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<p>Brossura editoriale con sovraccoperta, 403 pagine con tavole fuori testo, anche ripiegate. Indice integrale consultabile nelle nostre immagini.&nbsp;Ottima copia, poco o nulla consultata -- Parlare di relazioni di viaggio nel Nuovo Mondo nel Cinque-Seicento, significa, in primo luogo, discorrere di testi che hanno origine dalle prime traversate oceaniche, da un evento cio&egrave; che, per il tempo, non costituiva solo un ''exploit'' tecnologico di grande rilievo, ma altres&igrave; un ''gesto culturale'' traumatico. Gesto culturale con cui veniva lanciata una sfida all'ignoto e superato il territorialisrno biologico della societ&agrave; agricola di appartenenza, al fine di proiettarsi in un altrove sconosciuto e sconvolgente per la sua carica di novit&agrave; assoluta. Un altrove ancora mitico, popolato da molteplici forme di alterit&agrave; che andavano poi ''tradotte'' per i lettori europei dell'epoca. Un altrove, l'America, imprevedibile e imprevista, laggi&ugrave;, oltre l'orizzonte fisico e mentale, oltre quella linea dell'orizzonte che, lo si capir&agrave; proprio allora, come la linea della conoscenza, costituisce una frontiera immaginaria che l'uomo spinge sempre pi&ugrave; lontano procedendo nelle sue scoperte. Il viaggio transoceanico conduceva all'esperienza di un altro mondo terreno, di uno spazio carico di segni ancora indecifrati. Il problema non nuovo del confronto con l'alterit&agrave; (basti pensare ai secolari contatti con l'Oriente e alla carica immaginifica da esso suscitata) si poneva ora in termini inediti, in quanto l'antico non riusciva pi&ugrave; ad essere garante della ''novit&agrave;'', anzi l'esperienza di quest'ultima metteva in discussione i parametri dell'antico, mutava via via le prospettive. Ma si tratt&ograve; di un processo lento e tortuoso, dato che il mondo che si schiudeva davanti agli occhi dei viaggiatori di quel tempo veniva ancora letto con le immagini e con i sogni
scheda di Ramacciotti, V., L'Indice 1988, n. 4
Il problema dell'"alterità", del "diverso da sé", che si presenta puntuale in ogni momento di sviluppo in una società che si vuole "civile", è al centro della riflessione di Carile, che lo affronta in un periodo storico estremamente significativo: la fine del Cinquecento e gli albori del Seicento, quando si infittiscono le relazioni di viaggio e le riflessioni di interesse politico-economico sul Nuovo Mondo da parte degli esploratori. Essi si trovano di fronte ad una realtà che non ha niente in comune con la vecchia Europa dalla quale provengono e l'interpretano alla luce dei pregiudizi e dei codici culturali che sono alla base della loro formazione. Sono strutture difficili da rimuovere e tuttavia l'impatto con la Nouvelle France - come allora veniva chiamato il Canada - con la cultura amerinda, la rivalità con altri tipi di penetrazione coloniale, quella spagnola e quella inglese, la polemica con i Gesuiti, protagonisti non secondari dell'avventura americana, rendono articolato e problematico il loro pensiero. I due personaggi di cui soprattutto si occupa l'autore, Marc Lescarbot e Antoine de Montchrestien, poco noti per le loro opere e che tuttavia meritano ampiamente questa rilettura, sono uomini esemplari di un'epoca in cui maturano lentamente i cambiamenti che condurranno all'Europa moderna.
Nel Cinque-Seicento il viaggio transoceanico conduceva all'esperienza di un altro mondo terreno che veniva tuttavia letto con le immagini e con i sogni che i naviganti recavano con sé dall'Europa: il loro sguardo era impedito da un bagaglio culturale che li condizionava. Più che scoprire l'America i primi pionieri l'hanno dunque, in gran parte, "inventata", evidenziando radici e contraddizioni del modo di confrontarsi con l'alterità assoluta che ha caratterizzato a lungo la civiltà occidentale e che ancora è sovente quello di gran parte degli uomini dei nostri tempi.
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