Categorie
Traduttore: K. De Marco
Editore: Iperborea
Edizione: 3
Anno edizione: 2005
Pagine: 336 p., Brossura
  • EAN: 9788870911329
Approfitta delle promozioni attive su questo prodotto:
Disponibile anche in altri formati:
Usato su Libraccio.it - € 8,37

€ 11,62

€ 15,50

Risparmi € 3,88 (25%)

Venduto e spedito da IBS

12 punti Premium

Disponibilità immediata

Quantità:
Aggiungi al carrello


“L’inganno, la menzogna, l’imbroglio – e quindi i segreti – erano condizioni necessarie perché gli uomini potessero interpretare le reciproche intenzioni. Inga sapeva di dover stare attenta a non interpretare tutto in termini di dissimulazione. Eppure... trascrisse sul manoscritto l’appunto sull’essere umano come animale della menzogna e dell’inganno.”

Non ci sono fraintendimenti, il tema del romanzo è dichiarato sin dal titolo: il segreto. Segreto come fenomeno esistenziale, ma anche come evento naturale o, nella nuova linea della cultura contemporanea, segreto come privacy, quest’ultima messa fortemente in gioco dalle decisioni politiche seguite ai fatti dell’11 settembre, basti pensare a tutti i controlli cui i cittadini sono sottoposti. Insomma, la nostra vita attuale è forse basata sul senso del segreto (e della menzogna)? Larsson si diverte a raccontarcene la sua visione in un doppio gioco che lo vede protagonista sia come scrittore che nelle vesti di personaggio, con il nome di Andes Ingersson.

Protagonista femminile è Inga Andersson (quale sarà “il senso di Inga per il segreto?”), una donna di trentasette anni che vive da sola in una caratteristica casa di pescatori a Gilleleje, lungo la costa della Danimarca che si affaccia sul Mare del Nord. Ricercatrice all'Università di Lund, Inga è specializzata nello studio delle organizzazioni segrete: dalle sette religiose, a Scientology, ai gruppi neo-nazisti. Una professione non facile che l’ha portata a questa vita solitaria, nascosta da un mondo che la teme perché vede in lei una minaccia alla sopravvivenza e dunque vorrebbe eliminarla. È nel corso di una conferenza sul tema "Letteratura e Criminalità" che Inga incontra l’alter ego di Larsson. Insieme intraprenderanno la difficile ricerca di un senso nel rapporto tra realtà e finzione letteraria, trascinando in questa affascinante avventura un lettore ormai catturato nella rete. Attraverso la chiave interpretativa formale delle ricerche di Inga sul sistema di ascolto globale Echelon e le sue inquietanti scoperte sull'organizzazione per la sicurezza degli Stati Uniti, vengono allo scoperto i sentimenti profondi dei protagonisti e si svela il grande segreto che da anni rende inquieta la sua vita.

Tutto il romanzo si dipana sui due livelli, pubblico e privato. Da un lato la forza, la potenza e il pericolo di organizzazioni segrete e oscure, dall’altro le cupezze dell’animo umano, la solitudine, il senso di abbandono e di sconcerto rappresentato attraverso il paesaggio nordico e la potenza di un mare spesso tempestoso e sempre meravigliosamente inarrestabile.

Appare evidente che l’autore sia partito da una riflessione sui segreti che ciascuno di noi cela dentro di sé e poi abbia allargato lo sguardo a quanto sta accadendo oggi nel mondo. Del resto l'idea che esistano segreti che accompagnano la nostra esistenza pubblica, realtà parallele e gruppi che operano nell'ombra e costituiscono una minaccia latente, ma non per questo meno pericolosa, è un tema ricorrente nei suoi romanzi, dal Cerchio celtico all’Occhio del male.

Compito storico dello scrittore, del resto, è far emergere dall’oscurità questa verità e mostrarla al mondo, anche attraverso la finzione di un romanzo, svelando a tutti i segreti della realtà.

A cura di Wuz.it


Le prime frasi del romanzo:

1

Inga Andersson si chiuse la porta alle spalle e si fermò davanti alla casa pluricentenaria in cui viveva, a due passi dal porto peschereccio di Gilleleje, sulla costa settentrionale dell’isola di Sjælland. Sentiva chiaramente il rombo lontano dei marosi e l’acciottolio di migliaia di sassi che rotolavano. Attorno a lei l’acqua piovana scendeva a scrosci dai tetti e dalle grondaie. I rami del grande albero di fronte a casa scricchiolavano sotto le raffiche. L’insegna del negozio di ceramiche cigolava oscillando avanti e indietro sulla catenella arrugginita, come sempre quando c’era vento forte da ovest e da nordovest. Insomma, era una normale domenica sera di fine inverno a Gilleleje.
Dopo un momento salì i pochi scalini che portavano alla Havnevej. Si guardò attorno prima di osare avventurarsi alla luce dei lampioni, ma non si vedeva anima viva. Attraversò la strada e proseguì dritta. Il ristorante Karen e Mari aveva già chiuso per mancanza di clienti. La vetrina illuminata della vetreria, con i suoi vasi di sgargianti colori estivi, sembrava appartenere a un altro mondo. Al porto, i pescherecci di Gilleleje strattonavano violentemente gli ormeggi. Solo su uno c’era la luce accesa. Quando arrivò più vicina vide che la barca era svedese, probabilmente un pescatore dell’altra sponda dell’0-resund sorpreso dal cattivo tempo dopo aver scaricato la pesca del mattino.
Inga avanzava rasente al muro dello stabilimento di lavorazione del pesce per ripararsi dal vento. Ben presto il rombo dei frangenti soffocò ogni altro suono. Perfino le migliaia di gabbiani schiamazzanti che di solito stavano appollaiati sui colini dei tetti o zampettavano sui moli erano spariti. Probabilmente erano acquattati dietro al molo est, dall’altro lato del porto. Inga chiuse la lampo della cerata e si strinse bene il cappuccio attorno al viso.
Il vento la investì non appena si allontanò dallo stabilimento. Tenendo il viso voltato perché non le entrasse la sabbia negli occhi, attraversò di corsa il piazzale e si fermò sotto la tettoia all’inizio del molo. Lì trovò un attimo di tregua, anche se il vento era così forte che la pioggia cadeva quasi orizzontale. Di fronte a lei, la gettata a mezzaluna scompariva a tratti sotto le ondate. La testa del molo era coperta di schiuma bianca che con la regolarità di un metronomo si fingeva di rosso e di verde alla luce dei fanali che segnalavano l’imboccatura del porto.
Inga si chinò su se stessa e riprese ad avanzare. Di tanto in tanto, quando sentiva arrivare un’onda particolarmente alta, si abbassava dietro la barriera di legno che avrebbe dovuto proteggere dal vento e dalle onde. In realtà era interrotta da grandi brecce, e più avanti era caduta del tutto. Una volta, parecchio tempo prima, Inga aveva sbagliato i calcoli e un’onda gigantesca l’aveva trascinata in acqua. Per un attimo, forse alcuni secondi, aveva rinunciato a lottare. Ma poi le era venuta paura, non tanto della morte in sé, quanto di morire nell’incertezza. Con poche bracciate vigorose aveva evitato di finire sfracellata sui frangiflutti del porto interno e si era issata su una roccia più vicina alla riva.
Questa volta però il vento non era forte come aveva creduto, o forse la burrasca non durava da abbastanza tempo perché le onde avessero raggiunto l’altezza massima. In ogni caso riuscì ad arrivare senza grandi difficoltà alla testa del molo, dove si inginocchiò aggrappandosi alla colonna metallica del fanale.
Le onde si abbattevano su di lei una dopo l’altra, alcune pesanti come magli, altre di sola schiuma. Aveva la bocca che sapeva di sale, le bruciavano gli occhi, sentiva l’acqua che le gocciolava lungo il collo e il freddo che penetrava attraverso la cerata.
Alla fine si rialzò, aggrappandosi con tutte le sue forze per non perdere l’equilibrio. Lasciò passare alcune onde più alte delle altre che rischiarono di farle mollare la presa. Poi chiuse gli occhi e lanciò un grido verso l’oscurità.
Gridò una volta, due volte, un’ultima volta. Poi restò immobile ad ascoltare, sempre aggrappata alle sbarre di ferro arrugginito. Era troppo pretendere di avere almeno una risposta? Ma dentro di lei non c’era che silenzio. Non aveva dimenticato, ma il ricordo era diventato muto. Per sopravvivere era stata costretta a soffocarlo.
In quei pochi secondi in cui riuscì a restare in piedi, Inga gridò per ridare voce al ricordo. Ma nessuno rispose. Erano anni che non rispondeva nessuno. Quando si voltò per tornare indietro, le sue grida ormai erano state portate via dal vento, sepolte tra le onde e inghiottite dall’oscurità.

Recensioni dei clienti

Ordina per
  • User Icon

    leo milano

    28/08/2014 21:18:51

    Va a gusti ma io l'ho trovato eccessivamente divagante e pesante nel complesso. Stile secco e diretto, mai totalmente convolgente. Forse ho sbagliato titolo....

  • User Icon

    Adriana

    04/07/2011 09:18:42

    Non mi aspettavo di essere coinvolta da questa storia, ma di fatto è accaduto. Mi ha piacevolmente appassionato anche se, forse per prevenzione rispetto alle solite topiche femminili di cui sono satura e felicemente disinteressata a causa e soprattutto grazie al fatto che incontrovertibilmente appartengo a quel genere, ero allertata dal rischio di banalità, in verità, sfiorato in un paio di occasioni ma felicemente evitato, alla fine. Quindi bene, mi è piaciuto, ed ora mi appresto ad entrare nel mondo del pirata...

Scrivi una recensione