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Editore: Einaudi
Collana: I coralli
Anno edizione: 2007
Pagine: 150 p., Brossura
  • EAN: 9788806187194
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Solo in apparenza, Andrea Bajani, lascia i suoi temi consueti (la ricerca del lavoro, il precariato, i minuti casi umani registrati come denunce lievi della violenza di un'economia più incline allo sfruttamento che alla promozione delle cosiddette "risorse umane") per raccontare una storia. La storia a ritroso di Lorenzo – di lui, del suo presente, sappiamo poco di più del nome – attraverso la lente d'ingrandimento di un viaggio a Bucarest per i funerali della madre, Lula.
Questa lente, come fosse un doloroso pretesto, evidenzia una memoria più grande, quella della dittatura di Ceausescu, che ha lasciato sulla città di Bucarest e sulla sua popolazione una sorta di marchio di fabbrica. L'immenso palazzo incombente del dittatore, unica vestigia incongruamente imposta al paesaggio urbano, è una presenza, assurda e ridicola, che accompagna Lorenzo nella sua "visita"agli uffici dell'azienda dove ha lavorato Lula, dopo averlo abbandonato. Ed è anche una citazione ricorrente nei discorsi con il socio/amante della madre, con la sua nuova amante/segretaria, con l'autista, con un altro italiano conoscente di Lula, una carcassa ancora vitale che suscita ambigui sentimenti, d'orgoglio e d'orrore.
Andrea Bajani, questa volta, ha scelto l'emigrazione al contrario verso i paesi dell'Est, una meta per il riciclo di pseudoimprenditori, falliti in patria, ma ancora arroganti, alla ricerca di una seconda vita e di un possibile riscatto sulle spalle di paese naufragato. Il romanzo, molto efficace nell'individuare pochi elementi concreti su cui forzare l'attenzione del lettore (un venditore di cornette da doccia, la sparizione delle chiese, l'altra sponda del Danubio), riesce a far convergere la malinconia di un ragazzo che ha perso la madre inghiottita dal proprio egoismo e dal sogno di un luogo da colonizzare con il silenzio di chi ha dovuto pagare le conseguenze di quel sogno, di quella rapina, abbagliato da un altro sogno. "Gli abbiamo tolto il Medioevo dalla testa, a questa gente" sentenzia un Anselmi (prototipo del piccolo imprenditore italiano che in Romania ha trovato la terra dell'Eden, ragazze disponibili e libero mercato) invecchiato e sempre più irrequieto. E sarà proprio contro l'Anselmi che Lorenzo, per la prima volta nella sua vita, alza un no deciso, rifiutando di vendergli la quota dell'azienda ricevuta in eredità dalla madre. Un no ripetuto a Monica (l'amante dell'Anselmi) che vorrebbe fare l'amore con lui. Per non essere – almeno – connivente di un processo tanto disumanizzante. Con una scrittura sorvegliatissima disseminata di molte intuizioni, Andrea Bajani rimodula il tema del viaggio alla scoperta delle origini intrecciandolo alla seduzione delle sirene del capitalismo.
  Camilla Valletti

Recensioni dei clienti

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  • User Icon

    Brenta

    30/09/2014 12.03.15

    complimenti a Federica per l'acutezza delle sue osservazioni. Libro caldamente sconsigliato.

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    Ester Ghione

    07/02/2014 12.17.22

    E' tardi per recensire un libro che ho letto quando è uscito,ma le recensioni crudeli che vedo qui mi costringono a dire quanto lo abbia amato e lo ami: è un libro tenerissimo e crudele, scritto benissimo da una persona che usa a perfezione la lingua italiana, ha un grande cuore e capisce il dolore e l'amore. Serve altro perché valga la pena di leggerlo? Ce ne fossero di libri così sugli scaffali troppo pieni delle librerie! Corro a comprare "La vita non è in ordine alfabetico"

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    grif

    04/05/2012 15.15.49

    Difficile dare un giudizio a questo libro: a tratti coinvolgente e commovente, altre volte un po' banale. Molti i temi: la madre "rapita" dal mondo degli affari, gli italiani e la globalizzazione, la Romania. La scrittura è originale, anche se la semplificazione della punteggiatura dei dialoghi richiede una lettura attenta.

