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Maurizio De Giovanni

Editore: Einaudi
Anno edizione: 2016
Pagine: 374 p. , Brossura

17° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa italiana - Gialli - Narrativa gialla

  • EAN: 9788806225537


De Giovanni prende un’ambientazione da cartolina e la ribalta, calando il lettore in una Napoli gelida, insolitamente plumbea e fiaccata da un autunno opprimente, su cui incombe l’ombra di un delitto passionale.

«Il cadavere era di un uomo grande e grosso, riverso di lato, le braccia strette al petto e le ginocchia contro il ventre. Il vestito che indossava era di buona fattura, e il soprabito, aperto, pareva nuovo e costoso, anche se sporco di fango. Poteva avere una cinquantina d'anni, forse meno. Il volto era tumefatto e la tempia sinistra recava una strana depressione.»

Napoli d’ottobre è un incanto. Un mese perfetto per visitare la città vigilata dal Vesuvio, il bell’addormentato. Il clima è mite e le sere rimangono tiepide, nonostante, di tanto in tanto, dal mare si levi un pungente venticello a raffreddare i bui anfratti del centro storico, dove, se catapultati negli anni del Ventennio, avremmo ancora la possibilità di assistere a una serenata. Al cospetto delle sinuose guglie barocche del rione Mater Dei, troveremmo dei coloriti guitti intonare languidi inni amorosi, accompagnati da improvvisate orchestrine di chitarre e mandolini, spesso oggetto degli improperi di chi non aveva alcuna intenzione di essere svegliato dagli indolenti latrati dell’innamorato.

De Giovanni prende in prestito questa ambientazione da cartolina e la ribalta, svuotandola della spicciola retorica da Ministero del Turismo e calando il lettore in una Napoli gelida, insolitamente plumbea e fiaccata da un autunno opprimente, su cui incombe l’ombra di un delitto passionale. L’autore ha già saputo in passato giocare con gli stereotipi della bella Parthenope, restituendoci anche stavolta una Napoli dall’atmosfera insolita, che a tratti sembra Trieste o il soggetto di una tela di pittura metafisica.
Ricciardi stesso, laconico gagà di provincia, incarna un ideale di napoletanità ben diverso dall’immaginario comune. Il commissario è schivo, perennemente tormentato da una malinconia che non ne vuole sapere di andarsene. Potrebbe evitare di darsi da fare, dati i nobili natali e le ingenti ricchezze, ma si è messo in testa di lavorare per la Polizia. Unica concessione al folklore autoctono è l’immancabile caffè in tazzina bollente al Gombrinus nonché la compagnia del tragicomico Brigadiere Maione, il suo Watson, una macchietta ossessionata dal cibo e da altre sciocchezze mondane. Il commissario non ha tempo di pensare a certe quisquilie, perché quando indaga viene colto da una furia compulsiva, causatagli dal Fatto, il dono di captare le ultime parole dei deceduti su cui indaga. Il tormento di quelle voci lo getta in un vortice di emozioni tale che, se rimanesse fermo, ne verrebbe sopraffatto. L’unico farmaco è indagare non stop.
In questo romanzo dovrà affrontare, oltre al caso, lo spettro dell’anaffettività, un vuoto che lo sta lacerando da troppo tempo e che forse sarebbe opportuno riempire con una bella dark lady. Come negli altri romanzi della serie, e invero peculiarità del genere, l’indagine è un pretesto per tratteggiare ulteriormente la caratterizzazione del protagonista e di conseguenza a un delitto passionale non potrà che corrispondere l’innescarsi di sentimenti travolgenti nell’altrimenti mite Ricciardi.
Il motore della trama è il ritorno in Italia di Vinnie Sannino, un affermato pugile da giovane emigrato negli States. Aveva lasciato la bella Concettina con la promessa che una volta tornato l’avrebbe resa sua sposa e madre di numerosa prole. La ragazza non ha saputo aspettare, preferendo sistemarsi nell’immediato con un ricco commerciante. Invano il ricorso alla gelida serenata ottobrina sotto casa dell’amata. Le lacrime versate non hanno sortito alcun effetto, se non destare la curiosità degli astanti e l’empatia dell’orchestrina, raramente testimone di una prova d’amore tanto struggente. Il marito di lei chiaramente non apprezza le attenzioni. Coincidenza vuole che qualche giorno dopo venga trovato morto, con la tempia sfondata da quello che sembrerebbe un jab scagliato da un vero professionista. Il caso pare di facilissima soluzione, il movente e la dinamica del delitto sono lampanti. Tuttavia al commissario qualcosa non torna, le ultime parole dei defunti spesso sono enigmatiche e poco utili alla risoluzione del caso, ma stavolta sembrerebbero scagionare il sospettato. Per Ricciardi si prospetta una settimana difficile.

