Sillabari - Goffredo Parise - copertina

Sillabari

Goffredo Parise

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Editore: Adelphi
Collana: Gli Adelphi
Anno edizione: 2009
Formato: Tascabile
In commercio dal: 27 maggio 2009
Pagine: 359 p., Brossura
  • EAN: 9788845923937
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"Forse il modo migliore per leggere quello che insieme a "Il ragazzo morto e le comete", a "Il padrone" e a "L'odore del sangue" è tra i vertici dell'opera di Parise, è fare come se di Parise non conoscessimo nulla, e questo libro uscisse per la prima volta oggi. Che immagine ci faremmo dell'autore dei "Sillabari"? I suoi racconti sembrano prossimi alla Mitteleuropa di Peter Altenberg: nel sentimento che non scade nel sentimentalismo, nell'asciutta creaturalità, nella musica fintamente trasandata; ma può anche essere un seguace del Robert Walser dei racconti in forma di temi di scuola: meno follemente didascalico, più narrativo, più "carnale"; o può somigliare a uno scrittore americano alla Truman Capote: per lo sguardo acuto e quasi tattile che cala nel mondo dell'adolescenza, per la capacità di dare parole ai trasalimenti privi di parole del corpo". (Giuseppe Montesano)
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    ErinPasini

    17/05/2020 11:08:18

    Imperdibili per chi ama le raccolte di racconti, o meglio di poesie in prosa. Sottili, trasparenti veli di realtà che toccano nell'intimo. Mi sono ritrovata più volte a commuovermi leggendo. Che bellezza! E' uno dei libri che tengo sullo scaffale dei libri da rileggere, così dopo qualche mese lo riprendo e leggo un paio di racconti. Ma poi che onestà, "la poesia se n'è andata e non ho potuto concluderlo"

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    anna

    11/05/2020 19:27:04

    Nella casa di Salgareda, a una manciata di chilometri da Treviso, Parise scrive i Sillabari tra il 1971 e 1980. • Una vera e propria poesia in prosa dalla A di amore alla S di solitudine, fino a quando la poesia lo abbandona, come scriverà a margine dell’edizione del 1982. • Sotto il segno dell’essenzialità, Parise delinea dei veri e propri ritratti dei sentimenti umani, riscoprendone l’autenticità attraverso dei personaggi sempre particolari e diversi tra loro. • Ma cosa resta di questa raccolta? Nessuna morale, nessun colpo di scena o emozione sussultante, perché “non c’è niente da capire” come dirà Parise, ma solo da “sentire” attraverso i sensi e la bellezza delle parole. •

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    Tinama

    09/05/2019 15:11:29

    Queste “poesie in prosa” sono senza dubbio pennellate d’autore che raccontano (perché sono storie) la vita nei suoi aspetti più reconditi, quelli relativi ai sentimenti, alle emozioni, alle sensazioni, agli affetti che sfuggono spesso anche alla consapevolezza di chi li vive. Sono pennellate delicate, colori tenui, a volte sbiaditi di una realtà dall’andamento melanconico non sempre, in sintonia con il mio sguardo interiore.

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    Tinama

    23/04/2019 09:57:42

    Queste “poesie in prosa” sono senza dubbio pennellate d’autore che raccontano (perché sono storie) la vita nei suoi aspetti più reconditi, quelli relativi ai sentimenti, alle emozioni, alle sensazioni, agli affetti che sfuggono spesso anche alla consapevolezza di chi li vive. Sono pennellate delicate, colori tenui, a volte sbiaditi di una realtà dall’andamento melanconico non sempre, in sintonia con il mio sguardo interiore.

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    Marco

    17/09/2018 21:31:47

    Questa raccolta è nata dall'unione di tutti i racconti apparsi durante gli anni sul Corriere della Sera. I racconti seguono un ordine specifico: per ogni lettera dell'alfabeto, Parise ci racconta un sentimento, un'emozione, un'avventura. I racconti sono davvero brevissimi, ma tutti dotati di una delicatezza e poesia intrinseca speciale. Particolare da notare, i racconti si fermano alla lettera s. Perchè? Parise ha detto che "la poesia era finita", la sua musa lo aveva abbandonato impedendogli di arrivare fino alla lettera z. Se non è letteratura questa...

