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Sessantotto. La generazione delle due utopie

Paul Berman

Editore: Einaudi
Collana: Gli struzzi
Anno edizione: 2006
Pagine: 231 p., Brossura
  • EAN: 9788806178789

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L'autore sostiene che la generazione cosiddetta "sessantottina" ha vissuto due grandi speranze utopiche, entrambe fallite. La prima, perseguita con gradi e modalità diverse, consisteva nel voler rinnovare il socialismo, rifondarlo nelle sue basi democratiche consiliari, partecipate, prendendo come modello la Comune di Parigi; speranza che si è manifestata anche all'Est, forse per l'ultima volta, ed è morta con la primavera di Praga. La seconda utopia si riaccende negli anni ottanta e novanta, con la speranza di un'autentica rivoluzione liberale e democratica nei paesi dell'Est e dell'Ovest. Dentro questa tesi si svolge il percorso di riflessione sul Sessantotto, collocandolo in una periodizzazione lunga di almeno vent'anni: i decenni sessanta e settanta. Nell'analisi di questo ventennio viene intelligentemente proposto l'uso di tre concetti, da impastare tra loro: rivolta generazionale, rivolta di genere, rivolta di classe. Ne esce una galassia di movimenti sociali e politici connotati dal radicalismo e dall'estremismo (in senso sociologico del termine, senza alcun valore dispregiativo, come la parola assume nel linguaggio corrente). L'autore si dilunga inoltre sugli Stati Uniti (e questo è interessante), sorvola su altri momenti, citandoli un po' alla rinfusa: maggio francese, America Latina, e scivola clamorosamente sull'Italia. Pone però la questione dei movimenti giovanili di contestazione dei paesi dell'Est, tema trascuratissimo negli studi sul Sessantotto mondiale. Si sofferma, infine, sulle prospettive di lungo periodo che la rivoluzione sessuale apre, fino a tracciare la genesi delle nuove identità sessuali, oggi esplicitamente affermate e accettate.
  Diego Giachetti

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    rainbow

    14/10/2008 18.11.34

    Un po' troppo "filosofico", non è il libro che fa per chi desidera conoscere gli avvenimenti del '68. Comunque sviscera molti aspetti ideali della rivolta giovanile di quegli anni, e si lascia leggere, è scritto bene, talvolta con brio, spesso con ironia e sempre molta apertura mentale da un progressista che sa anche prendere in giro i cosiddetti "progressisti".

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