De Giovanni mentre scrive deve provare un gran divertimento. Si è oramai affezionato al suo commissario e tra le righe si percepisce una sorta di identificazione tra autore e personaggio. Dubitiamo che lo scrittore napoletano senta rimbombare dentro di sé le voci dei morti, ma saremmo pronti a giurare che buona parte dei tormenti di Ricciardi appartengano anche a lui. Di sicuro sappiamo che anche questo capitolo della saga del commissario mantiene le promesse, grazie a una trama solida che rifugge dai clichés del noir, offrendoci un’ulteriore prospettiva su un personaggio destinato a rimanere nei cuori dei lettori per molto tempo ancora.

Recensioni dei clienti

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    alberto

    18/11/2016 15.50.40

    Tu di nuovo tu (recitato con espressione di stanchezza e non di stupore). Ecco in questa frase si racchiude il commento del nuovo libro. Finire il libro è stato difficile, di una lentezza esasperante. Le solite figure, le solite atmosfere, i soliti personaggi con le situazioni vissute e rivissute già in passato, la solita storia con Enrica che ormai ha veramente stancato. De Giovanni mi stava già annoiando con gli ultimi due romanzi con questo mi ha veramente deluso. La seconda stella è solo per il merito dei primi libri e per la fiducia che comunque possa dare una svolta a questo personaggio.

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    archipic

    08/11/2016 15.36.31

    Tu di nuovo tu,... Di nuovo loro, de Giovanni ed i suoi magnifici personaggi che tornano ad emozionare ed accompagnare un po di giornate di noi lettori. Ritroviamo tutti gli ingredienti che tanto piacciono a noi assoluti appassionati dei libri dello scrittore napoletano, ed anche se alcuni passaggi si ripetono ad ogni libro, è comunque un piacere riadagiarsi su atmosfere, sentimenti e passioni che ben conosciamo ed apprezziamo. L'intrecciarsi del tema principale di Voce 'e notte con le vicende narrate è un piacere unico; seguire il fluire dei sentimenti portanti dei personaggi, con il contorno della città sullo sfondo e le passioni che portano all'evolversi della vicenda sono diventate un qualcosa di imprescindibile. Un altro bel lavoro, letto lentamente per ritardarne la fine, che ci pone in paziente attesa del prossimo.

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    Stefano

    22/09/2016 10.02.38

    Dopo qualche tempo la saga del commissario Ricciardi comincia a mostrare la corda e i segni di usura già comparsi qua e là in precedenza si fanno più evidenti. Sicuramente poco originale la trama relativa al delitto, le figure del brigadiere Maione e di Bambinella ripropongono stancamente delle banali macchiette, stucchevole infine la storia tra il commissario ed Enrica: a dire il vero avrebbero un pò stancato sia l'uno che l'altra. Cosa vorranno mai fare da grandi? Urge necessariamente una svolta. Non assegno il voto minimo solo in segno di stima per le precedenti performances dell'autore che, a questo punto, mi sembra più originale quando tratta le vicende dei bastardi di Pizzofalcone.