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    Miriam C.

    06/03/2018 08:57:57

    Raccolta che si compone di 54 racconti. Ingegnosa l'idea di scrivere un racconto per ogni sentimento organizzandoli in ordine alfabetico. Il progetto prevedeva di partire dalla lettera a e arrivare alla lettera z, ma purtroppo la raccolta si è interrotta alla lettera s. Tutti i racconti trattano di vita quotidiana e hanno quale comune denominatore la malinconia, la mestizia e soprattutto la solitudine: una lettura sicuramente non rasserenante. Nel complesso alcuni racconti sono molto belli (tra i miei preferiti Altri, Ingenuità, Ozio e Povertà), la maggior parte piacevoli e alcuni trascurabili.

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    Silvia Andreoli

    05/01/2018 08:29:13

    I sentimenti umani, quelli essenziali e viscerali, vengono snocciolati in ordine alfabetico dalla A (Affetto, Amicizia, Amore) alla S (Sesso, Sogno e Solitudine) in questa splendida raccolta di 54 racconti, o “poesie in prosa” come li definisce l’autore, che è Sillabari. La prima serie, da Amore a Famiglia, esce sul «Corriere della Sera» fra il 1971 e il 1972 mentre la seconda serie, da Felicità a Solitudine, esce fra il 1973 e il 1980. Nel 1984 i due Sillabari vengono riuniti nell’unico volume che oggi possiamo leggere con continuità. Qui la prosa di Parise è straniante e asciutta, a tratti brusca e scarna, senza però risultare fredda. Descrive con minuzia i profili psicologici dei personaggi, le atmosfere impalpabili che li attraversano, gli stati emotivi che li scuotono, riuscendo a restituirci i sentimenti con una voce affatto sentimentale. Dice bene Montesano quando individua in quest’opera di Parise “la capacità di dare parole ai trasalimenti privi di parole del corpo”: un vero glossario dei sentimenti capace di evocare, come un sillabario, le spoglie di un mondo passato. Parise ci induce a pensare che la vita quotidiana, i piccoli episodi inutili, le emozioni inservibili che proviamo ogni giorno, possano essere raccontabili e racchiudano il segreto della nostra personalità e della nostra vita qui ed ora. Con malinconia spietata, ma sempre con grazia e dolcezza, Parise scrive della vita che è fuggita, del momento irripetibile che non tornerà, di quando ha colto una smorfia passare su un volto, oppure l’accenno di un sorriso, o una voglia o paura non detta, non espressa ma catturata grazie alla propria sensibilità. Leggendo Sillabari si è portati a credere che la nostra esistenza non sia alla fine così inutile se c’è qualcuno capace di tratteggiare con tale maestria e arguzia i moti emotivi che viviamo e le contraddizioni che ci contraddistinguono.

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    Silvia Andreoli

    05/01/2018 08:27:56

    I sentimenti umani, quelli essenziali e viscerali, vengono snocciolati in ordine alfabetico dalla A (Affetto, Amicizia, Amore) alla S (Sesso, Sogno e Solitudine) in questa splendida raccolta di 54 racconti, o “poesie in prosa” come li definisce l’autore, che è Sillabari. La prima serie, da Amore a Famiglia, esce sul «Corriere della Sera» fra il 1971 e il 1972 mentre la seconda serie, da Felicità a Solitudine, esce fra il 1973 e il 1980. Nel 1984 i due Sillabari vengono riuniti nell’unico volume che oggi possiamo leggere con continuità. Qui la prosa di Parise è straniante e asciutta, a tratti brusca e scarna, senza però risultare fredda. Descrive con minuzia i profili psicologici dei personaggi, le atmosfere impalpabili che li attraversano, gli stati emotivi che li scuotono, riuscendo a restituirci i sentimenti con una voce affatto sentimentale. Dice bene Montesano quando individua in quest’opera di Parise “la capacità di dare parole ai trasalimenti privi di parole del corpo”: un vero glossario dei sentimenti capace di evocare, come un sillabario, le spoglie di un mondo passato. Parise ci induce a pensare che la vita quotidiana, i piccoli episodi inutili, le emozioni inservibili che proviamo ogni giorno, possano essere raccontabili e racchiudano il segreto della nostra personalità e della nostra vita qui ed ora. Con malinconia spietata, ma sempre con grazia e dolcezza, Parise scrive della vita che è fuggita, del momento irripetibile che non tornerà, di quando ha colto una smorfia passare su un volto, oppure l’accenno di un sorriso, o una voglia o paura non detta, non espressa ma catturata grazie alla propria sensibilità. Leggendo Sillabari si è portati a credere che la nostra esistenza non sia alla fine così inutile se c’è qualcuno capace di tratteggiare con tale maestria e arguzia i moti emotivi che viviamo e le contraddizioni che ci contraddistinguono.

