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Daniel Pennac

Traduttore: Y. Mélaouah
Editore: Feltrinelli
Anno edizione: 2013
Formato: Tascabile
Pagine: 188 p. , Brossura
  • EAN: 9788807880803


«Sono in molti in queste condizioni: amputati della loro infanzia, spinti prematuramente alla corsa delle ambizioni, programmati sin dall'ovulo, operativi da subito, professionali dalla culla»

L'ultimo, attesissimo, romanzo di Pennac è finalmente in libreria e avrà, come sempre, un grande successo di vendite: gli appassionati lettori del professore parigino non si lasceranno di sicuro sfuggire quest'ultima prova letteraria. Forse rimarrà qualche rimpianto per la fine della saga dei Malaussène, forse ci mancheranno gli occhiali rosa del Piccolo, le profezie incantate di Thérèse, la presenza ingombrante del cane Julius, ma è pur sempre Belleville che vibra e agisce in questo Signori Bambini, sono sempre suoi figli i giovani (adulti) protagonisti del romanzo. Genitori normali, ragazzi normali, una scuola normale, un normale, terribile professore: eppure tutto ciò può essere sconvolto in un attimo e mettere in luce quel pizzico di follia che c'è in tutte le vite, e in tutti gli individui e che, forse, ci salva e ci vitalizza.

Vero protagonista e narratore è una specie di fantasma, ma è lui il primo a non credere ai fantasmi! Morto in seguito a una trasfusione di sangue infetto per una banale operazione di tonsille, continua a mantenere un ruolo di padre/educatore col figlio, in un dialogo divertente e continuo con lui, ombra in pigiama seduta sulla propria tomba a colloquio con un ragazzino improvvisamente diventato orfano e tutore della serenità della propria madre.

Avendo passato la sua infanzia a Belleville, ha frequentato la stessa scuola media che ora frequenta il figlio e ha quindi avuto i suoi stessi professori: primo fra tutti Crastaing. Ed ecco questo ometto che suscita terrore nei suoi alunni e nei loro genitori, ma, come si verrà a scoprire nel corso del romanzo, ha un'amicizia del tutto inconsueta con una matura prostituta, donna di grande intelligenza e sensibilità, che farà scoprire aspetti sconosciuti della personalità del professore. La vicenda è un classico "rovesciamento": bambini che si trovano all'improvviso adulti costretti ad accudire genitori improvvisamente diventati bambini. Ma la trasformazione colpisce anche il severo professore che da tutta questa vicenda sarà trasformato in un divertente, colorato personaggio con quel tanto di infantile che c'è in ogni adulto ben in vista.

Nasce anche un amore, la giovane vedova troverà un giusto sostituto e smetterà le sue prove sfortunate con uomini "usa e getta", pronubo il marito morto e sotto lo sguardo protettivo del figlio. Forse la figura di Tatiana è quella che più ricorda la prorompente sensualità della rossa Julie, appassionata e imprevedibile compagna di Benjamin Malaussène e, sia nelle pagine che la descrivono donna che in quelle che la mostrano improvvisamente bambina, la sua tenera, ingenua caparbietà la rende sicuramente un personaggio davvero riuscito. Un po' troppo didascalico è invece Crastaing: Pennac vuole fare di lui il simbolo dell'adulto infelice che ha perso la sua infanzia, che vive soffrendo per questa castrazione, ma che può comunque ritrovare quella sua parte amputata. Recuperare interamente se stessi, non credere di essere seri solo perché non si sa più essere bambini, saper godere delle proprie fantasie, "immaginazione non significa menzogna!", perché sono vita e linfa della nostra maturità: questo è il messaggio del libro, più affascinante quando è meno dichiarato. In ogni caso la vivacità narrativa, la trama sempre ben intessuta, la fiducia nella parola come possibilità trasformatrice della realtà con una miscela di invenzione fantastica e di descrizione realistica, fanno dei romanzi di Pennac una lettura sempre piacevolissima.


Le prime frasi

"Immaginazione non significa menzogna."