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    pierluigi

    18/02/2010 11.22.10

    Stimo Andrea Bajani, per le altre cose che ha scritto però qui, santa pace....non un volo di fantasia, non uno spunto originale, psicologia di una banalità assoluta, nessuna introspezione, un protagonista antipatico e apatico, una trama insipida, e l'unica cosa interessante, cioè "il ritratto feroce di un Occidente che spaccia miti da due soldi, e per due soldi compra la miseria altrui" è purtroppo solo lo sfondo, appena accennato. Si legge d'un fiato, è ovvio, ed è totalmente innocuo. Mi chiedo solo come possa avere vinto dei premi. Sarà che l'ho letto subito dopo Elsa Morante, e il confronto (che non ho potuto evitare) è assolutamente impietoso. Mi chiedo se i nostri giovani narratori, prima di scrivere, si rileggano mai qualche libro del passato...Si pubblicherebbero sicuramente meno libri, ma molto più interessanti. Rimane buono per il bookcrossing.

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    Bruno di Marcello

    19/01/2010 11.00.51

    Il libro tenta la chiave del sociale parlando dei resti del regime totalitario comunista in Romania, ma non ha il coraggio o la voglia di andare a fondo e dunque tutto ciò che resta è la reiterata citazione del palazzo di Ceausescu, nel quale sembra riassumersi l’intera città di Bucarest. Preponderante è la storia del ragazzo e dei suoi ricordi di bambino. Ma purtroppo lo stile narrativo è piatto e fin troppo scarno, la successione degli avvenimenti senza guizzi e con poche svolte narrative, per altro assolutamente prevedibili. Anche il protagonista non risulta simpatico perché sembra non dare peso a nulla, essere distaccato da tutto, non provare nulla in particolare in nessuna situazione, non essere dotato né di ironia né di doti particolari. Insomma un non-personaggio, privo perfino di faccia e fisicità. Forse per reazione a queste carenze, paradossalmente vorremmo saperne di più di due elementi di sfondo come la famiglia di origine di Lula, che invece ha un inizio di caratterizzazione interessante; così come ci piacerebbe sapere i come e i perché di un uomo che ha deciso di sposare una donna già munita di un figlio e già molto impegnata con il lavoro come il marito di Lula, perché non abbia mai avuto alcun genere di reazione a tutte le mattane di questa donna che è stata un’anima in fuga, se insomma alla fine fosse il fantasma di un santo con tanto di aureola messo lì per tappare i buchi o in qualche angolo avesse un minimo di umanità da mostrarci.

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    Arturo

    09/10/2008 10.46.06

    Piattissimo! Non succede mai niente durante tutto il libro...aspetti, sei lì che qualcosa ti sorprenda e ti lasci a bocca aperta ed invece....SCONTATISSIMO!

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    federica

    30/08/2008 16.49.03

    un libro a mio parere falso. Si percepisce che è letteratura di "ingegno", scritta con malizia e a scopi puramente comerciali e guidato da un eccesso di vanità e furbizia. pare che lo scrittore cavalchi continuamente gli argomenti piu attuali della nostra societa, dal precariato alla ormai svisceratissima questione rumena (ora verrà forse la scuola e il bullismo?!) che mai come in questo libro è segno di una scrittura che vuole essere a tutti i costi veicolo non tanto di ricreare il bene e il male di una societa ma semplicemente di trovare il modo per essere invitati ad un talk show televisivo. Certo, nel panorama editoriale attuale, bajani riesce anche a vincere premi ma questo non vuol dire che sia un vero scrittore. I suoi libri sono cosi diversi l'uno dallaltro che le possibilita sono drasticamente due: o trattasi di incredibile eclettismo ed estrema empatia per ogni male della società, oppure solo di una tattica per scrivere esattamente sul'argomento che al momento è piu presente sui giornali. A voi la sentenza. Io sono per la seconda ipotesi e allora mi chiedo peché mai Bajani non sia diventato giornalista.

