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Gianfranco Folena

Curatore: D. Folena Goldin
Editore: Il Mulino
Collana: Saggi
Anno edizione: 1997
Pagine: 344 p.
  • EAN: 9788815061218


recensione di Patrizi, G., L'Indice 1998, n.11

Gianfranco Folena, scomparso prematuramente nel 1992, aveva disseminato, con aristocratica sprezzatura, i propri scritti nelle pagine delle pubblicazioni più diverse, dalle note editoriali agli atti dei convegni, dalle riviste ai volumi collettivi, senza preoccuparsi di organizzare la straordinaria qualità di queste note critiche in un volume, quasi che la promozione editoriale di questi suoi interventi potesse offuscarne la valenza "militante", il senso di intervento a caldo, di partecipazione a un'esperienza, di scrittura o di edizione, in corso, da cogliere nei termini del travaglio dell'autore o delle sue scelte culturali e ideologiche. Ed è probabilmente questa cura a non defraudare l'intervento critico del "calore" che derivava dalla partecipazione appassionata del lettore al testo, ad assicurare alla pagina quella colloquialità così preziosa, tipica della "retorica" di Folena, che indica assieme padronanza dei temi e intento pedagogico, lucidità di analisi e dotta semplificazione dei problemi. Solo dopo la sua morte, i suoi scritti stanno trovando una giusta sistemazione editoriale e ancora sorprendono per la capacità intatta di fornire chiavi di interpretazioni originali ed esaustive, capaci, a proposito di un autore o di un periodo, di dire una parola definitiva, di chiudere in una immagine una diacronia complessa e spesso tormentata.
Così per "Il linguaggio del caos. Studi sul plurilinguismo rinascimentale" (Bollati Boringhieri, 1991); così per "Filologia e umanità". "Cent'anni di filologia italiana negli scritti e nei ricordi di un maestro "(Pozza, 1993); e così anche per questo volume del Mulino, che raccoglie una serie di brevi scritti critici, composti per quotidiani o periodici, per l'apertura dei tradizionali convegni annuali organizzati dal Circolo filologico linguistico padovano a Bressanone; appuntamenti dedicati per dieci anni ai problemi della retorica, quindi a quella particolare fenomenologia del testo (aforismi, diari, autobiografie, lettere familiari, titoli, incipit) che Folena individua e descrive insieme con competenza e curiosità giocosa. Ma, soprattutto, "Scrittori e scritture" raccoglie quelle preziose annotazioni che il filologo approntava per le bandelle dei volumi della storica collana laterziana "Scrittori d'Italia" (i "santini", come l'autore stesso, con autoironia e "understatement", li chiamava), il cui valore era ben noto agli studiosi e che qui troviamo per la prima volta pubblicati autonomamente. Sono un'autentica miniera di informazioni e giudizi, con una straordinaria capacità di riassumere in pochi tratti un profilo, uno scenario d'epoca, un conflitto storico: Folena legge i testi editi nella collana ideata da Benedetto Croce non tanto in chiave linguistica, ma storico-critica, attento alle valenze ideologiche e civili delle scelte stilistiche. Emergono, dietro ogni titolo, le età di una letteratura che si confronta con il potere, con il pubblico e le mode, con la creatività individuale e con le scuole, con la tradizione e con la sperimentazione. Alcuni autori ovviamente suonano più congeniali al lettore; Leonardo da Vinci e il chiaro-scuro della sua arte e della sua esistenza: "intendere la ragione della prosa di Leonardo nel suo circolo che va dall'ineffabile al determinato e trae dall'ombra il suo misterioso alimento ma sale costantemente alla luce, significa prima di tutto intendere quel difficile rapporto di ragione e di esperienza"; il Sannazaro e la decisiva novità dell'"Arcadia": "in questo fragile prodotto letterario dell'umanesimo volgare non sembra illegittimo vedere uno degli emblemi della civiltà letteraria europea: e senza le 'scipitezze' del Sannazaro pare che non si possa arrivare al Tasso né all'arcadia di Poussin".
Per la complessa esperienza dell'Alberti, definito un "ingegnere di moralità", l'argomentazione di Folena si distende in riflessioni più ampie, sempre arricchite da una mirabile capacità di sintesi: "la sua è una fiorentinità d'esilio e di riconquista, nel dominio linguistico come in quello letterario (...) tutta la sua opera appare legata alla consapevolezza del processo di trasformazione delle basi economiche delle società e a un'etica familiare e civile accentuatamente rigoristica, espressione della maturità di una nuova borghesia capitalistica...". Altre volte, come nel caso dell'epistolario del poeta e diplomatico Fulvio Testi, le scelte linguistiche e stilistiche disegnano le dinamiche del rapporto tra cortigiano e principe sullo sfondo dell'universo delle corti europee, vero e proprio teatro del mondo, qui ritratto dall'interno, dal punto di vista di un protagonista: "Dietro il diplomatico che partecipa con vario successo al giuoco, c'è un sottile politico e un moralista risentito (...) e un'indole fierissima d'uomo, con un'alta coscienza religiosa...".
Ma l'attenzione del critico sa cogliere anche i pretesti offerti dalla letteratura contemporanea per continuare a interrogarsi sui problemi della storia della lingua e delle scelte stilistiche. Introducendo un volume del Circolo dedicato alla poesia novecentesca, Folena scrive: "La storia di una lingua poetica si può fare solo risolvendo adeguatamente caso per caso questo rapporto differenziale, osservando dall'interno di essa le tradizioni che vi confluiscono in un "raccourci "pancronico e che vi assumono una configurazione del tutto nuova. Solo misurando l'ampiezza e la profondità dell'escursione diacronica di una lingua poetica sarà possibile verificarne a diversi livelli la coerenza strutturale". Che è un'indicazione molto precisa non solo per un piano di lavoro teorico, ma anche per quello che Folena mostra di fare costantemente, grazie alla profonda conoscenza dei testi più diversi, l'acuta capacità di coglierne le sfaccettature, l'irripetibile capacità di fare dell'approccio critico un'esperienza di civiltà e di socialità.