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    Cristiano Cant

    21/05/2017 04:49:17

    A tre o quattro lettere dalla fine, da un alfabeto obbedito in cui ogni lettera intitola un racconto, Parise lascia l'impresa. Si arrende forse alla legge dell'ordine che non riesce mai ad essere fratello della poesia; capisce che l'incompletezza, lo sfuggente, sono il giusto ritratto dei sentimenti umani, e consegna queste pagine a un vuoto che in realtà le completa, le perfeziona. Non forza in una voce che non lo chiama, ma cede al sospeso come rispettando la Musa. L'incanto di alcuni racconti arriva da solo. Basti pensare ad "Affetto", perla di infinita delicatezza; Lui vuol dirle che non la ma più, Lei gli stringe il polso e si scosta per telefonare. Lui comprende e rinunzia. Si alza e le dà un bacio nella tempia. Si succedono così, nelle mille varietà del sensibile, queste novelle, o poemetti se si vuole, che potremmo definire come atti unici del taciuto, del rimosso, perché questa è l'impronta che in gran parte li marca e li eleva a piccoli grandi capolavori. Una sorta di debolezza soffusa nel rimpianto, un sottrarre che imprigiona il resto degli anni, li spezza, ma poi li allinea in un quadro di dolcezza che - è qui la meraviglia - rompe ogni guasto nel vero del dentro. Non importa, nonostante il mancato, è stata verità. Il racconto Libertà è in tal senso superbo. Un pittore americano "che parlava italiano con una stupita grazia miagolante che completava il lessico"...un punto del giorno descritto immensamente: "quei momenti di luce infelice al mattino, quando tutto è ancora avvolto da qualche cosa di diurno che però appartiene più alla notte che al giorno". Incontrerà una senatrice, che sarà attratta da lui per quel senso di libertà totale, di slancio, di amore per le cose e insieme distacco che lei ha come smarrito,o volutamente rimosso, soffrendone nel suo conformismo.E,dopo anni,in un'intervista lei dirà, anzi, AVREBBE VOLUTO DIRE: "La libertà è un pittore americano a Villa Borghese".E' così.

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    Patroclo

    13/06/2010 19:03:05

    questa di Parise é una sorta di "enciclopedia del 900" fatta di bozzetti e brevi storie che vogliono rappresentare altrettanti sentimenti e stati d´animo. uso la parola bozzetto non a caso perché non tutti i racconti sono dello stesso livello, a volte infatti non si va oltre alla categoria del suggestivo (usando una brutta espressione si direbbe "del carino") in altri casi la scrittura volta alta e si arriva al ritratto d´ambiente; vale comunque la pena per la forma inconsueta e per conoscere uno scrittore di cui si parla tutto sommato poco

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    gianluca guidomei

    11/11/2008 18:20:54

    "Nella vita gli uomini fanno dei programmi perchè sanno che, una volta scomparso l' autore, essi possono essere continuati da altri. Così è toccato a me con questo libro: dodici anni fa giurai a me stesso, preso dalla mano della poesia, di scrivere tanti racconti sui sentimenti umani, così labili, partendo dalla A e arrivando alla Z. Sono poesie in prosa. Ma alla lettera S, nonostante i programmi, la poesia mi ha abbandonato. E a questa lettera ho dovuto fermarmi. La poesia va e viene, vive e muore quando vuole lei, non quando vogliamo noi e non ha discendenti. Mi dispiace ma è così. Un poco come la vita, soprattutto come l' amore". Un grande scrittore che racconta la nostra anima attraverso semplici racconti o mini-romanzi, che sono in fondo solo ideogrammi o sfumature, ma così puntuali e poetici. Nonostante la sopracitata confessione, fino alla lettera S, Parise ne ha messa di poesia!