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    Flavia Boero

    11/06/2008 00.03.51

    Il libro è la lunga lettera che un figlio scrive alla madre, appena morta in un paese lontano, un Far West: la Romania. Se consideri le colpe è difficile perdonarla, per il male che ha fatto a chi non lo meritava: il suo compagno, un figlio amatissimo, se stessa infine, distruggendosi. Ma questa donna è un personaggio umanissimo, che ha lottato per suo figlio, il suo lavoro e la sua vita, e che i suoi errori li paga, alla fine, nel modo più duro. E’ interessante, anche se impietoso, il racconto della “conquista” della Romania post-comunista da parte proprio di noi italiani brava gente, tra gli altri predoni, con qualche ritrattino dei conquistadores rimasti oggi, interessati a tutt’altro che l’economia. Sono molto belli anche i personaggi “non protagonisti”: il patrigno, padre in realtà nel senso più vero del termine, e Monica, che parla una brutta lingua che non è la sua, perché così l’ha imparata dall’uomo che ama.

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    alice

    08/06/2008 22.25.02

    Sono molto contenta per il meritato riconoscimento di Mondello: sono sicura che l'ex-aequo nulla tolga alla bravura. Commoventi le pagine 91-92... "Io ti lasciavo dei biglietti sul comodino, quando tu eri via"... . Graffiante la denuncia di quell'Italia "rampicante" che cerca nel medioevo contemporaneo il futuro. Chissà quanti Anselmi ci sono che decollano da Caselle o, meglio ancora, Levaldigi... Delicato lo sfiorare Monica, cavalleresco lasciarsi guidare da Christian nelle contraddizioni di una Bucarest che sceglie di strozzarsi nel cemento. Poetica la storia dell'albero - "Tu nella foto sorridevi e salutavi" - che leggera torna per chiudere il romanzo nella dolce onda del Danubio.

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    Luca Martini

    14/04/2008 10.27.05

    Secondo me il più bel libro di Bajani, scritto benissimo, commovente e fluido. Ottima prova per uno scrittore appena trentatreenne.

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    momo

    01/02/2008 11.22.36

    io forse sarò anche di pietra, ma l'ho trovato furbo e un po' viscido, nella scrittura -sa scrivere, sia chiaro, da qui l'ulteriore fastidio,per lo spreco- nel modo di raccontare. non so, mi ha molto innervosito. peccato, il primo libro di bajani m'era piaciuto, nel secondo l'avevo trovato un po' scontato, adesso mi sembra che abbia deciso che l'unica cosa che cerca è la classifica.

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    stefano

    23/12/2007 20.09.33

    Bravo Andrea Bajani!! Soprattutto a scrivere... qualcuno ha detto che nel tuo libro non c'è una parola di troppo. Ed è proprio vero. Una scrittura coinvolgente e pura allo stesso tempo, per nulla ruffiana. La storia molto bella. Magari forse qualche pagina in più l'avrei scritta... Comunque consigliato!! Molto bello.

