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Hanna Segal

Anno edizione: 1984
Pagine: 304 p.
  • EAN: 9788834008010

recensione di Mori, G., L'Indice 1986, n. 5

"Psicoanalisi e libertà di pensiero" è il titolo dell'ultimo capitolo degli scritti di Hanna Segal, ed è il testo della conferenza inaugurale da lei tenuta all'University College di Londra in qualità di 'Freud Memorial Visiting Professor' ad un pubblico vasto ed eterogeneo. Ho scelto questo titolo per presentare il libro della Segal, che nella sua introduzione dichiara che la sua sola specialità è "la psicoanalisi", per cercar di far luce sull'orientamento particolare del suo lavoro clinico e di ricerca, che mira ad aiutare gli altri a riconoscere soprattutto il valore incommensurabile della libertà di pensiero, la utilità di lottare per tale libertà, per raggiungerla quanto più possibile e per mantenerla anche in situazioni difficili. Si tratta di offrire in questo modo una visione più attuale della teoria e della pratica psicoanalitiche, mostrando la vastità e la profondità del loro campo di azione e le loro mète, riconosciute dai più come terapeutiche e/o di conoscenza, che incidono anche sulla scelta del
modo di vivere dell'individuo nella società. Hanna Segal è conosciuta nel mondo psicoanalitico per il ruolo che si è assunto di presentatrice e divulgatrice del pensiero di Melanie Klein, che è stata la sua analista: ed infatti il sottotitolo del suo libro indica "Un approccio kleiniano alla pratica clinica", riferendosi a questa particolare scuola che ha influenzato in maniera originale la psicoanalisi dopo Freud, determinando sviluppi di pensiero e di tecnica tutt'oggi in pieno movimento.
L'opera comprende diciotto articoli scritti da Hanna Segal tra il 1947 ed il 1977, non presentati in ordine cronologico ma raggruppati in sei parti secondo temi che corrispondono a importanti settori di interesse psicoanalitico. Nella prima parte l'autrice si dedica ad una esposizione chiara e succinta dei principi kleiniani fondamentali e di come essi possono venir utilizzati nel lavoro quotidiano con pazienti adulti e bambini. Un intero capitolo è dedicato alla tecnica dell'analisi infantile partendo dai punti basilari che aveva introdotto Melanie Klein differenziandosi da altre scuole, in particolare da quella di Anna Freud che riteneva i bambini incapaci di sviluppare con l'analista un vero e proprio transfert.
Nella seconda parte la Segal considera la fantasia come la prima attività mentale piena, e come tale la situa alla frontiera fra la psiche ed il corpo. Descrive l'interazione tra la fantasia di onnipotenza e la realtà mettendo in relazione continua tra di loro le fantasie e le difese ed i meccanismi psichici; l'articolo termina con un riferimento all'attività mentale più elevata, il pensiero, considerato come una modificazione della fantasia inconscia. Inoltre, l'autrice spiega in maniera molto convincente come la formazione dei simboli sia una attività dell'io da considerare sempre nel contesto delle relazioni dell'io con i propri "oggetti", studia la formazione dei simboli e distingue fra di loro i primi tentativi di simbolizzazione che sfociano nella 1/2equazione simbolicaÈ, la situazione nella quale l'"oggetto" diventa equivalente al proprio sostituto. Il simbolo propriamente detto - sostiene - si forma durante la "posizione depressiva" in senso kleiniano e scaturisce dal bisogno di preservare l'oggetto e di ripararlo. In questo lavoro la Segal mette in chiaro i differenti sviluppi e destini che il simbolo può raggiungere sia in senso patologico sia in uno sviluppo normale in rapporto ai processi di pensiero e illustra anche il ruolo del simbolo nella comunicazione con se stessi e con gli altri.
Il libro prosegue discutendo alcuni problemi di tecnica psicoanalitica. La Segal ci spiega i motivi per i quali l'insight ha di per sé un valore terapeutico, ed indica la possibilità di un legame fra insight e la integrazione attraverso una migliore percezione della realtà. Nel capitolo sul controtransfert, riassume le diverse opinioni circa vari orientamenti in materia, e si sofferma a parlare degli aspetti non verbali della comunicazione, aspetti mediante i quali i pazienti a volte 1/2agiscono sulla mente dell'analistaÈ. Sviluppa poi alcune teorie che aveva già affrontate nel capitolo sul simbolismo, ripartendo da Freud ed estendendo il lavoro di elaborazione dei sogni degli psicotici, e affronta la posizione di W. Bion sullo spazio mentale del sogno - cioè spazio di pensiero - e ne condivide la concezione.
