Scorrete lacrime, disse il poliziotto

Philip K. Dick

Editore: Fanucci
Anno edizione: 2007
Pagine: 352 p., Brossura
  • EAN: 9788834712375
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Recensioni dei clienti

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    camilletta85

    19/08/2013 19:21:47

    Scorrete lacrime è un romanzo semisconosciuto nel vasto repertorio di Dick per la sua storia un po' atipica ed onirica, a metà tra sogno e realtà, che si svolge come un road movie ambientato nel futuro e si risolve con un finale aperto molto interessante. Il futuro immaginato dall'Autore è di richiamo orwelliano, ma arricchito dal talento visionario di Dick: uno Stato di polizia dominato da pattuglie di Pol e Nazi, un mondo dove sono banditi disordini, povertà e malattia, ed il dissenso, manifestato soprattutto dai gruppi studenteschi ribelli, viene represso con il confinamento nei campi di lavoro forzato e dove persino tra i falsari di documenti si nascondono possibili delatori ed informatori della polizia. L'idea della droga sintetica "ad inclusione spaziale multipla", considerata da molti come un espediente narrativo esile ed affrettato nella risoluzione del romanzo, nasconde a mio avviso letture più profonde: sperimentare altre dimensioni spaziali e di sé per via allucinogena diventa la metafora del desiderio di fuga dalla realtà, della possibilità di universi paralleli, forse anche più autentici e profondi di quelli della vita cosiddetta ufficiale e "normale". Non a caso il nostro protagonista, un anchorman di successo che perde momentaneamente la propria identità, fa incontri umani molto stimolanti proprio in quella parentesi in cui si trova a vivere come una "nonpersona". Così si può interpretare quel passo del romanzo da cui è tratto il titolo, in cui il poliziotto Buckman, ascoltando di sottofondo la sinfonia "Lascrimae antiquae Pavan", riflette sulla sue esistenza e pensa "Scorrete lacrime..ho davvero il karma del poliziotto visto che amo le parole e la musica in questo modo?"

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    robiro

    09/12/2010 19:32:26

    Romanzo caratterizzato da ritmo e frenesia, in grado di suscitare nel lettore curiosità pagina dopo pagina.Interessanti gli spunti su una società ipercontrollata e la necessità di avere un ruolo definito al suo interno."E' attraverso la funzione che svolgi che acquisisci significato"

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    Marco

    29/04/2009 12:49:23

    Cavete laudatores! Ho preso questo volume sulla scia delle entusiastiche critiche lette e, molto stupidamente, della recensione in 2a di copertina, ma anche confortato dalle buone prove di PKD già sperimentato in Do androids..., Ubik e A scanner darkly: confesso quindi di essere partito con aspettazioni forse troppo alte, ma la mia disillusione non può essere motivata solo da questo. Il libro mi è parso abbastanza balordo: dopo un inizio avvincente, ho cominciato a perdere il filo della narrazione, fino a ritrovarmi, a volume finito, con un sacco di interrogativi non risolti e l'intima convinzione di non aver capito qualcosa. Mi è parso che proprio nell'idea di fondo, cioè negli effetti di questa droga che causerebbe distorsioni spaziali, ci siano delle difficoltà concettuali insolubili: quand'è che Tavern/Taverner avrebbe assunto questa sostanza? Gli effetti per lui iniziano dopo l'attacco con la spugna, ma è solo a metà libro se non oltre che il protagonista potrebbe aver assunto inavvertitamente qualcosa. Ma lasciamo stare semplici questioni di verosimiglianza, è proprio la sostanza che mi ha deluso: gli scenari sono piuttosto stupidi, l'idea dei campus universitari dietro il filo spinato può strappare solo qualche accenno di sorriso: via, si salva solo il sistema di polizia e di schedatura dei cittadini, ma mi pare molto poco. Ripeto, probabilmente sono l'unico fesso a non aver capito il volume, ma a mio modesto parere non è rappresentativo del miglior Dick e merita pertanto un voto striminzito, checché ne dicano i fans sfegatati pronti ad incensare qualunque boiata sia uscita dalla penna dei loro paladini, fosse anche il conto del panettiere o, perché no?, del macellaio.