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    Gian Paolo Grattarola

    19/12/2007 19.36.22

    Bajani compone un libro che è un curioso miscuglio di relazione di viaggio, di diario privato e di romanzo, un liquido di contrasto iniettato nel circuito dei nostri pregiudizi. Il viaggio a Bucarest di Lorenzo per assistere ai funerali della madre si rivela un accurato espediente per allargare la visuale su di un paese stravolto dalla delocalizzazione, dai nuovi pionieri di un’economia feroce, che non mira alla promozione delle risorse umane ma tende unicamente al loro sfruttamento e che compra la loro miseria per pochi soldi. Bajani incapsula le parole e gli aggettivi in maniera da vivificare gli ambienti narrati, disegnando con estrema leggerezza e con pudore una serie di immagini concrete e pur lievi, sempre avvolte in un’atmosfera molto tenue, riuscendo mirabilmente a gettare un fascio di luce sulle contraddizioni di una terra lontana squassata dall’avido furore di una devastazione morale. Con ruvido disincanto egli spoglia il mondo delle sue tinte consolatorie, rendendoci digeribile, ancorché non accettabile, la crudeltà umana e le miserie della vita, accomunando la malinconia di un ragazzo che ha perduto la madre tra le voraci fauci dell’egoismo con il silenzio straziante di coloro che vivono di miseria e di risentimento. Privo di acredine, l’io narrante si rivolge alla madre con un rimpianto nostalgico che nasce da una maniera di osservare il mondo ad un tempo distaccata e partecipe. Reggendo la lanterna dei suoi ricordi si addentra con pazienza e con determinazione nel buio di un’esistenza ricavandone un sentimento di straziante desolazione. Scritto con un linguaggio duro ma poetico il racconto coinvolge profondamente il lettore che viene assorbito da una narrazione che si dipana lenta ed accattivante. E non si può non entrare in sintonia con un autore capace di sedurre con emozionante naturalezza e di commuovere con raffinata essenzialità espressiva. Gian Paolo Grattarola

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    Carla Di Matteo

    12/12/2007 09.15.56

    Un libro di grandi emozioni, contenute e mai troppo esibite per fini strappalacrime. Il dolore è intenso e intimo, espresso con un linguaggio abbastanza innovativo che è quello della parola pensata più che detta. Una bella sorpresa questo giovane scrittore che mi sembra abbia raggiunto maturità espressiva e comunicativa. Lo consiglio come uno dei migliori libri letti recentemente....e io ne leggo proprio tanti, almeno una 50ina all'anno !!

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    Cris

    10/12/2007 19.07.59

    No, questo libro non mi e' piaciuto. "Cordiali saluti" era frizzante e un po' sopra le righe quanto questo e' cupo e un po' scontato. Boh?!! I due libri non sembrano dello stesso autore.... di questi tempi puo' dipendere dal curatore editoriale che a volte e'determinante; forse anche in questo caso ci sarebbero vantaggi nelle "coppie stabili".

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    omero74

    15/11/2007 18.38.58

    La storia, come si capisce, è dolorosa. Resa ancora più tragica e assoluta dal racconto all'imperfetto di un ragazzo che vede la madre allontanarsi per non tornare più. La storia però è costruita molto bene. Scritta ancora meglio e coinvolgente al punto giusto. E si intuisce da alcuni meccanismi narrativi gestiti con eleganza e senza mai cadere nell'autocompiacimento (cosa rarissima oggi) che in Andrea Bajani c'è molto talento. Un libro che ha anche il merito di suscitare nel lettore emozioni forti: malinconia, rabbia, dolore ma anche simpatia e tenerezza. Una bella scoperta.

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    Giovanni B.

    12/11/2007 18.18.26

    E' scritto bene, anche se in un modo particolare che potrebbe non piacere a tutti. In fondo mi è piaciuto abbastanza, ma gli do un voto solo medio poiché è troppo cupo e triste, senza speranza, e quindi non mi ha entusiasmato, anche se capisco che ad altri può piacere di più...

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    Piersandro Pallavicini

    08/11/2007 14.51.57

    Un libro straordinariamente delicato, toccante, riuscito. Scritto con belle invenzioni, con righe di pura poesia, dosate con precisione millimetrica. L'amore del figlio per la madre, la sofferenza del bambino e dell'uomo che è diventato, ti prendono l'anima e te la rivoltano a vangate. E il bello è che queste "vangate" arrivano con grazia, tutte in sottrazione, mai sopra le righe, mai messe lì per commuovere e basta. Il più bel libro di Bajani. Bravo Andrea.

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