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Luciano Ligabue

Editore: Einaudi
Collana: I coralli
Anno edizione: 2016
Pagine: 196 p. , Brossura

92 ° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa italiana - Moderna e contemporanea (dopo il 1945)

  • EAN: 9788806231347

Scusate il disordine è la nuova raccolta di racconti di Luciano Ligabue, quella che, per sua ammissione, ha subito il maggior numero di scritture, correzioni e riscritture. Un tentativo blando di mettere ordine in un disordine irrecuperabile, sia nella vita, sia soprattutto nella musica che, per quanto ci si provi, produrrà sempre quel disordine in grado di emozionarci.

Le storie raccontate in questa raccolta hanno un che di surreale, qualcosa che ricorda i suoi vecchi lavori, come La neve se ne frega. Storie molto particolari, espressioni di un disordine non solo materiale, ma anche e soprattutto mentale. La musica, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non è la protagonista di questi racconti, ma è comunque sempre presente, un sottofondo che accompagna tutte le vicende narrate, da quelle più tradizionali fino alle più fantastiche.

Il racconto sembra essere la dimensione ideale per Luciano Ligabue perché, come ha confessato al Salone del Libro, gli permette di scrivere a mano libera, senza dover per forza conferire un senso alle sue storie. Può essere una storia tradizionale, la trascrizione di un dialogo o addirittura un flusso di coscienza, scritto su un foglio e lasciato lì.

I temi sono certamente molto particolari, ma la lettura scorre veloce, grazie alla maestria che Ligabue ha ampiamente dimostrato nella gestione delle parole e della lor musicalità. Per i fans di Ligabue è sicuramente un nuovo pezzo pregiato da inserire nella propria collezione, ma anche i non fans rimarranno entusiasti da questi racconti, un’occasione per riflette anche sul proprio disordine.

Recensione di Sara Papetti.


La voce inconfondibile e originale di uno scrittore che sa raccontare l’inafferrabilità delle nostre vite. Amore, sesso e musica sono le tre emozioni che saldano la partitura immaginifica di questi racconti folgoranti e misteriosi.

«Abbiamo anche avuto momenti belli. Se solo fossimo andati a tempo insieme».

Qualche anno fa, nel 2004, Luciano Ligabue è stato insignito della laurea honoris causa dall’università di Teramo e ha aggiunto a tutte le voci del suo lungo curriculum anche il titolo di “Dottore in Editoria, comunicazione multimediale e giornalismo”. Musicista, regista, scrittore e poeta, Luciano Ligabue non ha pubblicato solo dischi in questi ventisei anni di carriera, ma anche le raccolte di racconti Fuori e dentro il borgo (1997, Premio Elsa Morante) e Il rumore dei baci a vuoto (2012), oltre a un romanzo, La neve se ne frega (2004), una raccolta di poesie, Lettere d’amore nel frigo (2006) e naturalmente due film.

Sicuramente il motivo di questa sua versatilità espressiva è la sua poetica. Il tratto dominante di tutte le storie che il rocker di Correggio ha raccontato in questi anni è un blues intenso e malinconico in salsa provinciale, in cui hanno trovato spazio alcuni personaggi memorabili.
Che siano protagonisti di canzoni, come Mario o il mago Walter, di film o di racconti, come in questo caso, il risultato alla fine è il medesimo: lo stesso groove, lo stesso tempo, scandito con precisione sulla cassa. E poi una malinconia di fondo che solo un certo stile Western sa trasmettere.
Ma su questo tappeto di Rock melodico, Luciano Ligabue adesso aggiunge alcuni elementi inediti.
Scusate il disordine è una raccolta di sedici racconti, vivaci ed eterogenei, che per la prima volta accolgono due elementi nuovi: il fantastico e la musica.
Mai prima d’ora l’autore aveva parlato così a lungo del mondo che conosce meglio: Luigi Tenco, Rihanna, Anchise il batterista con l’artrosi. Casse da caricare sui furgoni, sipari di teatri, agenti disperati, ma anche un uomo con un piolo piantato in testa, sono tutti lì ammucchiati, in disordine appunto, tra le pagine di questo libro. Poi, ben nascoste, ci sono anche tutte le passioni e i punti deboli dell’autore, che può scrivere e scrivere tutta la vita, in prosa e in versi, in tutte le lingue, ma alla fine – è del tutto evidente - ciò che cerca di afferrare, quello che insegue inutilmente, è sempre e solo la musica.

”Non contava quante volte avesse sentito una canzone né contava l’esercizio e la difesa del suo gusto: la musica non diventava mai sua.
E pensava – tenendoselo sempre e comunque per sé – che pure parecchi boriosi là fuori, convinti di averla catturata e fatta loro, scrivendola o suonandola, nel tempo avevano per forza realizzato che casomai potevano avere posseduto i suoi frutti – fama, privilegi, agi – ma mai veramente lei".