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    Luigi Toni

    07/10/2005 23:29:44

    Poesie in prosa? Piccoli poemi in prosa? Prosa poetica? Sillabario “zen”? Questo libro, apparso in due raccolte nel 1972 e nel 1982 (ed ora riuniti per la prima volta), sembra sfuggire costantemente a qualsiasi tipo di catalogazione. Un progetto che si presenta a noi nella sua incompiutezza (il sillabario dove concludersi alla Z) perché nella “vita gli uomini fanno dei programmi perché sanno che, una volta scomparso l’autore, essi possono essere continuati da altri”. Ma è Parise stesso che, in un’avvertenza datata gennaio 1982, confessa il proprio parziale “fallimento”, e l’abbandono proprio alla lettera S della “poesia”: “e a questa lettera ho dovuto fermarmi. La poesia va e viene, vive e muore quando vuole lei, non quando vogliamo noi e non ha discendenti. Mi dispiace ma è così. Un poco come la vita, soprattutto come l’amore”. I cinquantaquattro racconti (che nel disegno farebbero pensare a degli haiku) dei Sillabari sono apparentemente semplici, fragili, leggeri, quasi dettati dal caso (ma è la poesia a governarne il ritmo, la prosa ariosa e semplice, l’attenzione alle piccole cose). Racconti come sentimenti umani (dalla A di amore alla S di sogno) dove dentro ci siano tutte le nuances, le sfumature, i piccoli segreti, quei particolari spesso insignificanti che costituiscono una vita, o tante vite, simultaneamente. La scrittura, al suo grado zero, è quasi inafferrabile nella sua semplicità, nel suo ritrarsi costante e consapevole ai tranelli e al mestiere, evocativa nel suo rifiuto quasi pudico dell’artificio e della finta poesia. Ha in sé una grazia (si legga il racconto omonimo) che riesce ad illuminare tutto con il suo cono di luce. Una semplicità, che fa pensare proprio ad un gesto zen, che si sottrae volutamente a qualunque imbrigliatura critica. Ma che porta con sé tutta la malinconia della vita che fugge, dei piccoli gesti che verranno presto dimenticati, e che, grazie alla scrittura di Parise, sembrano rivivere per un attimo fugace e sfuggente. Proprio come la vita.

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    alessandro

    20/07/2005 12:15:18

    un libro perfetto. una scrittura perfetta. il più alto livello di letteratura prodotto in Italia nell'ultimo secolo. E restano davvero solo in due, su tutti: Parise e Fenoglio. Basterebbero i "sillabari" e "una questione privata" per l'isola deserta. Irraggiungibile!

Vedi tutte le 13 recensioni cliente
  • Goffredo Parise Cover

    È stato uno scrittore e giornalista italiano. Comincia a scrivere collaborando con giornali come L’Alto Adige, L’Arena, il Corriere della Sera. Nel 1950 appare il suo primo romanzo, Il ragazzo morto e le comete, pubblicato dall’amico Neri Pozza ma stroncato dalla critica. Nel 1953 è la volta de La grande vacanza accompagnato questa volta da una lusinghiera recensione di Eugenio Montale sul Corriere della Sera e definito da Carlo Bo nel 1968 “autentica poesia”. È Leo Longanesi ad incoraggiarlo a continuare a scrivere: arriveranno Il prete bello (1954); Il Fidanzamento (1956); Amore e Fervore (1959). La bravura del Parise giornalista emerge da alcuni reportage di viaggio, come Cara Cina (1966), Due o tre cose sul Vietnam (1967) e il libro... Approfondisci
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