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    aldo

    19/09/2016 18.17.08

    Il commento precedente espresso da Paola mi ha anticipato. Seguo Di Giovanni fin dalle sue prime opere - incluso il piacevolissimo racconto del mitico Juve-Napoli - ma stavolta mi ha profondamente deluso con un romanzo inutilmente appesantito dagli ormai stantii patemi d'animo e pene d'amore del protagonista Ricciardi. Mi spiace molto esprimere un voto che mai mi sarei sognato di dare ad uno scrittore che ho sempre apprezzato, ma spero che, leggendo i vari commenti negativi, il nostro De Giovanni possa riprendere lo stile vivace e brillante che lo ha caratterizzato finora.

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    chicca

    19/09/2016 17.21.07

    Peccato dover dare un voto così basso. Nel corso del tempo gli interludi che caratterizzavano i romanzi di De Giovanni hanno preso praticamente il sopravvento sulla storia, rendendola lenta e farraginosa. Poi davvero troppe descrizioni sullo stato d'animo dei protagonisti, spesso fini a loro stesse e inutili ai fini della storia, per esempio quelle di Livia Vezzi. Un taglio di almeno 50 pagine e la storia avrebbe respirato meglio. Inoltre non se ne può più dei tentennamenti con la povera Enrica!

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    Stefania

    14/09/2016 14.53.31

    Molto bello, un libro completo di cenni storici, amore, giallo

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    Paola

    07/09/2016 13.38.38

    Non ci siamo più. Qualcosa si è progressivamente rotto nella narrazione di De Giovanni e gli scricchiolii avvertiti nei precedenti 3 o 4 romanzi sono diventati crepe profonde in questo. Il meccanismo sembra inceppato, avvolto su se stesso, incanalato su tre/quattro asfissianti binari: la storia latita, i personaggi sembrano evolversi nel macchiettismo, nel feuilleton, nella caratterizzazione da telenovela a suo tempo resa memorabile dal trio Marchesini-Solenghi-Lopz nella parodistica "Pedro bevi qualcosa, bevi qualcosa Pedro". Quanto alla trama, mah! meglio sorvolare! Tutti quegli elementi che hanno reso memorabili i primi romanzi della serie sembrano al momento scomparsi, sepolti sotto un (inutile) profluvio di pagine (almeno un centinaio potevano essere risparmiate senza nulla incidere sul racconto) spesso sconnesse, con un ripetersi di motivi (soprattutto quelli più intimi e personali collegati alla storia del protagonista e a quella delle "sue" donne) così triti e ritriti, da risultare noiosi, melensi, scontati. Un triste e costante declino che,tuttavia, mi ostino a sperare non inesorabile...

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    Andrea

    05/09/2016 16.57.22

    Non sono un amante di questo scrittore ma ho voluto provare visto che non trovavo nulla di interessante. Molto lento, troppo lungo, spero meglio nella prossima volta.

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    Anna

    12/08/2016 20.57.38

    Sfido l'impopolarità, ma suggerirei a De Giovanni una lunga pausa e lo inviterei a controllare meglio il lavoro dei suoi aiutanti per una maggiore uniformità di stile. I primi romanzi erano più coesi perchè frutto di una sola mano,ciò che non appare in quest'ultimo. La struttura con le parti intimiste in corsivo e l'astuta e ripetitiva disposizione delle parti e dei personaggi comincia a dare segni di stanchezza. Tutto questo non per demolire, ma per rispetto ad un grande autore che si sta ormai usurando in comparsate.

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    Katia

    12/08/2016 18.52.51

    Ho amato fin da subito la narrazione di Maurizio De Giovanni:Il personaggio del commissario Ricciardi così malinconico,solitario a causa del Fatto che si porta dentro,non puoi che amarlo e sostenerlo.E con lui tutti gli altri ...il brigadiere Maione,l'amico dottore Modo e tutta la folta schiera di donne così magistralmente descritte.Una citazione a parte merita la splendida descrizione della Napoli degli anni'30.Nelle parole dell'autore sembra quasi di percepire la fragranza della sfogliatella o il mormorio del mare.Aspetto con ansia il prossimo romanzo.