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    Peter

    18/01/2009 14:43:09

    ma perchè lo hanno tenuto nascosto? è tra i più belli! è forse la sintesi di tutte le idee di dick.

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    Matteo

    18/06/2008 23:16:30

    Semplicemente un CAPOLAVORO

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    Stefano

    07/02/2008 22:58:50

    Caro Antonio, ho letto il libro anche incuriosito dal tuo commento, e devo dire che condivido ciò che dici, invidio chi avrà la fortuna di leggere questo libro per la prima volta... Che capolavoro

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    Antonio G.

    18/12/2007 18:10:26

    UN CAPOLAVORO!!!invidio chi leggerà qst libro per la prima volta!! ps: se vi capita di vedere il film "Waking Life" apprezzerete ancora di più qst libro...in special modo nel monologo finale del film dove si cita qst libro!! GRAZIE PHILP K DICK

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Il protagonista di Flow my tears, the Policeman said (del 1974, riproposto da Fanucci in questa nuova edizione per i venticinque anni dalla morte del grande Philip K. Dick) è Jason Taverner, uomo di televisione e spettacolo, conduttore dell'omonimo show sul piccolo schermo e cantante, al quale nel giro di due giorni succede di tutto. Mentre è a casa di una sua ex amante, Marilyn, viene colpito da una creatura gelatinosa che gli infila nel petto degli stranissimi tubicini nutritivi e per questo crolla a terra, svenuto. Lo ritroviamo su una barella di ospedale, in pigiama, con accanto un'altra donna, Heather, che lo ha seguito, china su di lui, ansiosa e stravolta da quell'esperienza. A seguito di quel trauma, l'esistenza di Jason viene completamente stravolta: va a vivere, infatti, in una stanza d'albergo di infima categoria e quando esce in città la gente, il suo vecchio pubblico di telespettatori, non lo riconosce più come il noto conduttore del martedì sera. Nonostante sia in possesso della sua memoria, la sua esistenza sembra essere stata cancellata dal mondo. Conosce una nuova donna, Kathy, che gli fornisce documenti falsi e pare si innamori di lui ma insieme finiscono nei guai e Jason ora, oltre a esser privo di documenti e senza alcuna traccia del suo passato, si sente braccato dalla polizia perché mancano i suoi dati negli archivi di Stato: rischia l'arresto in qualunque istante.
Leggendo questa storia entriamo col protagonista nel suo incubo postmoderno, ambientato alla fine degli anni Ottanta in un'America spettrale e oppressa da un regime non ben identificato, poliziesco ma non visibile, un potere oscuro che fa sentire il suo fiato pesante sul collo del protagonista. Sono due giornate intensissime, trascorse in mezzo a misteriosi generali di polizia, a falsari, a donne dominatrici e incestuose, tra allucinazioni prodotte dalla mescalina e tentativi di avvelenamento, durante le quali Jason si muove in bilico tra ricerca e fuga, per recuperare la propria identità o almeno un posto qualunque in un mondo diventato alieno e ostile.
Se ancora ce ne fosse stato bisogno, questo romanzo è l'ennesima conferma dell'immenso talento narrativo e visionario di Philip K. Dick che, attraverso l'ossessione del controllo sociale e la psicosi della scomparsa, ci parla in realtà – come sottolinea nella postfazione Renato Oliva – del Grande Fratello elettronico orwelliano che ormai tutti controlla. Una scrittura scorrevole, mai appesantita o prolissa, che ci trascina nel mondo dickiano, un universo onirico alterato dalle sostanze psicotrope, cupo ma vitale, nel quale dietro l'ordine e la legalità si nascondono miseria, corruzione, alienazione e follia.