Editore: BEAT
Collana: BEAT
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
In commercio dal: 29 ottobre 2014
Pagine: 671 p., Brossura
  • EAN: 9788865592199
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Descrizione

Non vi è forse popolo, tra le genti che affollano lo stivale, che più dei siciliani abbia dato alla storia patria grandi geni e, insieme, grandi criminali, sublimi scrittori e altrettanto eccelsi malfattori, sofisticate menti politiche ed efferati attentatori del bene pubblico. Questo libro perciò si guarda bene dall'avanzare una qualsiasi tesi sulla loro impenetrabile identità. Esso narra piuttosto di alcuni personaggi che hanno il pregio di esporre in maniera esemplare il "mistero della sicilitudine". Da Federico stupor mundi a Tomasi di Lampedusa che, in ossequio alla ferrea regola dell'odio vigilante, scrisse il suo capolavoro per dare una lezione a De Roberto, accusato di aver raccontato, con "I viceré", la nobiltà spiata dal buco della serratura; da Telesio Interlandi improbabile cantore del razzismo mussoliniano con tanto di prezzario degli aggettivi a Luigi Pirandello che della sicilianità esprime al massimo grado la goduria di farsi la guerra da solo ("Il fu Mattia Pascal"), e la consapevolezza che il manicomio sia il nostro habitat naturale ("Sei personaggi in cerca d'autore"); Ettore Majorana convinto estimatore del nazismo a Giuseppe Peri oscuro vicequestore angariato, insultato e fatto morire di crepacuore per aver denunciato in grande anticipo la strategia della tensione; dai fratelli Lanza di Trabia saltellanti fra i Ciano, Eisenhower e Togliatti per difendere feudi e privilegi a Vito Guarrasi signore incontrastato e sconosciuto di cinquant'anni di potere in Italia.

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    Francesco Mambretti

    23/02/2017 18:34:24

    Un bel libro. I siciliani sono tutti mafiosi?, tutti noi siamo mafiosi?, o forse fanno eccezione i devoti a un dio minore (così si intitola il penultimo capitolo)? Ma no, loro no, non credo che possano dirsi mafiosi. Sono Peppino Impastato, Giuseppe Peri, Boris Giuliano, Cesare Terranova, Gaetano Costa, Pio La Torre, Lillo Zucchetto, Giangiacomo Ciaccio Montalto, Rocco Chinnici, Ninni Cassarà e Beppe Montana, Nino Saetta, Rosario Livatino (che non volle la scorta per non fare ammazzare altri innocenti e che Cossiga derise), Libero Grassi, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Giuseppe Puglisi e Adolfo Parmaliana. Erano tutti siciliani, anche loro.

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