edizione (io concepisco solo copertine rigide, per i libri, ovvio che mi arrendo al fatto che oggi esistano sempre meno) che riporta i ritagli , gli stralci di giornale, e le lettere cosi' come si presume che debbano essere, ognuna con la sua font deputata. La genialita', trama a parte sta non solo nel costrutto epistolare ma anche nel cambio lessicale oltre che grafico differente per ogni singola persona che scrive, dallo sgrammaticato del contadino all'aulico polichese dell'onorevole, che condensa il succo delle sue allusioni nelle due righe del p.s., mentre nella maggior parte dei casi con Camilleri sogghigno qui ho proprio riso ad alta voce, faccio un esempio ma non voglio togliere il gusto della scoperta che non avevo colto alla prima lettura... degli scenziati assurdi, avete letto la firma di quello che parla di scale solo discendenti o solo ascendenti ???? Davvero un capolavoro.

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    Christian P.

    04/08/2005 09.23.04

    I più bei libri di Camilleri rimangono fuori dal filone Montalbano. Questo come quasi tutti gli altri ti fa scompisciare dalle risate e con uno stile particolare narra una storia piacevole.

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    gaetano

    13/04/2005 16.42.42

    davvero un gran bel libro... la letura risulta scorrevole anche per gli avvenimenti strambi e comici che camilleri ha saputo perfettamente inserire per spezzare la tensione del racconto... il finale lascia un pò l'amaro in bocca ma è un attacco alla verità che oggi giorno ci viene celata per non far scatenare putiferi inutili su una vicenda che interessa persone alquanto famose... alla fine ho inevitabilmente pensato a Lady D. grande camilleri!!!

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    miella

    17/01/2005 21.42.26

    Magari ad un certo punto te lo immagini come va a finire.....ma nel frattempo te la sei "scialata" davvero!

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    Rosy

    23/05/2004 20.09.07

    Poco interessante, piuttosto noioso, ho dovuto fare una faticaccia per finirlo.

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    Manu

    20/02/2004 16.51.50

    Ho sempre consigliato questo libro a tutti quelli che non avevano mai letto Camilleri. Ho riso come una pazza mentre lo leggevo eppure alla fine non può non far riflettere. E' una lettura che molto spesso mi ha ricordato un'altro siciliano DOC, Pirandello. Soprattutto alla fine. Non importa quale sia la verità, ma come essa deve apparire perchè tutti, dalla moglie di Patò ai due 'detective' ne escano sani e salvi.

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    Angela M.

    10/09/2003 16.50.18

    Sarà anche un po' ripetitivo, ma coglie sempre nel segno. Un romanzo godibilissimo, che descrive bene la natura umana. Ancor'oggi (si svolge nel 1890) attuale.

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    antonio

    17/03/2003 14.34.18

    essendo un affezionato lettore di Montalbano, avevo paura di non potere apprezzare Camilleri in altri frangenti. Mi sbagliavo, e pure di molto. Davvero bello questo libro.

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    Maurizio

    03/06/2002 23.36.12

    Questo libro e' incompleto ! Chi ha letto gli altri Camilleri, si accorgera' che mancano elementi fondamentali del racconto. Camilleri, le chiedo a nome di tutti i lettori di pubblicare al piu' presto una appendice con le lettere e/o le cose dette da Pato' con chi lei sa! Le sembra corretto propinarci un cosi' gradito contorno, PER POI LASCIARCI SOLO CON IL CONDIMENTO SENZA IL PIATTO PRINCIPALE ??? Va pur bene lasciar lo spazio alla immaginazione, MA NOI NON ARRIVIAMO AD EGUAGLIARE LA SUA !!!! Daro' il voto aggiuntivo solo quando avro' letto cio' che lei , Camilleri, ha celato.

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