Editore: Fermento
Anno edizione: 2003
In commercio dal: 13 giugno 2003
Pagine: 196 p.
  • EAN: 9788890092947
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Descrizione
Cent'anni dopo Hesse, ecco il nuovo Siddharta. Il racconto di un viaggio iniziatico alla ricerca del sé, della propria resurrezione. Alessandro Bagagli, uomo del terzo millennio, ci descrive il suo percorso e ci esorta profeticamente ad imitarlo. Con temperamento e con la lucidità inesorabile della conoscenza. Citando Vangeli copti, Pascal e Beatles, l'autore ci stimola ad assorbire la grande realtà mistica e a comprenderne il significato profondo che si trova dentro ognuno di noi. Un po' profeta di se stesso, e come tutti i profeti, incompreso da se stesso, Manuel scopre che c'è sempre un orizzonte nuovo nella nostra vita.

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Recensioni dei clienti

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    Truecoma

    20/11/2007 20:49:02

    Mi dispiace ma io ho trovato questo libro molto superficiale e scontato, forse le mie aspettative sono state ingannate dal fatto che era stato definito il nuovo siddharta, per me non ha retto il confronto e durante la lettura non ho mai percepito la profondità dei sentimenti nel bene e nel male

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    biancamaria paolucci

    03/12/2004 19:33:06

    Cosa dire, di nuovo forse niente, ma l'emozione grande che mi ha dato voglio esprimerla almeno con qualche parola,questo libro mi ha colpito perchè in queste righe ho sentito solo e tanto Amore! Amore per la vita, amore per gli amici, amore per la natura,amore anche per le cose,amore per il proprio lavoro,amore per tutto ciò che ci circonda,amore per chi ci ha Creato e amore anche per chi ci ha fatto nascere ed infine amore per una donna,la Eva di ogni uomo, perchè ogni uomo ha la sua Eva in questo mondo o in un altro mondo,che sintetizza il cerchio della vita e come un pennello disegna l'Amore. Amore per il proseguimento della vita gustando le cose più semplici, come semplice può essere appunto una passeggiata in riva al mare! Grazie Alessandro.

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    Maria Cipolla

    25/02/2004 08:55:55

    "Eppure non avevo mai creduto che la vita fosse una passeggiata in riva al mare". Queste parole danno inizio e termine al libro. Aprono e chiudono una parentesi di condizione catartica, che stravolge la vita del protagonista, coinvolgendo il lettore, più di quanto egli stesso non immagini, e conducendolo per mano verso orizzonti psichici piuttosto intensi nell'universo delle emozioni: un viaggio di grande spiritualità. Calarsi nel Buddha? Impossibile se non riusciamo a raggiungere il silenzio e la religiosità delle "vette del'Himalaya". Manuel, non precipita nel baratro, nel buco nero che non rimanda ritorno alcuno, anche se qualche riferimento è manifesto. Ricordo un film "Stati di allucinazione" del regista Ken Russell, di qualche anno addietro. Un giovane William Hurt, nei panni di uno scienziato, tentava, attraverso una catarsi molto complessa, di tornare indietro nel tempo fino al Caos, al brodo primordiale, per conoscerne il segreto che conduce alla vita. Ci riesce, ma, in quel "brodo" non coglie che la sensazione, tremenda, del "nulla assoluto". La memoria dello scibile che la mente umana ha acquisito nei millenni e che crediamo sia tramandata alle generazioni successive, tramite il cervello di ogni essere vivente, è terreno impervio che ci potrebbe perdere per sempre. Manuel, non vaga nella suddetta memoria consciamente, per questo riesce a morire e risorgere come un moderno Lazzaro, il cui Cristo è l'Amore che tutto muove. Egli assomiglia ai giovani degli anni '70, con una metà che appartiene ai più moderni, a quelli dell'era del Computer e ci consegna un'ulteriore prova di quanto, ogni generazione, abbia le sue lotte sociali, tramite le quali manifesta il desiderio di rendere il mondo ad una dimensione più umana. Ma non si vince, e, a 36 anni, ci si sente una nullità e si crede di vivere una vita senza lodo. Ecco allora spuntare la "sofferenza da mancanza". Un bagaglio che curva le spalle ancor prima di diventare vecchi. Da qui parte

