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L'avvincente indagine di Breitman ruota attorno a due spunti di notevole rilevanza storiografica: da un lato le prove dell'attivismo della polizia tedesca nella prima fase dell'Olocausto; dall'altro, al centro del libro, le prove del colpevole riserbo alleato circa la divulgazione delle notizie sull'eccidio sistematico di ebrei e zingari nell'Est europeo ottenute decrittando comunicazioni radio naziste. Per Breitman la facilità con cui gli inglesi intercettarono e decifrarono molti radiomessaggi - riferendone poi il contenuto ai sovietici e, con minor generosità, agli americani - dimostra infatti in modo inequivocabile con quale ritardo giungessero sia la costituzione negli Stati Uniti del War Refugee Board nel gennaio 1944 sia la stessa Dichiarazione alleata sugli stermini nazisti a fine '42: il timore che un intervento contro i massacri in atto potesse intralciare le operazioni belliche (e che di fronte a eventuali minacce alleate i tedeschi si sentissero indotti a far quadrato attorno a Hitler per scampare alla condanna collettiva), nonché l'imbarazzo verso le possibili fiumane di profughi dei lager, indussero sia il Foreign Office, la Bbc e la stampa britannica, sia gli stessi Churchill e Roosevelt, a sganciarsi solo con difficoltà dalla linea di fatto ostruzionistica assunta in merito alla questione, a fronte dei successi diplomatici di nazioni come Svezia e Danimarca. Il libro si chiude su scenari desolanti: innumerevoli membri della Ordnungspolizei protagonisti della prima fase dello sterminio (fucilazioni di massa, camion a gas) rimasti impuniti, importanti archivi ancora chiusi, una resa dei conti con responsabili e corresponsabili, diretti e non, in buona parte ancora di là da venire. (D.R.)
(scheda pubblicata per l'edizione del 1999)
scheda di Rocca, D. L'Indice del 1999, n. 10
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