La Segal prosegue discutendo una questione di particolare importanza in psicoanalisi, il problema della falsità di certi comportamenti tenuti in analisi i quali bloccano o distorcono il processo psicoanalitico stesso e spiega la maniera con la quale certi conflitti precoci vengono riattivati nel corso della vecchiaia e come essi possano venire analizzati: questa è considerata una innovazione nella prassi psicoanalitica, che fino a non molto tempo fa presupponeva "ben analizzabili" soltanto soggetti fino alla quarantina o poco più.
Quando tratta dell'approccio psicoanalitico alla estetica, la Segal mostra una grande familiarità con numerose e diverse forme d'areca ed in particolare con la letteratura: si spinge in territori delicati riguardanti il piacere estetico, il significato della creatività connessa con il simbolismo, le reazioni ad alcune nuove forme d'arte, le differenze psicologiche fra la tragedia e la commedia e gli effetti di queste sugli individui. Nel secondo capitolo, che è 1/2quasiÈ un tentativo di psicoanalizzare un libro - e si tratta de "La guglia" di W. Golding (trad. it. di R. Lotteri, ed. Martello, Milano 1965) la Segal si occupa in maniera veramente originale, ma con autentica curiosità analitica, di quell'area indistinta nella quale si originano tanto il delirio psicotico quanto la creazione artistica. Descrive ed evidenzia inoltre come ogni artista sia minacciato da un tipo particolare di narcisismo onnipotente, a volte difficile da combattere ed ancor più da superare. È noto infatti come gli artisti in genere siano poco disponibili al lavoro analitico.
L'insieme di questi lavori non credo risulti di facile lettura per coloro i quali non avessero ancora preso familiarità con gli altri scritti della Segal, come la "Introduzione all'opera di Melanie Klein* (Martinelli, Firenze, 1968) o "Melanie Klein* (Boringhieri, Torino, 1981). Sono d'accordo con Ruth Riesenberg la quale, nel presentare questo ultimo volume della Segal ai membri della Federazione Psicoanalitica Europea, dichiara che le difficoltà in esso presenti sono legate al fatto di esser composto di lavori differenti fra loro non soltanto in quanto trattano di diversi argomenti, ma anche perché sono stati scritti nel corso di un arco di tempo molto lungo, vale a dire nel corso di quasi tutta la attività professionale della Segal fino a questo momento, e non seguono un ordine cronologico. Ma ancora insieme alla Riesenberg va detto che questo volume ha una importanza determinante per la conoscenza psicoanalitica: permette infatti di passare da Freud alla Klein con una integrazione delle scoperte fatte dalla Segal stessa, e mette alla fine in condizione di poter apprezzare qualcosa che è veramente nuovo "a beneficio di ogni analista, kleiniano o non kleiniano". Per un lettore colto ma non profondo conoscitore della letteratura psicoanalitica questo libro può offrire un serio ed approfondito approccio alla teoria ed alla clinica che sono basate sul lavoro di Freud e di Melanie Klein. Approccio a mio avviso tanto più apprezzabile per le doti di scrittrice chiara ed efficace che la Segal dimostra di possedere: ritengo inoltre che esso sia come un manuale di studio fondamentale per quelli che noi psicoanalisti chiamiamo i "candidati", Cioè per le persone che stanno intraprendendo la loro formazione per diventare psicoanalisti della nostra Società - la sezione italiana della Società Internazionale di Psicoanalisi, poiché in esso non manca l'orientamento più attuale della corrente psicoanalitica di derivazione kleiniana. Penso che la Segal si nasconda troppo ancora dietro al paravento lodevolissimo della sua eccellente divulgazione della Klein (che ha certo costituito la base della sua formazione analitica), mentre oggi si può parlare di lei come di un'"altra" originale e nota psicoanalista, che ha già trasmesso nuovi insight sui processi mentali.