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    Baga83

    11/08/2016 18.47.27

    Una piccola perla,davvero. L'ambientazione in una Napoli piovosa e spettrale negli anni '20 è davvero straordinaria. Che dire poi dei personaggi, ottimamente caratterizzati e molto empatici. La storia, a mio modo di vedere, è comunque non banale e la scrittura è davvero superba:alcuni capitoli (sì,interi capitoli) sono talmente intrisi di "cuore" da lasciare un segno. É il primo libro che leggo,ma ho scoperto un grande autore!Bravo De Giovanni!

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    Vincenzo

    11/08/2016 11.56.26

    ... certamente non é il libro più riuscito di De Giovanni ... anzi, molto probabilmente, il peggiore della "saga Ricciardi" ... debole l'intreccio poliziesco (sin dall'inizio si capiva dove si andava a parare), le vicende personali del commissario sono ormai abbastanza scontate (e siamo arrivati a 3 pretendenti) ... certo De Giovanni é De Giovanni: il libro scorre piacevolmente, ma ormai le aspettative sono alte ...

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    Tito Santoro

    10/08/2016 21.17.16

    Il solito De Giovanni, il solito commissario RICCIARDI ...ma non stancano mai, da non perdere !

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    Bruno

    04/08/2016 18.49.59

    Favolosa narrazione della Napoli degli anni del fascismo,dove sicuramente mostra una faccia più "umana", una Napoli raccontata attraverso la "nera",dove i personaggi raccontati trasmettono tanta vera umanitá. Lui , Ricciardi è alle prese dell'indagine . Il suo stato d'animo sempre preso da quella tumultuosa follia lo rende totalmente in balia della storia e dalla risoluzione di essa. Magistrale come sempre De Giovanni , supera sempre se stesso ,non si cogliie nel suo scrivere nessuna banalità del ricorrere delle storie narrate,anche perché le stesse traggono dalla ricchezza dalla napoletana diversità. Punto di forza che De Giovanni Sa trarre con intensità tale da rendere tutto originale. Darei sicuramente il massimo...e lode!

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    Soraya

    02/08/2016 10.50.49

    Bellissimo. Forse intorno al 1950 Enrica e il commissario si fidanzano. Forse.

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    Laura

    31/07/2016 22.06.53

    Sì, forse non c'è niente di nuovo in questo nuovo libro di De Giovanni, ma il modo di scrivere di questo scrittore emoziona sempre. Io ho trovato questo libro stupendo, come tutti i precedenti del resto. Non vedo l'ora che esca il prossimo. Consigliatissimo

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    Luciano

    27/07/2016 14.11.35

    Il buon Ricciardi comincia a mostrare i primi segni di usura. A parte l'irresolutezza sentimentale del commissario, che diventa sempre più ingombrante nella trama dei romanzi, anche le inchieste in sè sono meno intriganti delle prime uscite. Purtroppo per me ho indovinato chi fosse l'assassino tre righe dopo che l'Autore lo ha inserito nel romanzo. Il voto alto si deve alla scrittura e all'ambientazione che sono sempre di ottimo livello. Se posso permettermi un consiglio a De Giovanni, suggerirei di invertire quanto prima il "trend" con qualche sostanziale innovazione.

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    susanna

    26/07/2016 14.40.40

    De Giovanni si migliora sempre, le ultime pagine proprio da brividi....

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    Marcello

    25/07/2016 16.11.14

    Mi è piaciuto molto, uno dei migliori (ottimi i corsivi )che abbia letto. Ma R. fara' mai pace con se stesso e vivrà mai più serenamente i suoi morti parlanti ? Una svoltina è attesa ......

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    cesare

    16/07/2016 18.23.05

    Serenata senza nome **** Maurizio De Giovanni Un ottimo Ricciardi , all'altezza dei suoi migliori romanzi, una lettura piacevole, scorrevole, intima piena drammi e poesia, dolore e amore, fantasmi e sangue amaro, Voce e notte fa da sfondo al tutto. pagg. 375 luglio 2016.

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