Crastaing lo urlava senza alzare la voce.
"Immaginazione non significa menzogna!"
La sua cartella vomitava i nostri compiti sulla cattedra.
"Lo fate apposta?"
Nessuno lo faceva apposta. Bisognava essere dementi per farlo apposta.
"Quante volte dovrò ripetervelo?"
Trent'anni dopo, lo ripeteva ancora:
"Immaginazione non significa menzogna!".
In quei trent'anni il parco allievi si era rinnovato trenta volte, alcuni allievi erano i figli dei suoi primi allievi (i nipoti erano in corso di stampa), ma la formula di Crastaing, quella, non era cambiata:
"Immaginazione non significa menzogna!".
E Crastaing non era invecchiato. Non quel che si intende per invecchiare, non quel tracollo della carne intorno a un rimpianto di giovinezza, né quella calcificazione del cuore in nome del realismo. Non quel genere di invecchiamento. Era rimasto se stesso, semplicemente, senza età, fin dall'inizio. Forse era proprio questo a mettere caga alle generazioni: Crastaing risaliva a tempi immemorabili.
"Secondo te quanti anni ha?"
Bella domanda. Quanti anni poteva avere quel prof inossidabile che trasformava da sempre i suoi allievi in statue di sale? Non lo vedevi entrare in classe. Lo aspettavi, non era ancora lì. Alzavi la testa e non vedevi altri che lui: lo stesso completo da sempre, la stessa macchia viola sotto il fermaglio della penna, lo stesso cerotto sulla stanghetta destra degli occhiali... e così pallido che di lui vedevi solo i lineamenti: il profilo di una caricatura.
"Immaginazione non significa menzogna!"
Oh! Quella voce di gesso...
La sua vecchia cartella eruttò una colata di compiti sulla cattedra.
"Lo fate apposta?"
Questa volta, come tutte le altre volte, scelse un compito a caso.
"Signorina Fontange!"
Il sollievo di tutti nel sentire il cognome di un altro! E il mancamento di Isabelle Fontange all'esplosione del proprio cognome...
"Sì, proprio lei, Fontange..."
Mi sono sempre chiesto come facesse un pedagogo di età matura a chiamare per cognome un affarino di dodici anni e tre mesi sui cui piedi grava ancora tutto il peso dell'infanzia... Sul serio, proviamo un po' a immaginare: una donna o un uomo più che maturi si svegliano tutte le mattine, si lavano i denti quasi privi di gengive, valutano il cascare di un seno, la flaccidità di un doppio mento, aprono una lettera dell'erario, provano una stizza da bambino incompreso di fronte all'ostrogoto intimidatorio della pubblica amministrazione, rimandano la risposta all'indomani, afferrano la loro cartella da prof, si infilano nella metropolitana con in bocca un avanzo di pane e burro e una mezz'ora dopo guardano dall'alto in basso una ragazzina di dodici anni e tre mesi:
"Mi dica, Fontange".
Reggendo il compito con la punta delle dita, come se fosse il residuo di uno strofinaccio.
"Mi dica: cos'è questa storia di una nonna in affitto la cui bambina diventa sorella di sua figlia, la quale, di conseguenza, diventa madre della propria madre?"
Nessuno ride.
"Mi dica, Fontange. La ascolto, ma non la sento."
Alla fine la ragazzina balbetta:
"Era sul giornale...".
Proprio quello che non bisognava dire. (Ma che cosa bisognava dire?)
"Ah è così? Quando vi dico di immaginare la famiglia ideale, voi copiate dai giornali?"
Immaginate la famiglia ideale, era proprio questo il titolo del tema. A memoria di allievo, Crastaing aveva sempre dato solo temi sulla famiglia o sull'infanzia. Una di quelle stravaganze da professore che creano una leggenda.

Recensioni dei clienti

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    barbara

    08/03/2015 17.46.06

    Non ho amato lo stile narrativo di questo libro. Lettura per nulla entusiasmante e poco coinvolgente. Dalla trama immaginavo di poter essere trasportata in un'inversione dei ruoli più avvincente.L'unica nota positiva é la pagina di monologo del professore Craistang sull'infanzia, sul desiderio dell'adulto di poter anche solo una volta"provare dell'infanzia la gioia imbecille,l'ignoranza piena,...l'ebrezza del presente, la coscienza puramente digestiva ,.."

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