Editore: Adelphi
Collana: Gli Adelphi
Anno edizione: 2009
Formato: Tascabile
In commercio dal: 27 maggio 2009
Pagine: 359 p., Brossura
  • EAN: 9788845923937
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Descrizione
"Forse il modo migliore per leggere quello che insieme a "Il ragazzo morto e le comete", a "Il padrone" e a "L'odore del sangue" è tra i vertici dell'opera di Parise, è fare come se di Parise non conoscessimo nulla, e questo libro uscisse per la prima volta oggi. Che immagine ci faremmo dell'autore dei "Sillabari"? I suoi racconti sembrano prossimi alla Mitteleuropa di Peter Altenberg: nel sentimento che non scade nel sentimentalismo, nell'asciutta creaturalità, nella musica fintamente trasandata; ma può anche essere un seguace del Robert Walser dei racconti in forma di temi di scuola: meno follemente didascalico, più narrativo, più "carnale"; o può somigliare a uno scrittore americano alla Truman Capote: per lo sguardo acuto e quasi tattile che cala nel mondo dell'adolescenza, per la capacità di dare parole ai trasalimenti privi di parole del corpo". (Giuseppe Montesano)

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Recensioni dei clienti

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    Marco

    17/09/2018 21:31:47

    Questa raccolta è nata dall'unione di tutti i racconti apparsi durante gli anni sul Corriere della Sera. I racconti seguono un ordine specifico: per ogni lettera dell'alfabeto, Parise ci racconta un sentimento, un'emozione, un'avventura. I racconti sono davvero brevissimi, ma tutti dotati di una delicatezza e poesia intrinseca speciale. Particolare da notare, i racconti si fermano alla lettera s. Perchè? Parise ha detto che "la poesia era finita", la sua musa lo aveva abbandonato impedendogli di arrivare fino alla lettera z. Se non è letteratura questa...

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    Miriam C.

    06/03/2018 08:57:57

    Raccolta che si compone di 54 racconti. Ingegnosa l'idea di scrivere un racconto per ogni sentimento organizzandoli in ordine alfabetico. Il progetto prevedeva di partire dalla lettera a e arrivare alla lettera z, ma purtroppo la raccolta si è interrotta alla lettera s. Tutti i racconti trattano di vita quotidiana e hanno quale comune denominatore la malinconia, la mestizia e soprattutto la solitudine: una lettura sicuramente non rasserenante. Nel complesso alcuni racconti sono molto belli (tra i miei preferiti Altri, Ingenuità, Ozio e Povertà), la maggior parte piacevoli e alcuni trascurabili.

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    Silvia Andreoli

    05/01/2018 08:27:56

    I sentimenti umani, quelli essenziali e viscerali, vengono snocciolati in ordine alfabetico dalla A (Affetto, Amicizia, Amore) alla S (Sesso, Sogno e Solitudine) in questa splendida raccolta di 54 racconti, o “poesie in prosa” come li definisce l’autore, che è Sillabari. La prima serie, da Amore a Famiglia, esce sul «Corriere della Sera» fra il 1971 e il 1972 mentre la seconda serie, da Felicità a Solitudine, esce fra il 1973 e il 1980. Nel 1984 i due Sillabari vengono riuniti nell’unico volume che oggi possiamo leggere con continuità. Qui la prosa di Parise è straniante e asciutta, a tratti brusca e scarna, senza però risultare fredda. Descrive con minuzia i profili psicologici dei personaggi, le atmosfere impalpabili che li attraversano, gli stati emotivi che li scuotono, riuscendo a restituirci i sentimenti con una voce affatto sentimentale. Dice bene Montesano quando individua in quest’opera di Parise “la capacità di dare parole ai trasalimenti privi di parole del corpo”: un vero glossario dei sentimenti capace di evocare, come un sillabario, le spoglie di un mondo passato. Parise ci induce a pensare che la vita quotidiana, i piccoli episodi inutili, le emozioni inservibili che proviamo ogni giorno, possano essere raccontabili e racchiudano il segreto della nostra personalità e della nostra vita qui ed ora. Con malinconia spietata, ma sempre con grazia e dolcezza, Parise scrive della vita che è fuggita, del momento irripetibile che non tornerà, di quando ha colto una smorfia passare su un volto, oppure l’accenno di un sorriso, o una voglia o paura non detta, non espressa ma catturata grazie alla propria sensibilità. Leggendo Sillabari si è portati a credere che la nostra esistenza non sia alla fine così inutile se c’è qualcuno capace di tratteggiare con tale maestria e arguzia i moti emotivi che viviamo e le contraddizioni che ci contraddistinguono.

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    Cristiano Cant

    21/05/2017 04:49:17

    A tre o quattro lettere dalla fine, da un alfabeto obbedito in cui ogni lettera intitola un racconto, Parise lascia l'impresa. Si arrende forse alla legge dell'ordine che non riesce mai ad essere fratello della poesia; capisce che l'incompletezza, lo sfuggente, sono il giusto ritratto dei sentimenti umani, e consegna queste pagine a un vuoto che in realtà le completa, le perfeziona. Non forza in una voce che non lo chiama, ma cede al sospeso come rispettando la Musa. L'incanto di alcuni racconti arriva da solo. Basti pensare ad "Affetto", perla di infinita delicatezza; Lui vuol dirle che non la ma più, Lei gli stringe il polso e si scosta per telefonare. Lui comprende e rinunzia. Si alza e le dà un bacio nella tempia. Si succedono così, nelle mille varietà del sensibile, queste novelle, o poemetti se si vuole, che potremmo definire come atti unici del taciuto, del rimosso, perché questa è l'impronta che in gran parte li marca e li eleva a piccoli grandi capolavori. Una sorta di debolezza soffusa nel rimpianto, un sottrarre che imprigiona il resto degli anni, li spezza, ma poi li allinea in un quadro di dolcezza che - è qui la meraviglia - rompe ogni guasto nel vero del dentro. Non importa, nonostante il mancato, è stata verità. Il racconto Libertà è in tal senso superbo. Un pittore americano "che parlava italiano con una stupita grazia miagolante che completava il lessico"...un punto del giorno descritto immensamente: "quei momenti di luce infelice al mattino, quando tutto è ancora avvolto da qualche cosa di diurno che però appartiene più alla notte che al giorno". Incontrerà una senatrice, che sarà attratta da lui per quel senso di libertà totale, di slancio, di amore per le cose e insieme distacco che lei ha come smarrito,o volutamente rimosso, soffrendone nel suo conformismo.E,dopo anni,in un'intervista lei dirà, anzi, AVREBBE VOLUTO DIRE: "La libertà è un pittore americano a Villa Borghese".E' così.

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    Patroclo

    13/06/2010 19:03:05

    questa di Parise é una sorta di "enciclopedia del 900" fatta di bozzetti e brevi storie che vogliono rappresentare altrettanti sentimenti e stati d´animo. uso la parola bozzetto non a caso perché non tutti i racconti sono dello stesso livello, a volte infatti non si va oltre alla categoria del suggestivo (usando una brutta espressione si direbbe "del carino") in altri casi la scrittura volta alta e si arriva al ritratto d´ambiente; vale comunque la pena per la forma inconsueta e per conoscere uno scrittore di cui si parla tutto sommato poco

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