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    Aldo Morrone

    11/02/2004 08:29:06

    Vorrei innanzitutto esprimere il piacere che mi ha suscitato la lettura del libro di Bagagli. Piacere frammisto a dolore per una storia che comunque prende probabilmente avvio dal dolore di una scoperta che cambia radicalmente tutta la nostra vita e che quando si scopre non si sa come la cambierà. Un Natale con la diagnosi di tumore (capitolo V) non è mai un bel Natale. Un tumore, un nodo alla gola che “...non hai avuto il coraggio o la forza di dire qualcosa a qualcuno…” (pag. 63). È proprio questa notizia che consente a Manuel una rivisitazione della sua vita che, tra l’altro era cominciata tanti anni prima. Già quando si mette in cerca del gatto. “Ho 33 anni e sto cercando anch’io quel gatto…” (pag. 85) o quando afferma “...Era strano come non riuscisse a serbare memoria di un periodo della sua vita in cui non avesse sofferto. Aveva sempre sofferto, fin da quando era bambino…” (pag. 15) e ancora: “...per essere altruisti bisogna essere estremamente sicuri di sé. Talmente sicuri da non avere bisogno della riconoscenza da parte del destinatario del nostro altruismo” (pag. 15). Manuel cerca sempre più con grande forza e dolore il senso della sua vita e di quella degli altri. Ancora non sa che forse potrà essere proprio quel nodo alla gola a farglielo (ri)trovare. È estremamente interessante come attraverso pennellate di parole riesca a descrivere così bene i rapporti e le personalità di Walter, Clara, Skizo (Gianfranco) , Andrea, Maria Sole, Antonio e soprattutto Eva. Un percorso lungo e doloroso con le Profezie, come compagne dell’animo che cerca. Una ricerca nella quale Manuel si sente perso e ritrovato. Nella quale si sente guerriero e vittima. Una ricerca affannosa, ma sempre rivolta alla luce, al sole, al volo degli uccelli ai quali Dio sa sempre dare qualcosa. Una luce che è difficile trovare ma di cui si percepisce l’esistenza. Un libro lirico, attuale, con il professore che può aiutarci a ritrovare la vita o meglio

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    Daniela bellon

    10/02/2004 11:26:01

    Segni di vita è la storia di Manuel in un viaggio dentro se stesso, dentro quell'Io amato e odiato allo stesso tempo, come succede alla maggior parte della gente che prende coscienza del proprio essere psichico oltre che fisico. Un viaggio nel tentativo di scoprire cosa c'è oltre quello specchio invisibile in cui ci soffermiamo, ma non tutti, a studiarci, cercando di superare la quotidianità, le abitudini, le frasi già dette, sentite, ripetute quasi allo sfinimento. La voglia di vivere, forse, più liberi e più in pace con il nostro nemico numero uno, noi stessi. Come diceva il purtroppo recentemente scomparso Vazquez Montalban, "l'inutilità del viaggio in quanto fuga si scopre quando si evidenzia che viaggiamo insieme a noi stessi, ossia con l'essere da cui tentavamo di fuggire". Manuel si abbandona, dunque, a una sorta di autoanalisi che lo porterà a visitare dentro se stesso, a scrivere delle proprie emozioni, sensazioni e illusioni. Come in un diario strettamente personale, descrive la propria storia di uomo che cerca di arrivare aldilà della coscienza per prendere una visione della propria anima. Nelle sue 7 profezie, si alternano pensieri confusi a emozioni altalenanti in un percorso catartico alla scoperta di un'anima più elevata. Egli si descrive come un "vitale, curioso, creativo, passionale e dolce, ...,estroverso e pieno di energie..." . Chi come lui, si sente ferito davanti alla gabbia di uno zoo, in cui a vita vi è rinchiuso un gorilla; chi come lui si ritrova nello sguardo perso e vuoto dell'animale che cerca di andare oltre le teste di tutte quelle persone che ridono della sua condizione di prigioniero; chi è capace , come Manuel, di leggere in quegli occhi umidi l'invito a rimanere libero, a rimanere sempre se stessi, perché solo così potrà continuare a correre nella foresta, può, con partecipazione, affrontare il tema così delicato della propria resurrezione spirituale, quando è ancora vivo dentro. In fondo, sostiene Manuel "le carceri della mente assomigliano agli zoo", e questa è una sac

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    Lisa Bartoli

    10/02/2004 11:23:12

    È un libro figlio dei nostri tempi. Un libro di sentimenti autentici ma anche di sentimenti semplicemente indotti da tutte quelle convenzioni che a volte viviamo come una camicia di forza. È un libro di una gioventù bruciata dagli eventi, quando per eventi indichiamo tutto ciò che accade fuori dalla nostra volontà e che non accettiamo. È un libro sulla realtà che ci circonda, anche di quella che non vogliamo, quando questa si chiama malattia. È un libro sull’amore filiale e materno, anche quando questo è costrizione, paura di essere qualcosa che non ci piace perché non corrisponde alla nostra sensibilità. È un libro sul tempo, quando questo scorre troppo velocemente ed è scandito da cose apparentemente inutili e dannose, come i risentimenti, la rabbia di non aver vissuto abbastanza. È un libro sulla vecchiaia, quando questa diventa una categoria di pensiero e siamo indotti a dire che tutto è trascorso senza che noi ce ne accorgessimo. È un libro sulla morte, quando l’avvertiamo come consolatrice o dannatamente ineluttabile. È un libro sulla vita, quando ad un certo punto la palpiamo proprio come si fa con un qualsiasi oggetto. È un libro di critica alla nostra società, quando la percepiamo come un insieme di convenzioni che qualcuno ben lontano da noi ha voluto lasciare in eredità senza preoccuparsi di capire se l’avremmo gradito. È un libro sui cambiamenti relazionali, quando si scoprono le potenzialità di internet, di come può cambiare il nostro modo di amare le persone e di conoscerle fin nell’intimità senza avere la presunzione di dare loro subito un volto. È un libro sul destino e su ciò che noi chiamiamo fatalità, anche quando questa non ci piace, oppure quando beffardamente ci regala in un attimo il senso autentico della nostra vita. È un libro sui segni della nostra vita, quelli che non si cancellano mai, anche dopo… È un libro sulle opportunità infinite, sia quelle positive sia quelle negative. Questo è un libro che ci offre molti spunti per riflettere su che co

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